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Storia

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Uno sguardo vigile sul presente / Camilla Cederna. Curiosa come sempre

“Curiosa come sempre”: così Camilla Cederna si descrive a pagina otto in Pinelli. Una finestra sulla strage (Il Saggiatore, 2009), il libro sul ferroviere anarchico morto dopo essere stato fermato come sospettato per la strage di Piazza Fontana. La notte in cui Pinelli precipitò da una finestra della questura di Milano, dopo un fermo di quarantott’ore, Cederna ricevette una telefonata da Corrado Stajano e Giampaolo Pansa. Era passata la mezzanotte e lei non riusciva a dormire, scrive nelle prime pagine del libro, perché aveva assistito ai funerali delle vittime della Banca dell’Agricoltura e ne attraversava ancora l’angoscia: “entrata nelle ossa” insieme alla scighera. In poco tempo raggiunse Via Preneste 2, casa Pinelli, “con quel senso di vergogna che prende un giornalista quando entra nella casa del dolore, a tendere il collo sopra il taccuino, a far domande alle volte anche crudeli a chi piange.” Sapeva che era una notte importante, scrive, e per questo si sforzava “di guardare tutto”.  In Camilla, la Cederna e le altre (Bompiani, 365 pp., Amletica Leggera) Irene Soave ricostruisce proprio questo sguardo raccogliendo circa centocinquanta articoli scritti da Cederna per...

Il nodo di tutte le cose / I sette talismani dell'impero

Per un uomo del passato, greco o romano che fosse, il mondo era, nei suoi disparati aspetti, più significativo che per noi. Molto più significativo. Anzi, a rigore, tutto era dotato di un senso allora. Lo stormire di una fronda di quercia o di alloro, la direzione del volo di un uccello, il moto di una fiamma, il precipitare di una pietra, una voce captata a caso nell'aria, il bagliore di un fulmine. Tutto parlava. Anche un riflesso di luce in uno specchio, lo sgusciare di una serpe, un ragno e la sua tela iridescente, uno starnuto, persino un semplice starnuto poteva rivestire importanti significati. E questo perché tutto era pieno di dei. “Omnia Iovis plena” scriveva Virgilio, mentre Petronio faceva dire a un suo personaggio: qui tutto pullula talmente di divinità che è più facile imbattersi in un dio che in un essere umano (“nostra regio tam praesentibus plena est numinibus, ut facilius possis deum quam hominem invenire”). Non stupisce quindi che, in un cosmo a tal segno sacralizzato in ogni sua parte, venisse attribuita un'importanza decisiva, per il mantenimento della stabilità e prosperità dello Stato, non solo a virtù umane, politiche e militari, ma anche a certi oggetti di...

Demonologia Entomologica / Gli insetti del Principe

Nello sfogliare le pagine del libro Gli insetti del Principe. La collezione entomologica di Raniero Alliata di Pietratagliata, a cura di Fabio Lo Valvo (edito nel 2020 dalla Regione Siciliana) ho pensato all’inventario di un corredo funebre. Pagina dopo pagina sono stato sfiorato da uno stupore simile a quello che fu di Howard Carter all’entrata della tomba di Tutankamon: laddove aleggia l’ombra del lutto baluginano i corruschi riflessi del tesoro, oggetti preziosi che un tempo furono maneggiati.  Si tratta di un catalogo di grande formato, con copertina cartonata. Vi si descrive dettagliatamente la raccolta d’insetti del Principe Raniero Alliata di Pietratagliata (nato a Palermo il 9 giugno 1897 e qui deceduto il 9 ottobre del 1979), con illustrazioni dei numerosi strumenti e oggetti a lui appartenuti per svolgere le ricerche in studio e sul campo. Saltano all’occhio, compulsando il volume, le molte fotografie degli insetti e delle teche per anni custodite nella sua nobile villa in stile neogotico, con vasto parco, in via Serradifalco alle porte di Palermo.   La stessa magnifica collezione che, dopo anni d’abbandono, è stata acquistata dal Demanio Regionale...

