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Filosofia

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Filosofia del cibo / Massimo Donà fra saperi e sapori

Cosa dire, ancora, del cibo? L’oceano di trasmissioni televisive (documentari, serie, game e reality show, servizi del tg…), film, supplementi di giornale, giornali interi, fiere e fest vari, esposizioni internazionali, parchi a tema, negozi e supermercati gourmet, salumai in vena di chiacchiera, cene fra amici e convivialità relative, blog siti e social, corsi di degustazione di vini olii formaggi caffè cetriolini sottaceto e pasticcini, ricettari cartacei e tutorial in rete, app sullo smartphone, libri, convegni, seminari e chissà quant’altro dovrebbe averci detto ormai tutto su cucina e alimentazione, buona tavola e cantine al top, gusti e disgusti. Una specie di abbuffata di discorsi, una sbornia di parole sembra spingerci tutti, e inesorabilmente, verso un agognato silenzio nei confronti di quel fatto sociale totale che è il cibo.    Ed ecco spuntare sopracciglia aggrottate, sospiri di noia, sbadigli o risatine varie ogni qualvolta si provi a riprendere l’abusato argomento del food (detto in inglese vorrebbe prendere valore), e mettere a tema – come s’usa dire oggi – il valore antropologico della cucina, il peso troppo umano di un’alimentazione che, dribblata...

Parole per il futuro / Avvenire

Spesso l’architettura è stata qualcosa come un’immagine realizzata del futuro. Non solo ha mostrato il destino da cui ci si supponeva attesi, ma ha anche inteso realizzare questo destino avveniristico nel presente delle sue costruzioni. È forse questo il motivo per cui i giornali hanno recentemente dato grande risonanza al fatto che a breve la Nakagin Capsule Tower – un edificio composto da due torri nell’esclusivo quartiere di Ginza a Tokyo, non lontano dalla stazione di Shinbashi – verrà smontata. La torre è costituita da moduli che ricordano delle lavatrici ammassate le une sulle altre. Sono capsule ovvero mini-appartamenti dalle dimensioni ridottissime di meno di dieci metri quadrati. Un tempo struttura d'avanguardia architettonica, capace di comporre la tradizione del futon con la tecnologia più innovativa di quei primi anni ’70, quando fu costruita, la Nakagin Capsule Tower si trova oggi in uno stato di forte degrado che ha condotto al suo abbandono.   Esistono indubbiamente superfici che sprigionano la loro potenza evocativa solo quando risplendono, quando nuove di zecca appaiono fatte di un’assenza di tempo che le rende quasi magiche. Eppure è proprio su tali...

Materia per materia / Insegnare filosofia

Una disciplina antinichilista   La scuola come ogni istituzione politica e sociale non è ubicata in cielo, tra le nuvole di Aristofane e le stelle di Talete o nell’iperuranio di Platone; essa è sempre immersa, testa, mani e piedi, nella realtà che è, nel presente che è dato. Nel nostro caso la scuola si trova in un qui e ora estremamente complesso, in un nuovo mondo digitale, interconnesso, veloce e liquido, in cui Dio è morto e sepolto, i padri-padroni sono finalmente evaporati, mentre nuovi idoli della tecnica e del consumo stanno rapidamente sorgendo. Il post-Novecento delle tante post-ideologie ha lasciato un grande vuoto che è stato rapidamente occupato da un nichilismo inquietante e feroce che tutto divora, compresa la scuola, la quale rischia sempre più di trasformarsi in uno dei tanti non luoghi anonimi dei nostri tempi, a metà strada tra un’azienda e un parcheggio, tra un centro commerciale e un talent show. E l’era del covid ha ancor di più acuito questo senso di vuoto, di solitudine e di smarrimento che da tempo serpeggia nel mondo scolastico.   Da questa nuda e disincantata fotografia è necessario partire se si vuole innovare la scuola e costruire un percorso...

