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26 maggio 1925 – 6 luglio 2021 / Angelo Del Boca, partigiano e storico del colonialismo italiano

Partigiano Alberto Volpi   Angelo Del Boca è noto soprattutto per i suoi studi pionieristici e rivelatori sulla pagina oscura del colonialismo italiano (i volumi degli anni settanta Gli italiani in Africa e quelli del decennio successivo sulla presenza in Libia sempre per Laterza), amplificati dalla cassa di risonanza giornalistica delle schermaglie con il negazionismo di Montanelli sull'uso delle armi chimiche in Etiopia. Tuttavia c'è stata una precoce vocazione narrativa a seguito della capitale esperienza della Resistenza: “Avevo già l'idea di fare lo scrittore. Annotavo tutto perché avevo capito che questi avvenimenti bellici avrebbero cambiato la mia vita, e quindi prestavo molta attenzione nel fare le cose, nel descrivere situazioni, personaggi, stati d'animo.” Così Del Boca scrive proprio in Nella notte ci guidano le stelle: la mia storia partigiana, che è appunto quel diario, uscito settant'anni dopo per la cura di Mimmo Franzinelli (Mondadori 2015) e un'integrazione dello stesso autore. Il quale ancora ricorda un romanzo scritto a sedici anni, “che gli editori avevano rifiutato, ma che comunque rappresentava una prima prova, forse non del tutto indegna”; un altro...

Il nuovo fantastico sudamericano / Samanta Schweblin, Sette case vuote

Chi segue la narrativa dell’orrore contemporanea (ma di un orrore in senso lato, come vedremo) sa sicuramente chi è Samanta Schweblin, scrittrice argentina residente a Berlino le cui opere si segnalano da qualche anno come le cose più interessanti in circolazione nel genere. Il romanzo di Schweblin Distanza di sicurezza (2014), tradotto nel 2017 in inglese come Fever Dream, ha vinto lo Shirley Jackson Award ed è stato shortlisted dal Man International Booker Prize. In Italia, SUR, editore specializzato in narrativa angloamericana e sudamericana, ha pubblicato in questi ultimi anni proprio Distanza di sicurezza, il romanzo breve Kentuki, e recentissimamente Sette case vuote, una raccolta del 2015 di sette racconti.   L’America Latina ha sempre brulicato, e oggi più che mai, di scritture che sono state chiamate, genericamente, del fantastico, ma che in realtà si declinano variamente nel surreale, nel weird, nel gotico, nel perturbante. Conterranea di Schweblin, Mariana Enriquez, il cui Nuestra parte de noche, recensita per doppiozero da Ilaria Stefani è stato salutato immediatamente come un capolavoro contemporaneo, ha pubblicato pochi anni fa l’acclamato Le cose che abbiamo...

Un libro del premio Nobel Esther Duflo / Mettere fine alla povertà

Il libro e il Nobel. Lottare contro la povertà, versione italiana della lezione inaugurale tenuta da Esther Duflo al Collegio di Francia nel 2009, è un testo polemico, scritto dieci anni prima che l’autrice ricevesse il premio Nobel per l’economia, insieme a Michael Kremer e a Abhijit Banerjee. I tre vincitori sono stati premiati per l'approccio sperimentale nella lotta alla povertà globale. Recita così la motivazione per il Nobel: "for their experimental approach to alleviating global poverty." Ma che cosa significa approccio sperimentale?    Gli avversari di Esther Duflo. Prima di rispondere alla domanda vediamo quali sono gli obiettivi polemici di Esther Duflo. Duflo se la prende prima di tutto con Jeffrey Sachs, autore nel 2005 del libro La fine della povertà. Secondo Sachs i paesi poveri sono prigionieri di una trappola della povertà, dovuta a clima, svantaggi geografici e malattie. La povertà potrebbe essere sconfitta se i paesi ricchi si mettessero d’accordo per aiutare i paesi poveri, innalzando i volumi degli aiuti e puntando su azioni come sovvenzioni per i concimi, microcredito, zanzariere, scuole gratuite.  All’opposto di Sachs, e criticato aspramente da...