Musei dell'Est (1) / Comunismo per turisti

Nella capitale della Repubblica ceca un Museo del comunismo esiste già dal 2001 per volontà di un giovane imprenditore americano, Glenn Spicker, laureato in relazioni internazionali, frequentatore dell’Europa fin dagli anni Ottanta, precedentemente cimentatosi con un jazz club e poi una catena di ristoranti detti Bohemia bagel. La prima sede del museo era passata alla storia, prima di ogni altra ragione, per la sua sensazionale collocazione: tra un casinò e un Mac Donald’s su una delle vie più frequentate della città, na Příkopě.   L’ingresso al primo Museo del comunismo (giugno 2008). Pareva voler sottolineare, fin dalla sua posizione topografica, l’assurdità del proprio contenuto in netto contrasto con la realtà post-socialista che la città stava affrontando. Eclatante era pure l’insegna che lo caratterizzava: una matrëška russa dotata di una dentatura che stava tra il pescecane e Dracula, al contempo vampiro succhia sangue e bestia predatrice.   La primigenia insegna del Museo del comunismo di Praga (giugno 2008). Tanto per non lasciare dubbi sull’interpretazione da dare alla storia, fin dall’ingresso e dai primissimi passi. L’oleografico souvenir russo, già...

Vent'anni dopo / Tempo penultimo

Sedici anni fa ho pubblicato un piccolo libretto intitolato Crolli presso l’editore Einaudi. Riguardava la lettura di quanto era accaduto nell’arte e nella letteratura tra il 1989 e il 2001, anno dell’attacco alla Twin Towers di New York. Buona parte di quel testo è stato poi incluso in un volume più ampio, L’età dell’estremismo, pubblicato da Guanda nel 2014, che conteneva una riflessione ulteriore su quanto era accaduto dopo il crollo delle Torri; ricercava le cause degli eventi accaduti allora nel periodo anteriore agli anni Ottanta sempre ponendo attenzione alla letteratura, all’arte e alla filosofia. Poi è venuto un piccolo libro intitolato Chi sono i terroristi suicidi? (2017), che analizzava le vicende del terrorismo islamico, una raccolta di brevi interventi apparsi sulle pagine di “doppiozero”. Tre anni dopo esplodeva la pandemia in Cina che si comunicava rapidamente al Vecchio Continente, agli USA e ai Paesi di tutto il mondo, nessuno escluso. In questo anno, il 2021, che ha già compiuto il suo giro di boa intorno alla propria metà e s’avvia a terminare lasciando dietro di sé una scia inquietante di problemi irrisolti, arriva la notizia della ripresa di Kabul da parte...

Vent'anni dopo / Le rovine di Wall Street

Sono trascorsi vent’anni dall’attentato alle Twin Towers. È il caso pertanto di domandarsi quali siano le conseguenze di quel catastrofico evento. Oggi appare senz’altro evidente che Al Qaida è stata sconfitta dagli Stati Uniti e dall’Occidente sul piano militare. Su quello dell’immaginario, però, ha decisamente vinto la sua sfida con l’industria cinematografica hollywoodiana, che ha cominciato da allora un lento declino. Su questo non ci può essere alcun dubbio: le immagini televisive dei due Boeing che s’infilavano con precisione chirurgica all’interno delle due Torri Gemelle del World Trade Center di New York provocandone il crollo hanno manifestato una tale forza simbolica che sembravano superare l’impatto suscitato da un qualsiasi film di genere catastrofico prodotto da Hollywood. Si è trattato di un vero e proprio choc culturale per tutto l’Occidente, attaccato dal terrorismo islamico addirittura nel suo cuore pulsante: Wall Street. E Alberto Abruzzese, sulle pagine della rivista Gomorra, ne traeva lucidamente tutte le dolorose conseguenze: «A Manhattan si è spenta la vitalità che Simmel attribuiva alla rovina: il vuoto, che essa lascia aperto a una nuova fertilità dello...