Scienza, politica, società al tempo della pandemia / Edgar Morin: virus e complessità

Nelle pagine conclusive del suo ultimo libro, Lezioni da un secolo di vita (appena edito in Italia da Mimesis), Edgar Morin condensa in una serie di brevi aforismi-memento l’eredità del suo pensiero complesso e la saggezza distillata nell’esperienza di una vita lunga un secolo. Il penultimo di questi, che recita: “La Realtà si nasconde dietro le nostre realtà”, appare sufficiente a certificare, quasi a mo’ di sincope, la dissoluzione di quei miti che hanno costellato la scienza classica moderna, sedimentati nell’inconscio collettivo occidentale, e che la crisi della pandemia ha reso macroscopica: l’oggettività assoluta, la prevedibilità del futuro, il perfezionamento costante delle conoscenze, il controllo e dominio della natura. Se la Realtà è intesa correttamente come un intreccio di dimensioni plurime, come un insieme di connessioni instabili (già il grande fisico tedesco Heisenberg parlava di “tessuto di eventi”), essa non può che sfuggirci e tanto più allontanarsi al nostro sguardo indagatore, quanto più è da noi segmentata in “tante” realtà, sbriciolata in tanti saperi, rinchiusi ognuno nel proprio gergo e dipartimento accademico, e acquisiti nell’illusione di poter essere...

Parole per il futuro / Visioni

Da qualche tempo sono affascinato dalle esalazioni della parola visioni, al plurale perché a volte al singolare si combina con quanto emanano fissazione, ortodossia, costrizione, trasformando ciò che può essere un profumo in mefitici miasmi. Parlandone qui la userò anche al singolare, sempre considerando che è nella pluralità che esprime la sua capacità di incidere positivamente sul reale. E siamo subito alla contrapposizione più comune: visione/reale, dove, avvicinata a quello che potrebbe essere visto come il suo nemico naturale, emana immaginazione, progetto, utopia.    Nell’immaginario comune il visionario è qualcuno lontano dalla realtà quotidiana, quello che vive proiettato in un futuro che però vede solo lui, quindi un disadattato, spesso ai margini della società, quando va bene visto come uno stravagante, più spesso come qualcuno con problemi psichici da tenere alla larga, almeno fino a quando le sue visioni non si rivelino profetiche, cosa che troppo spesso accade dopo che il visionario in questione è passato a miglior vita e quindi passibile di essere riscoperto e ammirato come precursore. Annoto altri luoghi della mappa dell’immaginario del territorio chiamato...

Riflessione e rumore / Sapiens ri-dimensionato

Il problema è sempre lo stesso: come mai siamo in grado di concepire una perfezione ottimale e di attribuircela, se siamo evolutivamente imperfetti? E quella imperfezione è tale rispetto a quale ideale di perfezione, dal momento che quest’ultima non esiste se non nelle nostre proiezioni mentali e nella nostra immaginazione? E ancora: perché sentiamo come una ferita al nostro narcisismo ogni esame di realtà che evidenzi lo stato effettivo delle cose? E, da ultimo, quel gap sistematico tra presunto ed effettivo quanto vincola la possibilità di essere padroni di noi stessi per quello che realmente siamo?   Ridimensionato, a proposito di homo sapiens può vuol dire almeno due cose: in primo luogo che, con un'accezione negativa e deprimente per noi, si definisca l'evidenza dei nostri limiti; in secondo luogo, che con un un'accezione per così dire positiva, emerga finalmente la nostra effettiva e reale dimensione. E così siamo di fronte alle inquietudini di cui è pervasa la ragione, nel momento in cui ci accorgiamo che la nostra percezione, la nostra lettura del mondo e le nostre scelte non sono innocenti, seppur crediamo che lo siano. Prima ancora dei cosiddetti “maestri del...

Dalla parte di Eros / Massimo Recalcati, Esiste il rapporto sessuale?

