Categorie

Elenco articoli con tag:

Geografie

(2,466 risultati)

Un saggio dell’economista francese / Thomas Piketty: la Storia maestra di uguaglianza

“Tra le novità che attirarono la mia attenzione durante la mia permanenza negli Stati Uniti, nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni. Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che essa esercita sull’andamento della società: essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti dei nuovi principi, ai governati abitudini particolari”. Con queste celebri parole, Alexis de Tocqueville introduceva nel 1835 il suo studio sociologico e politico, compiuto sul campo oltreoceano, La democrazia in America, indicando subito quello che ai suoi occhi appariva non solo come il principio fondamentale delle istituzioni democratiche americane, ma anche l’ideale e la meta verso i quali vedeva incoercibilmente convergere le aspirazioni profonde e la storia sociale e politica anche degli europei: l’uguaglianza. E più avanti aggiungeva, non senza un tono retorico: “Il graduale sviluppo dell’uguaglianza delle condizioni è un fatto provvidenziale; e ne ha i caratteri essenziali: è universale, duraturo, si sottrae ogni giorno alla potenza dell’uomo; tutti gli avvenimenti, come anche tutti gli uomini, ne favoriscono lo...

21 gennaio 2012 – 21 gennaio 2022 / Vincenzo Consolo: come ho scritto i miei libri

Il 10 agosto del 1999 abbiamo incontrato Vincenzo Consolo nella nuova casa dove si era trasferito da qualche tempo dopo gli anni trascorsi in via Volta, in una abitazione dove mi era capitato di andare a trovarlo e di conversare varie volte con lui. Mi aveva coinvolto persino in un documentario su Mastronardi che aveva girato per la Rai dove lavorava. Avevo anche cominciato a recensire i suoi libri a partire da Nottetempo, casa per casa del 1992, con cui poi aveva vinto il Premio Strega, e a presentarli insieme a lui. Stavamo preparando io e Elio Grazioli un volume della collana di Riga edita allora da Marcos y Marcos, il numero 17 della serie, intitolato Italia due, in cui volevamo fare il punto su arte, letteratura, critica, teatro, nel passaggio al nuovo millennio. Il volume seguiva un precedente libro, Italia, di cinque anni prima composto di un fitto epistolario tra i due curatori – io e Elio – e una serie di autori che appartenevano a varie generazioni che avevano operato negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, una corrispondenza che insieme a testi e interventi occupava oltre 400 pagine: Martegani, Moresco, Cabiati, Guaita, Luigi Grazioli, Cingolani, Claudia...

Damon Galgut / Quattro funerali e una promessa

Mentre leggo La promessa di Damon Galgut (e/o, 2021, traduzione di Tiziana Lo Porto) mi rivedo a Johannesburg, nel 1994, quando con Oliviero Toscani e Fabrica organizzammo al Market Theatre un festival di sostegno a Nelson Mandela. Erano le prime elezioni democratiche in quel Paese e Mandela, tornato libero cittadino e alla testa dell'ANC (African National Congress) dopo quasi trent'anni di prigione, sfidava Frederick de Klerk per la nuova carica di presidente: il primo presidente nero della storia del Sudafrica, proclamato da elezioni libere aperte a tutta la popolazione, e non solo alla minoranza bianca che dominava il National Party. L'apartheid, il sistema legalizzato di discriminazione razziale, era in vigore dal 1948: ai neri non era consentito partecipare alla vita civile, erano segregati nelle township delle grandi città, separati dal resto della popolazione.   Alle soglie del 2000, il paese era ancora preda di questo stato profondo di arretratezza culturale. Votarono diciannove milioni di sudafricani, pazienti, ordinati in file lunghissime ai seggi per dare il loro contributo al futuro del nuovo Sudafrica. Eravamo lì perché Benetton aveva negozi in alcune città e le...

