Specie di spazi
Gianfranco Marrone

Gianfranco Marrone si occupa dei linguaggi nella società contemporanea. Scrive su vari giornali. Insegna Semiotica a Palermo. Su www.gianfrancomarrone.it info su questo lavoro.

23.07.2021

Un libro di Edoardo Kohn / Come pensano le foreste

Poesia e antropologia: che c’azzeccano? Sempre più spesso questo binomio viene invocato nelle cronache culturali, e ancora di più viene praticato nel loro effettivo svolgimento: dai poeti meno, probabilmente, ma senz'altro da antropologi, etnologi, etnografi o comunque li si voglia appellare. Non senza irritazioni nell’establishment accademico, sempre pronto a difendere i tradizionali steccati disciplinari, accade – con un’insistenza divenuta tendenza – che molte ricerche antropologiche acquisiscano un tono e un linguaggio, e dunque evidentemente dei contenuti, che tracimano nel poetico, o che quanto meno ricordino passaggi, stili e sensazioni che la poesia ha talora prodotto nel corso della sua lunga storia. Non si tratta, per carità, di  intuizioni liriche del sentimento, secondo...

16.07.2021

Otto domande (3) / Università: contenuti e relazione

Gianfranco Marrone   La pandemia è stata affrontata facendo ricorso alle piattaforme digitali. Questo ha reso il tema della cosiddetta “fatica digitale” (digital fatigue) più che mai attuale. Il ritorno alla normalità eliminerà il problema o ne cambierà solo i termini? Come pensate che occorrerà affrontarlo?   Col buon senso, cosa peggio distribuita al mondo. Le piattaforme digitali hanno in un primo momento, diciamo nel 2020, scoraggiato gli incontri di tutti i tipi, dalle lezioni alle riunioni, dai seminari ai convegni. In un secondo tempo, più o meno col secondo lockdown del 2021, invece li ha fortemente incoraggiati, dato che, alla fin fine, è subentrato il fattore comodità ed economia. Faccio lezione, tengo la conferenza, partecipo alla riunione da casa, così appena finito...

15.07.2021

I piccoli oggetti che raccontano le città / Frammenti di tessuto urbano

Chi ricorda l’albergo diurno? Luogo tanto utile quanto ambiguo, spesso sotterraneo o comunque defilato rispetto ai normali percorsi urbani, trionfava nelle stazioni ferroviarie, dove si recavano rappresentanti di commercio per bisogni igienici, viaggiatori a cui necessitavano servizi di barberia o coppiette clandestine in cerca di un paio d’ore di insperate carezze. Paolo Conte, che di quell’epoca è un cantore fenomenale, in una melodia intitolata al gelato ha additato i bagni diurni come abissi di tiepidità, offrendo alla donna che sta entrando nella sua vita una doccia proprio in posti così. Ne veniva fuori tutto un immaginario, forse una poetica, strettamente legati alla vita in città. Sempre Conte, nello stesso pezzo, ha parlato di oceani notturni in cui rimbombano le voci della città...

25.06.2021

L’ultimo libro del filosofo coreano / Byung-Chul Han, La scomparsa dei riti

Viviamo immersi nei riti, nelle cerimonie, nelle celebrazioni d’ogni tipo, laiche o religiose che siano. Non solo i grandi riti, istituzionalmente dati e riconosciuti, come matrimoni, cambi della guardia, partite di calcio, concerti rock o funerali di stato. Ma soprattutto i piccoli rituali della vita quotidiana: immergere il biscotto nel primo caffè della giornata, farsi la barba, ascoltare “Il ruggito del coniglio” nella via per l’ufficio, sfogliare il giornale del mattino, accompagnare i figli a scuola, andare al supermercato ogni sabato pomeriggio, prepararsi un drink prima di cena… Fino alle mille ossessioni personali, di cui non mette conto – sperabilmente – discettare. Il rito ci dà sicurezza, ci culla nella bambagia dell’abitudine, ci evita figuracce, ci illude d’abitare, se non...

17.05.2021

Contro il gastropurismo / Politiche della panna

Sta tornando la panna in cucina? Dopo i fasti degli anni Ottanta e le maledizioni dei decenni successivi, non avevamo fatto in tempo a liberarcene del tutto ed ecco che quest’orgogliosa crema iperindustriale e goduriosissima rifà capolino: non solo per facilitare le operazioni ai fornelli ma soprattutto per accontentare i gusti – tanto semplici quanto esigenti – dei gourmet dell’ultimora, affascinati da una gastromania che non cessa di appassionare i palati di grandi e piccini. Se a MasterChef un concorrente aggiunge una spruzzata di panna in una pietanza lo cacciano via in malo modo. Su di lui anatema. Nell’alta ristorazione è bandita per principio. Nelle trattorie la si usa con assoluto riserbo, come se fosse capitata là per caso. E nei ricettari è praticamente sparita. Ben pochi, poi,...