L’ultimo libro di Massimo Recalcati, Esiste il rapporto sessuale?, solleva questa strana domanda che nessuno ovviamente si fa, a meno che non sia uno psicoanalista lacaniano. Ma si tratta di una domanda, appunto. Mette in questione, con un punto interrogativo, quella che in Jacques Lacan, che di Recalcati è il maestro indiretto, anche se sempre più liberamente riletto e rivissuto, era invece una tesi lapidaria, una tesi di segno tutto negativo. Secondo Lacan, citiamo uno dei suoi più celebri aforismi, “non esiste rapporto sessuale”.    La sentenza significa grosso modo che gli esseri umani senz’altro vanno a letto tra loro, e magari così spesso che la specie al momento non risulta estinta, ma quell’atto così intimo resta sempre problematico, attesta sempre in ultima analisi una qualche estraneità, un qualche fallimento, una qualche radicale differenza di prospettiva su quel che si è appena consumato. I corpi, loro sì, hanno un qualche rapporto, ma non i soggetti. In particolare, non quei soggetti animati da domande così diverse, da funzionamenti così poco sovrapponibili, come quei soggetti che chiamiamo maschili e femminili. Il che del resto non significa: quei soggetti...

Parole per il futuro / Respiro

Un verso di Ferdinando Pessoa, da “La mietitrice” del 1914: “Ciò che in me sente sta pensando”.  Una sola riga, precisa come un’incisione. E ha la forza di portare alla luce il sentire, spesso considerato una conoscenza di basso rango, una non-conoscenza confinata nel sottoscala del pensiero, dove si affastellano, in massa informe, il tremore, lo sgomento, il batticuore ansioso, e altre vibrazioni d’anima, granelli dispersi di esperienze ritenute spurie, ma che risuonano dappertutto nella diffusa combustione dei cuori. È lì che possiamo incontrare il respiro affannoso, strozzato del “futuro”, materia in subbuglio, che, indocile, immisurabile, sguscia via. Le nostre lingue lente, impacciate, stentano ad acchiapparlo, se non nel tempo breve di una domanda, proiezione di dubbi pressanti, quella formulata da Débora Danowski e Eduardo Viveiros de Castro: “Esiste un mondo a venire?”.   La domanda non è di oggi. Nasce nel cuore della Modernità, fra le sue pieghe, quando si stanno appena abbozzando le premesse di quello che da qualche tempo chiamiamo “Antropocene”. “Una convulsa febbre si è impossessata della sostanza intera”, dice John Donne in Anatomia del mondo. Il poemetto è...

Vita e morte / Eppur si nasce

Forse l’approssimarsi del Natale, forse un paio di attese di persone a me vicine, forse l’aver partecipato da poco a un intenso convegno internazionale sul questo tema, fatto sta che la nascita, come evento e come oggetto di riflessione, ultimamente si è imposta alla mia attenzione con rinnovata intensità. Perché i bambini continuano a nascere: è nata Constance, è nata Emma, in breve tempo sono venuti al mondo Dylan, Eva e Edoardo. Nonostante la pandemia e le sue varianti giovani donne singole o in coppia trovano il coraggio di mettere al mondo bambini. E anche riflettendo non sulle gravidanze ma sulla filosofia, si nota subito che da alcuni decenni essa ha spostato il baricentro dall’interesse esclusivo per la morte a quello per la nascita.   Il pensiero della morte   Di fatto la filosofia è sempre stata un pensiero della e per la morte, al punto tale che il sillogismo, anzi l'esempio classico che spiega il meccanismo logico del sillogismo, è arrivato fino a noi con le parole della morte: Tutti gli uomini sono mortali, Socrate è un uomo, Socrate è mortale. Il che vuol dire che Socrate è un uomo perché è mortale, e che la caratteristica più rilevante dell'uomo è la sua...

