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Scienze

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Nuove alleanze / Butler e Stengers: la sfida di Gaia

Gaia è un problema. Di più: è una sfida, come l’ha definita Bruno Latour in un libro del 2015, pubblicato in Italia l’anno scorso, intitolato significativamente La sfida di Gaia. Il nuovo regime climatico (Meltemi). Meglio ancora: Gaia è una provocazione. Provoca il pensiero, abbatte le divisioni disciplinari, scuote la filosofia. Perché le questioni che essa pone sono inscindibilmente ontologiche, epistemologiche e politiche: un intreccio in cui tutti i confini sfumano; non solo quelli tra i saperi ma anche quelli tra umano e non umano, organico e inorganico, natura e cultura. Con questa sfida si sono recentemente cimentate due filosofe, Isabelle Stengers e Judith Butler, che hanno sempre percorso vie di ricerca autonome e, anche sul rapporto uomo/ambiente, adottano approcci distinti. Eppure, leggendo le loro ultime pubblicazioni, le parole dell’una sembrano trovare un’eco singolare nelle pagine dell’altra. Una parola, in particolare, risuona nei pensieri di entrambe: «alleanza».   La nozione ricorre nel titolo di un’importante opera di Judith Butler, L’alleanza dei corpi (Nottetempo 2019), che riflette sulle forme di resistenza alla precarizzazione, nonché nel suo ultimo...

Parole per il futuro / Ibrido

L’incontro sarà, ormai lo sappiamo, ibrido. Tutti insieme nella stessa stanza; qualcuno, distanziato, sarà seduto sulle sedie; altri ci osserveranno dall’alto, da uno schermo che noi vediamo senza essere visti. Il reale e il virtuale si specchiano uno nell’altro: il futuro è già qui tra noi. Le ricerche digitali in corso scommettono sulla possibilità di trasformare l’immagine bidimensionale di ogni individuo in un ologramma che renda rappresentabile la nostra corporeità: per muoversi insieme, per potersi toccare senza essere nel medesimo luogo fisico. Come accadeva nello spazio virtuale del metaverso, termine coniato nel 1992 dallo scrittore di fantascienza Neal Stephenson nel suo romanzo Snow Crash. Un’ambientazione divisa e doppia condensata in una parola sola: ibrido.   L’etimologia del termine non è troppo chiara, pare derivi dal latino hybrĭda che significa bastardo. In biologia con questo nome si intende un individuo animale, o vegetale, prodotto dall’accoppiamento di due razze o specie diverse. Il corso del tempo ha prodotto lo slittamento semantico del significato di bastardi – i nati da unione illegittima, prassi ora diffusa e non condannabile –, a bastardo nel...

Un saggio del biologo Roland Ennos / L’età del legno

L’età del legno, il saggio del biologo britannico Roland Ennos, è il frutto di due tendenze problematiche dei nostri tempi: da un lato, la nuova religione della natura, cioè il tentativo sentimental-ormonale di “ricucire” la relazione con la “natura violata”, dall’altro, il ricorso a teorie tuttologiche, che culminano di recente negli insopportabili libri di Harari con la loro propensione a spiegare la storia dell’umanità tout court. In verità tali bestseller ritornano in modo ciclico, vedi il successo delle Kulturgeschichten di Egon Friedell negli anni Venti. Partendo dalla funzione e dalla storia degli alberi, Ennos ricostruisce quattro tragitti diversi: una prima tappa riguarda la storia animale della relazione con gli alberi, una seconda la nascita della civiltà, una terza l’epoca dell’industrializzazione, mentre una quarta tratta della situazione attuale.   La densa prima parte, dedicata all’evoluzione dell’uomo in contatto con gli alberi, parte dall’epoca in cui preominidi e ominidi vivevano nelle canopie dei boschi, fornisce un’analisi delle mani e delle unghie, e identifica nella capacità di districarsi fra i rami di un albero un fattore principale per l’evoluzione...