13.04.2021

Svolta ontologica / Per farla finita con la Natura

In piena foresta amazzonica, al confine fra Ecuador e Perù, scorre il Kawapi – uno dei tanti affluenti del grande Rio –, nella cui valle vivono gli Achuar, dell’etnia Jivaros, con i quali condividono la lingua e alcuni rituali religiosi. L’antropologo è a casa di Chumpi, uno dei suoi informatori, la cui dimora è una specie di capanno coperto di foglie di palma a pochi passi dalla boscaglia fittissima e dal fiume assordante. Fra la muraglia di alberi d’alto fusto e la modesta abitazione, un orto curatissimo per i fabbisogni della famiglia. Chumpi è preoccupato: quel pomeriggio la moglie Metekash è stata morsa da un ‘ferro di lancia’, ovvero da un serpente velenosissimo che gli Achuar conoscono bene e che non si avvicina quasi mai agli insediamenti umani. A cosa si deve quell’invasione di...

12.03.2021

I 100000 morti per covid / Il memoriale portatile

Superata la soglia dei 100.000 morti per Covid, nei giorni scorsi alcuni giornali nazionali, riprendendo quanto già proposto per analoghe ragioni da testate illustri come il New York Times, hanno pubblicato pagine e pagine di piccole fotografie dei defunti con tanto di nomi e cognomi. Una specie di catalogo illustrato delle vittime del virus, il cui effetto, apparentemente incoerente, era duplice: da una parte ricordare la realtà concreta, l’individualità esistenziale delle vittime della pandemia: amici, parenti, colleghi, vicini di casa, conoscenti o sconosciuti, ciascuno con vita, desideri e affetti che, a causa di un avversario invisibile e spietato, si sono dissolti; dall’altra parte, il fatto stesso di riprodurne a decine le fattezze in quei piccoli ritratti a metà fra un documento...

19.02.2021

19 febbraio 2016 - 19 febbraio 2021 / Umberto Eco: ridere con la verità

Che cos’è la filosofia? Semplice: leggere e rileggere il Parmenide di Platone, non capirci granché, e rileggerlo ancora. In questo celeberrimo dialogo il grande filosofo greco enuncia nove ipotesi sull’essere, tutte diverse fra loro, tutte convincenti. Di modo che, dopo averne terminato la lettura, si entra in crisi profonda, superabile in un solo modo: ricominciare daccapo. Così, “non ho mai smesso di leggere quel testo e chiedo di leggerlo a tutti i miei studenti”. Perché? “Credo che non riuscire mai a capirlo completamente sia la più grande lezione di filosofia possibile. E non c’è bisogno di scoraggiarsi se non lo si comprende appieno. Bisogna continuare a leggerlo e più volte”. Questa singolare definizione dell’attività filosofica è di Umberto Eco, e ben risponde al modo ben...

19.01.2021

Pigrizia / La dolce vita all’età della pietra

Conoscevo un tizio, anni fa, che sosteneva di abitare nel suo zainetto. Un modo buffo per dire che lo considerava la sua vera casa, l’estremo rifugio, il luogo più intimo dove trovare asilo. Non che fosse privo di abitazione, con tanto di letto, fornelli e doccia; solo che non ci si sentiva a suo agio come quando partiva e viaggiava, o anche semplicemente girovagava per la città. Con lo zainetto sempre in spalla portava con sé ciò che gli stava più a cuore, tutta roba poco ingombrante che non si identificava con le cose supposte indispensabili (spazzolino da denti, ricambio di biancheria) ma con ciò che gli piaceva avere sempre a disposizione (il walkman, un paio di libri, alcune fotografie). Un hippy fuori tempo massimo? Macché: semmai qualcuno che aveva capito prima di tanti altri come...

24.12.2020

Indirizzo e destino / I nomi delle strade: chi era costui?

