Il tuo due per mille a doppiozero

Snapshot
Silvia Mazzucchelli

Si è laureata in Scienze umanistiche, ha conseguito un master in Culture moderne comparate e un dottorato in Teoria e analisi del testo presso l’Università di Bergamo. Ha pubblicato due saggi dedicati alla fotografa e scrittrice Claude Cahun, dal titolo "Claude Cahun e Suzanne Malherbe: l'immaginario di un sodalizio" (Sestante, 2012) e "Oltre lo specchio. Claude Cahun e la pulsione fotografica" (Johan & Levi, 2013). Ha collaborato con le riviste Nuova Prosa, Alfabeta 2, Elephant & Castle (Centro Arti visive dell'Università di Bergamo) e PsicoArt (Università di Bologna).

23.06.2021

Il nostro saluto / Gli ultimi pasticcini con Giulia Niccolai

Oggi ho saputo che Giulia Niccolai se n’è andata. Ho guardato fuori dalla finestra di casa, per fissare nella mia memoria il colore del cielo. Era quasi giallo. La luce sembrava avvolgere tutto: gli alberi, il lago, le montagne sullo sfondo. Tutto mi è parso immobile. Forse ho capito cosa significa quando il tempo si ferma per un istante. Mi ha avvisata Nicoletta, una cara amica di Giulia. Non sono riuscita a farle molte domande, non ero preparata. Ho ascoltato le sue parole, quasi incredula, incerta se fosse davvero successo. Nicoletta stava in treno. Credo che a quella luce chiara del cielo, assocerò per sempre lo sferragliare del treno. Il primo giorno d’estate è un buon momento per sgusciare via. E poi, a pensarci, la luce ed i treni mi sono sempre piaciuti. Forse anche questo è un...

23.06.2021

David Jiménez, Noémie Goudal e Antoine d’Agata / Fotografia Europea: un sogno ad occhi aperti?

“Sulla Luna e sulla Terra/ fate largo ai sognatori!”. È con questi versi che Gianni Rodari chiude la sua poesia Sulla Luna. Le stesse parole vengono proposte come titolo del Festival di Fotografia Europea a Reggio Emilia, dopo la cancellazione della passata edizione, dedicata proprio al centenario della nascita dello scrittore. Suggestivo, senza dubbio, che ogni spettatore possa essere considerato un sognatore, nel senso di chi sa guardare oltre il velo del reale per immaginare altri spazi ed altri mondi. E fascinosa è la Luna, realizzata da Marco Di Noia, vincitore della Open call del festival, che fa eco alle parole di Rodari. Nell’immagine, nata da un racconto scritto dall’artista nel 2018 durante un viaggio in Giappone, si vedono molte persone che guardano in alto, stupite dalla...

02.06.2021

Mudec Milano / Tina Modotti dal Messico a Stalin

Dopo la forzata pausa della pandemia, il Mudec ha riaperto con Tina Modotti. Donne, Messico e libertà, a cura di Biba Giacchetti. L’esposizione segue una linea tematica che scandisce le diverse tappe del percorso artistico della Modotti, in un arco temporale che va dal 1924 al 1930. Si possono vedere un centinaio di fotografie, stampe originali ai sali d'argento degli anni Settanta, realizzate a partire dai negativi. Se Tina Modotti, abituata alla luce di Città del Messico, si lamentava che quella di Berlino rendeva le sue foto sottoesposte, considerato lo spropositato numero di mostre a lei dedicate, oggi forse si sarebbe lamentata di una sovraesposizione mediatica. In un tale contesto è estremamente difficile pensare a una mostra che abbia anche solo l’ambizione di dire cose nuove, se...

