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Politica

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Reggio e il suo sindaco / Il fascino discreto del comunismo emiliano

Il mestiere di sindaco è particolarmente difficoltoso. Chi fa il sindaco non può adottare quella strategia di distanza rispetto alle persone che viene spesso utilizzata dai leader politici di livello nazionale. In una città di provincia, la tipica città italiana, un sindaco era già conosciuto personalmente prima di venire eletto e continuerà ad esserlo anche alla scadenza del suo mandato. È costretto pertanto a mantenere un rapporto di costante dialogo e ascolto con i suoi concittadini. Allo stesso tempo, però, deve anche saper assumere una funzione di leader. Deve cioè prendersi le sue responsabilità e cercare di trascinare la comunità formata dagli abitanti della città verso traguardi nuovi e possibilmente ambiziosi. Per questo motivo, sono poco numerosi i sindaci che hanno saputo svolgere al meglio il loro mestiere. Renzo Bonazzi è probabilmente uno di questi. Il lettore si sarà chiesto a questo punto chi è Renzo Bonazzi. Una risposta esauriente ce la dà Giordano Gasparini in un libro da poco pubblicato presso l’editore Aliberti: Renzo Bonazzi. La cultura a Reggio Emilia. 1942-1976.   Gasparini, dirigente culturale che a Reggio Emilia è stato direttore dei servizi...

Damon Galgut / Quattro funerali e una promessa

Mentre leggo La promessa di Damon Galgut (e/o, 2021, traduzione di Tiziana Lo Porto) mi rivedo a Johannesburg, nel 1994, quando con Oliviero Toscani e Fabrica organizzammo al Market Theatre un festival di sostegno a Nelson Mandela. Erano le prime elezioni democratiche in quel Paese e Mandela, tornato libero cittadino e alla testa dell'ANC (African National Congress) dopo quasi trent'anni di prigione, sfidava Frederick de Klerk per la nuova carica di presidente: il primo presidente nero della storia del Sudafrica, proclamato da elezioni libere aperte a tutta la popolazione, e non solo alla minoranza bianca che dominava il National Party. L'apartheid, il sistema legalizzato di discriminazione razziale, era in vigore dal 1948: ai neri non era consentito partecipare alla vita civile, erano segregati nelle township delle grandi città, separati dal resto della popolazione.   Alle soglie del 2000, il paese era ancora preda di questo stato profondo di arretratezza culturale. Votarono diciannove milioni di sudafricani, pazienti, ordinati in file lunghissime ai seggi per dare il loro contributo al futuro del nuovo Sudafrica. Eravamo lì perché Benetton aveva negozi in alcune città e le...

Un libro di Alberto Saibene / Milano: la città che non c’è più

Io e Alberto Saibene abbiamo la stessa età. Lui è del 1965 io del 1966, ma per una questione scolastica (ho fatto prima e seconda elementare in un anno, è una lunga storia) sono cresciuto attorniato da ragazzini del ’65. (Questo per dire che dall’infanzia fino alla fine delle superiori l’età non è mai in senso stretto quella anagrafica ma quella scolastica). Siamo nati e cresciuti, cioè, nella stessa città e negli stessi anni. Perdonate il tono personale di questa che non è una recensione del libro di Saibene – Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più – ma un parlarci attorno. Ché il libro mi ha fatto molto riflettere e a ben vedere è questo che ogni buon libro dovrebbe saper fare. La prima delle mie considerazioni, banale forse ma inevitabile, è che quegli anni – trenta, quaranta, cinquant’anni fa – sono ormai abbastanza lontani da poterli dichiarare Storia a tutti gli effetti. Anche se ne abbiamo un ricordo che appare vivido (ma in realtà sempre più sfumato nel mito) possiamo guardarli con la giusta distanza, ora che almeno un paio di generazioni si sono avvicendate.   Quella Milano, la mia Milano di quegli anni, non c’è più, come dice...