Vent'anni dopo / L’11 settembre di Google

Oggi che con Google e i social non dobbiamo più ricordare, poiché basta cercare quel che sfugge alla nostra memoria su un motore di ricerca, cosa ricordiamo dell'11 settembre? Su Instagram appaiono centinaia di profili: September 11, 2001, Twin Towers 11/9, Investigate September 2001, We will never forget, No Fear all Glory, Forever in our Heart. Su Facebook sono infiniti i rimandi a quel giorno, come su Twitter. Su Tik Tok i video dell'attacco alle Torri Gemelle sono innumerevoli e quelli dei broadcast televisivi si mischiano alle testimonianze personali. Ogni avanzamento tecnologico cambia la nostra memoria, e il processo di sintesi a cui la memoria analogica ci aveva abituati si trasforma in archiviazione nella memoria digitale: una comprensione più profonda di quanto ricordavamo, incoraggiata dallo sforzo di mettere insieme elementi diversi, viene rimpiazzata da un procedimento meccanico che ha il vantaggio e il dono della facilità di saper connettere. Quel che faceva il nostro cervello lo fa Google.   La memoria era più della somma dei nostri ricordi, Google e i social network sono la somma dei nostri click. La nostra capacità di elaborare un ricordo si sposta dall'...

Tocatì / Arte in gioco

Nelle opere della Storia dell'Arte sono sempre stati raffigurati i giocatori e le giocatrici, mentre il tema del gioco si ritrova in un unico, famosissimo quadro. Tuttavia, se si escludono le sculture che rappresentano atleti, piuttosto ricorrenti nell'arte greca (che avevano un fine religioso, d’altra parte, come ha sostenuto Johan Huizinga in Homo Ludens, il mondo del gioco e quello del sacro appartengono al medesimo universo), e alcune pitture tombali etrusche (di carattere invece più evocativo e celebrativo della vita, a dispetto dei luoghi in cui furono eseguite), le immagini di giocatori e di giocatrici non sono moltissime (a meno che non se ne voglia estendere il concetto  - alla Roger Callois, cfr. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine - allo sport, al circo, al luna park e ai parchi dei divertimenti in generale, al carnevale, al casinò, alle lotterie, eccetera, eccetera). Del gioco in quanto tale tratta il quadro Giochi di bambini di Pieter Bruegel, firmato e datato 1560, che oggi si conserva al Kunsthistorisches Museum di Vienna, in cui sono 'censiti' addirittura un’ottantina di giochi infantili tra quelli in auge a quel tempo. Molti di essi sono diffusi...

Una rilettura di “Delitto e castigo” / La terapia della grazia

In Nicodemo a Pietroburgo, (Mimesis, Milano-Udine, 2021, pp. 96, euro 10) Lorenzo Gobbi, rilegge Delitto e Castigo di Dostoevskij alla luce della categoria della grazia che illumina e trasfigura improvvisamente la vita dei maledetti, dei reietti, degli ultimi, nella quale scorge la possibilità di una terapia esistenziale per quanti sono sopraffatti dallo spirito di risentimento nei confronti della vita – sentimento ben illuminato da Nietzsche – come Raskol’nikov, il protagonista del romanzo. Ad incarnarla è Sonja, una sventurata costretta dai genitori a prostituirsi appena diciottenne per mantenere la famiglia caduta in miseria per colpa dei debiti contratti dal padre alcolizzato, nella quale l’autore scorge una figura cristica, ispirata, in particolare, al Vangelo di Giovanni. Una spiritualità alla quale tuttavia, osserva, “raramente si arriva percorrendo le navate di una chiesa” (p. 14).    Nella figura del Cristo, del resto, Dostoevskji ha sempre scorto un’ideale di umanità e giustizia che è progressivamente divenuto il suo credo, che tuttavia non lo ha condotto ad abbracciare alcuna religione, come spiega con chiarezza in una lettera celebre lettera del 1854 a Omsk:...

