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Charles Darwin

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Domani a Ravenna alla Festa di doppiozero / Primo Levi: molto più che un testimone

Domani Aldo Zargani sarà con noi a Ravenna, alla Festa di doppiozero.   “Gli esseri viventi hanno evoluto considerevoli adattamenti complessi, ma siamo ancora vulnerabili alle malattie. Una delle più gravi – e forse la più enigmatica – è il cancro. Un tumore canceroso si è adattato alla sopravvivenza in modo straordinario e grottesco. Le sue cellule continuano a riprodursi anche quando le cellule “normali” si sarebbero già fermate da tempo: distruggono i tessuti circostanti per farsi spazio e ingannano l’organismo in modo da farsi fornire energia per crescere ancora di più. Ma i tumori non sono parassiti esterni che hanno acquisito sofisticate strategie per sferrare un attacco al nostro corpo. Sono fatti delle nostre stesse cellule che ci si rivoltano contro”.   Questo è l’inizio di un articolo di Carl Zimmer, giornalista scientifico del NY Times. L’evoluzione delle specie fu descritta da Spencer assai prima di Darwin e Darwin la conobbe prima di scrivere il suo capolavoro, intitolato appunto L’evoluzione delle specie, nel quale l’originalità di Darwin, che è anche la nostra salvezza, consiste nell’inserire la casualità nell’evoluzione. L’evoluzione predestinata, oltre...

Goethe Institut Torino / Horst Bredekamp, Immagini che ci guardano

Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Roberto Gilodi per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.     «Non iscoprire se libertà t’è cara ché ’l volto mio è charciere d’amore.» L’autore di questa frase imperativa, annotata su un pezzetto di carta, è Leonardo da Vinci. L’allusione è alla consuetudine di velare le statue e di scoprirle nelle occasioni festive, a parlare – ed è questo l’aspetto singolare – è la statua stessa che si rivolge direttamente a colui che la guarda. Il monito che proviene dall’opera trasforma la sua condizione di oggetto, che si offre passivamente alla visione dello spettatore, in quella di un soggetto attivo: la visione diventa comunicazione.   Questa annotazione di Leonardo viene eletta da Horst Bredekamp a motto di quello che è...

Henry Gee, La specie imprevista / Fraintendimenti sull’evoluzione umana

Da bambino – dovevo essere in terza elementare – mi è capitato di formulare una previsione a suo modo ingegnosa, anche se nella sostanza vertiginosamente ingenua, sullo studio della storia. In futuro, sentenziai, occorrerà dare più spazio alla storia nell’orario scolastico, perché man mano che il tempo passa il passato si allunga, e quindi ci saranno sempre più cose da imparare. A mezzo secolo di distanza possiamo ben dire che quella previsione è stata smentita su tutta la linea. Non tanto perché nella scuola italiana lo spazio per la storia, lungi dal crescere, sia stato, semmai, ridotto; e nemmeno perché nel frattempo non si siano verificati eventi storici importantissimi – con buona pace di chi aveva annunciato la «fine della storia», idea che rimarrà appesa al collo di Francis Fukuyama come un macigno (La fine della storia e l’ultimo uomo, Rizzoli 1992).   Il punto è che da allora, nella coscienza umana, ad allungarsi è stato soprattutto il passato: il passato remoto e remotissimo della nostra specie, un tempo relegato nella sbrigativa categoria di «preistoria» (termine oggi caduto quasi in disuso), e ora campo d’indagine che appare quant’altri mai fecondo di scoperte. L’...

L'istinto di narrare

Un po’ schematicamente, possiamo dire che gli studi sulla narrazione si sviluppano secondo tre principali direttrici. La prima si misura con la dimensione orizzontale della narratività diffusa. Ovunque volgiamo lo sguardo scopriamo comunicazioni narrativamente impostate, cioè messaggi che evocano storie: che insinuano, suggeriscono, presuppongono, configurano storie. La fortuna di un leader politico dipende dalla sua capacità di proporre una narrazione convincente; cronaca, sport, intrattenimento sono sempre più palesemente costruiti come macchine narrative; quanto alla pubblicità o al marketing, è quasi superfluo parlarne – perfino la tavoletta che occhieggia alla cassa del bar recita sulla confezione “C’era una volta il cioccolato”. La capillare, pervasiva presenza delle storie nella nostra vita ha fomentato una convergenza tra narratologia e scienze cognitive che sta producendo risultati di notevole interesse (vedi l’ultimo numero della rivista online “Enthymema”, 8, 2013). La seconda dimensione, verticale, riguarda le ricerche sulle origini più remote della propensione umana al...