Un libro di Carlo Greppi / Il buon tedesco

In due diverse presentazioni del libro di Carlo Greppi Il buon tedesco, Laterza 2021, a cui abbiamo partecipato, sono emerse due differenti osservazioni da parte di chi introduceva l'incontro. In un contesto di storici specialisti di storia della Seconda guerra mondiale e di Resistenza, un moderatore si diceva colpito dalla leggibilità del testo e della sua qualità narrativa; in una libreria “di qualità”, di fronte a un pubblico generalista di grandi lettori, viceversa chi presentava si premurava di sottolineare la straordinaria ricchezza di fonti, citazioni e note che arricchisce questo lavoro. È sintomatico dunque che entrambi i rilievi, da punti di vista differenti, convergessero sulla natura ibrida – almeno per le categorie merceologie e critiche di maggior diffusione – del libro. Greppi ha scritto un saggio di storia che, attraverso l'approfondimento di più biografie esemplari e con l'utilizzo di tecniche narrative e di uno stile capace di emozionare, mette a tema la questione della diserzione nell'esercito tedesco e del passaggio di soldati della Wehrmacht alla Resistenza. A questo si aggiunge una duplice, ulteriore profondità del libro, che deriva da un lato dalla...

Media e immaginario / Gomorra a Winterfell

Lo so, è un giochino un po’ perverso, ma non ho resistito. Prima puntata: 10. Seconda: 7. Terza: 1. Quarta: 19. Quinta: 7. Sesta: 11. Settima: 7. Ottava: 15. Nona: 2. Decima: 11. Per un totale di 90. Si tratta dei morti ammazzati nella stagione finale di Gomorra, che si svolge in un lasso di tempo narrativo non chiaro, ma certamente in meno di dodici mesi. Nella realtà fisica, durante tutto il 2020 le morti violente a Napoli (non solo di camorra, ma per una qualsiasi causa) sono state 26. Aggiungiamoci gli omicidi della provincia di Caserta: 6. La sproporzione tra dati reali e fiction indica da sola come una delle serie più “realistiche” degli ultimi anni abbia un rapporto con i fatti quantomeno discutibile. Infatti Gomorra è un caso affascinante e sostanzialmente unico per analizzare la relazione tra realismo e messa in scena.   Diciamolo subito: anche a giudizio di chi scrive Gomorra è una serie magnifica – artisticamente, tecnicamente e visivamente. Intanto bisogna rendere merito a un team di registi che, negli anni, hanno costruito uno stile originale e riconoscibilissimo: Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Francesca Comencini, Stefano Giovannesi. A cui si sono aggiunti...

Genius Loci di Stefano Chiodi / La vita segreta degli esseri stanziali

In che misura è ammissibile parlare di legami di correlazione tra pensieri e territori, saper-fare creativi e incarnazioni di significati, opere d’arte e memoria della specie, l’assetto ecosistemico della Terra e l’avvicendarsi di diverse civiltà nel tempo? Cos’è la stanzialità? Siamo certi di aver compreso la sua natura o ci resta ancora molto da apprendere? Anche senza pretendere di rispondere in maniera esaustiva, è utile interrogarsi a riguardo. Lo è in quanto, essendo entrati nell’era dell’antropocene, si è chiamati a riconsiderare le facoltà umane, se non a ridefinire radicalmente alcune di esse. Per farlo, però, occorrerà innanzitutto districarsi da un nodo: decidere se credere, come perlopiù è accaduto in epoca moderna, negli effetti di strutture, sistemi e dispositivi impersonali che determinerebbero chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo, oppure azzardare l’ipotesi che individui e comunità, pur nelle distinzioni delle culture e delle storie particolari, possano condividere in più luoghi e momenti una precisa attitudine antropologica a (ri)disegnare la propria esistenza planetaria.    Oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che l’homo sapiens è di per sé una...