Collezioni Capitoline / Freud e i mosaici

Nel mosaico a tessere bianche e nere trovato all'ingresso della Casa del Poeta Tragico, un cane alla catena digrigna i denti. Lo scintillio degli occhi è rappresentato da tessere bianche, ma cosa rappresentano quelle che formano delle macchie chiare sul corpo dell’animale? La difficoltà interpretativa svela la convenzionalità della comunicazione: le macchie sono un codice visivo utilizzato per rappresentare la lucentezza del pelo nero (Ernst Hans Josef Gombrich, L'immagine visiva, in Le Scienze, numero 61, settembre 1973). A questa convenzione non siamo stati educati e per questa ragione, invece di un cane da guardia dal pelo nero lucente, vediamo un cane dal pelo nero macchiato di bianco, che digrigna i denti.   Mosaico raffigurante un cane con inserita la scritta CAVE CANEM (attenti al cane). I secolo d.C. Pompei, Casa del Poeta Tragico (Regio VI, Insula 8, nº 5) / Rilievo funerario del mosaicista. Fine del III/inizio del IV secolo d.C. Parco Archeologico di Ostia Antica, Antiquarium, inv. 132.   Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline, ingresso della mostra.   Cosa vedevano gli antichi romani attraverso i codici visivi dell...

Un libro di Giuseppe Mendicino / Storia di Mario Rigoni Stern

In questo inizio di anni Venti, l’affollarsi di scadenze centenarie illustri – Levi, Sciascia, Fenoglio, Pasolini, Calvino – rischia di lasciare un po’ in ombra gli anniversari di scrittori meno celebri, ma altrettanto fondamentali per la comprensione della storia non solo culturale del Novecento italiano. Fra questi va annoverato innanzi tutto Mario Rigoni Stern (1921-2008), autore di un libro – Il sergente nella neve. Ricordi della ritirata di Russia – uscito nei «Gettoni» di Vittorini nel 1953, che intere generazioni di studenti conobbero nell’edizione einaudiana «Letture per la scuola media» (secondo titolo della collana, dopo Il taglio del bosco di Carlo Cassola).   Ma Rigoni Stern ha scritto anche altro – molto altro. È stato senza dubbio il più grande scrittore italiano di montagna d’ogni tempo; ed è stato una figura assai notevole sul piano politico-culturale, che è giusto non solo ricordare, ma anche ripensare con debita attenzione. Si ricordino, ad esempio, gli interventi giornalistici contro la speculazione edilizia e in difesa dell’ambiente naturale del natio Altipiano dei Sette Comuni; o la lectio magistralis che tenne in occasione della laurea honoris causa in...

Com'è nato il capolavoro di Primo Levi / I sommersi e i salvati. Storia di un libro

In I sommersi e i salvati del 1986 (un anno prima della morte), Primo Levi definisce Se questo è un uomo, il suo libro-matrice, una sorta di “animale nomade” che ormai da quarant’anni “si lascia dietro una traccia lunga e intricata”. Nel suo vagare, il testo ha mutato pelle, si è rivestito di una stratificazione composita il cui precipitato finale sarà appunto I sommersi e i salvati: titolo che Levi avrebbe voluto per SQU, conservato per il capitolo più riflessivo, prima di accogliere la proposta di Franco Antonicelli, fondatore delle edizioni De Silva, di riprendere un verso di “Shemà”, la poesia posta in apertura. Di quella prima edizione del ’47, passata quasi inosservata al di fuori dell’ambiente torinese, le copie rimaste finiranno “sommerse” nell’alluvione di Firenze del ’66. Il libro, tornato in vita dopo dieci anni di “morte apparente” (SeS) con l’edizione Einaudi del ’58, conosce anche le prime richieste di traduzione, da Francia, Inghilterra e soprattutto Germania. Per il quarantenne chimico è l’occasione lungamente attesa: si apre la possibilità di entrare in contatto con i tedeschi, quelli che non conobbero la vergogna che “il giusto prova davanti alla colpa commessa...

Un libro di Gilles Kepel / Il ritorno del Profeta o l’eclisse dell’Occidente?