12.05.2021

Un libro di Paolo Ventura / Autobiografia di un impostore

In copertina si vede il volto di un uomo che fuma una sigaretta. Una spira di fumo si alza verso la sua fronte, la attraversa come un pensiero. Va oltre il suo capo, sembra perdersi nello spazio. Un altro alito di fumo, invece, si sovrappone al suo volto, ricorda una ruga attorno alla bocca. Carne e fumo sembrano composti della stessa materia. Le labbra sono chiuse, l’uomo non sta aspirando, la sigaretta è solo un piccolo tunnel dentro cui soffiare le parole. Fumare è lasciare che una parte di sé esca con il fumo, come una storia.  L’uomo è Paolo Ventura, l’immagine è un autoritratto, il libro si intitola Autobiografia di un impostore narrata da Laura Leonelli (Johan & Levi, 2021).    © Paolo Ventura. Inizia, come spesso accade, dal momento della nascita: “se devo...

21.04.2021

Due libri / Tano D’Amico: compagna fotografia

Nelle pagine iniziali del suo libro Fotografia e destino (Mimesis, 2020), Tano D’Amico pone la domanda: “mentre viene fatta, l’immagine può fondersi con la realtà e cambiarne il percorso? Anche per poco, intendo, anche solo negli attimi in cui l’immagine trova la sua forma, negli attimi in cui occhio e obiettivo sono puntati sulla realtà. Può l’immagine mischiarsi con la vita? (…) L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?”. È molto difficile rispondere. Si può dire che il momento in cui si decide di scattare una foto, a un determinato soggetto e in un determinato modo, si è già deciso da che parte stare. E su questo, né Tano D’Amico, né le sue immagini scendono a compromessi, è fotografia di parte, è partigiana. Chi la osserva comprende che il fotografo è dentro l’...

03.02.2021

Camminare per la città / Giuseppe Varchetta, Di passaggio

Parigi, Amburgo, Vienna, New York, Los Angeles, Milano soprattutto, sono alcune fra le città che Giuseppe Varchetta ha attraversato. Il fotografo non si ferma nelle vie alla ricerca di un soggetto, non attende il tempo dell’occasione da cogliere, della decisione da prendere o del momento da non mancare. Semplicemente passa, in punta di piedi, in silenzio, come appare nel suo libro Di passaggio (Corraini Edizioni, 2020, con un testo di Cristina Battocletti). Al tempo stesso avanza e indugia, in un’insolita mescolanza delle due cose.   Ren, Parigi, 1996 La fotocamera diviene quasi un quaderno degli appunti, un album per gli schizzi. Varchetta fotografa le cose che lo circondano, uomini, animali, edifici. Se la nostra identità è il nostro modo di vedere e di entrare in contatto con...

20.01.2021

Donne e fotografia / Lee Miller, Letizia Battaglia e le altre

La mattina del primo maggio 1947 Evelyn McHale sale all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building e si lancia nel vuoto. Non si schianta al suolo: il suo corpo si arresta sul tetto di un’automobile, quasi intatto. Gli occhi sono chiusi, sembra addormentata; con una mano tiene la sua collana di perle. La fotografia la scatta un certo Robert Wiles, aspirante reporter, e viene pubblicata senza troppi scrupoli sulla rivista Life Magazine come Picture of the Week. È difficile staccare gli occhi da questa immagine, dove la bellezza imperturbabile della donna sembra cercare un impossibile equilibrio con il suo gesto di ribellione estrema. “Una donna che aveva fatto la storia, senza avere una storia”, dice Nadia Busato, che le dedica il suo romanzo Non sarò mai la brava moglie di...

04.11.2020

Galleria Raffaella Cortese / Franco Vimercati. Tête à tête con la zuppiera

Una zuppiera è una zuppiera è una zuppiera potrebbe essere il titolo di una delle più famose serie fotografiche di Franco Vimercati. Il fotografo ed artista milanese la realizza dal 1983 al 1992. Per dieci anni non fa altro che inquadrare questo oggetto e riprenderlo in molti modi diversi: a fuoco, sfuocata, grande quanto il formato della foto, più piccola, che emerge da un uniforme sfondo nero, ruotata sul proprio asse a differenti gradazioni, riassorbita dal bianco dello sfondo. È una piccola zuppiera sbrecciata e consunta dall’uso; la forma arrotondata e la patina opaca la rendono un oggetto immediatamente familiare, quasi legato alla terra, alla civiltà agricola, ricorda il fotografo.  La serie di circa cento scatti scatena immagini ipnotiche la cui potenza attrattiva non è...

