AUTORI
Gino Cervi
18.10.2021

Il film-documentario di Paolo Santolini / Il Migliore. Marco Pantani

Comincia con la neve sulla spiaggia di Cesenatico, con gli stabilimenti balneari impacchettati dal cellophan e i capanni da pesca che spingono le loro antenne senza bandiere. Sullo sfondo il mare non si distingue dal grigio del cielo. Comincia col fermo immagine sul monumento al Pirata, la mezza pelata sopravvento coperta di neve. Comincia così Il migliore. Marco Pantani, il film-documentario di Paolo Santolini che sarà proiettato per tre giorni, lunedì 18, martedì 19 e mercoledì 20, nelle sale cinematografiche.  Da quando lo trovarono morto nella camera del Residence Le Rose, a Rimini, nella tarda sera del giorno di San Valentino del febbraio 2004, è il terzo film su Marco Pantani, dopo un film TV del 2007, Il Pirata, di Claudio Bonivento, e Il caso Pantani. L’omicidio di un...

08.08.2021

Un racconto olimpico / Jesse Owens e l'amico ritrovato

Mio caro Hans, ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l'unico vero amico, che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco. Da Fred Uhlman, L’amico ritrovato (1971)   Gela, Sicilia, 13 luglio 1943   Jesse, amico mio,  qui intorno a me sembra non esserci altro che sabbia, polvere e sangue.  Ho paura, Jesse, ho paura di morire. Non rivedrò più mia moglie e...

01.08.2021

Un libro di David Le Breton / Antropologia sentimentale della bicicletta

Raffaello Cortina Editore ha pubblicato questa primavera A ruota libera. Antropologia sentimentale della bicicletta dell’antropologo e sociologo francese David Le Breton (trad. di Paola Merlin Baratter). Come dichiara apertamente il titolo è un saggio che indaga il mondo della bicicletta, attraversandone le stagioni storiche per arrivare alla visione contemporanea del mezzo a due ruote, protagonista ormai da qualche tempo di una palingenesi socio-culturale che trova nel calembouresco neologismo francese, Vélorution, una felice sintesi semantica.   “Una bicicletta salverà il mondo” è un facile slogan dei nostri tempi, al punto che, come tutti gli slogan – il bio, il vegetarianesimo, il chilometro zero… – porta con sé il rischio di svuotarsi della sua potenziale carica, appunto,...

23.07.2021

Sotto il segno di Hiroshima / Tokyo, 1964

Chi si ricorda oggi di Yoshinori Sakai? Era il 10 ottobre 1964 e al Kokuritsu Kasumigaoka Rikujō Kyogijō, lo Stadio nazionale olimpico di Tokyo, si svolgeva la cerimonia di apertura delle XVIII Olimpiadi. A portare nell’ultima frazione la torcia olimpica che avrebbe acceso al tripode dello stadio la fiamma olimpica, toccò proprio a lui, a Yoshinori Sakai che aveva compiuto diciannove anni il precedente 6 agosto e che diciannove anni prima era nato a Hiroshima un’ora dopo lo scoppio della bomba atomica. Tutto questo aveva un significato in un certo modo sacrale. Il Giappone era il primo paese asiatico a ospitare un’Olimpiade e lo faceva finalmente dopo che già nel 1938 aveva dovuto rinunciare all’organizzazione dell’edizione prevista nel 1940, a causa delle pressioni internazionali...

08.05.2021

Parte il Giro / I novant'anni in maglia rosa

Il rosa è il colore del Giro d’Italia. Ma non da sempre. Passarono ventidue anni e diciannove edizioni prima che un fiocco, per l’appunto, rosa tenesse a battesimo la maglia rosa.  È il 10 maggio 1931 quando al termine della prima tappa, la Milano-Mantova, il primo a tagliare il traguardo indossava sul palco la maglia rosa, che da quel giorno avrebbe contraddistinto il primo in classifica generale. A vestire quell’inedito simbolo del primato fu guarda caso un campione mantovano, un campione emergente sulla scena ciclistica nazionale e, di lì a poco, anche internazionale: Learco Guerra.   Erano gli anni in cui il ciclismo italiano aveva un solo dominatore, anzi, una specie di tiranno. Da cinque anni vinceva sempre, o quasi sempre, Alfredo Binda, un ex stuccatore varesino che...

