“Ma che cazzo sta succedendo in America?” (Prima parte)
Questa è la domanda che mi viene rivolta via mail da amici italiani, o con le stesse parole che ho messo tra virgolette o con un altro vocabolario, ma la sostanza è la stessa. C’è anche chi mi chiede come mai le piazze in America non siano piene di gente che protesta notte e giorno contro l’oscenità di voler deportare chissà dove gli abitanti di Gaza e trasformare quella striscia di terra martoriata in una Dubai del Mediterraneo, e questo ancora prima che circolasse l’ancora più osceno video AI che mostra un statua d’oro di Trump nel centro di Gaza (più o meno con lo stesso effetto della gigantesca statua CGI di Michael Jackson nel trailer di HIStory: altro bell’esempio di mente americana andata in maionese), mentre Elon Musk sulla spiaggia mangia pita e hummus sotto una nuvola di dollari che gli svolazzano intorno.
Non vorrei veramente occuparmi di questi due tarantolati (la definizione non è mia, è di un altro amico che mi ha scritto), ma se devo dire qualcosa, ecco, innanzitutto, dimenticate quel video, non dategli importanza. È un superbo esempio di trolling, fatto apposta per far arrabbiare i quattro quinti della popolazione mondiale come per far gongolare di gioia il rimanente quinto, non perché creda a quello che il video fa immaginare, ma perché gode della rabbia che fa venire agli altri (ognuno si diverte come può). Al di là del trolling non c’è niente, o meglio, ci sarà solo un altro trolling ancora più insultante e più osceno, seguito da un trolling successivo che lo sarà ancora di più. È un’arma di distrazione di massa. Più importanza gli si dà, più raggiunge il suo scopo, che è quello di far rincretinire chi, anche comprensibilmente, ritiene che ci si debba indignare e si mette a urlare in faccia le sue ragioni a chi sta solo pensando: “Ci sei cascato anche stavolta”.
Ma alla domanda seria, se cioè gli Stati Uniti abbiano veramente innescato l’ordigno fine-di-mondo, che evidentemente era già installato nel programma di base e aveva solo bisogno di chi lo attivasse, si può rispondere in due modi. La prima è quella di fare tutti assieme un remake dell’ultima scena del Pianeta delle scimmie, quando Charlton Heston, duemila anni nel futuro, scopre le rovine della Statua della Libertà e grida: “Maledetti, l’avete distrutta! Dannati, dannati per l’eternità!”. La seconda è quella di liberarsi di tutte le false mitologie che tengono ancora prigionieri coloro che stanno cercando di capire cos’è l’America e che cosa sta diventando.
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Il video di Gaza miracolosamente ricostruita e affollata solo di automobili Tesla è l'equivalente dello slogan di Trump di otto anni fa: "Costruiremo un muro sul confine con il Messico e sarà il Messico a pagarlo!". Solo i gonzi ci potevano credere e solo i gonzi ci hanno creduto. Gli altri sapevano che i "liberal" si sarebbero scandalizzati, e scandalizzare i liberal ("owning the libs") è l’unico godimento che gli era rimasto. In questo caso, però, la reazione al primo annuncio di Trump sul futuro di Gaza è stata diversa. Nessuno aveva particolarmente gioito all'idea di popolare Gaza di alberghi Trump, e forse è per tale ragione che quel video è stato realizzato. Se la battuta non fa effetto proviamoci con una più forte, è la legge dello spettacolo. E poi, la tattica di Trump consiste sempre nell’aprire il negoziato con una proposta assolutamente oltraggiosa, che dà uno shock all'avversario e lo costringe a trattare da una posizione di difesa. Lo dice lui stesso nel suo libro The Art of the Deal, il Mein Kampf nei nostri tempi; due libri che nessuno vuole leggere e dove invece c'è scritto già tutto. A questo bisogna aggiungere (compagni, rassegnatevi) che agli americani non importa nulla di Gaza. O meglio, ha smesso di importargliene il giorno dopo le elezioni, anche a quelli che sembrava dovessero manifestare contro Israele fino alla fine dei loro giorni. Non mi fa piacere dirlo, proprio per nulla, ma io lo sapevo che dietro le occupazioni e le bandiere della Palestina non c'era niente di sostanziale, era puro romanticismo. Dopo la repressione del movimento, che è stata esercitata in modo geniale, non tanto malmenando gli studenti, anche se talvolta è capitato, quanto rimuovendo i rettori delle università, non è rimasto più niente.