Museo d’arte di Gallarate / Il muro tra noi

Un po’ di follia e insieme la vita e la storia reale, un po’ di concettualità ma insieme intimità e collaborazione... Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini lavorano in coppia ormai da trent’anni, coppia anche nella vita, come si suol dire; realizzano e firmano le opere insieme, hanno adottato due figli, Rosa Dao e Tito Vinh Phuc, di origine vietnamita. Nel progetto ora esposto al Maga, Museo d’arte di Gallarate, la relazione opere-figli è il nucleo da cui partono tutte le sue diramazioni e stratificazioni. L’esposizione si intitola The wall between us, il muro tra noi. Ognuno dei tre termini è carico di senso. La famiglia Pellegrin vive a Berlino da anni, lì c’era un muro dal significato epocale sia per la sua erezione sia per la sua caduta, diventato il muro per antonomasia e il simbolo di ogni muro. L’idea surreale, in questo senso un po’ folle, che il duo ha concepito è stata quella di navigare nelle strade della città. Al centro dell’esposizione sta infatti una multiproiezione, su tutte e quattro le pareti della stanza, che mostra questo viaggio duplice, forse anche triplice. La famiglia sta su una piccola barca a vela trainata da un’automobile esattamente lungo il percorso...

11 dicembre 1991 - 11 dicembre 2021 / Tobino, l'ultimo romanzo

"Sono conosciuto per essere medico dei matti, stato a tu per tu con loro. Vissi in un manicomio quaranta anni, prima in una sola stanzetta; poi me ne concessero un'altra. Avevo scritto storie di mare: L'angelo del Liponard, Sulla spiaggia e di là dal molo; avevo steso vicende politiche: Bandiera nera, Il clandestino, ma la mia tinta fu quella: medico dei matti".   Difficile contestare che Le libere donne di Magliano (1953), appunto un capolavoro di letteratura manicomiale, non sia forse l'opera migliore di chi ha scritto con un po' di rammarico le righe precedenti. Si tratta di Mario Tobino, di cui riprenderemo alcuni suggerimenti del suo curriculum in chiave di narrativa resistenziale. Non tanto quindi Bandiera nera (1950), racconto ironico del suo triste apprendistato universitario negli anni del regime fascista, né Il deserto della Libia (1951) che ci riporta agli anni vissuti come medico militare durante la Seconda guerra mondiale; piuttosto Il clandestino (1962, premio Strega), con l'aggiunta di qualche poesia che rappresenta l'esordio dell'autore viareggino nelle lettere dal 1934 al '42, e soprattutto il tardo romanzo Tre amici da cui sono tratte le parole iniziali....

Tra cinema e letteratura / Dovlatov, le sigarette e l'underground sovietico

Sergej Dovlatov (1941-1990) è stato uno scrittore sovietico (almeno per appartenenza cronologica) di origine ebraico-armena, vissuto non senza difficoltà in URSS ed emigrato negli Stati Uniti nel 1978.   Lo scrittore Sergej Dovlatov. Il film a lui ispirato, Dovlatov, produzione russo-polacco-serba per la regia di Aleksej German junior (in italiano il titolo si arricchisce di una discutibile integrazione “i libri invisibili”), ha debuttato alla Berlinale del 2018 dove è stato insignito dell’orso d’argento per il miglior contributo artistico. Immediatamente dopo la prima berlinese ha fatto la sua comparsa sugli schermi russi; inizialmente la proiezione era stata prevista soltanto per quattro giorni, dall’1 al 4 marzo 2018, ma visto il successo (il film sarebbe arrivato in Russia a contare 396.413 spettatori) ne fu autorizzato il prolungamento fino all’11 dello stesso mese.   Il manifesto russo del film. Il manifesto italiano del film. La pandemia impedì la sua circolazione nei cinema italiani e solo il 4 novembre di quest’anno è approdato alla distribuzione nel nostro paese. Data non casuale, omaggio alla festa dell’unità nazionale russa eliminata dal calendario...