L’ultimo libro / Paolo Cognetti e la felicità del lupo

Paolo Cognetti ed Estoul, due nomi ormai ben conosciuti da chi ama i buoni libri e le montagne dell’arco alpino.  Cognetti racconta per la prima volta il luogo dove ha scelto di vivere ormai da tredici anni in Il ragazzo selvatico, pubblicato nel 2013 da Terre di mezzo: il suo libro forse più evocativo e coinvolgente, arricchito da alcuni importanti capitoli nella ristampa del 2017. E dedica alla sua baita alcune pagine di A pesca nelle pozze più profonde, un agile saggio di letteratura pubblicato nel 2014 da minimum fax.   Gabriele Vuillermin detto rambo e Paolo Cognetti. Chi ha avuto la fortuna di leggere Il ragazzo selvatico e di camminare tra le montagne e i laghi a nord di Estoul è destinato a ricordare per sempre sia quella storia sia quei luoghi. Il borgo è situato in Val d’Ayas, a 1.800 metri di quota, circondato, senza esserne sovrastato, da montagne alte ma facilmente accessibili. Un paesaggio dolce, dove il sole e la luce non mancano mai. La distesa fluida del Lago della Battaglia, duecento metri sopra, invoglia a non salire oltre troppo velocemente, a lasciarsi incantare dai riflessi e dalle piccole onde che li attraversano. E la solitudine del lago...

Un saggio di Giovanni Attili / Civita: parole, visioni del passato e pietre

Le abbiamo sempre considerate come eterne. Creature senza tempo, che ci hanno preceduto e ci sopravvivranno. Cristalli minerali costruiti dalla specie umana ma che posseggono una autonomia e una forza sconosciute a ogni individuo. Sono i nostri artefatti più grandi e più audaci, gli unici a poter rivendicare di somigliare davvero al mondo. Sono gli unici artefatti capaci di trasformare la consistenza e il sapore della Terra, a renderla veramente abitabile e infinitamente più ricca, da ogni punto di vista. Le città sono state il teatro della libertà dei moderni: è tra le loro viscere che abbiamo distillato una forma di vita che si poteva costruire senza dover rispondere all'identità a cui l’avrebbe condannata un cognome e una genealogia; è negli incontri che esse rendevano possibili che i corpi hanno creato genere e comunità indifferenti alle anatomie; è negli edifici che la componevano che si è prodotta una ricchezza chiamata, almeno teoricamente, a circolare tra tutte e tutti; è nella parola scambiata tra le strade e le piazze che il sapere si è liberato dalle tradizioni e si è aperto a un futuro senza pregiudizio e il piacere ha trovato la forza di sfidare tutti i possibili tabù...

Un libro di Alberto Saibene / Milano: la città che non c’è più

Io e Alberto Saibene abbiamo la stessa età. Lui è del 1965 io del 1966, ma per una questione scolastica (ho fatto prima e seconda elementare in un anno, è una lunga storia) sono cresciuto attorniato da ragazzini del ’65. (Questo per dire che dall’infanzia fino alla fine delle superiori l’età non è mai in senso stretto quella anagrafica ma quella scolastica). Siamo nati e cresciuti, cioè, nella stessa città e negli stessi anni. Perdonate il tono personale di questa che non è una recensione del libro di Saibene – Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più – ma un parlarci attorno. Ché il libro mi ha fatto molto riflettere e a ben vedere è questo che ogni buon libro dovrebbe saper fare. La prima delle mie considerazioni, banale forse ma inevitabile, è che quegli anni – trenta, quaranta, cinquant’anni fa – sono ormai abbastanza lontani da poterli dichiarare Storia a tutti gli effetti. Anche se ne abbiamo un ricordo che appare vivido (ma in realtà sempre più sfumato nel mito) possiamo guardarli con la giusta distanza, ora che almeno un paio di generazioni si sono avvicendate.   Quella Milano, la mia Milano di quegli anni, non c’è più, come dice...