14.10.2020

Una conversazione / Jacopo Benassi. Sono un fotografo di compleanni

Jacopo Benassi è sdraiato a terra nel suo studio. Due fotocamere sono puntate su di lui in diverse posizioni. Osservo il suo corpo che si muove. Comincia a suonare la chitarra. Lo fa a modo suo. Pizzica le corde, le sfiora delicatamente. Suona con ogni parte di sé. Abbraccia la chitarra, la tiene sospesa, la appoggia a terra. Le mani e i capelli si muovono in maniera sinuosa in sintonia con i suoni. Un dispositivo fa scattare automaticamente le due fotocamere e le immagini vengono proiettate sul muro. La luce trasforma Jacopo in una statua. Lo sguardo modella il corpo e la fotografia lo pietrifica. Ma al contempo la musica sembra animarlo, il ritmo è il suo respiro. Così anche le foto sembrano prendere vita. Sto assistendo alle prove della performance che metterà in scena al Centro...

30.09.2020

Margaret Bourke-White: dalla diga all’arcolaio

Margaret Bourke-White si trova fuori dal suo studio, all’ultimo piano del Chrysler Building. Si sporge da un doccione a forma di gargoyle e impugna con disinvoltura una folding, una fotocamera di grande formato che permette un completo controllo già al momento dello scatto. La foto, realizzata dal suo assistente Oscar Graubner nel 1935, rende come meglio non si potrebbe i caratteri della fotografa: determinata, audace, eroica. È proprio così che vuole essere considerata dai contemporanei e anche dai posteri: una donna senza alcun timore reverenziale.    Non solo vuole essere guardata, vuole essere unica. “La mia vita e la mia carriera non hanno nulla di casuale. Tutto è stato accuratamente progettato”, scrive nella sua autobiografia intitolata Portrait of Myself. Complicità e...

22.09.2020

Due mostre a Venezia / Jacques Henri Lartigue e Henri Cartier-Bresson

A Venezia sono attualmente in corso due importanti mostre: Le Grand Jeu di Henri Cartier-Bresson e L’invenzione della felicità di Jacques Henri Lartigue. Poco distanti l’una dall’altra, offrono la possibilità di confrontare due modi completamente diversi di concepire la fotografia. Per Cartier-Bresson è vivere nel turbine degli eventi, per Lartigue vuol dire stare fuori dal tempo e vivere nel suo mondo dorato. Entrambi, tuttavia, sono uniti da un’irrefrenabile “pulsione fotografica”. “Io non ho mai mostrato le mie fotografie, salvo ai miei amici e familiari. Del resto è per loro e per me che le facevo, per gioco”: è questo il manifesto di Jacques Henri Lartigue, riproposto su una parete della casa dei Tre Oci, dove è in corso una mostra monografica. Anche la firma è giocosa, dopo l’ultima...

21.08.2020

Le fotografie al Castello Sforzesco / Cesare Colombo. L’occhio di Milano

Un enorme tavolo occupa la sala del Castello Sforzesco dove si tiene la mostra di Cesare Colombo. Tante piccole lampade sono disposte sulla sua superficie. Sembra un immenso piano di lavoro costituito da due pannelli sostenuti da alcuni cavalletti che fanno venire in mente quelli usati dagli imbianchini. Lo sguardo ne è immediatamente attratto. Chi si avvicina e lo scruta con curiosità non ne rimane deluso, anzi, ne subisce un moto di empatia.   Su un lato è stampata la biografia di Cesare Colombo e sull’altro si possono leggere molti dei suoi scritti, legati all’attività di critico e curatore. La luce delle lampade crea un’atmosfera di intimità e favorisce una prossimità con l’autore. Sono lampade disegnate da Philippe Starck, le Miss Sissi, “quasi un grottesco ricordo del...

