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Storia

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Reggio e il suo sindaco / Il fascino discreto del comunismo emiliano

Il mestiere di sindaco è particolarmente difficoltoso. Chi fa il sindaco non può adottare quella strategia di distanza rispetto alle persone che viene spesso utilizzata dai leader politici di livello nazionale. In una città di provincia, la tipica città italiana, un sindaco era già conosciuto personalmente prima di venire eletto e continuerà ad esserlo anche alla scadenza del suo mandato. È costretto pertanto a mantenere un rapporto di costante dialogo e ascolto con i suoi concittadini. Allo stesso tempo, però, deve anche saper assumere una funzione di leader. Deve cioè prendersi le sue responsabilità e cercare di trascinare la comunità formata dagli abitanti della città verso traguardi nuovi e possibilmente ambiziosi. Per questo motivo, sono poco numerosi i sindaci che hanno saputo svolgere al meglio il loro mestiere. Renzo Bonazzi è probabilmente uno di questi. Il lettore si sarà chiesto a questo punto chi è Renzo Bonazzi. Una risposta esauriente ce la dà Giordano Gasparini in un libro da poco pubblicato presso l’editore Aliberti: Renzo Bonazzi. La cultura a Reggio Emilia. 1942-1976.   Gasparini, dirigente culturale che a Reggio Emilia è stato direttore dei servizi...

Un’antropologia del conoscere / Michel Serres, Roma. Il libro delle fondazioni

“Confesso, come è stato per molti, di aver disprezzato Roma. Popolo ottuso, rude e guerriero”. Così scriveva Michel Serres in Roma. Il libro delle fondazioni (1983) che Mimesis ha da poco ristampato nella traduzione apparsa nel 1991 per Hopefulmonster, dovuta all’architetto fiorentino Roberto Berardi. In Grecia il logos dà origine alle idealità formali della filosofia e della matematica, a Gerusalemme il soffio dello spirito s’incarna nel tempo e nello scritto; Roma invece non dialoga, non decifra il libro, non si preoccupa di accedere alla verità o alla bellezza. Eppure, rileggere Ab urbe condita di Tito Livio consente di trovare delle vene d’oro nella roccia in apparenza sterile. Che la filosofia si trovi in luoghi inattesi è quanto Serres ci ha insegnato, dagli anni Sessanta fino alla morte nel 2019: nei racconti di Balzac o nei romanzi di Zola, sulle tele di La Tour, di Carpaccio o di Turner, se non nei fumetti di Tintin. In modo simile all’Egitto, suggerirà Statues (Grasset, 1987) – il secondo libro delle fondazioni, dopo Roma, il terzo sarà Le origini della geometria (Feltrinelli, 1993) –, Roma risiede dentro i suoi gesti, incarna il materiale, la cosa (res), quel che l’...

Un libro di Alberto Saibene / Milano: la città che non c’è più

Io e Alberto Saibene abbiamo la stessa età. Lui è del 1965 io del 1966, ma per una questione scolastica (ho fatto prima e seconda elementare in un anno, è una lunga storia) sono cresciuto attorniato da ragazzini del ’65. (Questo per dire che dall’infanzia fino alla fine delle superiori l’età non è mai in senso stretto quella anagrafica ma quella scolastica). Siamo nati e cresciuti, cioè, nella stessa città e negli stessi anni. Perdonate il tono personale di questa che non è una recensione del libro di Saibene – Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più – ma un parlarci attorno. Ché il libro mi ha fatto molto riflettere e a ben vedere è questo che ogni buon libro dovrebbe saper fare. La prima delle mie considerazioni, banale forse ma inevitabile, è che quegli anni – trenta, quaranta, cinquant’anni fa – sono ormai abbastanza lontani da poterli dichiarare Storia a tutti gli effetti. Anche se ne abbiamo un ricordo che appare vivido (ma in realtà sempre più sfumato nel mito) possiamo guardarli con la giusta distanza, ora che almeno un paio di generazioni si sono avvicendate.   Quella Milano, la mia Milano di quegli anni, non c’è più, come dice...

10 gennaio 1937 – 2 gennaio 2022 / Per Gianni Celati

Davide Ferrario ci ha mandato questo filmato, le immagini sono tratte dal suo film, Mondonuovo, una biografia visiva di Gianni Celati attraverso i luoghi dello scrittore e il suo camminare.      