Un saggio di Schiavone e Galli della Loggia / Una profezia per l’Italia: ritorno al sud

Non sempre la fusione tra due soggetti ha un esito felice. In politica abbiamo più di un esempio di amalgama mal riuscito. E anche nella scrittura non è facile fondere due personalità, due intelligenze, due stili di pensiero diversi. Sono certo – conoscendoli bene – che un timore del genere lo abbiano avuto anche Galli della Loggia e Schiavone durante la stesura di Una profezia per l’Italia. Ritorno al sud (Mondadori, 2021). Ebbene, adesso posso dire che era un timore infondato. Non perché i due autori non siano diversi – lo sono, nelle competenze disciplinari, nella prospettiva analitica, nel carattere. Ma perché in questo caso le loro differenze, anziché stridere, hanno interagito positivamente, sommandosi in un saggio di grande qualità – solido, coraggioso, innovativo. I due tratti più marcati del loro modo di lavorare e, prima ancora, di pensare – l’ampiezza e la profondità ermeneutica da parte di Schiavone, la nettezza e l’incisività di giudizio da parte di Galli della Loggia – sono confluiti in un disegno che mette a frutto le loro differenze, senza perdere in unità e compattezza. Quello che ne è risultato è un quadro complesso, interrogato da due angoli di visuale diversi,...

Nastassja Martin e il corpo umano-non umano / Incontrare l’orso

Sono una donna seduta sugli scalini a mangiare pane e bacon.  Quello è un orso.  Non un orsacchiotto di peluche, non l’orsetto dei cartoni animati,  non il koala della compagnia aerea.  Un orso vero. Marian Engel, Orso   25 agosto 2015, Ključi, penisola della Kamčatka, estremità orientale della Russia, zona inaccessibile che ospita una base segreta dell’esercito russo. Il paesaggio è vulcanico, la foschia va e viene, il freddo della tundra ad alta quota è intenso. Su un altopiano arido Nastassja Martin, una ragazza di ventinove anni, non si rende conto, a causa delle asperità del terreno, della presenza di un orso bruno. Non è in agguato, ed è sorpreso quanto lei di ritrovarsi faccia a faccia a due metri di distanza con un altro vivente, difficile ignorarsi. L’orso mostra i denti, lei fa lo stesso. Un gesto incauto: l’orso la butta a terra e le morde il volto e la testa, lei vede le fauci buie e sente le ossa scricchiolare. Le strappa una parte della mascella assieme a due denti, poi la morde alla gamba. Lei sferra un colpo di piccozza sul fianco destro e l’animale si allontana sanguinante, portando via con sé un pezzo della sua preda. Lei si stringe la...

La mostra al Museo Civico, Bassano del Grappa / Ruth Orkin. La ruota dell’occhio

Nel 1939 Ruth Orkin ha 17 anni e desidera vedere l'Esposizione Universale di New York City. Decide di andarci in bicicletta. Riesce a convincere i genitori a lasciarla viaggiare da sola; talvolta fa l'autostop e poi pedala per oltre 2000 miglia. Lungo il tragitto da Los Angeles a New York tiene un registro delle tappe di questo viaggio, inserendo per ogni foglio diverse immagini che testimoniano il suo passaggio. Stranamente lo sfondo è nero e le didascalie, redatte con una calligrafia minuta, sono visibili grazie a un inchiostro bianco, proprio come faceva sua madre Mary Ruby, attrice di film muti, quando documentava le riprese dei suoi film.    Per la giovane viaggiatrice è molto importante testimoniare il proprio passaggio, serve a dimostrare, innanzitutto a sé stessa, che quello che ha visto è realmente accaduto, che è proprio lei la protagonista di un lungo viaggio: Washington, Chicago, New York. Attraversare l’America significava lasciarsi dietro il proprio mondo e, di pari passo, segnare ogni giorno un piccolo avanzamento nella propria emancipazione: 17 anni, un paese sconfinato, una fotocamera e una bicicletta. La macchina fotografica l’aveva ricevuta in...