A molti sarà capitato di arrivare in un luogo sconosciuto e chiedere ai passanti indicazioni stradali: “mi scusi, come faccio per arrivare alla piazza centrale?” (oppure alla chiesa madre, allo stadio, all’ufficio postale…). Il più delle volte ci si sarà sentito rispondere cose come: “sta accanto al supermercato”, “subito dietro la farmacia”, “esattamente dove si trovano le tre croci”… Panico: se non so dove si trova la piazza centrale, la chiesa madre o lo stadio, come posso sapere dove sono collocati il supermercato o la farmacia? Meno che mai “le tre croci”… Insomma, sembra che la maggior parte della gente non sappia fornire i ragguagli stradali corretti usando, poniamo, coordinate geometriche come destra e sinistra, avanti e indietro, magari combinandole con un’elementare numerazione...

11.12.2020

Divi del calcio / Da Maradona a Rossi: la classe è classe

Paolo Rossi non era un Paolo Rossi qualunque. A dispetto del suo nome quasi comune, o forse anche per questo, era un idolo delle folle, il tipo del bravo ragazzo diventato eroe non per un giorno ma giù di lì. Venerato per le sue prodezze calcistiche, certo, ma anche per quel suo aplomb da persona qualsiasi, modesto eppure bravissimo, schivo ma straordinariamente amato dal popolo del calcio e dall’uomo qualunque. In un mondo in cui tutti provano con ogni mezzo ad apparire strani, originali, sopra le righe, speciali oltre misura, come certi personaggi coatti di Carlo Verdone, Paolo Rossi dimostrava che si può essere sagaci anche portando quel nome lì. In una società molliccia e appiccicosa, dove tutti provano ad atteggiarsi da divi sovraesponendo se stessi come in una perenne messinscena...

07.12.2020

Hai sbagliato foresta? / Il furore dell'identità

Tornando sempre più indietro a passo di gambero (secondo l’ottima metafora di Umberto Eco), tocca riprendere temi e rispiegare concetti che sembravano assodati, condivisi, ovvi. La società e la cultura contemporanee fanno spesso economia, per usare un eufemismo, delle faticose conquiste intellettuali e politiche che hanno contraddistinto la modernità, accogliendo con malcelata ipocrisia pose e atteggiamenti, valori e diffidenze, violenze e contese che pensavamo passate, superate, risolte. Non so se si tratta di ritorno del rimosso, com’è probabile; è certo comunque che la rinascita dell’oscurantismo – etnocentrismi, razzismi, omofobie, discriminazioni di genere – va di pari passo con le rivendicazioni identitarie che, a più riprese e su più fronti, si agitano oggi per il mondo. Identità...

19.11.2020

Spot e pandemia / Tedeschi: siate pigri!

Circola in rete, con commenti d’ogni tipo nei social, una campagna tedesca di comunicazione tanto ben fatta quanto ambigua. Non foss’altro perché ironica, dunque interpretabile in più modi. Obiettivo della campagna è quello di esortare la popolazione a prestare ulteriore attenzione nei confronti dello stramaledetto virus, restando a casa il più possibile per evitare il diffondersi dei contagi. Facile a dirsi, ce lo ripetono in tanti da mesi! Molto meno evidente come renderlo efficace in termini pubblicitari. L’idea creativa non è male: ripensare a questo nostro 2020 funestato dal Covid-19 a partire da un imprecisato, ma lontanissimo, futuro; e affidarne il racconto a un testimone che ha vissuto quell’epoca (cioè quest’epoca) in modo consapevole, coscienzioso, addirittura eroico. Tre gli...

20.10.2020

Radical choc / L’impero fragile degli esperti

Mai come oggi l’esperto, il competente, il navigato conoscitore di uomini e cose è sotto i riflettori della cronaca, protagonista indiscusso, ma anche antagonista acclamato, del discorso dei media, e dunque, per proprietà transitiva, della vita di tutti noi, tanto sociale quanto individuale. Mai come oggi si invoca l’esperto per cercar di capire quel che sta succedendo, quel che è successo, e soprattutto quel che potrebbe succederci. Nel campo sanitario innanzitutto, e lo sappiamo bene da quando la pandemia ha fortemente cambiato le nostre vite, i nostri affetti, desideri, sentimenti, aspirazioni, valori. Ma in fondo in qualsiasi altro campo dell’esperienza pubblica e privata, dalla formazione allo sport, dalla politica all’economia, dalla religione ai consumi, dalla sessualità al cibo e...