Il tribunale della Verità / Il politicamente corretto: arma, utopia e terrore

Il “politicamente corretto” (PC) e la cancel culture che pare derivarne suscita nei suoi critici reazioni scomposte, al limite dell’isteria. Ciò si deve al fatto che il PC è un discorso che nasce già “isterizzato”. Riflettendo sullo statuto e sulle trasformazioni del sapere, Jacques Lacan aveva battezzato come “discorso dell’isterica” quel particolare tipo di discorso che “smaschera la funzione del padrone cui resta per altro solidale, mettendo in risalto quanto nell’Uno con la U maiuscola vi sia del padrone, a cui si sottrae in quanto oggetto del desiderio”. “Isterica” non ha qui nessun valore negativo. Non rimanda ad una visione becera del femminile. Tutt’altro. Indica una modalità della parola che manda in cortocircuito i discorsi “padronali”, maschili e fallocentrici, del sapere e dell’”Uni-versità” (del discorso rivolto all’ Uno, il quale ha sempre una connotazione di genere: è maschio, eterosessuale, bianco...).   Il PC si presenta insomma nell’arena della comunicazione con un tratto sovversivo e produce, come ogni rivoluzione, una reazione la cui scompostezza è segno della sua potenza. Il PC è infatti in prima istanza un’arma. È un’arma immateriale in mano alle...

Dopo Glasgow / Greta Thunberg: rabbia e fallimento

Due anni fa sulla scena mediatica mondiale è comparsa in modo ultra-visibile Greta Thunberg. Era il settembre del 2019 e la pandemia non sapevamo ancora cosa fosse, e neppure il Covid 19. Forse solo i lettori di Spillover potevano immaginare – immaginare, non sapere con certezza – cosa sarebbe capitato alla popolazione mondiale per via di un virus, quello spuntato da una caverna della Cina e oggetto di studi nei laboratori di quel paese. Quello che è accaduto lo sappiamo tutti, anche se forse non l’abbiamo ancora capito fino in fondo. Dopo che si sono spente le luci sugli ultimi incontri dedicati al clima, dopo la Conferenza mondiale di Glasgow delle Nazioni Unite, la cosiddetta COP26, e dopo che Greta Thunberg ha lasciato parzialmente il palcoscenico e ceduto la parola a una nuova generazione di attiviste come Vanessa Nakate, adesso possiamo riflettere su quale sia la molla profonda della rabbia delle giovani generazioni. Ne avevo scritto in una precedente occasione, paragonando Greta a un profeta biblico, a qualcuno che porta una notizia cattiva e che non reca con sé alcuna soluzione se non quella della parola profetica stessa: pentitevi e convertitevi. In un recente libro, La...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (17) / Princesa, tragedia di una transessuale

Un furtivo via vai di piccoli fogli di carta arrotolati, come un tenue vocio, s’insinua fra le sbarre del carcere romano di Rebibbia. Al di sotto dei suoi rumori e dello scomposto “puzzle” di sonorità umane, grumi di vita in quella landa che ogni giorno smotta nell’avvilimento. Così Princesa, Fernanda Farias De Albuquerque, transessuale proveniente dal Nord-Est del Brasile (Alagoa Grande), prostituta sui marciapiedi delle metropoli sud-americane, e in Italia, a Milano e a Roma, si racconta. A pezzetti. Frantumando poco a poco il masso della sua vita.   Nel 1990 Princesa varca il cancello di Rebibbia per il “tentato omicidio” di una “sfruttatrice”, che le ha sottratto il denaro accumulato. Dovrà scontare 6 anni. In carcere incontra Giovanni Tamponi, pastore, sardo della provincia di Sassari, un ergastolo sulle spalle per una rapina conclusa nel sangue. A Rebibbia Giovanni fa il “lavorante”, e dunque si può muovere, come un “messaggero alato”, da un settore all’altro del carcere. Giovanni convince Princesa a travasare la sua vita, prossima ai trent’anni, nei foglietti. Ed è ancora lui che s’incarica di portarli altrove, in un altro mondo, la cella di Maurizio Jannelli,...