25.04.2021

Sfide sconfinate / “Toni” Bacchetti, calciatore partigiano

È l’alba del 25 marzo 1945. Quattro uomini, tra i venticinque e i trent’anni, camminano nella campagna friulana, a pochi chilometri a est di Udine. Uno di loro ha le mani legate. Qualche volta rallenta il passo. Allora Toni, l’uomo che sembra avere il comando della situazione, ma che gli altri chiamano Gianni, senza troppi complimenti lo spintona avanti. Lontano i profili viola delle Alpi Giulie si stanno incappucciando di un imminente e nero temporale. I quattro camminano con passo diverso tra campi, rogge e filari di gelso: otto scarponi che sfiorano le primule lungo le rive luccicanti di rugiada delle rogge.  C’è un cascinale abbandonato, annerito dalle tracce di un incendio recente. Quello è il posto. L’uomo che comanda fa un cenno agli altri tre. Dietro la stalla c’è una vasca...

05.01.2021

1930 - 2020 / Franco Loi, San Siro e il derby del ‘45

Ieri pomeriggio è morto Franco Loi, uno dei più grandi poeti del Novecento. È stato la voce della Milano popolare, quel popolo di speranza che iniziava a ricostruire le proprie vite partendo dal nulla, o quasi. Loi era milanista. Negli ultimi tempi, costretto da un progressivo, inesorabile affievolimento della vista a indossare degli occhiali da sole, sfoggiava una spavalda montatura rossonera. L’aveva trovata come regalo in un uovo di Pasqua. Figlio di emigrati – sardo il padre, colornese la madre – Franco Loi rappresenta perfettamente anche l’anima casciavit della città, la Milano operaia che abitava le periferie e guardava con un po’ di sospetto, e di dispetto, alla borghesia benestante del centro, a vocazione prevalentemente interista. Oggi, va da sé, queste distinzioni socio...

05.01.2021

Duecento anni dalla morte / Carlo Porta: un tabarro color nocciola

Milano, primi giorni di marzo del 1821. Fuori è una giornata scura, fredda e piovosa: l’inverno sembra non voler finire. Dentro, in una stanza, un uomo non si dà pace: guarda dalla finestra le piante fradice di pioggia, poi si siede sul letto, e affonda la testa tra i cuscini. Si sente di lontano, forse dalla chiesa di San Babila, una campana a morto. Il ricordo va al funerale di due mesi prima. Quell’uomo è lo scrittore Tommaso Grossi e la sua pena è il ricordo dell’amico Carlo Porta, morto il 5 gennaio e sepolto due giorni dopo al cimitero di San Gregorio.   L’è mort? L’hoo propi de vedell mai pù?… Gh’è di moment ch’el me par minga vera; passand de cà Taverna guardi su sul poggioeu de la stanza in dove l’era, e in del trovà quij gelosij saraa me senti streng el coeur, a manca ’l...

26.11.2020

1960-2020 / Maradona. El niño e la palla di stracci

Quando nell’agosto del 1979 morì Giuseppe Meazza – il più forte calciatore della prima metà del Novecento, secondo quelli che avevano avuto la fortuna di vederlo giocare – , Gianni Brera, che giovanissimo cronista lo aveva visto “toreare” i portieri avversari all’Arena Civica di Milano, sulle colonne di “Il Giornale” intitolò il suo commiato: «Meazza era il fòlber». Ovvero il football, il calcio, però nell’idioletto lombardo che accomunava, nel profondo della loro storia e cultura, il campione Peppìn e lo scriba Gioânnbrerafucarlo. Ieri, 25 novembre, anno di disgrazia 2020, giorno della bastarda morte di Diego Armando Maradona, un titolo simile, e un pezzo all’altezza di quel compito, l’avrebbe dovuto scrivere Osvaldo Soriano, se non se ne fosse andato ben ventitré anni prima del suo...

10.09.2020

I 60 anni della leggendaria vittoria olimpica / Gli artigli nudi di Abebe Bikila

10 settembre 1960, Olimpiadi di Roma. Per la prima volta una maratona olimpica non comincia e non si conclude dentro a uno stadio. È un tardo pomeriggio di fine estate, le ombre cominciano a diventare lunghe. Si parte dal Campidoglio, poi via dei Fori Imperiali, via dei Trionfi, Terme di Caracalla; ecco l’interminabile Cristoforo Colombo e le geometrie metafisiche dell’EUR, e il raccordo anulare. Quindi s’imbocca l’Appia Antica illuminata dalle fiaccole, perché nel frattempo il sole è tramontato e la sera romana corre imprendibile verso la notte. Infine, dopo quantaradue chilometri e centonovatacinque metri, ecco di nuovo il Colosseo e l’Arco di Costantino, il traguardo, il trionfo.     Fin dalla partenza gli sguardi dei cronisti di soffermano sui volti, sui corpi, sulle gambe...