Due secoli di storia del Mezzogiorno / Il Sud senza redenzione di Giuseppe Lupo

L’uscita di La Storia senza redenzione. Il racconto del Mezzogiorno lungo due secoli (Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2021) di Giuseppe Lupo, offre la possibilità di un avvincente viaggio nella letteratura del Meridione e di conseguenza nella storia italiana, tuttavia non si tratta di una semplice carrellata sulla letteratura meridionale. Lupo all’interno vi sviluppa una tesi forte, la quale a sua volta tende a fissare dei canoni, dunque siamo al cospetto di un libro coraggioso, nonché di un discorso che divide provocatoriamente il campo e sfida la tradizione.    Per capire il punto di vista dello studioso conviene partire direttamente dalla sua chiosa finale: “raccontare non tanto e non solo la Storia, ma il sogno della Storia, che è utopia progettuale, costruzione dell’impensabile e dell’azzardo”, ecco cosa è mancato nella letteratura meridionale degli ultimi due secoli. Ha prevalso invece la linea antievolutiva di Verga su quella del Boccaccio napoletano o di Basile, su cui si innesta il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma soprattutto il levismo successivo, fino ai libri denuncia, da Sciascia a Saviano.  Ha prevalso dunque, secondo l’autore, una...

Anniversari / Ketchum e l’enigma della morte di Hemingway

Ketchum, Idaho. 7,30 di mattina di domenica 2 luglio 1961: iI sessantaduenne premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway, si alza dal letto facendo attenzione a non svegliare la moglie Mary Welsh con cui la sera prima aveva fatto tardi al Christiania, il ristorante d’elezione, dove aveva ordinato, come d’abitudine, bistecca di controfiletto al sangue, patate al forno e insalata alla Cesare, annaffiando il tutto con Bordeaux della casa.  Sul pigiama blu indossa la vestaglia, quella rossa che chiama scherzosamente “da imperatore”, e scende con passo felpato in cantina. Passa in rassegna la sua numerosa collezione di fucili e opta alla fine per una doppietta da piccioni W&C Scott & Son calibro 12 a canne lunghe parallele (e non, come fu frettolosamente scritto da cronisti poco attenti, una Boss & Co. che non aveva neanche mai posseduta). Sceglie con cura le cartucce, carica, risale in soggiorno, si appoggia le canne alla fronte e preme il grilletto svegliando Mary Welsh di soprassalto. Fra i primi ad accorrere è l’amico Chuck Atkinson, proprietario del Motor Lodge cittadino e del negozio di alimentari del paese, che si prende cura di “Miss Mary” accompagnandola...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (12) / Paese mio che stai sulla collina

Un piccolo paese della Calabria, San Nicola da Crissa, sulle serre vibonesi. Tra la metà degli anni cinquanta e i primi sessanta. Come tutti i paesi, San Nicola è un grembo di suoni temperati, che, da sempre, custodisce il ritmo della vita. Dal fitto abitato, non ancora del tutto eroso dall’abbandono, sale un brusio gaio, le onde sonore delle cantilene infantili.  Fra cortili e vicoli, impazza l’“ammuccia”: in Calabria si chiama così il gioco del “nascondino”. Un modo per abitare il paese, e farne cosa viva.  Un bambino, sei-sette anni, si rannicchia in un anfratto, un buon posto per nascondersi, e non è troppo lontano dalla “tana”, gli basta una piccola corsa. Spiando i passi lenti e accorti del compagno che si avvicina, il suo cuore batte colpi “di ansia e di paura”. Resisterà all’assalto dell’emozione? Ora, il suo corpo si raggomitola su se stesso, come se volesse assottigliare la sua consistenza incuneandosi tra terra e pietra. Avverte l’odore del terreno umidiccio. Gli piace.  In questa breve e ansiosa eternità, il bimbo resta in attesa del momento più propizio per balzare fuori cogliendo di sorpresa il compagno che lo sta braccando, e finalmente gridare: “...