Storia e critica della ragione onirica / Sogni di spiriti immondi

Un libro che si proponga di indagare “storia e critica della ragione onirica” nel tentativo di scrutare il terreno incerto che connota il vasto regno del sonno non può essere che audace. Garelli indaga con attenzione scrupolosa il pensiero dei filosofi su questo tema e il lettore si ritrova a imparare come i confini fra veglia e sonno siano tutt’altro che definiti, non solo nella contraddittoria contemporaneità ma anche nei tempi di Cartesio, Rousseau e Kant in cui la modernità è nata e si è consolidata. Il libro si struttura in nove sezioni: Dall’onirocritica alla critica della ragione onirica; Un mondo incerto; I sogni di Monsieur Descartes; La derealizzazione; Reality shows; Songes et Lumières; Metafisica e Schwarmerei; Il sogno di una cosa in sé; La notte del mondo. Nella introduzione, dal titolo Penso dunque sogno, l’autore prende subito la parola così: «Questo libro parla di sogni. Falsi», nel senso che rappresentano immagini delle cose e non perché siano falsi in quanto sogni: al contrario sono una “verità percepita” che struttura l’identità dell’uomo, fra realismo e visione, sulla scia delle parole di Proust: «...la nostra vita, distratta dinanzi a cose di cui ignoriamo l’...

Genius Loci di Stefano Chiodi / La vita segreta degli esseri stanziali

In che misura è ammissibile parlare di legami di correlazione tra pensieri e territori, saper-fare creativi e incarnazioni di significati, opere d’arte e memoria della specie, l’assetto ecosistemico della Terra e l’avvicendarsi di diverse civiltà nel tempo? Cos’è la stanzialità? Siamo certi di aver compreso la sua natura o ci resta ancora molto da apprendere? Anche senza pretendere di rispondere in maniera esaustiva, è utile interrogarsi a riguardo. Lo è in quanto, essendo entrati nell’era dell’antropocene, si è chiamati a riconsiderare le facoltà umane, se non a ridefinire radicalmente alcune di esse. Per farlo, però, occorrerà innanzitutto districarsi da un nodo: decidere se credere, come perlopiù è accaduto in epoca moderna, negli effetti di strutture, sistemi e dispositivi impersonali che determinerebbero chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo, oppure azzardare l’ipotesi che individui e comunità, pur nelle distinzioni delle culture e delle storie particolari, possano condividere in più luoghi e momenti una precisa attitudine antropologica a (ri)disegnare la propria esistenza planetaria.    Oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che l’homo sapiens è di per sé una...

Parole per il futuro / Abitare

Parole-chiave: costruire-abitare-pensare, futuro, città, utopie/distopie, spazi, tecnologie, post-umano   Abiteremo la Terra nel futuro? e come, se le risorse naturali saranno state esaurite e il cambiamento climatico l’avrà resa inabitabile per noi umani? È il tema della miglior fantascienza distopica del XX secolo, da Dick a Lem, immortalata nei film-culto di Ridley Scott e di Andrej Tarkovskij, Blade Runner e Solaris. In quest’ultimo capolavoro soprattutto, il tema dell’abitare è pensato come interiorità, come stare a casa nel mondo. Per Kris, il protagonista, andare sulla stazione spaziale che sta in orbita sopra il pianeta Solaris significherà ‘ritrovare’ Hari, la moglie morta anni prima, ricreata dal pensiero di Kris e di nuovo viva – come una replica, una matrice – sotto forma di struggente ‘visitatrice’. “Non vogliamo altri mondi, vogliamo uno specchio” di noi stessi: questa frase di uno degli scienziati che abitano ormai da anni la stazione orbitante dice tutto. La nostra abitazione interiore, che siamo sulla Terra o sull’inquietante Oceano di Solaris, è fatta di ricordi, di umanità. E la protagonista Hari, prima di accettare l’annientamento che la farà scomparire...