21.06.2020

1941 - 2020 / Corso: il più mariolino dei tiri

«Una sola figura si esime dalla regola: è l’uomo in più, il fantasista dal tocco magico, il primo violino che suona una melodia tutta sua mentre l’orchestra segue disciplinatamente lo spartito. È un individuo che lotta contro l’omologazione, un allevatore di lucciole».   Di chi sta parlando Edmondo Berselli quando così scrive in una pagina del suo Il più mancino dei tiri, libro pubblicato da Il Mulino nel 1995, con il coraggio – dell’autore e dell’editore – all’epoca molto poco in voga in Italia di «parlare di calcio per parlare d’altro»? Ovvero di usare con colto understatement il passe-partout dello sport nazionale, più parlato che praticato, per aprire il sipario sull’Italia del dopoguerra, tirando fili tra Giulio Andreotti e Omar Sivori, Carlo Emilio Gadda e Helenio Herrera,...

05.06.2020

La sindrome del Gigi Lamera, / Tutti in bici o forse no

«How could I forget to mention that the bicycle is a good invention». In queste ultime settimane sembriamo essere tutti d’accordo con i Red Hot Chili Peppers e con le decine e decine di canzoni – per non dire delle poesie e delle pagine di racconti e romanzi – che per anni e anni hanno tessuto le lodi della “macchina a pedali”. Perché la bicicletta ha la sua bella età, oramai, su per giù centotrent’anni, ma sembra non invecchiare mai, pressoché sempre uguale a sé stessa.   La bicicletta in effetti è uno di quei prodotti dell’invenzione umana che nel suo percorso tecnico-evolutivo tutto sommato non ha modificato granché la sua forma e struttura. Se non si considerano infatti i prototipi ottocenteschi – dalla draisina al velocipede, o biciclo, o Grand-Bi, come lo chiamavano i francesi...

19.12.2019

19 dicembre 1992 / Alfabeto Gianni Brera

A come Abatino   Il primo fu Livio Berruti, medaglia d’oro sui 200 metri piani alle Olimpiadi di Roma del 1960. Brera, quindici anni prima, appena assunto in Gazzetta aveva cominciato proprio con lo scrivere di atletica leggera, che fu la sua formidabile palestra di apprendimento di tecniche psicomotorie che poi seppe trasfondere nella descrizione dei gesti di altre discipline. Lo sprinter Berruti, a differenza di molti suoi più poderosi avversari, era uno stilista. La sua corsa era lieve, elegante e non esplosiva di potenza muscolare. Il cliché di abatino fu pescato nel vasto repertorio di letture storico-letterarie a cui Brera attingeva da quando la sua scrittura nel corso dei primi anni del dopoguerra iniziò ad affinarsi, in botte e in bottiglia, come un rosso di grande struttura...

15.09.2019

15 settembre 1919 - 15 settembre 2019 / Fausto Coppi da Castellania

La geografia è memoria. Cercate su un atlante i luoghi che uniscono al toponimo il nome di un personaggio che in quel posto ci è nato o ci è vissuto. Arquà è Petrarca, Castagneto è Carducci e San Mauro è Pascoli. Roncole è Verdi, Torre del Lago è Puccini. Sasso (ma anche Pontecchio) è Marconi, Grinzane è Cavour, Castelnuovo è Don Bosco e Sotto il Monte è Giovanni XXIII. Dallo scorso 26 marzo 2019, per delibera del Consiglio regionale del Piemonte, Castellania è Coppi. Coppi non è un poeta, non è un pittore, non è un musicista né un inventore, un patriota, un papa, un santo. È “solo” Fausto Coppi da Castellania: tra il 1940 e il 1960, il più famoso corridore ciclista del mondo, il Campionissimo.   Castellania, uno dei più piccoli comuni delle colline tortonesi – una novantina di...