31.08.2020

Fantasia / Rodari, Munari e il binomio fantastico

Diciamolo subito: lo scopo di Grammatica della fantasia, celebre saggio di Gianni Rodari del 1973, è quello di comprovare che il suo titolo non è un ossimoro. Generalmente si pensa la grammatica come un arido insieme di regole da mandare a memoria, e la fantasia come la capacità umana di creare senza alcuna direttiva prestabilita, un capriccio fine a se stesso. Da una parte ci sarebbe l’ordine pregresso delle norme comunicative, le abitudini linguistiche, le poetiche prescrittive, le leggi. Dall’altra la creatività, l’estro della genialità che rompe gli schemi, la fantasticheria più o meno trasognata, l’originalità. Si tratta, come è noto, dell’ideologia del senso comune, nutrito per decenni di quell’idealismo e neoidealismo, romanticismo e spiritualismo, storicismo e sentimentalismo...

03.08.2020

L’ultimo Montalbano / Cronache di una fine annunciata

La storia è nota? Forse. Ma ricordiamola comunque – tenendo conto che anche la notorietà e il possibile oblio ne fanno parte. Alla fine del 2004, celebrati e ricelebrati i successi mediatici della saga del commissario Montalbano, appena compiuti gli ottant’anni Andrea Camilleri decide di scrivere un ennesimo romanzo dove la sua creatura, secondo molti critici assai invecchiata, esce definitivamente di scena. Detto fatto. Il libro, provvisoriamente intitolato Riccardino, è consegnato ai primi dell’anno successivo alla casa editrice Sellerio, dove viene secretato, con il mandato di pubblicarlo soltanto dopo la scomparsa dello stesso Camilleri. Lo scrittore, riaffermando in pieno la sua volontà autoriale, decide di far morire il suo eroe insieme con lui. Con una posa alquanto teatrale (da “...

14.07.2020

Estetica ecologica / Il filosofo e la polpetta

Illuminazione in un vagone ferroviario: “sono vegano – rivela un ragazzo sedutoci accanto –, mangio però le polpette quando le prepara mia nonna; due volte l’anno, quando torno a trovarla”. Ipocrisia? incoerenza? contraddizione? sistematico rovescio delle regole? Macché – spiega Nicola Perullo nel suo ultimo, magistrale libro Estetica ecologica. Percepire saggio, vivere corrispondente (Mimesis, pp. 168, € 16) –, semmai estremo buonsenso risonante, capacità di sapersi adattare alle situazioni volgendole a proprio favore, senza pregiudizi, senza principi indiscussi e indiscutibili. Intercettando corrispondenze, facendo riecheggiare le istanze dei vari soggetti che sempre e comunque intrecciano le varie linee della loro esistenza. “Sono cresciuto insieme a mia nonna e le sue polpette –...

02.07.2020

Insidie della cortesia / Saluti e baci

Niente più baci, abbracci, strette di mano, pacche sulle spalle? Pare di no, almeno per adesso che, come ci hanno anche troppo ripetuto, di contatti fisici non se ne parla proprio. Fra le conseguenze di questa minuziosa riorganizzazione delle distanze sociali fra corpi che stiamo subendo, c’è una trasformazione delle cosiddette forme di cortesia. E in primo luogo dei saluti. Ce ne siamo accorti già da tempo, impacciati come siamo nel non sapere come comportarci quando incontriamo un amico, un parente o un collega, cosa fare e cosa no, che tipo di confidenza assumere, se e come manifestarla nei gesti prima ancora che con le parole, con il corpo più che con la mente. Accumuliamo figuracce, dietro la mascherina che cancella ogni sorriso e ogni smorfia. E  altrettante ne subiamo, quando...

06.06.2020

Dissoluzione e arricchimenti / Nomi della rosa: gli schizzi di Eco

Il nome della rosa: che dirne ancora? A quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, del romanzo storico-poliziesco-filosofico di Umberto Eco s’è scritto di tutto e il suo contrario. Interpretazioni e sovrainterpretazioni da parte di critici e intellettuali d’ogni sorta e paese, tutti tentativi, alla fin fine, di spiegarne le ragioni (letterarie? narrative? sociologiche? finanziarie?) del planetario successo. Un racconto di monaci medievali che si sgozzano per mettere le mani (letteralmente) sul secondo libro della Poetica di Aristotele, pieno di dottissimi dialoghi e citazioni in latino, riferimenti d’antan e strizzate d’occhio all’attualità, presto diventato un best seller. Nessuno lo poteva immaginare, meno che mai il suo autore, convinto d’aver redatto niente più che un divertissement...