Un libro di Moreno Montanari / L'umano nel profondo è invincibile

Che la vita sia un incessante affanno lo si capisce abbastanza presto. Lasciamo stare i grandi traumi e le situazioni estreme, pensiamo alle “normali” vicende dell’esistenza: la nostra infanzia, l’adolescenza, le frustrazioni sentimentali, le fatiche economiche, ecc. ecc. Che bello se i diversi aspetti della vita fossero una tavolozza di colori con i quali poter (ri-)disegnare la nostra esistenza (Le correzioni, le ha chiamate Jonathan Franzen) dando alle sue diverse “stazioni” una tonalità a piacimento più intensa o più tenue, e disporre sulla tela i vari eventi ma dando loro dimensioni e collocazioni strane, inusuali: che so, le fatiche economiche io le disegnerei come un pallone a cui dei bambini vocianti e sorridenti danno dei gran bei calci. Forse così facendo quell’affanno non sarebbe più così incessante; con la mia rielaborazione sarei in qualche modo in grado di risistemare e risignificare la mia vita, almeno un po’ e sia pure in forma immaginaria. L’immaginario, si sa, ha una sua potenza rielaborativa, e può certamente in parte anche cancellare lo stridore della sofferenza. È questa, secondo me, la suggestione più intensa che si raccoglie nell’ultimo libro di Moreno...

Parole per il futuro / Silenzio

Dove stiamo andando? Dove si nasconde il futuro che ci aspetta? Quali che siano i nostri tentativi di rispondere a una simile domanda, la risposta ultima rimane sempre avvolta nel silenzio, perché il futuro è per definizione insondabile, inafferrabile. Si preannuncia attraverso indizi, tendenze che delineano scenari possibili, ma quel che poi avverrà davvero noi non lo possiamo mai sapere in anticipo. Il futuro si avvicina sempre, incombe sempre, ma incombendo tace. Ciò significa che trovare le parole per dire il futuro e per orientarci verso il futuro, implica il confronto con una parola preliminare a sua volta indefinibile e sfuggente. E questa parola preliminare è: “silenzio”. Silenzio è la parola che sempre s’interpone tra il futuro e noi. Di conseguenza, andare incontro al futuro, ascoltare i suoi segni, osservare i suoi indizi, porta a un confronto profondo con il silenzio, richiede l’esperienza abissale del silenzio. Perché è dal silenzio che potranno poi sorgere nuove parole per dire il futuro che ci si fa incontro.    Faccio queste riflessioni mentre osservo un fotogramma tratto da Sopravvissuto – The Martian: un film di Ridley Scott, del 2015, dove Matt Damon...

Un libro di fotografie di Ramak Fazel / Silicon Valley – No _ Code Life

Cos’è la Silicon Valley? Dove si trova, come vivono, chi sono davvero gli abitanti di una zona fantasma, difficilmente circoscrivibile sulle mappe? Ramak Fazel ha cercato di mostrarlo, in un lavoro crudamente documentativo sviluppato tra il 2019 e il 2020 (proprio poco prima che esplodesse l’allarme pandemia) nell’arco di sei settimane, nel libro Silicon Valley – No_Code Life.  “Loro sanno tutto di noi, ma noi cosa sappiamo sulla vita nella Silicon Valley?”, è stata la domanda scatenante durante una cena avvenuta nel 2016 in un ristorante in Piazza Duomo a Milano tra quelli che sarebbero diventati i fondatori del progetto “Tod’s No_Code”, inaugurato nel 2019, che vuole appunto sistematizzare varie discipline, integrando le nuove tecnologie con l’artigianato italiano, per portare a galla i temi salienti della nostra contemporaneità. Per questo motivo hanno subito coinvolto Ramak Fazel, nato nel 1965, ingegnere meccanico e fotografo cresciuto tra Teheran, Utah e Indiana.    Fazel, come si legge nella breve nota biografica dedicatagli all’inizio dell’elegante e voluminoso libro edito da Rizzoli New York e in Italia da Mondadori Electa, “lavora dentro, intorno e...