Un libro sul presente raccontato giorno per giorno, riportando quasi in tempo reale gli eventi accaduti, non è stato a mio avviso scelta felice da parte dell’arabista Gilles Kepel (Il ritorno del Profeta, Feltrinelli 2021). La cronaca dei mille episodi che caratterizzano il Medio Oriente nel 2020 potrà forse servire agli storici del futuro ma non ci offre alla fine la chiave di lettura promessa sul dramma in corso. Come scriveva Savinio in Sorte dell’Europa (1943-44) all’epoca di un’altra crisi europea come fu quella bellica, occorre uno sguardo “al di là delle cose” per capire il presente. Eppure il libro era iniziato con una splendida citazione dell’Aleph di Borges che vale una profezia! Il guerriero longobardo che durante l’assedio di Ravenna abbandonò i suoi e morì difendendo la città che aveva prima attaccata, e fu per questo sepolto dai ravennati in un tempio e ringraziato con un epitaffio, ci dice qualcosa sull’oggi. Il guerriero barbaro aveva visto, dice Borges, la Città: e questa rivelazione lo trasforma, sa che essa vale più dei suoi dèi germanici, e per questo li abbandona e combatte per Ravenna. Dopo di lui altri longobardi faranno come lui, conclude Borges, si fecero...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (14) / Una volta c’era il pudore

Una volta c’era il pudore. Una volta i sentimenti scorrevano sotterranei, trattenuti da alti argini, talvolta soffocati nel silenzio. E questo, forse, li rendeva più acuti, più sofferti. Forse. Poi, gli argini del pudore si sono rotti, i sentimenti sono tracimati, trascinando nella loro corrente una lunga scia di parole. Così l’indiscrezione ha sostituito il pudore; al silenzio ha fatto seguito la verbosità. Quando è accaduto? Probabilmente quando il sentimento della sopravvivenza, che aveva fagocitato gli anni della guerra e, subito dopo, la dura ricostruzione, ha attenuato la sua morsa alleggerendo il cuore. Allora si cominciano a sentire altre voci. I sentimenti prendono la parola. E si fa spazio quello che qualche anno più tardi verrà chiamato il privato.   Ma c’è un primo passo da fare: perforare la pietra dura di un silenzio spesso, stratificato, cominciando ad ascoltare le parole delle donne, che, più di altri, quel silenzio hanno subito. Anna Garofalo, giornalista d’ispirazione liberale, compie questo primo passo: “Siamo alle prese, scrive, con la necessità di dare un assetto meno provvisorio, meno scucito, alle nostre vite, bisogna mettere insieme i brandelli,...

Polo del ‘900 / 1944: l’estate partigiana di Nuto Revelli

Nell’ambito della programmazione culturale 2021 del Polo del ‘900 Dove portano i Venti. Crisi, transizioni, opportunità del nuovo decennio, la Fondazione Istituto piemontese Antonio Gramsci propone e coordina il progetto integrato Archivi con-nessi. Un progetto di valorizzazione dello straordinario patrimonio archivistico e bibliografico degli enti partner del Polo del ‘900, che prevede la pubblicazione sull’Hub 9centRo di percorsi tematici multimediali connessi. Le risorse presenti sull’Hub, le pubblicazioni disponibili sul Catalogo del Polo Bibliografico della ricerca, le fonti esterne di approfondimento (voci di Wikipedia, bibliografie online, video), con l’aiuto di storici, archivisti, bibliotecari e ricercatori confluiranno in un ecosistema informativo a più livelli di approfondimento.  Il testo di Giuseppe Mendicino che qui presentiamo, nato dalla collaborazione fra Polo del ‘900 e Doppiozero, è una rielaborazione dal suo Nuto Revelli. Vita, guerre, libri (Priuli & Verlucca, 2019), effettuata a partire dai materiali presenti nel percorso “Resistenza e Liberazione” (consultabile qui).   Partigiani in posa, estate...