17.08.2019

Addio a Gimondi / Cinque ricordi felici del Felice

Il primo è di quando avevo 9 anni. La domenica pomeriggio del 2 settembre 1973 ero seduto nella sala TV dell'Hotel Beausejour di Laigueglia. Stavano trasmettendo in diretta il Mondiale di ciclismo e, all'ultimo giro del circuito del Montjuic, sentii il proprietario dell'albergo dire (con le “on” nasali da ligure di Ponente): "Oggi il Gimondi ha la gamba buona". Era la prima volta che sentivo dire "avere la gamba buona". Che cosa significasse lo scoprii qualche minuto dopo quando, nella volata a quattro, Gimondi, che era Felice ma certo non più veloce degli altri compagni di fuga, si mise alle spalle il belga Freddy Maertens, lo spagnolo Luis Ocaña – bello di fama e di sventura come l’Ulisse foscoliano – e Merckx. Per una volta, stremato dalla corsa tiratissima, l’Eddy – come lo chiamava...

26.05.2014

Scatti, palindromi e sonetti

Fabio Aru, che compie 24 anni il prossimo 3 luglio, ha nella sua storia il liceo classico e il ciclocross, due cose che male non fanno per un futuro campione. A Villacidro, capoluogo della provincia del Medio Campidano, il paese dove è cresciuto, ha iniziato a correre per la ASD Piscina Irgas 3C. Il nome della squadra ciclistica è quello delle molte cascate che circondano il paese; un’altra, Sa Spendula, pare sia stata addirittura immortalata in un sonetto di un giovanissimo Gabriele D’Annunzio reporter per la Sardegna nel lontano 1882.   Dense di celidonie e di spineti,  le rocce mi si drizzano davanti  come uno strano popolo d'atleti  pietrificato per virtù d'incanti.   Sotto fremono al vento ampi mirteti ...

23.05.2014

I quaderni di don Rigoberto

- Dimmi che mi perdoni, matrigna, - implorò. - Dimmelo, dimmelo. La casa non è più la stessa da quando te ne sei andata. Sono venuto a spiarti un sacco di volte, all'uscita da scuola. Volevo suonare, ma non osavo. Potrai mai perdonarmi?
- Mai, - disse lei, con fermezza. - Non ti perdonerò mai per quello che hai fatto, cattivo.
Ma contraddicendo quelle parole, i suoi grandi occhi scuri riconoscevano con curiosità e con un certo compiacimento, forse addirittura con tenerezza, l'arricciolato disordine di quella capigliatura, le vene sottili e azzurre sul collo, i contorni delle orecchie che sporgevano in mezzo alle ciocche bionde e il corpicino leggiadro, ingoffato nella giacca blu e nei pantaloni grigi dell'uniforme. Le sue narici aspiravano...

22.05.2014

Il Giro dei nonticapisco

Nell’estate del 1770 la HMS Endeavour del capitano Cook attraccò lungo le coste di Capo York, nei pressi della foce del fiume che, da quel momento, prese il nome dalla nave. Il vascello britannico si era danneggiato nell’attraversamento della barriera corallina e la riparazione prese parecchie settimane. Insieme al naturalista Joseph Banks, il capitano Cook approfittò di quella sosta forzata per esplorare l’entroterra del Nuovo Continente. Fu così che per la prima volta uomini dell’emisfero settentrionale si imbatterono nei canguri, quegli strani toponi ritti sulle zampe posteriori, appoggiati a una grossa e lunga coda e con una curiosa tasca sulla pancia. Assai stupiti, gli emissari di Her Majesty chiesero agli indifferenti aborigeni come si...

20.05.2014

Il Mondo Piccolo di Fedi e Bandiera

«Ecco... ricomincia l'eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s'attarda, l'altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita». Si sente la voce fuori campo di Emilio Cigoli nella scena finale di Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955, regia di Carmine Gallone, soggetto e sceneggiatura di Giovannino Guareschi). Gino Cervi e Fernandel ritornano in paese in bicicletta, scattandosi in faccia l’un con l’altro. Peppone ha preso il treno a Brescello, destinazione Roma, dove lo attende uno scanno da parlamentare. Però a Boretto ci ripensa, scende dal treno. Alla stazione trova ad aspettarlo don Camillo, che lo convince a tornare a Brescello a fare il...