Parole per il futuro / Vulnerabilità

Sono vulnerabili i fili che ci legano alla vita, e in questo sta la loro forza. Sono fluttuanti, sono ambigui quei fili. Come tutto quello che è vitale e che nella vita conta.   Che l’ombelico sia una ferita cicatrizzata è un fatto evidente e originario. Senza quella ferita non saremmo qui e da quella ferita si genera la nostra esistenza autonoma, ancorché per sempre dipendente, dagli altri e dal sistema vivente di cui siamo parte. In quanto dipendenti e vulnerabili, e perché tali, continueremo a divenire noi stessi finché saremo vivi, cercando la nostra autonomia. La vitalità di quell’autonomia sarà tale in quanto porosa: sarà sempre e comunque la sua porosità a caratterizzarne l’unicità. Che se la perdesse, quella porosità, la nostra autonomia imploderebbe in un’autistica chiusura fino alla morte.   Identificata con la ferita e con una certa accezione della ferita intesa solo come violazione del corpo e della mente, la vulnerabilità ha pagato un costo al narcisismo e a un certo modo di intendere il significato di essere umani e viventi. In tal senso è forse l’indicatore più efficace per cogliere le derive che hanno portato homo sapiens a porsi sopra le parti, fino a...

Ogni storiografia è autobiografia / Carlo Ginzburg. La lettera uccide

La lettera uccide, scrive Paolo di Tarso. La lettera uccide chi la ignora, replica Carlo Ginzburg.  In estrema e brutale sintesi, questo pare essere il senso dell'ultimo libro di Carlo Ginzburg, appena uscito per Adelphi, La lettera uccide. Si tratta di un libro densissimo, coltissimo e appassionante. Tredici capitoli, di cui due inediti, che, nella vasta produzione di questo storico, richiamano, per impostazione e struttura, titoli come Occhiacci di legno o, anche, Il filo e le tracce. Gli argomenti affrontati apparentemente sono eterogenei, da sant'Agostino a Garcilaso de la Vega, da Giovanni Gentile a Montaigne, passando per Machiavelli, Michelangelo, padre Matteo Ricci ed Ernesto De Martino nonché parecchi altri. Riassumere il testo pare quindi a tutta prima assai difficile. Ma, al di là della congerie (in senso nobilmente retorico) di nomi e dati, vi sono alcuni pochi elementi ricorrenti, alcune costanti che, ci permettiamo di dire, sfiorano quasi l'ossessione. Sicché il riassunto del libro pare invece poi abbastanza fattibile. Tentiamolo.   Si tratta di esperimenti mentali, o esercizi, come li chiama a più riprese l'autore, e tutti sottintendono, o “implicano”,...

Per una filosofia del tragico / Vita filosofica e vocazioni al dionisiaco

Può sembrare controintuitivo ma una delle tragedie del nostro tempo è che non abbiamo il senso del tragico. Questo concetto caro agli antichi greci e fondamentale per l’intera filosofia occidentale che da esso prende le mosse (Nietzsche), è quanto mai attuale se si considera tragica la vita stessa “sempre sul punto di andare in pezzi, tenuta insieme soltanto da uno sguardo che ne colga nessi e strutture, là dove, nel fitto degli avvicendamenti e dei coinvolgimenti, ci adoperiamo ciecamente”. Così Claudia Baracchi, curatrice della collana Mimesis/Philo – pratiche filosofiche, nella prefazione al bel libro di Alessandra Filannino Indelicato, Per una filosofia del tragico. Tragedie greche, vita filosofica e altre vocazioni al dionisiaco (pp.214, euro 20). Il sottotitolo indica la strada da percorrere se si vuole tenere insieme i pezzi di Dioniso dilaniato, i frammenti che compongono la nostra identità e gli aspetti spesso inconciliabili di una realtà così complessa da assumere più volte la forma di un caos ingovernabile che squaderna ogni progetto e disorienta.   Assumere la postura di una vita filosofica che sappia sostare in ciò che fa barcollare, nell’angoscia dello...