Una donna ancora segreta / Constance Mary Lloyd: la moglie di Oscar Wilde

Talvolta esistono figure che restano segrete anche nel corso dei secoli: una di queste è sicuramente Constance Mary Lloyd, moglie di Oscar Wilde e madre dei suoi due figli. La “costante” della vita affettiva eterosessuale di Oscar Wilde è stata proprio Constance. Laura Guglielmi ne compone il ritratto in prima persona, identificandosi direttamente con la propria eroina. Il libro, pubblicato nel 2021 dall’editore Morellini nella collana “Femminile singolare”, diretta da Sara Rattaro e giunta alla sua quinta pubblicazione, si chiama Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde. Due sono le epigrafi al libro, una di Virginia Woolf: «In quanto donna non ho patria, in quanto donna non voglio patria alcuna, in quanto donna la mia patria è il mondo intero». La seconda di Alfred Tennyson: «È meglio aver amato e perso, che non aver mai amato».   Scrive Laura Guglielmi: «Questo romanzo biografico non sarebbe potuto esistere senza alcune persone preziose. Innanzitutto, Constance Lloyd Wilde Holland, la protagonista di questa storia. È una donna importante di cui ingiustamente si parla poco, nonostante abbia contribuito, in anticipo sui tempi, al processo di emancipazione...

Il Concerto di Capodanno a Vienna / Le peripezie di Radetzky

La suonano ogni primo giorno dell’anno, da decenni, sempre alla stessa ora – intorno alle 13.30. Fino a non molto tempo fa, c’era la diretta televisiva; adesso è rimasta la radio, perché il piccolo schermo italiano in quel momento è occupato dalle Arie d’opera che giungono dalla Fenice di Venezia, e non è la stessa cosa. Ma il Concerto di Capodanno per antonomasia, il più antico e di più nobile lignaggio – anche solo per il prestigio dell’orchestra che ne è protagonista, i Wiener Philharmoniker – è quello che si svolge nella “Sala d’oro” del Musikverein di Vienna. E la Marcia di Radetzky è la sua invariabile conclusione, il bis di rigore stabilmente iscritto nel programma, a rassicurazione di tutti coloro i quali, ovunque nel mondo, affidano proprio a questa musica un positivo auspicio per l’anno che comincia.     I programmi cambiano, perché la galassia dei Valzer viennesi (e danze assortite) è sterminata e perché l’albero genealogico degli Strauss, autori non unici ma dominanti da sempre nelle locandine, è notoriamente molto ramificato. Solo “Sul bel Danubio blu” e la Marcia di Radetzky sono fissi nei programmi, solo a quest’ultima spetta la chiusura della...

Un libro di Carlo Greppi / Il buon tedesco

In due diverse presentazioni del libro di Carlo Greppi Il buon tedesco, Laterza 2021, a cui abbiamo partecipato, sono emerse due differenti osservazioni da parte di chi introduceva l'incontro. In un contesto di storici specialisti di storia della Seconda guerra mondiale e di Resistenza, un moderatore si diceva colpito dalla leggibilità del testo e della sua qualità narrativa; in una libreria “di qualità”, di fronte a un pubblico generalista di grandi lettori, viceversa chi presentava si premurava di sottolineare la straordinaria ricchezza di fonti, citazioni e note che arricchisce questo lavoro. È sintomatico dunque che entrambi i rilievi, da punti di vista differenti, convergessero sulla natura ibrida – almeno per le categorie merceologie e critiche di maggior diffusione – del libro. Greppi ha scritto un saggio di storia che, attraverso l'approfondimento di più biografie esemplari e con l'utilizzo di tecniche narrative e di uno stile capace di emozionare, mette a tema la questione della diserzione nell'esercito tedesco e del passaggio di soldati della Wehrmacht alla Resistenza. A questo si aggiunge una duplice, ulteriore profondità del libro, che deriva da un lato dalla...