Il libro dei disegni di William Jones / Meravigliose farfalle e falene

«La farfallina color zafferano che veniva ogni giorno a trovarmi al caffè, sulla piazza di Dinard, e mi portava (così mi pareva) tue notizie, sarà più tornata, dopo la mia partenza, in quella piazzetta fredda e ventosa?». Così s’interroga Montale a metà degli anni Cinquanta nella breve prosa intitolata La farfalla di Dinard, che mescola con poche pennellate fulminee ironia, amore, ricercatezza di stile attorno alla figura evanescente della “farfallina color zafferano”. Farfalle e falene, in effetti, sono da sempre fonte di ispirazione per la letteratura e per la poesia, nonché per le arti visive. Se è vero che una serie per lo più continua di riprese, rimodulazioni, rivisitazioni corre tra gli antichi miti classici dedicati a Psiche (farfalla/anima, in greco) e le numerose occorrenze di farfalle e falene nella letteratura italiana del Novecento (Montale, appunto, ma anche De Pisis, Levi, Gozzano, per limitarsi a pochi ovvi nomi), allo stesso modo un filo pressoché ininterrotto lega le rappresentazioni rupestri di lepidotteri nel Neolitico ai recenti mosaici di farfalle, ad esempio, dell’artista Damien Hirst.    Occorre notare, tuttavia, che questa sorte di “celebrità”...

I Fondamentali di Frank Wilczek / La fisica che tocca il fondo

Se c’è un vizio comune alla nutrita messe di congetture cui per comodità ci si riferisce con “pensiero occidentale” è la fascinazione per il fondamento. L’ancoraggio solido a qualcosa che ha il carattere tangibile della permanenza. Qualcosa che non sia soggetto alle dinamiche distorsive della sensorialità e dell’esperienza prospettica, in cui la percezione è aggravata dal sospetto costante che quel che ci sta sotto il naso abbia dell’ingannevole. La fisica, la scienza più dura delle scienze naturali, non è insensibile a tale fascinazione. All’opposto, ha ricevuto in eredità dalla screditatissima metafisica tradizionale il compito di giungere al fondamento, vale a dire a quella posizione ben salda in cui il mondo si dà a vedere così com’è – obiettivo che persino la filosofia, solitamente incline a un’ambizione senza pudore, da Kant in poi ha volentieri demandato ad altre discipline. C’è quindi chi, nel pantheon dei fisici contemporanei, declina la ricerca del fondamento nel senso di una ricerca dei principi ultimi, detti appunto i fondamentali, capaci di superare i limiti prospettici degli esseri limitati che già sempre siamo e di restituire un punto di vista da cui “le cose”...

Disabilità e liberazione animale / Bestie da soma

Scrivendo di Saartjie Baartman, la Venere nera, mi sono stupito di trovarla, unico umano, nella Histoire naturelle des mammifères: avec des figures originales, coloriées, dessinées d’après des animaux vivans di Etienne Geoffroy Saint-Hilaire e Frédéric Cuvier, individuata come femmina boscimane. A giustificare la sua presenza, due tratti fisici peculiari, il “cuscino posteriore delle Ottentotte”, come lo chiamava Cesare Lombroso, e il “grembiule” delle Ottentotte stesse, l’iperplasia delle piccole labbra. Il corpo non conforme relegava nel regno animale, evidentemente, mai ci sarebbe finito uno studioso di anatomia comparata francese, come gli autori.     Scorrendo le cartelle cliniche dell’ex ospedale psichiatrico di san Servolo a Venezia, per una ricerca sull’istituzionalizzazione dell’autismo (pubblicata nel libro collettivo A sé e agli altri, Mimesis, 2013), era ricorrente il riferimento all’“animalità” di alcuni ricoverati, inadatti alla partecipazione al consorzio umano per la loro “bestialità”. Del resto era frequente trovare, nella classificazione della nosografia psichiatrica dell’Ottocento, un parallelismo tra gli “idioti” e alcune tipologie animali, secondo...