Stefania Maurizi e Il potere segreto / Julian Assange: un Peter Pan terrorista

Per il presidente USA Barack Obama, WikiLeaks aveva compiuto “un'azione irresponsabile e pericolosa”. Per il Segretario di Stato Hilary Clinton, era stato “un attacco alla comunità internazionale”. Per l'allora vicepresidente degli USA Joe Biden – che il giorno prima aveva dichiarato “Non credo che abbia fatto alcun danno sostanziale” – Assange era solo“un terrorista high-tech”. Per il repubblicano Newt Gingrich, avrebbe dovuto “essere trattato come un combattente nemico”. Per Bob Beckel, commentatore del canale televisivo Fox, bisognava “sparare in modo illegale a quel figlio di puttana”, come racconta Stefania Maurizi (Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks, Chiarelettere, 2021, pp. 108-109; il libro verrà presentato nell'ambito di Bookcity in un incontro a cura di Donneinquota, il 21 novembre, ore 15.30 Borsa Italiana; con l'autrice ci saranno Armando Spataro e Alessandro Gilioli).  Con la presidenza Trump, la musica non è cambiata. Per Mike Pompeo, capo della CIA, Assange è solo “un narcisista che non ha mai creato nulla che abbia un valore, vive del lavoro sporco di altri che lo rendono famoso. È un ciarlatano, un codardo che si...

Musei dell'Est (4) / La vita quotidiana nella DDR

Un’articolata esposizione permanente, che si trova non nella capitale tedesca ma in una cittadina del Brandeburgo, Lutherstadt Wittenberg, patria di Martin Lutero, porta il nome di Haus der Alltagsgeschichte (Casa della storia della quotidianità). Su quattro piani di mostra, si documentano le specificità della vita di ogni giorno dagli anni Venti alla fine degli Ottanta. Non soltanto DDR, dunque, anche se l’accento sta proprio sui decenni di vita comunista. Realizzate un viaggio indietro nel tempo, siate curiosi, perché qui vi aspetta pura storia contemporanea. Ritrovate un pezzo della vostra infanzia o qualcosa di interessante dalla vita quotidiana di altre persone. Così recita il sito web. Soltanto in tedesco, come tutte le iscrizioni all’interno dell’esposizione. Pochi sono i turisti stranieri che si addentrano in città e il discorso si svolge tra compatrioti, preferibilmente ostalgici. L’iniziativa nasce sulla base di un’associazione, fondata nel 1997 dall’allora borgomastro di Wittenberg, impostata sullo studio dei processi agro-sociali nei nuovi stati federali, che dall’ottobre 2000 si è trasformata in “Centro di ricerca e documentazione per la cultura quotidiana della DDR e...

L'Altro Giappone - I parte / La Storia nascosta del Giappone odierno

Il Giappone dopo i giochi olimpici   Per gli italiani, i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 sono stati solo un entusiasmante evento sportivo reso memorabile dai grandi successi degli atleti di casa, ma per molti giapponesi hanno avuto una valenza non solo sportiva ma anche politica, sociale ed economica molto penosa, che lascerà strascichi a lungo. Nonostante il medagliere conquistato dal Giappone sia molto più ricco di quello dell’Italia, il Paese invece di uscirne galvanizzato sembra sprofondare nella depressione. Come si spiega?  Com’è noto, il 70-80% dei giapponesi si era dichiarato contrario all’evento, compresi gli esperti che prevedevano il rischio di un forte aumento di diffusione del Covid-19 (aumento che poi si è puntualmente verificato, anche se le autorità non hanno mai ammesso il legame con i Giochi). Nonostante questo clima a dir poco sfavorevole il governo e il Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici sono rimasti testardamente a fianco del CIO nel mantenere i Giochi Olimpici, senza preoccuparsi di offrire alla popolazione una spiegazione soddisfacente. Non c'è da meravigliarsi se questo atteggiamento antidemocratico abbia lasciato un trauma non indifferente...