Follett, Ackerman e Stavridis / La Cina e la Terza guerra mondiale

«La Cina è vicina», ammonivano, all’alba degli anni sessanta del secolo scorso, i maoisti nostrani. Dopo la repressione d’Ungheria del 1956, molti “compagni” avevano abbandonato l’adagio staliniano «Addà venì baffone» per sposare la causa della rivoluzione maoista e del suo paradiso immaginario. Bisognava pur trovare una giustificazione teorico-insurrezionale al diciotto politico.  Lo slogan, ben riuscito, era ripreso dal titolo di un libro di viaggio, del 1957, del giornalista Enrico Emanuelli che, ripreso dieci anni più tardi dall’omonimo film di Marco Bellocchio, si trasformerà in un tormentone giornalistico che, non a caso, usiamo anche noi, ancora oggi. Allora, la Cina era tutt’altro che vicina, sia politicamente, che economicamente, che geograficamente (i voli low-cost neanche si sapeva cosa fossero). Ma era soprattutto militarmente ininfluente nello scacchiere globale. Oggi l’inversione e la somma di tutti questi parametri potrebbe portare – almeno secondo la tesi, inquietantemente coincidente, di due libri in testa alle classifiche di vendita internazionali: Per niente al mondo (Mondadori) e 2034 (SEM) – allo scoppio della Terza guerra mondiale, quella che Einstein...

Belle Greene / La donna che creò la Morgan Library

Nella sua immagine più conosciuta Frederick Douglass, girato a tre quarti, fissa l’obiettivo con sguardo severo e bocca serrata, sui capelli folti pettinati all’indietro si intravede una macchia bianca, che avanzerà di fotografia in fotografia a scandire il passare del tempo. È il Diciannovesimo secolo e Douglas è un ex-schiavo che, riuscito a sfuggire al suo destino, diventa attivista per l’abolizionismo, autore, viaggiatore e appassionato oratore. A lui si deve il primo utilizzo del termine “linea del colore” con The Color Line, un articolo scritto nel 1881 per la North American Review: dodici, fitte pagine sul pregiudizio della razza. La linea del colore, insomma, è quella che origina nella schiavitù e va a tracciare un confine di possibilità e privilegio in base al colore della pelle di una comunità o di un popolo. Vent’anni dopo, nel 1903, sarà il sociologo Du Bois a riutilizzarlo in The Souls of Black Folks, un testo eterogeneo in cui memorie, pamphlet, perfino spartiti musicali, si uniscono per raccontare la cultura afroamericana e la segregazione razziale. Du Bois lo elabora proprio negli anni in cui Belle Greener, figlia dell’attivista e primo laureato afroamericano ad...

11 dicembre 1991 - 11 dicembre 2021 / Tobino, l'ultimo romanzo

"Sono conosciuto per essere medico dei matti, stato a tu per tu con loro. Vissi in un manicomio quaranta anni, prima in una sola stanzetta; poi me ne concessero un'altra. Avevo scritto storie di mare: L'angelo del Liponard, Sulla spiaggia e di là dal molo; avevo steso vicende politiche: Bandiera nera, Il clandestino, ma la mia tinta fu quella: medico dei matti".   Difficile contestare che Le libere donne di Magliano (1953), appunto un capolavoro di letteratura manicomiale, non sia forse l'opera migliore di chi ha scritto con un po' di rammarico le righe precedenti. Si tratta di Mario Tobino, di cui riprenderemo alcuni suggerimenti del suo curriculum in chiave di narrativa resistenziale. Non tanto quindi Bandiera nera (1950), racconto ironico del suo triste apprendistato universitario negli anni del regime fascista, né Il deserto della Libia (1951) che ci riporta agli anni vissuti come medico militare durante la Seconda guerra mondiale; piuttosto Il clandestino (1962, premio Strega), con l'aggiunta di qualche poesia che rappresenta l'esordio dell'autore viareggino nelle lettere dal 1934 al '42, e soprattutto il tardo romanzo Tre amici da cui sono tratte le parole iniziali....

Da dove veniamo? / I’m Neanderthal man

Nei pressi di Düsseldorf c’è una valle, thal in tedesco, che deve il suo nome a un certo Johachim Neumann – uomo nuovo, cognome fatidico! – un musicista seicentesco che, seguendo la moda dell’epoca, aveva scelto di grecizzare il proprio nome in Neander. In quella valle nel 1856 ebbe luogo il primo ritrovamento di un fossile umano sconosciuto al quale fu dato il nome di Homo neanderthalensis, uomo di Neanderthal. Le ipotesi su chi potesse essere furono le più varie e fantasiose: un uomo deforme, un cosacco congelato o un nostro predecessore nella scala (che non è una scala ma un complesso e vigoroso cespuglio, la fronda di un gigantesco albero) dell’evoluzione, forse addirittura l’anello mancante (che oggi sappiamo non esistere) tra l’uomo e la scimmia. Certo è che quell’uomo ha abitato il nostro immaginario, prima come una sorta di bruto primitivo e scimmiesco, poi come una specie di buon selvaggio rimasto vittima del feroce e astuto Homo sapiens. Alla fine degli anni Sessanta è diventato quasi un’icona hippy, grazie al successo mondiale di una canzone degli Hotlegs che ripeteva, al suono ritmico di percussioni tribali: I’m Neanderthal man, you’re a Neanderthal girl; let’s make...