Un libro non pubblicato / Seminario sul postmortem di Aldo Busi

Un romanzo non pubblicato sarà un sacco di preliminari e niente orgasmo, dice Woody Allen, mentre Federico Fellini piantò dopo quasi trent’anni la sceneggiatura del mai realizzato Viaggio di G. Mastorna preso da un attacco di superstizione: il film parlava dell’aldilà, meglio non sfidare la sorte. Il buonumore di Aldo Busi mentre si concede per pochi minuti al telefono fa pensare che questo Seminario sul postmortem (iniziato nel 2010 e terminato nell’autunno del 2020, con un incessante lavoro di limatura che continua tuttora) sia destinato a rimanere natura morta, stampato in ottocentocinquanta pagine circa ordinatamente impilate su un tavolo da lavoro, e in versione digitale in un file archiviato, dice Busi, sotto la dicitura “Romanzo senza neppure i posteri”. Lui di certo non lo propone a nessuno, ha fatto qualche pseudo tentativo-trabocchetto, dice di essersi imbattuto in sconosciuti tipografi/editor “curiosi, ridicoli, ignorantissimi e vili che se la tirano per dei perché misteriosi”, resta semmai scandalizzato, ma appena appena, che nessun editore glielo abbia ancora chiesto e racconta di essere rimasto basito quando, convocando i suoi eredi a casa per consegnare loro il...

Riflessione e rumore / Sapiens ri-dimensionato

Il problema è sempre lo stesso: come mai siamo in grado di concepire una perfezione ottimale e di attribuircela, se siamo evolutivamente imperfetti? E quella imperfezione è tale rispetto a quale ideale di perfezione, dal momento che quest’ultima non esiste se non nelle nostre proiezioni mentali e nella nostra immaginazione? E ancora: perché sentiamo come una ferita al nostro narcisismo ogni esame di realtà che evidenzi lo stato effettivo delle cose? E, da ultimo, quel gap sistematico tra presunto ed effettivo quanto vincola la possibilità di essere padroni di noi stessi per quello che realmente siamo?   Ridimensionato, a proposito di homo sapiens può vuol dire almeno due cose: in primo luogo che, con un'accezione negativa e deprimente per noi, si definisca l'evidenza dei nostri limiti; in secondo luogo, che con un un'accezione per così dire positiva, emerga finalmente la nostra effettiva e reale dimensione. E così siamo di fronte alle inquietudini di cui è pervasa la ragione, nel momento in cui ci accorgiamo che la nostra percezione, la nostra lettura del mondo e le nostre scelte non sono innocenti, seppur crediamo che lo siano. Prima ancora dei cosiddetti “maestri del...

Un libro di Sara Oliva Boch / Diario dal labirinto

Diario dal labirinto, di Sara Oliva Boch (AnimaMundi Edizioni, 2021) è la storia di un attraversamento. Il labirinto evocato dal titolo è lo spazio da attraversare, il percorso da costruire dentro lo spaesamento. Superare un labirinto comporta fare i conti con l’imprevedibilità, il disorientamento, l’ambivalenza di un luogo che “ha dentro di sé la dimensione del doppio: da una parte vieta l’accesso, ostacola il percorso, dall’altra apre la porta verso altri accessi e altri percorsi”; un luogo che spaventa e insinua la tentazione alla fuga, ma non consente il passaggio finché non si impara a starci dentro, a conoscerlo e a conoscere se stessi, perché “nel labirinto ognuno è solo con la sua realtà interiore, vi incontra se stesso, un principio divino, uno specchio”. Il labirinto è anche metafora della malattia, una condizione che impone di abitare uno spazio instabile, cercando di ricomporre il disequilibrio tra antinomie che convivono in uno stesso luogo, in uno stesso corpo, uno spazio finito che deve contenere il dentro e il fuori, la salute e la malattia, la vita e la morte.   Il diario è la registrazione del tentativo di uscirne, o meglio, dello sforzo di passarci...