Un libro di Giovanna Silva / Ritratto di Roma deserta

Uno degli effetti collaterali del lockdown è stata l’esasperazione del binomio spazio chiuso/aperto, il primo reso claustrofobico dalla clausura coatta dei suoi abitanti, e il secondo amplificato dalla loro conseguente assenza. Never Walked on Crowded Streets (edito da NERO Editions), ultimo lavoro di Giovanna Silva, parte come sguardo sulla città di Roma che accidentalmente si imbatte nell’evento straordinario di una pandemia. Una prima serie di immagini scattate tra gennaio e i primi di marzo 2020 è seguita – dopo la forzata interruzione del lockdown generale – da una successiva sequenza di fotografie prodotte tra giugno e ottobre dello stesso anno. L’impaginazione del libro è composta secondo una successione di dittici di luoghi e quartieri differenti uniti da una contiguità formale che può di volta in volta svilupparsi secondo le assonanze di linee o di contenuto (oggetti, colori, parole), proponendo un dialogo talmente efficace che talvolta una fotografia sembra continuare in quella della pagina accanto: in due pagine l’Ippodromo delle Capannelle e Via Appia Nuova sono così fusi tra di loro da farne un unico luogo con una sua coerenza interna.        ...

Le scuole antropologiche francese e americana / Le foreste non pensano

Sarebbe bello se lo facessero, ma no, le foreste non pensano. Certamente non lo fanno nell’unico modo che potrebbe toccarci, cioè somigliandoci, attenuando quel senso di solitudine cosmica in cui la metacognizione, che caratterizza la nostra specie, ha imprigionato Homo sapiens in un universo spaventosamente silenzioso. Possiamo allora esplorare il funzionamento del sistema nervoso dei vertebrati e perfino immaginare un bosco come se fosse un grande cervello verde, ma è un abisso pieno di metafore quello che ci separa da loro, dal loro atto di essere, dal loro essere, forse, consapevoli di esistere nel mondo. E non è un guasto dei tempi, o la perdita della magia, o il disincantamento della modernità, perché è sempre stato così, fin da quando in una grotta del Paleolitico superiore un essere umano ha dipinto un animale, sperando che fosse qualcos’altro, cominciando a raccontarlo come se avesse un’anima, come se fosse una persona, come una donna o un uomo o un bambino dentro una pelle di bestia. La nostra specie gioca al gioco dello specchio imperfetto da decine di migliaia di anni, e questo gioco ha prodotto racconti complessi come l’animismo, il totemismo, i mostri e gli dei,...

Templi, giardini, cimiteri / Tanizaki a Kyōto

Dormo, e sogno bambini nel cortile di un tempio in rovina, ricoperto di muschio, giocare a ombre e demoni. (Lafcadio Hearn)   La passeggiata lungo il canale fiancheggia le pendici dei monti orientali di Kyōto, dai quali prende il nome la storica area di Higashiyama, e conduce in prossimità di alcuni templi e santuari tra i più suggestivi dell’antica capitale dell’Impero. Inaugurata alla fine dell’Ottocento, percorsa quotidianamente nei decenni successivi dai pensatori della prestigiosa Scuola di Kyōto, è oggi nota in loro memoria come il Sentiero della Filosofia (Tetsugaku no michi) e frequentata soprattutto all’inizio di aprile, sotto l’incanto rosa dei ciliegi in fiore. Durante la mia visita i passanti si contano sulla punta delle dita, ma il silenzio dei quartieri assonnati in cui i rumori del traffico urbano si mescolano ai canti degli uccelli, in questa tarda mattina di fine dicembre, pare invitare alla scoperta di una bellezza meno appariscente, e forse impalpabile. Sceso dal tram, ho seguito per un po’ il sentiero deserto prima di addentrarmi nei vicoli che salgono verso il tempio buddhista Hōnen-in, uno dei tesori meglio conservati e nascosti della città.  ...