18.05.2014

Diego Ulissi e il mestiere delle armi

Guelfi e ghibellini, pontifici e imperiali, Montefeltro e Malatesta. Nel 1502 Guidobaldo da Montefeltro fuggi da Urbino, assediata da Cesare Borgia, e trovò scampo nel castello di Montecopiolo. Vent’anni dopo, nel 1522, il capitano di ventura Giovanni de’ Medici, che l’anno prima, alla morte di papa Leone X in segno di lutto aveva fatto annerire le insegne a righe bianche e viola, scatenò le sue Bande nere contro Francesco Maria della Rovere e le rocche montefeltrine di Pennabilli, Pietrarubbia, Montecerignone, Monteboaggine. Si salvò solo il castello di Montecopiolo. A scorrere l’ordine di arrivo dell’ottava tappa del Giro, la Foligno-Montecopiolo, di 179 km, l’Internazionale del ciclismo in rosa ricorda la composita nazionalit...

16.05.2014

Dans le ciel plus de problèmes pour M. Bouhanni

A Foligno niente giostra per Quintana, inteso come Nairo. Il Giro viene messo per la seconda volta ko da un diretto di Nacer Bouhanni,  lo sprinter boxeur. Bouhanni tira di boxe per tenersi in allenamento durante l’inverno. Nel dicembre scorso ha addirittura preso parte a uno stage a Nouzonville con la nazionale francese di pugilato: si è allenato con Hakim Chioui, che si preparava all’incontro per la conquista della corona nazionale dei pesi medi. Bouhanni corre al mattino e al pomeriggio sale sul ring a fare i guanti. Fare boxe rinforza gli addominali, dice. Nessun ciclista ci fa caso, ma addominali ben allenati servono a mantenere più a lungo la posizione aerodinamica nello sprint. Nacer ha ereditato la passione per i guantoni dal padre per il quale la...

15.05.2014

Arpe e ferite: il Giro coperto di sale

A Viggiano, in val d’Agri, provincia di Potenza, i musicanti di strada non suonano pifferi o fisarmoniche, organetti o mandolini. Suonano l’arpa da almeno trecento anni. Nella tarda primavera del 1884 Giovanni Pascoli, inviato come commissario d’esame al convitto Ginnasio “Silvio Pellico”, invia una lettera al Carducci in cui riferisce, stupito, di come per le strade di Viggiano siano «arpeggiamenti da per tutto». Scrive «questo villaggio è l’Antissa di Lucania»: Antissa la città dell’antica Grecia famosa per la bravura dei suoi suonatori di cetra. Insomma, quest’Irlanda pare non volersi scollare dal Giro d’Italia: la Terra di Bari e la Val d’Agri piovose come l’Ulster e il Donegal; le...

14.05.2014

Il bel parlare di Nacer Bouhanni

«Noti bene che io non lo giudico. Considero fondata la sua diffidenza e la condividerei con piacere se, come lei vede, non vi si opponesse la mia indole comunicativa. Io chiacchiero, ahimè, e faccio conoscenza facilmente. Per quanto sappia mantenere le opportune distanze, ogni occasione è buona. Quando vivevo in Francia, non potevo incontrare un uomo intelligente che subito non facessi con lui compagnia. Ah! Vedo che lei aggrotta le ciglia per questo imperfetto del congiuntivo. Confesso d’avere un debole per quel modo e per il bel parlare in genere. Un debole che mi rimprovero, creda. So benissimo che preferire la biancheria fine non implica necessariamente che uno abbia i piedi sporchi. Ma non vuol dire. Lo stile, come la popeline, nasconde troppo spesso qualche...

12.05.2014

Stat [maglia] rosa pristina nomine

Libri di corsa, libri in corsa, libri corsari. Si può guardare una corsa ciclistica come se si leggesse un libro? Girare le pagine come si prendono i tornanti di una salita, stando larghi, all’esterno come per addolcire la pendenza della strada che sale, o tagliandoli con rabbia stringendo sul cordolo interno come a strappare le righe e la fatica. Passare sotto al traguardo di un Gran Premio della Montagna come si passa sotto al titolo di un capitolo, prima di gettarsi in discesa, prendendo al volo un foglio di giornale da infilarsi sotto la maglietta. Cercare nelle righe del colophon qualcuno che ti possa passare una borraccia di acqua fresca. O infine scattare alle ultime dieci pagine di un romanzo come fa il finisseur che anticipa i velocisti in vista della bandiera rossa...