La pandemia come un fatto sociale / Virus e Polis

La pandemia come ‘fatto sociale totale’ non è stata ancora studiata. Riguarda la nostra capacità di difenderci da un evento globale mai prima presentatosi in modo così grave e pervasivo, e di prepararci alle prossime possibili catene di trasmissione virale accelerate dalla globalizzazione scriteriata che ha moltiplicato la circolazione mondiale di merci, persone e virus. Imponendo una dimensione mondiale alla polis che resta invece confinata alla domus di ciascuno, con risposte sanitarie, misure restrittive, anarchie normative del tutto casuali e variabili. Riguarda la nostra capacità di accogliere e tollerare misure di stretta regolazione dei movimenti di una società individualistica di massa. E di sottoporci alle ripetute ma necessarie vaccinazioni, di sopportare il tracciamento degli spostamenti e dei contatti, di uniformarci alle altre misure di protezione individuale (come l’uso delle mascherine, un fatto per noi eccezionale ma abituale in paesi come il Giappone). Di affrontare la presenza di minoranze antivaccino e antirestrizioni che provocano il doppio paradosso di aumentare la diffusione del virus a danno di tutta la polis e di consumare beni pubblici ospedalieri in...

Il cinema alchemico di Marco Martinelli / Fedeli d’Amore. Il film

Un altro Dante ancora. Marco Martinelli e Ermanna Montanari da anni scavano la Divina Commedia e il suo autore. Ci hanno regalato opere di grande fascino, realizzate coinvolgendo nei cori decine di cittadini, Inferno del 2017 e Purgatorio del 2019. Nel frattempo e in attesa del Paradiso, bloccato dalla pandemia, hanno raccontato “di traverso” il poeta, la ricchezza della sua riflessione, la luce della sua poesia, l’aura che riverbera da lui verso di noi. Lo hanno fatto in uno spettacolo concerto buio e intenso, fedeli d’Amore, sette episodi unificati dalla voce narrante di Ermanna Montanari, dalla musica di Luigi Ceccarelli, da un viaggio immaginale tra bui, controluce, apparizione di strutture metalliche, emersione di affreschi, perpetrato da Martinelli come graffi fin sotto la pelle del Dante più conosciuto (su doppiozero lo ha raccontato Anna Stefi, qui).    Ora quel testo e il suono di quello spettacolo, ossia “le voci” di Ermanna Montanari e della strumentazione musicale di Luigi Ceccarelli, diventano due delle molteplici piste di un film che allarga la visione, dall’interno dell’anima del poeta al suo intero mondo (e al nostro). Il racconto diventa sogno o...

Su Netflix il Leone d’Argento / Jane Campion, Il potere del cane

Nelle numerose versioni della Bibbia tradotte in italiano, al ventunesimo verso del Salmo 21 (o 22, secondo la numerazione ebraica) non sempre si trova il riferimento al potere del cane. “Deliver my soul from the sword, my darling from the power of the dog”, così si aprono e chiudono il romanzo di Thomas Savage del 1967 e il nuovo film di Jane Campion, che le è valso il secondo Leone d'Argento personale alla Mostra di Venezia ed è ora disponibile su Netflix; la frase che dà il titolo a entrambe le opere si trova nella traduzione inglese della Bibbia scelta dallo scrittore statunitense. Un lettore italiano che consultasse la versione della Conferenza Episcopale Italiana del 2008, invece, leggerebbe un’invocazione leggermente diversa: “Libera dalla spada la mia vita, dalle zampe del cane l'unico mio bene”.   L’inglese The Power of the Dog, tradotto letteralmente nelle versioni italiane sia del romanzo sia del film e già presente anche in alcune trasposizioni italiane della Bibbia, è più evocativo ma il senso non cambia: tutto il salmo è un'invocazione accorata rivolta a Dio per non essere lasciati soli, per ottenere protezione e salvezza. Una richiesta d'aiuto che tra l'altro...