Parole per il futuro / Buio

Un concetto o una cosa?   Il buio è un’idea, un concetto, un’astrazione? No, il buio è soprattutto una cosa, un fatto, una realtà tangibile. Ma come talvolta succede, è anche un’idea, un concetto, un’astrazione, una metafora. Come tale, non gode di grande prestigio. Come cosa, forse ancor meno. Cercheremo dunque di spiegare perché il buio sia come concetto sia come cosa è importante per il futuro, come lo è per il presente e lo fu per il passato. E per farlo guarderemo sia alla sua dimensione reale sia a quella metaforico-simbolica. Ci piacerebbe consegnare al futuro un bene intatto e dire ai posteri: «Guardate che è prezioso, preservatelo delicatamente per il futuro», ma purtroppo il buio si trova già in pessime condizioni, gravemente alterato e danneggiato. Quindi si tratta di cercare di ricomporlo e ricostituirlo e mantenerlo in buono stato grazie all’esperienza e al pensiero e all’esercizio della responsabilità, perché così com’è non sta bene. Ci stiamo dando da fare a questo scopo anche se siamo vecchi, proprio perché i vecchi hanno conosciuto un mondo più buio (e più silenzioso) che era, paradossalmente, splendido. Rifiutiamo insomma l’idea, frequentemente espressa, che...

Parole per il futuro / Incontro

Ora che è memoria, si può dire che l’“estate romana” fosse difficilmente prevedibile. In quell’inizio di 1977 comunque cupo, tra gli scontri di piazza all’inizio di marzo a Bologna e le manifestazioni dei primi di Maggio a Roma, immaginare un futuro come quello che si inaugurò solo qualche mese dopo, alla fine di agosto, alla Basilica di Massenzio, era a dir poco azzardato. Eppure le date sono quelle: 11 marzo l’uccisione di Francesco Lorusso nel capoluogo emiliano; 12 maggio quella di Giorgiana Masi nella capitale; il 25 di agosto, a due passi dal Foro Romano, si proietta Senso di Luchino Visconti: l’inizio di una stagione, impropriamente etichettata dell’effimero, che segnerà invece per lungo tempo il dibattito culturale e non solo di quello italiano. Ora che è memoria, molti ne sanno ricostruire la genealogia, ma la previsione di quel futuro (ancor più imprevedibile, se si pensa che meno di sette mesi dopo le BR rapiscono Aldo Moro) fu appannaggio di pochissimi e la visione, forse, solo di un giovane architetto, Renato Nicolini, che in qualità di assessore alla cultura del Comune di Roma aveva intuito che quel paese asfissiato dal grigio e dal piombo aveva bisogno di respirare...

Ritratti d’artista ad alta voce / Caravaggio (1571-1610)

Per John B.  Ritratti d'artista ad alta voce a cura di Maria Nadotti   Un'introduzione di Maria Nadotti (Milano, 5 novembre 2021)   Le letture dei Ritratti di John Berger nascono dal desiderio di dare voce e voci allo sguardo di un narratore capace di avvicinarsi all’opera degli artisti da lui più amati da artista e da storyteller, non da critico d’arte.   Nella prefazione ai suoi Ritratti, il 24 marzo 2015, sulla soglia dei novant’anni, Berger scrive:    «Cosa succede quando scrivo – o cerco di scrivere – d’arte? Dopo aver guardato un’opera, lascio il museo o la galleria in cui è esposta e provo a entrare nell’atelier in cui è stata creata. E lì aspetto nella speranza di scoprire qualcosa della sua storia, del modo in cui è stata fatta. Delle aspettative, delle scelte, degli errori, delle scoperte implicite nella storia del suo farsi. Parlo tra me e me, ricordo il mondo che c’è fuori dall’atelier, e mi rivolgo all’artista che forse conosco, o che magari è morto da secoli. A volte qualcosa che ha fatto risponde. Non c’è mai una conclusione. Ogni tanto c’è uno spazio che ci sconcerta entrambi. Ogni tanto c’è una visione che ci lascia tutti e due a...