La Terra è rotonda

A: Ci sono alcune ovvietà scientifiche che non dovrebbero più fare notizia. Nel 2013 un articolo che titola La Terra è rotonda dovrebbe presentare solo un contenuto ironico, sarcastico o polemico (come in questo caso).   Stessa cosa dovrebbe succedere con il concetto banale che “discendiamo tutti da un’unica specie”, in quanto esito diretto del meccanismo di speciazione, descritto al pubblico da Darwin e Wallace a partire dal 1859, secondo il quale - semplificando - da una specie si generano due o più specie.   Proprio come in un albero genealogico, dovrebbe essere chiaro oggi ai più che tutte le specie viventi sono imparentate l’una con l’altra e che andando a ritroso nel tempo tutti discendiamo, a vari livelli, da un’unica specie, fino a L.U.C.A - lo sconosciuto Last Universal Common Ancestor - la forma di vita alla base dell’albero evolutivo, da cui ogni forma di vita deriva.   Ma nei giorni scorsi è apparsa un’ondata di articoli da parte delle maggiori testate online nazionali che titolava in maniera sensazionalistica e serissima:“Discendiamo tutti da...

Oliver Sacks. Hallucinations

L'ultimo libro del neurologo Oliver Sacks, Hallucinations, apparso alcuni mesi fa in America e Inghilterra, è, negli intenti dell'autore, "una sorta di storia naturale o antologia delle allucinazioni".   Vi troviamo, capitolo dopo capitolo, un'affascinante rassegna delle allucinazioni più disparate: esperienze tattili, uditive, visive, olfattive e propriocettive (come la sensazione di abbandonare il proprio corpo e guardarlo dall'alto o l'esperienza, spesso dolorosa, di un arto fantasma, cui sono spesso soggetti coloro che hanno subito amputazioni). Fenomenologicamente, i casi riportati variano molto. Si va da esperienze molto vivide e "reali", ma percepite come estranee e emotivamente neutre, spesso descritte "come un film", talvolta persino un po' noioso (come l'apparizione di uomini vestiti in abiti asiatici che camminano senza sosta avanti e indietro in silenzio), fino a esperienze estatiche, simili ai sogni, dal carattere religioso o mistico, che mobilitano la sfera culturale e emotiva del soggetto e lo interpellano direttamente, con parole confortanti o sguardi feroci. Alcune...

Un’ascesa al Monte Ventoso

“Il monte Ventoux, in Provenza, si presenta come una nuda montagna isolata e perciò esposta in ogni sua parte all’influenza degli agenti atmosferici ed è, per la sua altitudine, tra le Alpi e i Pirenei, il punto culminante della Francia”. Così Jean-Henry Fabre presenta il mitico e calvo monte nei Souvenirs entomologiques, opera grandiosa in 10 volumi che costituisce davvero una summa della scienza e della filosofia della natura scritta in un periodo che va tra il 1879 e il 1907. Quest’opera, che fa di Fabre il padre dell’entomologia moderna ispirò anche Charles Darwin che di lui ebbe una grande stima al punto da definirlo un osservatore “inimitabile” del mondo degli insetti. La lettura del suo capitolo intitolato “Un’ascesa al monte Ventoux” ispirò pure me, giovinetto, ad una sortita in quelle assolate parti di Provenza. Da sempre, infatti, la Provenza era per noi apprendisti entomologi un mito. Laggiù, negli sterminati campi di lavanda profumata, o nelle enormi distese di giallissimi girasoli e nelle praterie rosse di papaveri, sotto il sole che fa maturare gustosi poponi,...

La condivisione all’epoca della crisi

All’inizio di ottobre, stando al “Wall Street Journal”, Facebook ha superato il miliardo di utenti. Quante volte viene cliccato il pulsante “condividi” da questo numero esorbitante di persone? Non ci è dato saperlo. Ma è certo che, anche grazie al social network di Zuckerberg, l’idea della condivisione è entrata in modo prepotente nella vita di una persona su sette su questo pianeta, che quotidianamente usa quel pulsante per mettere in circolazione un numero incalcolabile di link, immagini, testi e video. Nel giro di pochissimi anni, “condivisione” è divenuta una della parole-chiave della contemporaneità.   Il successo del pulsante di Facebook è solo la consacrazione presso il grandissimo pubblico di una pratica di condivisione dell’informazione che è la colonna portante delle culture digitali fin dalla loro nascita. È proprio la condivisione attraverso Internet che ha decretato la fine delle industrie culturali novecentesche così come le conoscevamo, tramite le piattaforme di “file sharing”. Queste strutture distribuite (Gnutella, Bittorrent...

Darwin

Cosa legge una fotografa di professione, una che insegue in giro per il mondo architetture, oggetti, spazi, persone, quando legge un libro illustrato? Cosa vede con il suo obiettivo davanti agli occhi, quando guarda un libro del genere? La nuova rubrica di Giovanna Silva inaugura un nuovo modo di recensire i libri, leggendo e guardando, non solo parole ma anche immagini, immagini che sono parole: leggere, guardare, scattare.     Il libro recensito è Charles Darwin, L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali, Bollati Boringhieri. Edizione definitiva a cura di Paul Ekman.