Follett, Ackerman e Stavridis / La Cina e la Terza guerra mondiale

«La Cina è vicina», ammonivano, all’alba degli anni sessanta del secolo scorso, i maoisti nostrani. Dopo la repressione d’Ungheria del 1956, molti “compagni” avevano abbandonato l’adagio staliniano «Addà venì baffone» per sposare la causa della rivoluzione maoista e del suo paradiso immaginario. Bisognava pur trovare una giustificazione teorico-insurrezionale al diciotto politico.  Lo slogan, ben riuscito, era ripreso dal titolo di un libro di viaggio, del 1957, del giornalista Enrico Emanuelli che, ripreso dieci anni più tardi dall’omonimo film di Marco Bellocchio, si trasformerà in un tormentone giornalistico che, non a caso, usiamo anche noi, ancora oggi. Allora, la Cina era tutt’altro che vicina, sia politicamente, che economicamente, che geograficamente (i voli low-cost neanche si sapeva cosa fossero). Ma era soprattutto militarmente ininfluente nello scacchiere globale. Oggi l’inversione e la somma di tutti questi parametri potrebbe portare – almeno secondo la tesi, inquietantemente coincidente, di due libri in testa alle classifiche di vendita internazionali: Per niente al mondo (Mondadori) e 2034 (SEM) – allo scoppio della Terza guerra mondiale, quella che Einstein...

Tirature, censura e traduzioni / Leggere in Asia

Chi lo sa se in Asia si legge, e chi legge, e quanto si legge. Una Accademia Cinese per la Stampa e le Pubblicazioni presentò nel 2020 il risultato di una ricerca, precedente la pandemia: l’81% dei cinesi legge. Sarà vero? Questi signori apparecchiano un dato cui è difficile credere: il 92% per cento dei genitori di bambini sotto gli otto anni passa in media 25 minuti al giorno leggendo insieme ai figli. Bello pensarli lì, i padri le madri e i bambini, ma i dati rilasciati in Cina vanno presi con beneficio di inventario. In India invece i dati sono difficili da raccogliere, perché una immensa popolazione rurale resta scollegata al resto della società, dentro a una bolla, sì, o dentro a una bolla sta chi non li sa raggiungere: una decina di anni fa solo tre giovani su quattro erano alfabetizzati e si stimava che uno su quattro leggesse. In Malesia il Malay Mail (Kuala Lumpur è sede di una importante fiera del libro per bambini e ragazzi) sosteneva prima della pandemia che tre persone su quattro comprassero almeno un libro l’anno: più che in Italia.   Per quel che ne ho visto io, le frequenti lamentazioni italiane sulle abitudini di lettura non trovano riscontro in Cina, mai...

25 anni di Arte all’Arte / La Galleria continua

Nel piccolo feudo incantato di Continua – formato dalla Galleria, con le quattro sedi nel centro della graziosa cittadina toscana di San Gimignano, e dall’Associazione Arte Continua –, si sono recentemente svolte le celebrazioni dei 25 anni di Arte all’Arte. Oramai operativa a livello internazionale (e i suoi avamposti sparsi per il globo lo confermano), la Galleria, sin dal suo esordio, rese immediatamente manifesta un’attività sensibile, attenta a cogliere, captare, individuare, le diverse espressioni artistiche sviluppate nei diversi angoli del mondo, rispondendo, al contempo, ai desiderata di un pubblico eterogeneo e diversificato. Già nel lontano 1990, intraprese un percorso dicotomico: da una parte quello della Galleria vera e propria, dall’altro quello avviato con la costituzione ad hoc dell’Associazione, per seguire e affrontare, con vesti diverse e dedicate, i progetti di volta in volta sostenuti e sviluppati, ora dalla Galleria, ora da Arte all’Arte.      Un anniversario, quello recentemente festeggiato, che ha visto la chiamata a raccolta dei curatori che, agli albori dell’avventura avviata nel 1996 e conclusasi nel 2005, si sono imbarcati nell’impresa,...