Un libro di Jacob Stegenga / Curare e prendersi cura

Ad un ennesimo, incauto, che un giorno gli aveva chiesto se avesse effettivamente letto tutti i libri della sua biblioteca, Umberto Eco raccontava di aver risposto che i libri non si comprano per leggerli – suvvia! – semmai per averli a portata di mano quando ti servono. Alla categoria appartiene di diritto Curare e prendersi cura. Introduzione alla filosofia della medicina di Jacob Stegenga, appena edito da Aboca (l’originale è del 2018, e mai come in questo caso le date contano), un libro che è bene sapere in che scaffale rapidamente pescare quando se ne abbia bisogno. E certo, a maggior ragione da ché le nostre vite sono state travolte dall’onda (anomala?) di Covid-19.   Infatti, a chi non è capitato in questi ultimi due anni – più o meno quelli che passano tra la pubblicazione originale e la traduzione nel nostro paese – di discutere di medicina, diagnosi, terapie, epidemiologia, studi clinici, farmaci, vaccini, efficacia, effetti collaterali, salute, malattia… in casa (spesso forzatamente) o in pubblico, ascoltando i pareri esperti, le convinzioni personali o le opinioni estemporanee? Quanti, tra coloro che la medicina la conoscono, la praticano, la studiano – qualcuno...

Alfabeto finanziario III / Che cos'è l'euro digitale

Un nipote scatenato sui siti delle criptoattività. Un mercoledì di novembre l’assemblea di condominio del nostro palazzo è saltata, per mancato raggiungimento del numero legale. Alcuni hanno esultato e si sono precipitati a casa per vedere la partita della Champions League di calcio. Altri condomini si sono depressi, constatando che la tortura della riunione era solo rimandata. Mentre stavo per lasciare la riunione, sono stato avvicinato dalla signora Menegazzi e dal signor Angeloni, gli inquilini del sesto piano. In maniera gentile si sono detti preoccupati per il nipote Giuseppe. Ecco una sintesi delle preoccupazioni “A dottò, semo aggitati pe’ nostro nipote Giuseppe. Sta tutto er giorno davanti ar computer a comprà Bitcoin e altre cose. Ma noi non ci capiamo un cavolo. A scuola va bene, è bravo, educato, ma vorremmo esse sicuri che non faccia cavolate. Sta sempre a giocà su una piattaforma, che ora è diventata pure ’o sponsor della prima squadra di calcio della capitale. Mo Giuseppe dice che nun compra più Bitcoin, che s’è buttato sulle stable coins, su Tether. Ma che vor dì? E poi abbiamo letto che la Banca centrale europea vo’ fa’ l’euro digitale. Se semo persi a capì ste...

Covid 19 / Il virus che non ha letto Darwin

C’era una volta la Regina Rossa. “The Red Queen Hypothesis” è una metafora della coevoluzione molto diffusa in biologia evoluzionista, un modo poetico ed efficace per esprimere la dinamica dell’adattamento tra organismi e ambiente teorizzata da Charles Darwin in L’origine delle specie (1859). In Alice oltre lo specchio e quel che Alice vi trovò (Lewis Carroll, 1871), il seguito di Alice nel Paese delle Meraviglie, la prepotente Regina Rossa prende Alice per mano e la trascina in una folle corsa. Ma è una corsa strana: Alice, perplessa, non vede cambiare il paesaggio. “Che sia così perché tutto si muove insieme a noi?” e la Regina Rossa: “Qui, come vedi, per quando si possa correre, si rimane sempre allo stesso punto. Se tu volessi andare in un altro posto, dovresti correre a velocità doppia”. Come in una pellicola bloccata su un solo fotogramma, il paesaggio è sempre lo stesso perché il movimento dei personaggi è solo apparente: corrono per non perdere la posizione faticosamente raggiunta.    Lewis Carroll (1871) Through the Looking-Glass, and what Alice found there. (Illustrazione originale di John Tenniel). “I wonder if all the things move along with us? (…) Now,...