Vette conquistate, maestri mancati e colpi di grazia / Sergio Luzzatto. Vita e morte di Guido Rossa

Niente di niente – nessuna opera, nessuna persona, nessun progetto nella storia o nella vita – va preso semplicemente per quel che è. Per quel che dice, o si propone, di essere.  Vale anche per i libri, quando effettivamente si tratta di lavori accurati e fecondi. Preziosi, dunque, per i punti fermi e l'esatta conoscenza che fissano. Per le luci inattese che irradiano. Per la complessità di sguardi a cui conducono. Per le ulteriori strade che indicano. Alle quali, talvolta, alludono. Più o meno consapevolmente.  Perché tutto questo dovrebbe star dentro un libro irrinunciabile. Capace anche di andare oltre. Nel saggio di Sergio Luzzatto, Giù in mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa (Einaudi, pp. 237, euro 16), tutto questo lo trova puntualmente chi non si accontenta di accompagnare, sulla linea del tempo, gli eventi che compongono la biografia di Guido Rossa. Luzzatto procede puntigliosamente, e con esplicito coinvolgimento, ripercorrendo il segmento che corre tra il nascere del protagonista della sua ricostruzione (a Cesio Maggiore, Belluno, 1° dicembre1934) e la sua morte, a 45 anni, (il 24 gennaio 1979, Genova, alle ore 6.30 del mattino, assassinato sulla sua...

Il linguaggio delle emozioni / I no vax del Settecento

“Chi innesta è 52 volte più pio di chi lascia correre!” Questa frase appartiene al repertorio del sacerdote fiorentino Gaetano Veraci, operante nella chiesa di San Miniato. Fu pronunciata nel 1756 nell’Accademia degli Instabili di Firenze, per cercare di arginare le conseguenze del vaiolo, diventate ormai devastanti. La malattia era riuscita infatti a seminare il terrore in Europa per la sua contagiosità e per una letalità altissima, con picchi del 30%. Sembrava quasi impossibile combatterla, anche a causa degli scetticismi e delle resistenze verso le scoperte mediche che attraversavano il corpo sociale. Un esempio eloquente si era avuto già agli inizi del secolo, quando due viaggiatori – il console veneziano Jacopo Pilarino e il dragomanno di origini genovesi Emanuel Timoni – avevano cercato di spiegare che esisteva un metodo per combattere l’epidemia. Nelle loro esperienze nel vicino Oriente, avevano appreso di una pratica plurisecolare proveniente dal cuore del continente asiatico: consisteva nell’usare sostanze ricavate dal corpo dei malati per provocare un’infezione lieve a un paziente sano, rendendolo immune all’insorgere di forme più gravi. Pur provando a interloquire...

Materia per materia / Insegnare la storia

Già prima dell'emergenza Covid, e dei problemi emersi nei quasi due anni di Didattica a distanza, il modo in cui è insegnata la storia nella scuola italiana, segnata dallo stigma di materia  noiosa e nozionistica, era oggetto di grandi riflessioni a causa di una crisi in corso, che investe metodo didattico e canone dei contenuti: a maggior ragione, insegnare e imparare storia acquista ulteriore valore in un momento come questo, se – come io credo – dalle competenze storiche dipendono molte capacità di comprendere la realtà sociale. Non soltanto in nome dell'historia magistra e delle retoriche del “mai più” – a rischio di diventare trite, abusate, moralistiche –, ma perché nel decifrare e comprendere il passato si formano gli strumenti, la grammatica, la sintassi, il vocabolario per l'interpretazione del presente e la progettazione del futuro: gran parte della complessità della realtà si deve alla sua trasformazione nel tempo.   Ora, in una società schiacciata tra presentismo ingombrante e comparatismo selvaggio, tra anacronismi patenti e riferimenti identitari, le competenze storico-storiografiche e il metodo storico-critico sono risorse fondamentali e indispensabili....