La città esperienziale / Stadi di alterazione

Sebbene in ritardo, anche l’Italia si vedrà sempre più investita dal vasto processo di privatizzazione degli impianti sportivi, soprattutto legati al calcio. Oggi il nostro paese sconta una condizione di evidente alterità rispetto ai principali mercati sportivi europei: solo quattro stadi in serie A, ovvero il 20% del totale, sono di proprietà dei rispettivi club; in Spagna la percentuale sale al 40%, in Germania al 61%, per finire con l’80% in Inghilterra. La proprietà pubblica è dunque, nel nostro paese, ancora la forma consueta del rapporto tra squadra di calcio e impianto di gioco, proprietà che è generalmente del Comune di riferimento, e solo in un caso (lo stadio Olimpico di Roma) di proprietà di un ente statale, il Coni. La transizione in atto comporta notevoli problemi, che però insistono su questioni tra loro differenti: da quella sportiva, legata alle capacità competitive delle squadre italiane nel contesto internazionale, alla sostenibilità finanziaria dei club; dalla competizione economica tra città, che sfrutta lo stadio come attrattore di capitali internazionali, per finire alla dimensione urbana, correlata allo stadio come importante elemento del paesaggio...

Museo d’arte di Gallarate / Il muro tra noi

Un po’ di follia e insieme la vita e la storia reale, un po’ di concettualità ma insieme intimità e collaborazione... Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini lavorano in coppia ormai da trent’anni, coppia anche nella vita, come si suol dire; realizzano e firmano le opere insieme, hanno adottato due figli, Rosa Dao e Tito Vinh Phuc, di origine vietnamita. Nel progetto ora esposto al Maga, Museo d’arte di Gallarate, la relazione opere-figli è il nucleo da cui partono tutte le sue diramazioni e stratificazioni. L’esposizione si intitola The wall between us, il muro tra noi. Ognuno dei tre termini è carico di senso. La famiglia Pellegrin vive a Berlino da anni, lì c’era un muro dal significato epocale sia per la sua erezione sia per la sua caduta, diventato il muro per antonomasia e il simbolo di ogni muro. L’idea surreale, in questo senso un po’ folle, che il duo ha concepito è stata quella di navigare nelle strade della città. Al centro dell’esposizione sta infatti una multiproiezione, su tutte e quattro le pareti della stanza, che mostra questo viaggio duplice, forse anche triplice. La famiglia sta su una piccola barca a vela trainata da un’automobile esattamente lungo il percorso...

Una nuova traduzione / Gli addii di Juan Carlos Onetti

Gli addii (Sur 2021, traduzione di Dario Puccini) è un libro dal quale non ci si separa mai, non lo si saluta, non lo si dimentica. L’effetto di questo romanzo agisce sul lettore in maniera opposta al titolo, quasi ossimorica,  e crea un legame che resiste ai distacchi raccontati da Onetti. Soprattutto genera uno stato di partecipazione alla trama (che poi vera trama non è) disponendo disorientamento e attrazione, sgomento, senso di perdita, chiarore, mille bagliori che si fanno fascio di luce, spiegandoci che le nostre vite potrebbero non esistere per quello che sono, ma potranno continuare a essere raccontate attraverso la letteratura, la cosa che ci riguarda secondo Onetti, la sola che sappia orientare il passato verso il futuro. Gli addii è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, molto amato e controverso, discusso, è considerato da molti il capolavoro di Onetti; di sicuro, come ha più volte dichiarato, il suo preferito. Prima di proseguire però bisogna fare una riflessione sulla parola capolavoro rispetto a Onetti, perché la sua opera intera lo è. Come potremmo scegliere tra La vita breve e Il Cantiere (entrambi ripubblicati quest’anno sempre da Sur, per...