Del resto, perché e come scendere in piazza quando tutto, intendo tutto, avviene a livello dei social media, che sono in grande maggioranza nelle mani degli stramiliardari alleati con Trump? Viviamo di fatto in una teocrazia dell'informazione. Le interazioni mediatiche sono decise dalla tecnica stessa, elevata a sacra scrittura algoritmica e controllata da un numero ristrettissimo di vescovi-ayatollah, così come nel 1200 si poteva essere ortodossi o eretici, ma sempre all'interno delle coordinate stabilite dalla teologia cristiana. Un “pensiero del di fuori”, per citare Foucault, non era pensabile allora, e non lo è nemmeno adesso. O non ancora.
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L'altra questione è l'elaborazione teorica che sta dietro al potere politico, non solo tecnologico, di Trump e Musk. La mente è quella di Russell Vought, principale autore di quel Project 2025 che è l'agenda in base alla quale si muove la squadra di Trump. Non lui personalmente, lui agisce solo in base al suo istinto, ma il Project 2025 è modellato su ciò che Trump può realizzare in quanto Trump, e che infatti sta realizzando. Si tratta di ciò che Vought chiama "costituzionalismo radicale". In pratica, il parlamento ha troppo potere, ma non lo usa e si perde in idiozie (è, con altre parole, l’accusa di "cretinismo parlamentare" che a suo tempo era stata un’arma vincente del fascismo). Questo potere va dunque trasferito al presidente e al suo esecutivo. A tal fine, bisogna smantellare la burocrazia federale che, sempre secondo Vought, è caduta in mano a "marxisti radicali" (non sto neanche a ridere su questa affermazione).
In circostanze normali, Vought non vedrebbe mai la realizzazione del suo progetto, ma qui interviene la variante anomala. Grazie a Musk e alle sue immense risorse mediatiche ed economiche è possibile “corporatizzare” l'apparato federale, trasformarlo in tutto per tutto in un’impresa di servizi che, anche se non può realizzare profitti (tranne che per chi scrocca un contratto al giorno, come appunto Musk), non può nemmeno permettersi di accumulare debiti, come invece, per vari motivi, accade da più di trent’anni in qua (l’ultimo presidente a pareggiare i conti è stato Clinton). E sarebbe un obiettivo comprensibile, se non fosse che Musk lo sta realizzando facendo licenziare un certo numero impiegati federali (tutti “marxisti”, naturalmente), mentre Trump lo ringrazia tagliando le tasse ai più abbienti, come ha già fatto nel 2017, aumentando ancora di più il debito federale.
E siccome negli Stati Uniti non c’è legislazione sufficiente (è una cosa che ripeto da sempre e sembra che io sia il solo, perché non la trovo detta da nessuno), e se qualcuno ha il potere di fare qualcosa, lo fa, Musk manda i suoi ragazzini cyberpunk a sequestrare la banca dati delle pensioni sociali e nessuno glielo impedisce, perché nessuno ha mai pensato che una cosa del genere potesse accadere e non ci sono leggi che glielo proibiscano, ci sono solo alcuni giudici federali che bloccano l’operazione ma possono sempre essere contraddetti da altri giudici federali. Ora, non credo che in Italia Giorgia Meloni potrebbe mandare CasaPound a sequestrare la banca dati dell'INPS. Non credo che le verrebbe neanche in mente, ma immagino (immagino) che ci sia qualche legge che glielo impedirebbe, e se non è così fatemelo sapere.
Davanti a questa rivoluzione, perché lo è, di fronte a questo scuotimento dell'asse del mondo, andare in piazza non è la soluzione. Lo diventerà quando ad andarci saranno gli elettori di Trump. La sua elezione è stata una rivoluzione dal basso, di gente che l'ha votato perché controllasse il prezzo delle uova. Ma la vera rivoluzione sta venendo dall'alto, e non la fermi con una manifestazione dei liberal nel Mall di Washington, più preoccupati di usare il pronome giusto tra di loro che di elaborare una qualunque strategia. Per il momento, l'opposizione al duumvirato Trump-Musk può venire solo dalle istituzioni di pari grado. I giudici federali non bastano. Per fermare la follia dei dazi ci vuole l’Unione Europea, anche in alleanza tattica con la Cina, perché no (questa sì che sarebbe Grande Politica). La Cina è una potenza imperiale pronta a schiacciare chiunque si metta sulla sua strada, ma è anche una potenza pragmatica. Non è facile mettere d'accordo Voltaire e Confucio, ma non è neanche impossibile. I cinesi sono l'unico popolo al mondo che ha creato una religione intorno a un impiegato statale. Se c'è una cosa che proprio non vogliono vedere, sostenitori del regime o dissidenti, è lo smantellamento dello stato.
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