Ritratto di gruppo con filosofo / Salvatore Veca e le ochette

Salvatore Veca ci ha lasciati. Salvatore Veca, il filosofo che fece suo il celebre incipit della Teoria della giustizia di Rawls: «La giustizia è la prima virtù delle istituzioni come la verità lo è dei sistemi di pensiero». Giustizia e verità furono i suoi fari, anzi a Veca riuscì di fonderli insieme, riuscì di trasformare la verità, da pura virtù dei sistemi di pensiero, a virtù della comunità, più vicina a una verità come condivisione, come consenso, come giustizia: la verità come risposta riuscita a ciò che vi è, così come le azioni giuste sono risposte riuscite a ciò che vale. Salvatore Veca propose una filosofia ospitale e accogliente, quasi un approdo sicuro dopo le fatiche della navigatio philosophiae, una filosofia, per dirla con un concetto riassuntivo, urbana, insieme cittadina e cortese. Milano fu il luogo della sua attività principale, ma da Milano il suo pensiero si è irradiato e ha agito in tanti luoghi e in tante menti, vivificandole e corroborandole.   Salvatore e le ochette   La mia compresa. Questo è un ricordo di Salvatore e insieme un riconoscimento sentito di quello che egli fu per noi: una specie di fratello maggiore/padre, a seconda dell’epoca e...

KUM! Festival ad Ancona / Metafisica dei vaccini

Un vaccino è un pezzetto di un certo vivente, inoculato in un altro vivente. Talvolta è un pezzetto di un essere che non sappiamo neppure se definire propriamente vivente o no. Come nel caso dei virus, che com’è noto detengono solo alcune delle caratteristiche che i biologi attribuiscono alla vita. In quel caso, un pezzetto di un essere che è situato ai confini tra il vivente e il non vivente viene inoculato in un vivente che invece tendiamo a pensare, simmetricamente, come il paradigma di ogni vivente, cioè noi stessi. Anche perché raramente vacciniamo essere viventi diversi da noi stessi, e vacciniamo cani, gatti, mucche, maiali, solo perché fanno parte della sfera dell’umano, e sono in qualche modo organi di quell’organismo più ampio che è l’organismo dell’umanità, o almeno di quel pezzo di umanità in cui ci troviamo e riconosciamo.    Così, un vaccino ci mette davanti a un’evidenza inquietante, tutt’altro che ignota ma tutt’a un tratto massimamente incombente. Il nostro corpo verrà abitato da una sostanza estranea, sostanza che ha oltretutto qualcosa di vivo o almeno attivo, sostanza che non possiamo pensare come materia inerte. Certo che tutte le materie sono attive...

Venti mostre a Lodi / Fotografia Etica: una questione di fiducia

Fino al 24 ottobre Lodi ospita la dodicesima edizione del Festival della Fotografia Etica, un evento a cura del Gruppo Fotografico Progetto Immagine. La paternità del Festival è di fondamentale importanza per capire lo spirito che anima questa iniziativa: il Gruppo è infatti un punto di riferimento nel lodigiano per quanto riguarda la diffusione e la condivisione della cultura fotografica, portando avanti un’idea di fotografia come strumento di conoscenza, di comunicazione e di decodificazione della realtà.  Un approccio che si riflette anche nel Festival, che attraverso 20 mostre allestite in prestigiose sedi espositive della città e in spazi all’aperto presenta uno spaccato visivo della contemporaneità, indagata nella sua complessità e fragilità attraverso il lavoro di 80 fotografi nazionali ed internazionali. Come scrivono in apertura al catalogo Alberto Prina e Aldo Mendichi, “Il Festival da oltre dodici anni promuove nel Lodigiano la cultura della fotografia documentaristica e del fotogiornalismo.” I progetti esposti sembrano affermare un’antica fiducia, quella nella fotografia come strumento veritiero di narrazione, documentazione e rivelazione della realtà. Fiducia...