Almodóvar, Sciamma, Sorrentino / L’immagine della madre: sdoppiamenti, traumi e memorie

Tra i film più belli del 2021 ci sono tre opere molto diverse, che tuttavia sembrano dialogare intorno a come oggi si possa ripensare il cinema in quanto immagine del tempo. Si tratta di Petite Maman, di Céline Sciamma, Madres Paralelas, di Pedro Almodóvar, e È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino.  La madre è il comune nucleo simbolico e formale attorno al quale questi lavori ruotano, in due casi fin dal titolo. Ma la madre non funziona semplicemente da contenuto, evento emotivo, o ricordo, bensì come immagine costitutiva e strutturante. La presenza di una situazione materna variamente modulata (ora sviluppata come espediente fiabesco, ora come dispositivo drammatico di intreccio, ora come messa in scena del passato) opera come varco dove scavare, anzitutto in senso filmico, possibilità diverse di riconsiderazione e di rielaborazione formale del passato.  Sia Sciamma, che Almodóvar che Sorrentino hanno costruito trame originali piene di sdoppiamenti, ripetizioni e elementi trattati in maniera seriale e parallela; è come se la finzione, attraverso le simmetrie, costruisse effetti di tensione per via di immagini che a forza di riflettersi possono scoprirsi nuove e...

Tra cinema e letteratura / Dovlatov, le sigarette e l'underground sovietico

Sergej Dovlatov (1941-1990) è stato uno scrittore sovietico (almeno per appartenenza cronologica) di origine ebraico-armena, vissuto non senza difficoltà in URSS ed emigrato negli Stati Uniti nel 1978.   Lo scrittore Sergej Dovlatov. Il film a lui ispirato, Dovlatov, produzione russo-polacco-serba per la regia di Aleksej German junior (in italiano il titolo si arricchisce di una discutibile integrazione “i libri invisibili”), ha debuttato alla Berlinale del 2018 dove è stato insignito dell’orso d’argento per il miglior contributo artistico. Immediatamente dopo la prima berlinese ha fatto la sua comparsa sugli schermi russi; inizialmente la proiezione era stata prevista soltanto per quattro giorni, dall’1 al 4 marzo 2018, ma visto il successo (il film sarebbe arrivato in Russia a contare 396.413 spettatori) ne fu autorizzato il prolungamento fino all’11 dello stesso mese.   Il manifesto russo del film. Il manifesto italiano del film. La pandemia impedì la sua circolazione nei cinema italiani e solo il 4 novembre di quest’anno è approdato alla distribuzione nel nostro paese. Data non casuale, omaggio alla festa dell’unità nazionale russa eliminata dal calendario...

Mercanti di verità

Leggere Jill Abramson è come attraversare gli ultimi vent’anni della nostra vita, almeno nel rapporto con i giornali, o meglio, con l’informazione. E c’è una data precisa che come l’anno zero segna non simbolicamente il cambiamento di fase: l’11 settembre 2001. “I giornali distribuiti quel martedì mattina – scrive Abramson – diventarono obsoleti non appena si schiantò il primo aereo e l’intera popolazione degli Stati Uniti si trovò a dipendere dalle trasmissioni televisive e dalle notizie online”. Ognuno ha il suo ricordo, di quei momenti. Io ero alla Fnac di place d’Italie a Parigi, stavo comprando un televisore per l’ufficio di corrispondenza di La Stampa. Ero di fronte a un’intera parete di schermi accesi, ognuno collegato con una diversa emittente dal mondo. E su quella parete, nel giro di pochi minuti, attraversata da un unico impulso, proveniente da un unico punto del pianeta, come in un domino elettronico, gli schermi si sono messi a lampeggiare a catena riproducendo infinite volte lo schianto sulle Twin Towers.   L’istinto mi diceva di correre al giornale e far la mia parte nel racconto di quella giornata. Ma di fronte a quelle immagini, alla storia, alla vita,...