Telepatia, telestesia

Origine e funzione   Cambridge, Regno Unito, 1882. Frederic Myers (1843-1901) inventa due parole: telepatia e telestesia. Al prefisso τελ-, che in questo caso rimanda alla distanza, si aggiungono πάөος (passione, affetto) nel primo caso, e αἴσөησις (sensazione) nel secondo. Intenzione di Myers è indagare fenomeni paranormali. La sua ipotesi non è così stucchevole come di solito in questo tipo di letteratura. Myers collega la telepatia – termine che, tra i due, ha avuto più successo – al fenomeno degenerativo. Invero per lui degenerazione è indicedi genialità. Myers ripete, a modo suo, un tema caro al suo conterraneo, più vecchio di quasi trecento anni, Robert Burton (1577-1640).   Firmandosi Democritus Junior, Burton, rinnova gli antichi argomenti intorno alla melanconia. Per farla breve: genio e sregolatezza. Si tratta di vedere come funziona e quali sono le origini della questione. Funzionare, la questione, funziona male. Son casi rari, sgangherati, confusi. Gli esoterici la chiamano divinazione, gli scientisti la definiscono...

A caccia della Rajah Brooke nella giungla malese

Sin dall’adolescenza è stata mia abitudine scrivere brevi resoconti delle “spedizioni” di caccia alle farfalle durante il giorno o alle falene nella notte. Le ho chiamate, da subito, “relazioni”. Un vano della mia biblioteca è interamente occupato da raccoglitori che, anno dopo anno, elencano le sortite di ricerca, le impressioni a caldo, le sensazioni, eternando il tutto e facendo sì che il ricordo mantenuto nella memoria sia il risultato dell’elaborazione della realtà oggettiva di ciò che è stato e la sua rappresentazione, magari esagerata, sulla carta scritta a penna. Dato che il rischio di alterare la vera storia esiste realmente, come ben sappiamo leggendo la stampa odierna, per evitare discrepanze troppo vistose è sempre bene scrivere la sera stessa, al rientro dalla sortita, di getto, velocemente e possibilmente senza tornarci sopra il giorno dopo, quando il ricordo inizia già a svanire nei suoi dettagli più intimi. Non si tratta necessariamente di perdita rapida della memoria, ma della capacità della nostra mente di elaborare durante il sonno i fatti da poco avvenuti...

Su Flatlandia

Ci sono libri sui quali il trascorrere degli anni deposita una patina opaca che ne altera la fisionomia autentica e ne spegne le originarie coloriture. Si tratta di un processo di offuscamento, di erosione, di abrasione del senso, dovuto alla cattiva memoria dei lettori e, soprattutto, alla loro miopia interpretativa. Flatland è uno di questi libri. Pubblicato nel 1884, caduto successivamente in un oblio quasi totale e riscoperto soltanto verso la metà degli anni ’50 del secolo scorso, lo “scientific romance” del reverendo Edwin Abbott Abbott viene letto per lo più come una favola geometrica condita con una satira non certo virulenta della società tardovittoriana, della quale si mettono alla berlina l’ossessione classista, l’ipocrisia e il conformismo.   In realtà, uno sguardo critico meno frettoloso può individuare, sotto questa apparenza superficiale, una fitta trama di altri temi che rispecchiano i vasti e multiformi interessi intellettuali dell’autore. Studioso di Shakespeare e di Bacone, predicatore, teologo, pedagogo all’avanguardia del suo tempo, Abbott fu anche anche assiduo...

Personal computer

“S-a-l-v-e p-r-o-f-e-s-s-o-r F-a-l-k-e-n”. La voce, metallica e monocorde, si diffonde nella stanza da un piccolo altoparlante dalle forme talmente retrò che oggi si potrebbe trovarlo facilmente in un negozio di design. Alla scrivania, un giovanissimo Matthew Broderick guarda preoccupato l’oggetto che ha davanti e comincia a digitare su una tastiera. Nessun codice particolare, solo parole del linguaggio comune con cui il piccolo genio dell’informatica dialoga con il potente mainframe del Pentagono, cercando di dissuaderlo dal proseguire un “gioco” cominciato qualche sera prima che risponde all’inquietante nome di “Guerra termonucleare globale”. Il punto è che il computer, da brava macchina, ha preso molto seriamente la cosa, portando effettivamente il mondo sulla soglia di un vero conflitto. È il 1983, e la scena che abbiamo descritto è una di quelle del film WarGames. Se abbiamo deciso di aprire questo articolo evocandola, non è perché negli anni Ottanta prospettare che un computer intervenisse sulla realtà, pilotasse dei missili o si connettesse a un altro calcolatore fosse...