Una narrazione distopica / Ayn Rand e il fascismo eterno

La distopia, cioè la narrazione di un futuro disapprovabile e negativo, ha radici profonde e si è declinato in vari modi, dall’urbanistica, alla giustizia, al potere. Si ritorna ora sull’argomento (vedi Distopia giudiziaria, Doppiozero) perché un recente studio ha recuperato un’autrice del recente passato, Ayn Rand, nota ed impegnata anche e non solo in questo filone (Diana Thermes, Ayn Rand e il fascismo eterno- Una narrazione distopica, Istituto Bruno Leoni, 2021). Intanto chi è Ayn Rand. Nata nel 1905 a San Pietroburgo, laureata durante la rivoluzione russa, raggiunti gli Stati Uniti, variato il nome in quello attuale, scrive e lavora anche nel mondo hollywoodiano, si sposa ottenendo la cittadinanza americana. Dopo alcuni romanzi giunge al successo con La fonte meravigliosa (Corbaccio 2009) da cui viene tratto nel 1949 il film omonimo di King Vidor con Gary Cooper.   Nella seconda parte della vita si dedica alla saggistica e collabora a giornali. In questa produzione compare nel 1937 Anthem (tradotto per Corbaccio nel lontano 1944 come Antifona e ora come La vita è nostra da Liberilibri, 2003) che si segnala come esempio di letteratura distopica sul potere totalitario....

Un racconto olimpico / Jesse Owens e l'amico ritrovato

Mio caro Hans, ti scrivo questa lettera dalla prigione di Spandau il 10 settembre 1944, tre giorni prima di essere assassinato come i miei amici: Schulenburg, Stauffenberg, Moltke che, come me, hanno preso parte al complotto per uccidere Hitler. Non so se riceverai mai questa lettera. Mi aiuterebbe in un certo senso a morire; perché affronterei la morte con la coscienza più leggera, sapendo che essa può aiutarti a perdonarmi e a capire perché ho trattato te, l'unico vero amico, che abbia mai avuto e amato, in modo così sleale e vigliacco. Da Fred Uhlman, L’amico ritrovato (1971)   Gela, Sicilia, 13 luglio 1943   Jesse, amico mio,  qui intorno a me sembra non esserci altro che sabbia, polvere e sangue.  Ho paura, Jesse, ho paura di morire. Non rivedrò più mia moglie e il mio bambino. Non ho fatto quasi in tempo a conoscerlo e lui non avrà nulla da ricordare di suo padre.  Sento che questa potrebbe essere l’ultima lettera che ti scrivo.  Se così fosse, una cosa voglio chiederti. A guerra finita – perché prima o poi io spero che tutto questo orrore potrà finire – ti prego di andare un giorno a casa mia, ad Amburgo. Cerca di mio figlio e raccontagli di me...

Due libri / Il respiro della Cina contemporanea

Pazza idea. Leggere libri di autori italiani sulla Cina e sull’Asia, e immaginare equivalenti libri sull’Italia e l’Europa: cosa se ne racconterebbe a un lettore lontano, ignaro, incuriosito da una vicinanza al nostro mondo che è di per sé una novità? Di questi tempi piovono, i libri sulla Cina e sull’Asia. Li scrivono bravi giornalisti e sinologi, era ora; leggendo trecento pagine ci si fa un’idea, a volo d’angelo. Per forza accade che il mio pensiero sia: si potrebbe scrivere sull’Italia o l’Europa così? Meglio: come sarebbe interessante riassumere in un solo volume il mio paese e l’umanità che mi circonda in questo momento di buriana. Quali temi sceglierei, dovendo spiegare il noi qui ora a un lettore cinese? E così come discettando di Cina ci si riferisce al confucianesimo, che data due millenni, come riferirsi qui al cristianesimo o all’illuminismo, al loro viaggio al termine nel mondo nostro, all’esaurirsi, sperando in un nuovo, meglio o peggio che sia.  Che poi la sensazione di esaurimento mi porta a guardare il bello dell’Asia oggi: il continente che ci ripresenta il movimento, la novità, lo sviluppo e perfino quel campo di forze antico: il progresso. ...