Da dove veniamo? / I’m Neanderthal man

Nei pressi di Düsseldorf c’è una valle, thal in tedesco, che deve il suo nome a un certo Johachim Neumann – uomo nuovo, cognome fatidico! – un musicista seicentesco che, seguendo la moda dell’epoca, aveva scelto di grecizzare il proprio nome in Neander. In quella valle nel 1856 ebbe luogo il primo ritrovamento di un fossile umano sconosciuto al quale fu dato il nome di Homo neanderthalensis, uomo di Neanderthal. Le ipotesi su chi potesse essere furono le più varie e fantasiose: un uomo deforme, un cosacco congelato o un nostro predecessore nella scala (che non è una scala ma un complesso e vigoroso cespuglio, la fronda di un gigantesco albero) dell’evoluzione, forse addirittura l’anello mancante (che oggi sappiamo non esistere) tra l’uomo e la scimmia. Certo è che quell’uomo ha abitato il nostro immaginario, prima come una sorta di bruto primitivo e scimmiesco, poi come una specie di buon selvaggio rimasto vittima del feroce e astuto Homo sapiens. Alla fine degli anni Sessanta è diventato quasi un’icona hippy, grazie al successo mondiale di una canzone degli Hotlegs che ripeteva, al suono ritmico di percussioni tribali: I’m Neanderthal man, you’re a Neanderthal girl; let’s make...

Clorofilla / Venere e altre piante carnivore

In passato, qualcuno mi diede della Drosera, una piantina carnivora, o per meglio dire insettivora, ché mosche e zanzare, di carne, son ben scarse. Lì per lì, per consolarmi, mi dissi che, forse, era perché ho belle ciglia. Il nome di derivazione greca significa infatti “rugiadosa” in riferimento alle foglie cigliate con una gocciolina in cima ad ogni villo e scintillante al sole. Però non mi trucco, non metto rimmel per accentuare, incurvare, allungare e render più vezzosi i peli delle mie palpebre.  Ad ogni modo, non era il caso di offendersi. Anzi, andava proprio pigliato come un complimento. Le Drosere (Drosera rotundifolia) sono piante di notevole intelligenza ingegneristica, adattabili e con un loro fascino attrattivo, benché mortifero. Gli insetti – si sa – sono necessari per la riproduzione di molte specie vegetali che mettono in atto portentose strategie di richiamo. Ma, ce ne sono alcune che, dopo averli abbracciati, se li mangiano. E addio verginità vegetale cruelty free.      Siamo propensi a pensare alle insettivore come piante esotiche, nei vivai troviamo con facilità Nepenthes alata e Dionaea muscipula (altrimenti nota come “Venere...

Un libro di Ermanna Montanari e Enrico Pitozzi / “Cellula”, sopravvivenze della scena

La cellula, l’anatomia, la scena e il cosmo. Un istantaneo, fulmineo salto di piani dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande che svela, già a un primo sguardo, tra titolo, sottotitolo e immagine di copertina, l’incommensurabilità dell’intreccio che il volume di Enrico Pitozzi ed Ermanna Montanari – uscito lo scorso giugno per i tipi di Quodlibet – intende evocare e proporre. Cellula è elemento primo, nucleo di possibilità, promessa di forma, corpo in potenza. L’anatomia, invece, è già indagine sul corpo formato, aggregato di cellule, perlustrazione del realizzarsi e dell’imporsi di una possibilità su tutte le altre. Ma la specificazione ci dice che quel corpo di cui si tenta l’anatomia è spazio scenico, l’intera scena come corpo, insomma, il luogo in cui ogni possibilità è rimessa in gioco, richiamata in causa per mettere in discussione e in crisi il già costituito, il mondo per come lo conosciamo. Per smentirne le apparenze e manifestarne origini ed essenze. Ed ecco che, ancora in copertina, dalle parole del titolo e del sottotitolo che abbiamo osservato fin qui, si genera l’immagine: non quella che ci si aspetterebbe – nessun diretto riferimento allo specifico...