Lavoro culturale e occupazione / Papa Francesco, Maggiani e i lavoratori della cultura

Il papa e lo scrittore   “Vale la pena di produrre la bellezza grazie agli schiavi?” Se lo è chiesto Maurizio Maggiani il 27 luglio 2021 su “la Repubblica”, interrogandosi sulla filiera produttiva dei suoi libri. Al “gentile signor Maggiani” ha risposto con una lettera aperta Papa Francesco, il 12 agosto: “Lo avevamo visto durante il lockdown, quando tanti di noi hanno scoperto che dietro il cibo che continuava ad arrivare sulle nostre tavole c'erano centinaia di migliaia di braccianti privi di diritti: invisibili e ultimi – benché primi! – gradini di una filiera che per procurare cibo privava molti del pane di un lavoro degno”.  Nella sua autocritica, lo scrittore introduceva un’aggravante a proprio carico: “Magari sono stati degli schiavi a stampare tutti quanti i miei romanzi; le mie storie così colme di aneliti libertari, così madide di empatia per gli ultimi, per i senza voce, sono finite tra le mani delle brave persone che le hanno volute leggere perché a farne degli oggetti acquistabili sono stati degli umani violati, picchiati, derubati e privati di ogni dignità perché fosse contenuto al minimo possibile il prezzo di copertina.” Il pontefice aveva accolto la...

Musei dell'Est (2) / Lo charme della Repubblica Popolare Polacca

Così recita uno degli appellativi che hanno caratterizzato nei suoi non molti anni di vita l’attuale Muzeum Życia w PRL (Museo della vita nella RPP), altrimenti noto (per il pubblico anglofono di turisti) come Museum of Communism. Ma arriveremo gradualmente a dissertare delle sue denominazioni. Il caso mi ha portato in Polonia per visitare questo museo di domenica, domenica 1° agosto 2021, per la precisione. Sei ore di treno diretto (ferrovie polacche) che separano Berlino da Varsavia e poi il primo impatto con la città. Appena fuori dalla stazione centrale il benvenuto mi fu dato proprio dalla gigantesca mole “comunista” di un grattacielo staliniano, il Pałac Kultury i Nauki imienia Józefa Stalina (Palazzo della cultura e della scienza intitolato a Iosif Stalin). Costruito tra il 1952 e il 1955 come dono dell’Unione Sovietica al popolo polacco, cambiò nome nel 1956 in seguito alla destalinizzazione voluta da Chruščëv (cadde il riferimento al dittatore) e restò noto tra la gente come “l’ottava sorella”, vista la sua somiglianza con i sette “edifici alti” (così denominati in URSS per non usare l’equivalente dell’americano grattacielo) che avevano caratterizzato il profilo di Mosca...

Un classico di Richard Hofstadter / Lo stile paranoide nella politica americana

Richard Hofstadter Come il nome immediatamente ci ricorda, gli Hofstadter erano ebrei tedeschi. Emigrati negli Stati Uniti ben prima che il nazionalsocialismo trasformasse il cambio di continente da opzione in necessità di sopravvivenza. Richard soffrì comunque di esclusione sia come ebreo sia perché da giovane era marxista. A metà del secolo scorso, in America l’antisemitismo era diffuso non solo fra i populisti, ma in tutti gli strati sociali; mentre un comunismo americano, che oggi suona come un ossimoro, era frequente fra gli intellettuali. Richard Hofstadter non ci ha lasciato molti scritti: morì a soli 54 anni. Eppure l’Encyclopedia Britannica lo ricorda come un pioniere negli studi sul populismo. Più precisamente, fu precursore di molti sguardi che ci appaiono necessari o addirittura scontati per la comprensione del Secolo XXI. Hofstadter abbandonò presto le rigidità mentali del materialismo storico e delle altre ideologie diffuse nel novecento, immergendosi nella complessità e fluidità sociale americana.   Soprattutto, per studiarla utilizzò a fondo e con coerenza l’analisi della psiche collettiva, negli Stati Uniti ben divulgata dalla scuola di Francoforte. Il suo...