Un romanzo di Gianfranco Calligarich / Una vita all'estremo, storia di Vittorio Bottego

Esiste una sfumatura della malinconia, coniata dai militari francesi in Algeria, che venne battezzata con l’espressione “avoir le cafard”. Ovvero, letteralmente, avere la blatta, o lo scarafaggio. L’espressione voleva indicare, nel gergo militare, quella forma di spossatezza che potevano lamentare i soldati, dopo settimane o mesi in terra straniera, circondati dai pericoli, dalla scomodità, e dal ricordo dei propri cari in patria. Nella testa prendevano piede idee nere e truci, come tanti piccoli insetti, che zampettavano lungo il normale corso dei pensieri, lasciando i soldati sfiniti, consumati dallo sconforto.    Il nuovo libro di Gianfranco Calligarich racconta di una pagina della storia italiana che abbonda di demoni: quella dell’esperienza coloniale in Africa. Autore e sceneggiatore (ricordiamo il romanzo L’ultima estate in città, con cui ha vinto il Premio Inedito, e in corso di traduzione in sedici paesi), con il nuovo libro Una vita all’estremo (Bompiani 2021), Calligarich ricostruisce l’avventurosa vita dell’esploratore Vittorio Bottego (1860-1897), mettendosi nei panni di un impiegato della Società Geografica che ne ripercorre le tappe. La struttura del libro...

Un’intervista cinese / Carlo Ginzburg: scrivere di storia significa "Tartufi per tutti”

Microstoria   Lei ha scritto di essersi imbattuto nei documenti poi utilizzati nel libro Il formaggio e i vermi mentre stava lavorando a I benandanti, e di non aver pensato a quei documenti per alcuni anni prima di cominciare a scrivere il libro. Perché si è interessato alle vicende di un personaggio minore come quello?   All’inizio della ricerca che poi confluì nel libro I benandanti trovai un documento scritto da un inquisitore al principio del ‘700: un elenco “dei primi mille processi celebrati dall’Inquisizione in Friuli”, una regione situata al confine nord-orientale dell’Italia. Ogni processo menzionato nell’elenco era accompagnato da un riassunto di poche righe. Cominciai a ispezionare l’elenco, che comprendeva processi contro eretici, streghe e così via, cercando benandanti (i protagonisti di quello che sarebbe diventato il mio libro) – e tutt’a un tratto m’imbattei nel riassunto di due processi contro un contadino [si chiamava Domenico Scandella] che sosteneva che il mondo era nato dalla materia putrefatta. In altre parole, mi trovai di fronte a un riassunto di poche righe, non alla documentazione che analizzai successivamente: un particolare minimo, che però...

Musei dell'Est (4) / La vita quotidiana nella DDR

Un’articolata esposizione permanente, che si trova non nella capitale tedesca ma in una cittadina del Brandeburgo, Lutherstadt Wittenberg, patria di Martin Lutero, porta il nome di Haus der Alltagsgeschichte (Casa della storia della quotidianità). Su quattro piani di mostra, si documentano le specificità della vita di ogni giorno dagli anni Venti alla fine degli Ottanta. Non soltanto DDR, dunque, anche se l’accento sta proprio sui decenni di vita comunista. Realizzate un viaggio indietro nel tempo, siate curiosi, perché qui vi aspetta pura storia contemporanea. Ritrovate un pezzo della vostra infanzia o qualcosa di interessante dalla vita quotidiana di altre persone. Così recita il sito web. Soltanto in tedesco, come tutte le iscrizioni all’interno dell’esposizione. Pochi sono i turisti stranieri che si addentrano in città e il discorso si svolge tra compatrioti, preferibilmente ostalgici. L’iniziativa nasce sulla base di un’associazione, fondata nel 1997 dall’allora borgomastro di Wittenberg, impostata sullo studio dei processi agro-sociali nei nuovi stati federali, che dall’ottobre 2000 si è trasformata in “Centro di ricerca e documentazione per la cultura quotidiana della DDR e...