29.06.2020

Genova 1960/1970 / Lisetta Carmi: travestiti e camalli

“O mi metti in copertina o non accetto”.  È il 1972 e la Gitana ride soddisfatta. Ci è riuscita, ha convinto la fotografa Lisetta Carmi a farsi mettere sulla copertina di un libro: a torso nudo, senza reggiseno, con il volto leggermente rovesciato e i capelli cotonati. Lo sfondo della foto? Nulla è davvero a fuoco. La luce è tutta sul suo corpo. Il libro si intitola “I travestiti”. La Carmi inizia a fotografarli nel 1965 durante una festa di Capodanno e per cinque anni non smette di frequentarli. Ne diviene amica e condivide con loro i problemi della vita quotidiana. Impara a conoscerli: Morena, quella che ha ispirato a Fabrizio De André la canzone Via del Campo, “un po’ mamma di tutte, lettrice di “Bolero Film”, e poi Novia, “una ragazzina giovane e bellissima che lavorava in coppia...

02.06.2020

Fotografia / Visus versus virus

Non esiste una singola immagine che possa dare volto alla pandemia. Ci vorrebbe forse un vuoto, un buco, un taglio. Qualcosa che laceri e poi lasci la sua traccia come una ferita.  Eppure il “panorama scheletrico del mondo”, la sua attuale topografia, ha una forma precisa.  Ho chiesto ad alcune fotografi e fotografe cosa stavano pensando, guardando, facendo in questo momento. Ho proposto loro di realizzare un trittico di fotografie, nell’intento di dare vita a una micronarrazione, una propria storia al tempo del virus. I loro nomi non accompagnano le immagini, ma sono posti in calce all’intera sequenza, per rafforzare l’idea di un insieme di sguardi che dialogano e generano a loro volta nuovi percorsi. Questo vale soprattutto per chi guarda: creare all’interno delle immagini...

10.02.2020

Galleria Nazionale di Praga / Jitka Hanzlová, Silences

Il paese si chiama Rokytník. Un bambino sta fermo in mezzo alla strada. Guarda direttamente nell’obiettivo. Tiene in mano uno scudo e una spada. Sembra che voglia giocare e contemporaneamente ostacolare il passaggio. Lo sguardo è sicuro di sé, quasi impenetrabile. Familiare e perturbante. Una presenza ostinata da cui non si può prescindere, e al contempo un brandello di passato che torna a vivere nel fotogramma. Non c’è dubbio: l’obiettivo è il doppio dello scudo. Poiché Rokytník è anche il paese in cui è vissuta Jitka Hanzlová, l’autrice dello scatto. La sua storia ne è l’emblema. Nata nel 1958 a Náchod, nella ex Cecoslovacchia, fugge ad Essen nel 1982, dove studia Design della Comunicazione. In seguito alla dissoluzione del regime comunista cecoslovacco ritorna al suo paese. “Tutto il...

11.08.2019

I Rencontres di Arles / Esistere, resistere, fotografare

Libuše Jarcovjáková  vive a Praga. Studia all’Accademia del cinema (FAMU), ma le sue immagini sono troppo eccentriche. Non riesce a trovare luoghi dove esporle. Le comunità di lavoratori marginalizzati, i bar degli omosessuali, gli amici e gli amori, che fotografa dal 1970, non si possono mostrare. Questo vale anche per sé, quando si ritrae nuda o si masturba. La Primavera di Praga è stata poco più di un’illusione, e la caduta del muro di Berlino, è molto distante. Praga è una prigione e la fotocamera è il solo mezzo per evadere. L’insostenibile leggerezza dell’essere, e l’incontenibile vitalità del corpo, invade anche le immagini della fotografa. Il pube dell’amica Eva sdraiata su un letto che afferra un bicchiere posato poco sopra gli slip abbassati, dalla serie Killing Summer (...