Il nuovo libro di Lawrence Wright / Covid: potevamo evitarlo?

La storia si sa come va perché ci siamo dentro. Eppure questo è un libro che fa male al cuore. L’anno della peste, il nuovo lavoro di Lawrence Wright, è un racconto appassionato della pandemia e dei suoi retroscena che fin dalle prime pagine si presenta per ciò che è: un catalogo di occasioni mancate, incompetenze, lutti. Il resoconto di un fallimento che in retrospettiva appare ancora più incredibile perché era già tutto scritto – nel senso più letterale del termine.  È impossibile leggere L’anno della peste – L'America, il mondo e la tragedia Covid, da poco in traduzione italiana a ridosso dall’uscita negli Stati Uniti (NR edizioni, trad. Paola Peduzzi, 349 pp.), senza ricordare che proprio Wright, uno dei migliori giornalisti d’inchiesta statunitensi, aveva dedicato il suo ultimo romanzo a un virus letale che inghiotte il mondo mentre le autorità latitano e i cospirazionismi allignano. Intitolato Pandemia, era uscito nel pieno della prima ondata di Covid – un tempismo profetico, se si considera che era stato scritto molto prima.   Qualcuno lo aveva accusato allora di sfruttare la catastrofe in atto, i più gli avevano attribuito doti di preveggenza che nel nuovo libro...

Ottant'anni / Bossi: la solitudine del vitellone

Nel 1991 Umberto Bossi è stato eletto da quattro anni senatore della Repubblica quando oltre Manica, forse memori dell’indipendentismo irlandese, s’accorgono di questo cinquantenne che si è già fatto notare per i suoi modi inusuali e per le sue espressioni verbali accese in comizi vari. Così un giornale inglese chiede al fotografo della Magnum Ferdinando Scianna di realizzare un servizio sul Senatùr di Varese. Scianna va nella città lombarda per incontrarlo nella sede del movimento autonomista. È nato a Bagheria e da anni vive in Lombardia, a Milano. Niente di più lontano dalla sua cultura di questo esagitato politico dai toni irriguardosi e provocatori: “Roma ladrona”, “Forza Etna” scrivono i militanti leghisti sui viadotti e sui piloni delle autostrade e superstrade. Allora la Lega, che poi cambierà più volte nome, ma non pelle, non è ancora ricca come diventerà in seguito e si fa pubblicità con pennelli intinti di vernice bianca e manifesti dalla grafica inconsueta, che ricorda quella degli anni Quaranta e Cinquanta della Democrazia Cristiana anticomunista. Bossi si dichiara all’epoca un antifascista; non è ancora nata l’alleanza governativa con gli ex-fascisti del Movimento...

Cambiamenti e stravolgimenti / Il nuovo lessico della libertà

Significati   In questi mesi, c’è stata un’accelerazione di nefandezze e imbrogli. Un gran mescolamento significante dei principali aggettivi del nome Libertà ha sconvolto anche l’imponente statua che naviga il cielo davanti a New York. Si sta chiedendo che senso ha continuare a navigare dove ai padri pellegrini si sono sostituiti i figli raminghi, esuli dai massacri cui siamo indifferenti, dove il fondamentalismo islamico mette piede, con la sua religione di guerra.    Proviamo a prendere il significato “ufficiale” in ognuno quattro derivati di Libertà.   Libertario. Prima definizione ufficiale Treccani:  libertàrio agg. e s. m. (f. -a) [dal fr. libertaire]. – 1. Che, o chi, considera e proclama la libertà totale di pensiero e di azione come massimo valore nella vita individuale, sociale e politica, da salvaguardare e difendere contro tutto ciò che tende a limitarla (sinon. spesso di anarchico): un rivoluzionario l.; un radicale con idee libertarie; come sost., un l., un gruppo di libertarî.    Liberale. Prima definizione ufficiale Treccani: liberale agg. [dal lat. liberalis «proprio di...