Il linguaggio delle emozioni / I no vax del Settecento

“Chi innesta è 52 volte più pio di chi lascia correre!” Questa frase appartiene al repertorio del sacerdote fiorentino Gaetano Veraci, operante nella chiesa di San Miniato. Fu pronunciata nel 1756 nell’Accademia degli Instabili di Firenze, per cercare di arginare le conseguenze del vaiolo, diventate ormai devastanti. La malattia era riuscita infatti a seminare il terrore in Europa per la sua contagiosità e per una letalità altissima, con picchi del 30%. Sembrava quasi impossibile combatterla, anche a causa degli scetticismi e delle resistenze verso le scoperte mediche che attraversavano il corpo sociale. Un esempio eloquente si era avuto già agli inizi del secolo, quando due viaggiatori – il console veneziano Jacopo Pilarino e il dragomanno di origini genovesi Emanuel Timoni – avevano cercato di spiegare che esisteva un metodo per combattere l’epidemia. Nelle loro esperienze nel vicino Oriente, avevano appreso di una pratica plurisecolare proveniente dal cuore del continente asiatico: consisteva nell’usare sostanze ricavate dal corpo dei malati per provocare un’infezione lieve a un paziente sano, rendendolo immune all’insorgere di forme più gravi. Pur provando a interloquire...

Dopo Glasgow / Greta Thunberg: rabbia e fallimento

Due anni fa sulla scena mediatica mondiale è comparsa in modo ultra-visibile Greta Thunberg. Era il settembre del 2019 e la pandemia non sapevamo ancora cosa fosse, e neppure il Covid 19. Forse solo i lettori di Spillover potevano immaginare – immaginare, non sapere con certezza – cosa sarebbe capitato alla popolazione mondiale per via di un virus, quello spuntato da una caverna della Cina e oggetto di studi nei laboratori di quel paese. Quello che è accaduto lo sappiamo tutti, anche se forse non l’abbiamo ancora capito fino in fondo. Dopo che si sono spente le luci sugli ultimi incontri dedicati al clima, dopo la Conferenza mondiale di Glasgow delle Nazioni Unite, la cosiddetta COP26, e dopo che Greta Thunberg ha lasciato parzialmente il palcoscenico e ceduto la parola a una nuova generazione di attiviste come Vanessa Nakate, adesso possiamo riflettere su quale sia la molla profonda della rabbia delle giovani generazioni. Ne avevo scritto in una precedente occasione, paragonando Greta a un profeta biblico, a qualcuno che porta una notizia cattiva e che non reca con sé alcuna soluzione se non quella della parola profetica stessa: pentitevi e convertitevi. In un recente libro, La...

Metazoa di Peter Godfrey-Smith / Gamberi, polpi e altri pesci interiori

All’inizio degli anni ’90, ai margini di un incontro di Spoletoscienza, uno Steven Jay Gould insolitamente divertito raccontava di un pranzo consumato qualche giorno prima a Parigi insieme al suo editore francese, entusiasta dell’ultimo libro che stava per pubblicare e così convinto delle tesi di Gould da provare a spiegare, al suo stesso autore, le ragioni per cui l’evoluzione degli organismi viventi non poteva più essere illustrata dalla metafora della scala del progresso. Tutto bene, finché l’appassionato commensale, al momento del dolce, come una candelina sulla torta gli aveva mostrato in anticipo la prova di copertina: con il disegno di una scala orientata da sinistra a destra, dal basso verso l’alto e con homo sapiens sull’ultimo piolo. Potenza delle metafore. Che Peter Godfrey-Smith con Metazoa pubblicato in originale nel 2020 e arrivato in libreria in Italia da qualche mese per i tipi di Adelphi, prova a smontare immergendosi di nuovo negli oceani, come aveva già fatto con Altre menti, da vero “palombaro immerso nella scienza della vita” come nel risvolto di copertina lo celebra il biologo Carl Safina, autore del primo saggio della indispensabile collana Animalia....