22.07.2019

Venezia, Tre Oci / Letizia Battaglia. Fotografia come scelta di vita

In questi giorni, a Venezia, presso la Casa dei Tre Oci,  si può vedere “Fotogafia come scelta di vita”, una mostra dedicata a Letizia Battaglia. Trecento immagini raccontano una città, Palermo, per una volta non sovrastata dal marchio “mafia”. Piazze, mercati, parchi, quartieri, talvolta affollati, talvolta deserti, si susseguono di immagine in immagine, mostrando le contraddizioni di una città che la fotografa ha scelto come luogo in cui vivere e lavorare. “Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, a distanza di un cazzotto o di una carezza”, afferma convinta.    Il suo sguardo non ammette esitazioni. Fotografare per il quotidiano l’Ora, dal 1974 al 1992, ha significato correre sul luogo del delitto, essere tempestiva, non avere il tempo per prepararsi allo scatto....

27.06.2019

Carla Cerati a Brescia / Forma di donna: storia di un libro e di un corpo

Alla Galleria dell’Incisione a Brescia si possono vedere circa venti delle fotografie che compongono “Forma di donna”, il libro che Carla Cerati pubblica nel 1978. Il tronco dai seni candidi e prosperosi, le cosce lunghe e rigonfie, la schiena arcuata, il busto rovesciato all’indietro con le braccia tese dietro la testa, la curva del ventre leggermente tondeggiante, un ciuffo di peli pubici sono le forme di un corpo a cui la Cerati decide di dedicare un libro. Dieci anni prima, la fotografa aveva realizzato con Gianni Berengo Gardin un libro destinato ad avere un enorme impatto tanto nella società, quanto nella storia della fotografia: “Morire di classe”, un’inchiesta sui manicomi in Italia e nel 1974, con “Mondo Cocktail”, smaschera il vuoto in cui sono immerse le élites milanesi, divise...

21.05.2019

Costruire la vita con le immagini: Lee Miller e Inge Morath

In apparenza non c’è alcun legame fra Lee Miller e Inge Morath, se non che alle due fotografe, nate a distanza di circa vent’anni, l’una austriaca cresciuta in una famiglia di scienziati e l’altra americana con la passione per Parigi, sono dedicate due mostre, la prima a Bologna, a Palazzo Pallavicini (Surrealist Lee Miller), l’altra a Treviso presso la Casa dei Carraresi (Inge Morath, La vita. La fotografia). Non sono le uniche mostre, in Italia, in cui protagoniste sono delle fotografe: Berenice Abbott a Lecco, Eve Arnold ad Abano Terme, Tina Modotti (conclusa una mostra da poco a Parma, se ne aprirà un’altra a Jesi), mentre a Milano, presso i Frigoriferi Milanesi, “Il soggetto imprevisto” celebra un periodo in cui l’arte e il femminismo dialogano intensamente; il Brescia Photo Festival...

08.03.2019

Mast di Bologna / Thomas Struth. Nature & Politics

Iniziamo dalla fine. L’ultima fotografia della mostra “Nature & Politics” di Thomas Struth al Mast di Bologna si intitola “Seestück, Donghae City”. Si vede il mare. Ci sono quasi tutti gli elementi primordiali entro cui ogni cosa può prendere forma: aria, terra, acqua. Le onde, le rocce, la schiuma portano il nostro sguardo verso la linea dell’orizzonte. Ci invitano ad andare altrove. Cosa rappresenta? Il futuro? O la linea che separa ciò che esiste da ciò che esisterà anche dopo l’uomo? È questa la “Nature” del titolo. Tutto il resto è “Politics”, ovvero ciò che la “polis” è diventata, l’ultimo elemento: fuoco e tecnica.  Le foto mostrano macchine, dispositivi e installazioni di una tecnologia all’avanguardia. Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente...