03.06.2020

Maestri / Paolo Fabbri: una guida dietro di noi

“Il maestro non è qualcuno che educa, o che informa, ma semmai uno con il quale, accanto al quale e grazie al quale poter proseguire nella ricerca: non tanto insegnare a farla ma percorrere insieme, se pure con ruoli differenziati, le medesime direzioni di lavoro. Da un lato, c’è il sapere imposto per autorità, frequentissimo e del tutto ininteressante. Dall’altro c’è l’idea del fidarsi dell’altro, del grado di affidabilità: che è reciproca: l’allievo deve innanzitutto fidarsi del maestro, ma anche il contrario, il maestro deve saper scegliere di chi fidarsi veramente, e sino a che punto”.   Mi sono risuonate in mente, queste sue parole, adesso che Paolo Fabbri non c’è più. Andato via ieri mattina, nella sua casa di Rimini, dopo una malattia che ha fatto di tutto, sino alla fine, per...

04.05.2020

Parliamo d’altro / Diplomazia animale

Chi è il diplomatico? cosa fa? che ne è di questa figura apparentemente demodé, polverosa, emblema un po’ vintage del tempo che fu? L’arte della diplomazia è quella del mediare, barcamenandosi con le mezze verità, proponendo brandelli di menzogna ma soprattutto abbassando i toni, smorzando le asperità, i risentimenti, le ostinazioni delle differenti parti in causa. Obiettivo del bravo diplomatico è quello di evitare i conflitti, negoziando, patteggiando, proponendo soluzioni tanto parziali quanto efficaci là dove gli altri vedono soltanto vicoli ciechi, destini ineluttabili. Per farlo, costui deve conoscere molte lingue e saper transitare con estrema disinvoltura dall’una all’altra, traducendo all’impazzata non solo parole e grammatiche, fonetiche e sintassi, ma anche assetti culturali,...

20.04.2020

Fenomenologie / I tre corpi della pandemia

Che ne è del nostro corpo in tempi di pandemia? L’impressione è che sia in sventura, dato che sta vivendo la più straziante delle sue condizioni. Straziante nel senso letterale di una cosa che è divisa, frammentata, fatta a pezzi. Da una parte sembra che non ci si occupi d’altro, loro e noi, la società là fuori e il nostro vissuto più intimo. Dall’altra è negletto, dimenticato, rimosso, osteggiato da tutti, noi compresi. In mezzo c’è la nostra banalissima quotidianità, dove ci arrabattiamo alla meno peggio per gestire la situazione, con esiti fra il drammatico e il ridicolo, il patetico e l’esilarante. Il fatto è che, come Monsieur Jourdain che parlava in prosa senza saperlo, ciascuno di noi gestisce due corpi senza accorgersene. Si tratta di due diverse idee, o immagini, della nostra...

13.04.2020

Fenomenologie / Cronache culinarie in domicili coatti

L’assalto ai forni, sospirata rimembranza scolastica, non c’è stato. C’è stato in compenso quello ai supermercati. Ingiustificato, dicevano, sul piano della razionalità economica; comprensibilissimo su quello dell’emozione collettiva. Non tanto per paura di veder esauriti i famigerati beni di prima necessità (tutti comunque da classificare), ma per una specie di sudata coazione a replicare scene d’antan (le scorte in periodo di guerra), dunque per il gusto po’ vintage, e totalmente intransitivo, di stipare derrate pantagueliche nella dispensa di casa. Più che da un “non si sa mai”, l'invasione – prima scomposta, poi organizzatissima – ai templi moderni del consumo alimentare sembrava dettata da un “fanno tutti così”. L’epoca in cui il manovale Marcovaldo andava al supermarket per...

09.03.2020

Coronavirus / L’arte della prossemica

“Una società lasciata a se stessa non mostra alcuna tendenza naturale a progredire […]; per smuoverla almeno un po’ occorre che essa riceva una moltitudine di piccole scosse che rappresentano i contatti fra le differenti nazioni […] Il progresso umano può esistere solamente nella misura in cui tutti i differenti centri della cultura umana hanno dei contatti fra loro. Le società isolate sono società inerti, soltanto le società in contatto fra loro progrediscono”. Così il giovane Claude Lévi-Strauss in una delle sue prime uscite pubbliche, Parigi 1937, adesso nel libretto Da Montaigne a Montaigne: il contatto, la relazione, la reciprocità sono alla base d’ogni cultura umana.    A distanza di quasi ottant’anni sembra fargli eco uno dei principali antropologi odierni, lo scozzese...