Emergenze attuali / Trauma: un'analista alla finestra

Trauma   L’etimologia della parola trauma risale al greco e indica una ferita, rottura o lacerazione determinata da una causa violenta. In ambito psicologico, il concetto di trauma si riferisce a un danno della psiche, conseguente a una o più esperienze ed eventi minacciosi, imprevedibili, inevitabili e insostenibili, fonte di intense reazioni emotive. Non è tanto l’intensità dell’evento a generare il trauma, quanto l’impotenza, quando il soggetto si sente sopraffatto e non è in grado di reagire o di difendersi con le sue risorse abituali.  La riflessione sul trauma è stata presente nella storia della psichiatria e della psicologia dinamica fin dalla fine dell’800. Presso la clinica Salpetrière di Parigi, studiosi come Jean-Martin Charcot e Pierre Janet svilupparono ricerche sulla correlazione tra disturbi mentali ed esperienze traumatiche. Nello stesso periodo Sigmund Freud, nei suoi primi studi sull’isteria, riconduceva i sintomi delle sue pazienti a esperienze traumatiche di natura sessuale vissute nel passato. L’emozione di intensità eccessiva doveva essere  allontanata dalla sfera della coscienza, rimossa e relegata nell’inconscio, e con essa le...

Paura della vita? / No Vax: contaminazione e purezza

Giovanni è un salutista. Da anni adotta una dieta vegetariana che associa a pratiche psicofisiche. Da quando è in pensione trascorre lunghi periodi in montagna a contatto con la natura. Quando ci parliamo, per lo più al telefono, mi racconta delle sue passeggiate per i boschi, nella natura incontaminata dove cerca di vivere. L’altro giorno, quando ci siamo sentiti dopo alcuni mesi di silenzio, mi ha detto che lui non si è vaccinato e che non pensa di farlo: “Tanto vedo ben poche persone e indosso sempre la mascherina quando vado a fare la spesa e trascorro molto tempo all’aperto”. Giovanni non è il solo. Anche Fausta, che è diventata da qualche anno vegana, dopo essere stata una praticante delle diete macrobiotiche, ha le medesime convinzioni. Parlando con lei al bar, rigorosamente all’aperto, mi ha manifestato la sua convinzione che i vaccini non siano necessari dal momento che segue pratiche alimentari e di vita che le permettono di non contrarre il Covid. Ne è sicura, per quanto poi applichi misure di protezione di sé. Sia Giovanni che Fausta non si definiscono “No Vax” in senso stretto e non si sognano neppure di partecipare alle manifestazioni che in alcune città italiane –...

David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens / Un Nobel all’empirismo

Fino a pochi anni fa i manuali di economia si aprivano con un avvertimento: il lettore era avvisato che lo studio dei fenomeni sociali è difficile e incerto perché non è possibile effettuare esperimenti controllati come quelli che effettuano i fisici, i chimici o i biologi. Per fortuna, proseguivano gli autori, nel corso del tempo gli economisti hanno sviluppato un apparato teorico in grado di spiegare un vasto raggio di fenomeni sociali partendo da poche e semplici assunzioni. I capitoli successivi erano quindi dedicati a illustrare un apparato teorico effettivamente unico nelle scienze sociali – un insieme di modelli matematici che permettono di analizzare un numero impressionante di casi concreti.   Questo stesso apparato teorico costituisce da sempre un vanto e un cruccio per gli economisti. Secondo i detrattori, le poche e semplici assunzioni sulle quali costruiscono i propri modelli sono in realtà delle caricature ridicole e semplicistiche. L’uso della matematica è un vizio che induce a scambiare la verità per l’eleganza formale. E ogni qual volta – capita spesso – gli economisti si rivelano incapaci di prevedere una crisi economica o finanziaria, essi sono accusati di...