1 novembre 1921- 1 novembre 2021 / Dieci ragioni per leggere Mario Rigoni Stern

Cent’anni fa, il 1° novembre 1921, nasceva uno dei maggiori narratori del nostro Novecento, autore di opere memorabili come Il sergente nella neve, Il bosco degli urogalli, Storia di Tönle, Quota Albania, Arboreto salvatico, Stagioni. I motivi per leggerlo sono moltissimi. Abbiamo provato a enumerarne dieci.   L’appassionata difesa della natura   Rigoni ripeteva spesso l’avvertimento di Giacomo Leopardi: L’uomo che distrugge la natura taglia le radici del proprio futuro. Presupposto indispensabile per amare e difendere la natura è la conoscenza – sosteneva – l’ambiente naturale dovrebbe essere studiato sin dai primi anni di scuola. I più giovani non devono abituarsi al deserto e al grigiore del cemento, devono sapere che un altro mondo è possibile. Il suo libro Arboreto salvatico, racchiude capitoli ognuno dedicato a un albero diverso, dove la conoscenza naturalistica si intreccia a storie di guerra, di caccia, di passioni umane e letterarie. Rigoni spiegava che della natura dovremmo cogliere parte dell’interesse senza intaccare il capitale. La sua difesa dell’ambiente, con l’invito a fermare il consumo di suolo, la diffusione della plastica, l’inquinamento dell’acqua e...

Complice la notte, di Giuseppina Manin / La pianista e Stalin

È la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo 1953, "nella dacia di Kuncevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra K 488, edizioni Melodija, e quel rantolo affannoso che strema il respiro, soffoca ogni possibile grido di soccorso”. L’uomo d’acciaio, lo zar rosso, il Piccolo padre, Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, giace riverso sul divano, il braccio proteso verso il pavimento, già oltre l’estremo confine tra la vita e il silenzio.  Complice la notte di Giuseppina Manin (Guanda, 2021) si apre in questa stanza blindata nella quale, alla fine di tutto, sopravvive solo il soffio del grammofono.   La protagonista del romanzo è in quel disco che gira a vuoto, nel fruscio della puntina nel solco muto: Marija Veniaminovna Judina, la “pianista più straordinaria, l’artista ribelle amica di tutti i ribelli, da Bachtin a Pasternak, da Mandel’štam a Evtušenko. Una fuorilegge della musica, incurante di regole e forme”, ribattezzata in gioventù la...

Lo spazio urbano tra architettura, cinema e letteratura / Spuntano grattacieli a Milano

Tra le prime scene del Buco (2021), il film che ha vinto il Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Venezia, Michelangelo Frammartino inserisce un documentario della RAI sull’appena inaugurato Grattacielo Pirelli. La macchina da presa, piazzata su un trabattello esterno, riprende, piano dopo piano, la vita degli uffici. A un certo punto, ai piani alti, si riconosce persino un giovane Leopoldo Pirelli. Il Grattacielo è il simbolo della nuova Milano, una delle prime cose che si vedono per chi arriva in città dalla stazione Centrale. Molti in quegli anni arrivano dal Sud e l’immigrato con la valigia e una scatola di cartone sulla spalla, con alle spalle il grattacielo, è uno scatto famoso, anche se un po’ successivo, di Uliano Lucas che racchiude in una foto un’epoca. Milano, il grattacielo e la metropoli (Franco Cesati Editore) è il breve e denso saggio che Alessandro Bosco, studioso di letteratura italiana ma attratto dagli sconfinamenti disciplinari, dedica allo spazio urbano tra architettura, cinema e letteratura (1956-1963).   I massicci bombardamenti degli Alleati, l’afflusso dei fondi del piano Marshall, la vigorosa ripresa economica che anticipò il boom prima che...

Ricordo di un amico / Il dente del pregiudizio

Tra i testi che il nostro amatissimo Aldo Zargani ci aveva lasciato in lettura e per l’eventuale pubblicazione dei suoi scritti, che poi in parte abbiamo raccolto nell’ebook La fortezza della pace che potete gratuitamente scaricare qui, c’era questa introduzione a un libro a cui stava pensando dal titolo “Il dente del pregiudizio”.  La pubblichiamo qui, nel primo anniversario della sua scomparsa che ci ha lasciato un vuoto che difficilmente riusciremo a colmare.   C’era una volta un bimbo con i sensi di milioni di anni prima adatti per qualche savana dell’Africa piena di bestiole da mangiare o esserne mangiati. Il bimbo piccolo nel 1939 si trovava in cucina con la sua mamma, orgogliosa del progresso della civiltà che aveva svelato le verità nascoste.  La mamma, armata di forchetta, infilzava un’arancia, accendeva una candela e simulava alla bell’e meglio il sistema copernicano. Era la Terra, che si muoveva, “la Ter-ra”, e la mamma armeggiava con l’arancia: “Vedi tesoro mio?”. Il Sole-candela non si muoveva, l’ombra sì, e anche la luce e l’arancia. Cambiavano le stagioni e le ore del giorno e della notte, ma il moccolo-Sole restava immobile sulla tavola di marmo....