Parole per il futuro / Corpo

I nostri corpi non arriveranno nel futuro. È l’unica cosa certa che sappiamo: questo momentaneo aggregato di cellule che rappresenta il nostro corpo ha una durata limitata nel tempo e un giorno si disgregherà. Il corpo ha sempre un presente, che lo rende vivo in quest’attimo. Ha sempre anche un passato, che lo segna e modella. Ma non un futuro: il futuro appartiene soltanto alla nostra mente, che può proiettarsi in avanti e cercare di immaginarselo. Non appartiene viceversa all’involucro che la contiene, sospeso tra la memoria della sua forma passata e la sua unica consistenza possibile: quella presente.    Il futuro del corpo è dunque un paradosso ancora più complesso di quello che lega la nostra coscienza al tempo che ancora non c’è. E questo paradosso si eleva al quadrato nel momento in cui dalla nozione di corpo individuale si passa a quella di corpo umano, come forma organica che caratterizza collettivamente una specie. Se è vero che viviamo in un’epoca oscurata dalla minaccia di autodistruzione della nostra specie, per un peccato di hybris che prima aveva il volto del disastro nucleare, adesso quello del disastro ecologico, come potremmo arrivare a concepire...

L'ultimo saggio del filosofo sud-coreano / Byung-chul Han: sano intrattenimento?

Poco tempo fa il filosofo sudcoreano Byung-chul Han è tornato in libreria con Sano intrattenimento, un rapido saggio di 148 pagine edito da Nottetempo. Il sottotitolo vuole dare qualche indizio in più su com’è fatta l’opera: “Una decostruzione della passione al cuore dell’Occidente”. Non è detto però che intrattenimento e passione siano sinonimi o discendano l’uno dall’altra, e così buona parte delle pagine sono spese nel tentativo di guardare, tessere o supporre ingegnose relazioni e parentele tra i due.   Fra tutti i momenti che poteva stabilire per inaugurare l’inizio della civiltà dell’intrattenimento che ora ha raggiunto il suo apice, la scelta di Byung-chul Han è ricaduta sul Venerdì Santo del 1727, a Lipsia, quando per la prima volta fu eseguita in una chiesa la Passione secondo Matteo di Bach, che suscitò non poche polemiche: a molti sembrava che una musica tanto calda e coinvolgente fosse inadatta alla Messa (e al bisogno di raccoglimento dei fedeli). La conseguenza più prosaica fu che a Bach venne abbassato lo stipendio, e in subordine gli fu chiesto che per favore la prossima volta non andasse per le lunghe e componesse qualcosa di meno operistico. Ma questo non è...

Parole per il futuro / Bontà

Inizia oggi un nuovo speciale: Parole per il futuro. Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un concetto, un'idea, e di pensarlo in relazione al futuro: dove stiamo andando? Un dizionario per orientarci: "Non è questione di tornare al passato; piuttosto, si tratta di permettere al passato, ancora una volta, di trovare la sua strada nel futuro. Perché la vita sulla terra vada avanti e prosperi abbiamo bisogno di imparare a frequentare il mondo con attenzione, rispondendogli con sensibilità e giudizio" (Tim Ingold, Corrispondenze).    Riprendiamoci la bontà. Questa è una proposta per il futuro: riprendiamoci la bontà, che al momento sembra rientrare tra le categorie più antiquate e inservibili che ci siano in circolazione. È difficile capire quando sia accaduto esattamente che la bontà ha perso del tutto il suo mordente: si potrebbero fare delle ipotesi semiserie che si equivalgono per libertà e leggerezza, quindi tanto vale farne una. Una a caso, piuttosto insignificante, ma vale la pena di usarla in via sperimentale per vedere in che punto si finisce a seguire la catena di ragionamenti diffusi che genera. Perciò fingiamo insieme che l’ultimo residuo di...