1600 anni / Se Venezia vive, di Mario Isnenghi

Venezia è senza dubbio la città italiana più famosa al mondo, mito che ingloba pure quello della sua fine. Il lockdown, che lo scorso anno ne ha svuotato le strade, pareva realizzare l’apocalisse universale spesso coniugata alla Serenissima nel moderno. Contro tale identificazione mortuaria insorge adesso con foga caparbia Mario Isnenghi in Se Venezia vive, da poco in libreria. Lo storico ritratta le proprie posizioni di adolescente vicino a Pompeo Molmenti, strenuo difensore tra il secondo ‘800 e gli inizi del ‘900 della Venezia d’antan.  Il partito degli esteti, tra struggimento e malinconia, si fa paladino del rovinismo e della fatiscenza, nell’ossessione del “com’era, dov’era”. Da qui le bocciature ai progetti architettonici pur prestigiosi come quelli di Wright nel 1953 e di Le Corbusier nel 1964, per una paradossale fedeltà a forme determinate in un ambiente tanto composito ed ecclettico. Illustri i traghettatori del misoneismo, come John Ruskin e Robert Browing, terrorizzati alla prospettiva che ponti, condutture del gas e strutture in ferro omologhino Venezia a Liverpool.    Dalla parte opposta stanno i cultori del movimento, gli sventratori del piano...

San Lorenzo / Navi immobili e senza marinai

Perché flagellare il mare? Incatenarlo? Perché mai punirlo? L’episodio deve esser accaduto verso il 480 a. C., stando a Erodoto (7.33-37). Per capire questo singolare gesto, bisogna prendere da capo il racconto dello storico antico. Serse, il sovrano persiano, stava per invadere la Grecia con i suoi eserciti. La zona più conveniente per passare dall’Asia all’Europa era il lungo stretto dell’Ellesponto, che mette in comunicazione il mar Egeo, il mar di Marmara e, attraverso il Bosforo, il mar Nero. Qui le due coste sono straordinariamente vicine una all’altra, in particolare tra le località di Abido (l’odierna Çanakkale in Turchia) e quella di Sesto, dalla parte opposta.       I Persiani non costruirono un ponte in muratura, ma adottarono una soluzione tecnica che arriverà fino ai nostri giorni: un ponte di navi. Navi che non vanno per mare, ma restano immobili, e senza marinai, a sostenere pesi enormi.  I lavori – grandiosi tanto più che si trattava di un ponte doppio – erano iniziati ed erano arrivati a un buon punto, quando una tempesta distrusse tutto. E’ questo il momento in cui il re persiano “tremendamente indignato, ordinò che l’Ellesponto venisse...

30 maggio 1941-28 luglio 2021 / Roberto Calasso, editore e scrittore

Memè Scianca e Bobi sono gli ultimi due libri di Roberto Calasso, usciti ora nella Piccola Biblioteca Adelphi. È significativo che il grande editore e scrittore appena scomparso abbia sentito l'esigenza di comporre un dittico come questo: un'autobiografia e un concomitante ricordo di Bobi Bazlen, quasi che lui e il cofondatore della casa editrice fossero, in qualche modo, una cosa sola, e l'uno non potesse ricordare il proprio passato senza implicare e coinvolgere l'altro. Precisiamo subito che Memè Scianca è il nome che Calasso, non sa nemmeno lui quando, ma molto presto scelse per se stesso. Un nome singolare che non rievocava né eroi né cavalieri, piuttosto malavitosi. “Scianca” potrebbe alludere più che altro a una infermità. “Memè” è tronco e buffo come “Totò”, ma è anche uno dei soprannomi del barone di Charlus, nella Recherche. Calasso la lesse a tredici anni, su suggestione del suo caro amico veneziano Enzo Turolla (che fu poi professore di storia della critica all'Università di Padova).   Autobiografia abbiamo detto, ma non lineare, non è un itinerario tracciato su una mappa. La memoria è fatta di buchi, crivellata da crateri vulcanici. Calasso si è fatto qui scriba...