Clorofilla / Aconito. Veleno per tutti

Tra gli incendi d’autunno aprono profondi squarci d’oltremare le spighe blu, quasi viola, dell’aconito (Aconitum napellus). Regalano l’illusione di un ultimo tuffo al cuore dell’estate che l’incipiente festa dei morti non incrina. Benché sia pianta velenosissima e possa mandarti all’altro mondo “in un fiat”.  Spontaneo nei prati alpini, ama la mezz’ombra e luoghi umidi e grassi. Perciò gradisce i pascoli delle malghe e, se lo volete in giardino, strabordante come da manuale inglese, va accontentato con terreno ricco, ben concimato, e fresco. Erbacea perenne (geofita rizomatosa), famiglia delle Ranuncolaceae, l’aconito ha fusto eretto che s’alza oltre il metro, foglie picciolate, alterne e digitate, più grandi alla base, di minore dimensione man mano s’avvicinano al racemo florale, semplice e denso. Particolari sono i fiori che compaiono in estate e perdurano fino all’autunno: la parte esterna e più vistosa è il calice, composto da cinque sepali assai diversi. Il curvo e maggiore, simile a un elmo o a un berretto frigio, termina a becco ed è affiancato da due sepali minori, ovali, e due inferiori più lineari. Il fiore vero e proprio è racchiuso dentro il cappuccio ed è formato...

un libro di Matteo Meschiari / Geopatia del tempo ultimo

Rientro nella pizzeria dove ho acquistato due tranci di pizza e due Coca Cola, per me e per il mio amico. Al momento dell’acquisto avevo già rifiutato i bicchieri di plastica dicendo che avremmo bevuto direttamente dalle bottigliette. Dopo aver mangiato mi propongo di restituire le bottigliette. La reazione è di fastidio. Le cestini là fuori mi viene detto, là dove c'è il bidone del vetro. Chiedo se non sia previsto di restituirle per renderle al fornitore. La risposta è no, tanto vengono riciclate. Mi ritrovo così a fare un'ingenua e incompetente riflessione ad alta voce con il cassiere. Ma non si farebbe prima a restituirle in modo che lavandole possano riutilizzarle? Con ancora più fastidio di prima il ragazzo mi dice che non ha tempo da perdere. Allora mi impunto e gli dico che per riciclarle e fare delle nuove bottigliette, sarà necessario fondere il vetro. In questo modo si consumerà energia, acqua e altre componenti, come ad esempio la vernice per imprimere il marchio. La sa lunga lei mi dice il ragazzo, si vede che non ha niente da fare, e respinge le bottigliette che raccolgo e, rassegnato, le depongo nel bidone stracolmo. Fare senza pensare è il monito, perché pensare è...

Robot vs umani / Lavoro: rivoluzione globotica

  “L’anno scorso aveva ancora qualcosa di umano quando giocava, ma quest’anno è diventato una specie di dio del Go!”, [The New York Times, 23 maggio 2017], così Ke Jie, il miglior giocatore ‘umano’ al mondo, del gioco del Go, dopo aver perso contro AlphaGo Master, un programma per computer in grado di utilizzare le tecniche dell’apprendimento automatico. E siamo ancora una volta di fronte a un sentimento da fine del mondo. Ogni trasformazione produce esiti esponenziali e non più lineari, e questo ci induce a dire che questa volta è proprio la fine del mondo. “Ogni volta unica, la fine del mondo”, è il titolo di un libro di Jaques Derrida [Jaca Book, Milano 2005] in cui memoria e destino si confrontano in un dialogo con altri pensieri, tra passioni e finitudine.    Di certo, in questi nostri tempi, possiamo sostenere di star vivendo la fine di un mondo. Leggendo libri come quello di Richard Baldwin, Rivoluzione globotica. Globalizzazione, robotica e futuro del lavoro [Il Mulino, Bologna 2020], lo spaesamento è grande, ma anche l’emergere di un nuovo paesaggio del lavoro, della vita e dell’economia è particolarmente coinvolgente. Dopo averci portato per pagine e...