19.02.2019

Femminismo e crisi della modernità / Soggetto nomade

La mostra “Soggetto nomade”, composta da più di cento immagini, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini inizia proprio nel momento in cui si intuisce che ogni immagine è un luogo di sosta temporanea e per questo ogni immagine deve essere liberata dalla sua natura sedentaria. Rosi Braidotti, a cui si sono ispirate le curatrici, essa stessa nomade e poliglotta, nell’introduzione alla sua raccolta di saggi intitolata proprio Soggetto nomade. Femminismo e crisi della modernità (Donzelli, 1995) riassume così l’essenza del suo lavoro: “in esso si susseguono una serie di traduzioni, spostamenti, adattamenti a condizioni in continuo mutamento. Per dirla in altri termini, quel nomadismo che sostengo come opzione teorica si rivela essere anche una condizione esistenziale”. E inoltre: “il...

22.01.2019

Dario Mangano, Luigi Zoja / Vedere e esserci: due libri sulla fotografia

Una mano tiene fra due dita una fotografia. Si vede un albero molto grande, un prato su cui ognuno vorrebbe sdraiarsi e nuvole bianche nel cielo. La foto si sovrappone alla realtà. Il soggetto sta osservando l’immagine nel luogo dove l’ha scattata, anche se la realtà appare sfocata: le nuvole, il cielo e l’albero sono semplici macchie di colore. Sembra un paradosso. Cos’è più reale? L’immagine o il mondo in cui la stessa immagine e il soggetto sono immersi? È davvero possibile rispondere a questa domanda? Per di più questa immagine costituisce la copertina di un libro, Che cos’è la semiotica della fotografia (Carocci Editore, Bussole, 2018), di Dario Mangano. Ulteriore vertigine semantica, anche se il titolo suona rassicurante e rievoca, attraverso questa ironica provocazione, la fiducia...

14.01.2019

Ange Leccia / Girls, Ghost and War

Due aerei si fronteggiano sulla pista di atterraggio. Due navi enormi, come due cetacei metallici, stanno ormeggiate l’una di fianco all’altra. Due auto stanno una dinnanzi all’altra, con i paraurti che si sfiorano, i fanali accesi e la luce che si fonde nello spazio vuoto. Sembra una scintilla, qualcosa in procinto di svelare un segreto. Anche se la luce non illumina nulla, solo altra luce. Non c’è modo di capire sino in fondo cosa vogliono dirci le immagini di Ange Leccia. Tutto è fermo. Non accade nulla. Forse è per questo ci appaiono misteriose. Cosa significa duplicare? Di che tipo di doppio si tratta? In queste fotografie non ci sono riflessi, scissioni, rifrazioni, ma semplicemente due oggetti uguali e ugualmente reali, chiusi e ostinati nel loro “essere due”.   Ange Leccia,...

27.12.2018

Uliano Lucas / Sognatori e ribelli. Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto

Tre ragazzi corrono per strada con delle bandiere in mano e il passo svelto di chi ha un appuntamento a cui non può assolutamente mancare. Chi corre verso qualcosa trasmette un’idea di cambiamento. I ragazzi non solo corrono verso il futuro, verso il fotografo, verso di noi. C’è qualcosa in più. I loro piedi si staccano dal suolo, e così i loro corpi, ma allo stesso tempo appaiono ancorati ad un preciso istante. Corrono dentro la storia. È questo il tempo dell’immagine. Qui la fotografia è insieme l’occhio della storia che mostra gli eventi, ma è anche nell’occhio della storia, in una zona della tempesta dove regna una calma piatta e il futuro sta per prendere forma. Le pagine del libro di Uliano Lucas, Sognatori e ribelli. Fotografie e pensieri oltre il Sessantotto (Bompiani, 2018) lo...