Un libro di fotografie di Ramak Fazel / Silicon Valley – No _ Code Life

Cos’è la Silicon Valley? Dove si trova, come vivono, chi sono davvero gli abitanti di una zona fantasma, difficilmente circoscrivibile sulle mappe? Ramak Fazel ha cercato di mostrarlo, in un lavoro crudamente documentativo sviluppato tra il 2019 e il 2020 (proprio poco prima che esplodesse l’allarme pandemia) nell’arco di sei settimane, nel libro Silicon Valley – No_Code Life.  “Loro sanno tutto di noi, ma noi cosa sappiamo sulla vita nella Silicon Valley?”, è stata la domanda scatenante durante una cena avvenuta nel 2016 in un ristorante in Piazza Duomo a Milano tra quelli che sarebbero diventati i fondatori del progetto “Tod’s No_Code”, inaugurato nel 2019, che vuole appunto sistematizzare varie discipline, integrando le nuove tecnologie con l’artigianato italiano, per portare a galla i temi salienti della nostra contemporaneità. Per questo motivo hanno subito coinvolto Ramak Fazel, nato nel 1965, ingegnere meccanico e fotografo cresciuto tra Teheran, Utah e Indiana.    Fazel, come si legge nella breve nota biografica dedicatagli all’inizio dell’elegante e voluminoso libro edito da Rizzoli New York e in Italia da Mondadori Electa, “lavora dentro, intorno e...

L’ambiguità del campione / Roger Federer è esistito davvero?

Nei miei anni del liceo c’era qualcosa di fondamentalmente immutabile, al di là della mia strabiliante mediocrità come studente: il giorno precedente all’inizio dell’anno scolastico coincideva invariabilmente con la finale del singolare maschile dell’Open degli Stati Uniti. Si trattava di una situazione piuttosto frustrante, perché la combinazione tra l’orario d’inizio della partita – non prima delle 22 italiane – e la sveglia del giorno successivo – le 6.50 del mattino – impediva di godersi pienamente lo spettacolo promesso. In realtà, il problema finì per non porsi mai. Più che scontri, quelle partite si rivelarono brutali, impietose dimostrazioni di onnipotenza tennistica. Roger Federer poteva permettersi di perdere un set di tanto in tanto (tra 2004 e 2008 ne concesse uno ad Agassi nel 2005 e uno a Roddick nel 2006), ma non traspariva mai la benché minima sensazione che quegli incontri potessero prendere una direzione differente. In quegli anni, la presenza di Federer nelle nostre vite era totale, perfino ingombrante. Mi sorprendevo ogni giorno della sua capacità di essere amato senza riserve, ovunque e comunque; in un mondo dove le grandi figure centrali dello sport...

Dijon, 22/27 novembre / Imparare ad aprire le ombre

lunedì   Mi trovo a Dijon da due giorni per l’allestimento di un’opera di Haydn, L’isola disabitata, che debutterà sabato prossimo. Luigi è qui da poco meno di un mese a provare coi cantanti. Al mio arrivo trovo Madame Devret ad accogliermi nell’appartamento di rue Berbisey che l’Opéra mi ha destinato. Da quando siamo stati chiusi, ogni volta che mi trovo ad alloggiare in una casa non mia, molto spesso in realtà, non riesco a non pensare come sarebbe trascorrerci un intero lockdown. Questa casa è calda e confortevole, ha il soffitto e i pavimenti in legno e una bella vetrata che divide la zona giorno dalla zona notte. Solo che ha punti luce decentrati e soffusi, di quelli che mandano morbidi aloni ocra tutto intorno e sembra fatta solo per trascorrerci serate infinite a chiacchierare con gli amici, magari con un bicchiere tra le mani (questa casa, infatti, è piena di bicchieri, tutti bellissimi).   Io però dovrò scriverci e studiare, almeno per il tempo che non trascorrerò in teatro. La prima cosa che faccio rimasta sola, dunque, è svitare e riavvitare freneticamente le lampadine e spostare ogni lampada possibile per concentrare la luce in un punto che coincida quanto...