Polo del ‘900. Archivi con-nessi / Dall’8 settembre a Cefalonia

Alle ore 19.45 dell'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio, nominato dal re Vittorio Emanuele III capo del governo al posto del destituito Mussolini, proclama solennemente per radio l'armistizio con gli Angloamericani, aggiungendo sul finale che “le forze italiane reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”. L'ambiguo messaggio, su cui si sono scritti fiumi d'inchiostro, spinge la maggior parte dei soldati a dar corso al profondo impulso del “tutti a casa”, icasticamente reso dal film di Comencini, magari intercettati e incarcerati dai nazisti come appare in questa fotografia:   Militari italiani catturati dall’esercito tedesco e avviati alla deportazione, ca. 1943. Alcuni comandanti (come per esempio Junio Valerio Borghese), specie dopo la creazione della Rsi, si schierano contro la “vergognosa capitolazione” e il tradimento dell'“alleato germanico”.   Manifesto della Repubblica sociale italiana, 1943.   Alcuni dichiararono la morte della patria, altri ancora invece valutarono la possibilità di un nuovo inizio. Di qui il costituirsi delle prime bande partigiane come a Cuneo nello studio legale di Duccio Galimberti; ma i primi...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (13) / Bambini in manicomio

Qui è l’orrore. Ben oltre quello che possiamo immaginare. Un bubbone putrescente tenuto nascosto nel sottosuolo della nostra storia. Troppo a lungo.  Parlo dei “manicomi dei bambini”, discarica di vite difficili, o rifiutate. La loro esistenza si è protratta fino ai primi anni settanta, quando le mura dell’istituzione manicomiale hanno cominciato a sgretolarsi.  Il frenetico sviluppo del paese nel corso degli anni cinquanta, si era spento da tempo, ma da quelle terre estreme non è mai passato. Lì tutto è rimasto fermo, la violenza esercitata uguale nel tempo. E uguali nel tempo il disagio e la sofferenza. Adriano Sansa, giudice al Tribunale dei minori di Torino a metà degli anni sessanta, ha raccontato l’“enorme turbamento” entrando a Villa Azzurra, il “manicomio dei bambini” di Torino: “C’era un silenzio assoluto, questi bambini erano dei piccoli adulti tristi”. “Reparto 10, 36 bambini e ragazzi – si legge in La fabbrica della follia, racconto del manicomio e delle sue vite – completamente abbandonati in uno stato di totale inerzia. Non sono integrati in alcun modo, né è prevista alcuna attività di gruppo o ricreativa. Vi sono ragazzi ricoverati da diversi anni che non...

2001 - 2021 / Genova vent’anni dopo: battaglia di immagini

“L’uomo moderno non coltiva più ciò che non si può semplificare ed abbreviare.” Walter Benjamin, Angelus Novus   Tutto sommato, dopo vent’anni (o meglio, vent’anno dopo) l’immagine più sconcertante che proviene da Genova è lontanissima dalla violenza di piazza. È quella, molto composta, dei partecipanti a “Un altro mondo è necessario”, il convegno che si è tenuto in quello stesso Palazzo Ducale che nel 2001 era il cuore della zona rossa, frequentabile solo dai potenti e dai loro apparati. Non si tratta soltanto di una riconquista simbolica, ma dell’ammissione oggettiva di un fatto profondo, che corre più o meno apertamente anche nei commenti dei media mainstream. Detto in soldoni, “Il Genoa Social Forum aveva ragione”. Non è mai troppo tardi, come si dice. O forse sì, purtroppo, perché molti dei problemi che allora potevano essere affrontati con una ragionevole programmazione, oggi sono delle emergenze probabilmente senza appello. Basta pensare al clima o a ciò che la pandemia ha scatenato. Ma anche alle migrazioni, alle guerre, alla giustizia sociale. Magra consolazione scoprire di essere stati dalla parte giusta quando molti buoi sono scappati. Meglio di niente, comunque....