Pensiero e azione pubblica / Hammarskjöld: la Buona politica

Il 18 settembre del 1961, in un incidente aereo molto sospetto e mai chiarito, vicino all'aeroporto della città di Ndola, dove si stava recando per cercare una soluzione alla crisi provocata dall'insurrezione indipendentista del Katanga dopo la dichiarazione d'indipendenza del Congo, morì l'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Dag Hammarskjöld. Sull'incidente non è stata ancora fatta chiarezza, nonostante la pubblicazione in anni recenti di un'accurata ricerca (cfr.Susan Williams, Who Killed Hammarskjöld? The UN, the Cold War and White Supremacy in Africa, 2011) abbia spinto l'ONU ad aprire una nuova indagine. Negli anni Sessanta, d'altra parte, non ci si facevano molti scrupoli ad eliminare personaggi scomodi, come ad esempio il monaco trappista Thomas Merton, grande e influente oppositore della guerra nel Vietnam, morto nel 1968 in un inspiegabile incidente ancora avvolto nel mistero. Un mistero che ancora avvolge la morte di Enrico Mattei nel 1962 e gli assassinii tutt'altro che chiariti dei due Kennedy (1963 e 1968), di Martin Luther King (1968) e di Malcom X (1965), per citarne alcuni. Capitava allora che, col pretesto di difendere dei grandi ideali, organizzazioni...

Musei dell'Est (3) / La DDR rinata a Berlino

Berlino è la città in cui, rispetto alle due precedenti, esiste una peculiare categoria culturale di cui è necessario tener conto se si parla di vita quotidiana ai tempi del comunismo e di sua rivisitazione museale: la nostalgia, anzi, la Ostalgie. Quel fenomeno di rimpianto per l’Ost (est) che dalla cosiddetta Wende (svolta, crollo del Muro e successiva riunificazione delle Germanie) in poi ha conosciuto diverse fasi e assunto molte sfumature differenti. Una non trascurabile parte degli ex cittadini della Repubblica Democratica Tedesca, a eccezione di quelli che hanno immediatamente colto l’occasione per spostarsi il più lontano possibile dai territori che ancora odoravano di socialismo, prova un sentimento di malcelato fastidio nei confronti della riunificazione.   A quell’evento guarda come a un’annessione da parte del potere forte occidentale che del paese comunista cancellato dalle carte geografiche ha voluto fare piazza pulita e che, liquidandone le pur discutibili componenti politico-ideologiche, non ha risparmiato nulla, né tradizioni culturali, né abitudini quotidiane, né specificità architettoniche. La prevaricazione occidentale, e le sue conseguenze socio-politico-...

Goethe-Institut Torino - Salone del libro / La Russian connection di Chanel

Karl Schlögel sarà al Salone del libro di Torino in collaborazione con il Goethe-Institut Turin e Frankfurter Buchmesse e presenterà sabato 16 ottobre alle ore 15.30 (Sala Internazionale-Padiglione 1)  il suo nuovo libro “Il profumo degli imperi. Chanel N.5 e Rosso Mosca - la storia del XX secolo in due profumi” edito da Rizzoli, che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l’ estratto qui di seguito.   Non era scontato che una sarta e modista, per quanto brava, potesse entrare in contatto con ambienti, e soprattutto con uomini, in grado di spianarle la strada da una piccola realtà di provincia al vasto mondo. Doveva esserci uno spazio in cui Chanel potesse non solo incontrare un certo Boy Capel, il ricco amante che la aiutò ad aprire le sue prime boutique, ma anche stabilire un rapporto con il primo ministro francese Georges Clemenceau o con Winston Churchill, il cui grande momento doveva ancora arrivare. Dovevano esserci luoghi in cui una stilista potesse incontrare un certo duca di Westminster, l’uomo più facoltoso del Regno Unito, disposto a ospitarla continuamente nelle sue tenute, e in cui potesse imbattersi in un membro della famiglia dello zar, che a sua...