28 giugno 1914 / Miljenko Jergović, L’attentato di Sarajevo

Cesare Lombroso non lo avrebbe degnato di uno sguardo. Perché Gavrilo Princip, il ragazzo che ammazzò l’Arciduca Franz Ferdinand e sua moglie Sophie a colpi di Browning M 1910 calibro 7,65 la domenica del 28 giugno 1914 a Sarajevo, non aveva i connotati dell’“uomo delinquente” delineato dell’antropologo veronese nel 1876. Niente fronte sporgente né orecchie grandi, asimmetrie nel volto o braccia troppo lunghe. Anzi, nelle foto appare come un giovane con la barbetta da hipster ante litteram, gli occhiali da intellettuale, lo sguardo intenso. Amava scrivere poesie e nei quattro anni trascorsi nella terribile prigione di Terezin, dove morirà di tubercolosi prima del suo ventiquattresimo compleanno, confessò che a mancargli più di tutto erano i libri.      Eppure, ancora oggi, sulle spalle del ragazzo bosniaco di Obljaj pesa una colpa terribile. Quella di avere acceso la miccia dell’“inutile strage”, come Papa Benedetto XV definì la Prima guerra mondiale, che lasciò sui campi di battaglia più di 10 milioni di morti e oltre 20 milioni di feriti. L’Austria-Ungheria e gli Imperi Centrali, infatti, considerarono l’attentato di un gruppo di ragazzi affiliati alla Mlada Bosna...

Un romanzo giapponese / Kawamura Genki, Non dimenticare i fiori

In Se i gatti scomparissero dal mondo (Einaudi 2019, l’originale è del 2012), con un disincanto surreale che talvolta caratterizza la letteratura giapponese, dove si dà per scontato che i gatti parlino o che i sogni interferiscano con la realtà, Kawamura Genki ci sottopone una situazione drammatica che non possiamo che immaginare: come ci comporteremmo se, sapendo di dover morire a giorni, ci venisse proposto di decidere a cosa può rinunciare il mondo in cambio, ogni volta, di un giorno in più da vivere? Un gioco al massacro o una ricerca dell’essenzialità? A proporlo al protagonista del romanzo è nientemeno che il diavolo, peraltro presentandosi in abiti volutamente ridicoli – per un diavolo, si intende –, camicie hawaiane, bermuda, occhiali da sole, per questo soprannominato Aloha. Al gioco del diavolo è naturalmente sotteso, dichiarato anzi in apertura: come cambierebbe il mondo se io scomparissi? Domanda cruciale, che ognuno si è posto e si pone. Forse, sottinteso, ragione per cui si fanno cose come scrivere, dipingere, comporre. Sembra dunque un gioco, non c’è traccia di tragicità, anzi all’inizio il protagonista sembra del tutto sciocco e superficiale. Ci si aspetterebbe ben...

David Jiménez, Noémie Goudal e Antoine d’Agata / Fotografia Europea: un sogno ad occhi aperti?

“Sulla Luna e sulla Terra/ fate largo ai sognatori!”. È con questi versi che Gianni Rodari chiude la sua poesia Sulla Luna. Le stesse parole vengono proposte come titolo del Festival di Fotografia Europea a Reggio Emilia, dopo la cancellazione della passata edizione, dedicata proprio al centenario della nascita dello scrittore. Suggestivo, senza dubbio, che ogni spettatore possa essere considerato un sognatore, nel senso di chi sa guardare oltre il velo del reale per immaginare altri spazi ed altri mondi. E fascinosa è la Luna, realizzata da Marco Di Noia, vincitore della Open call del festival, che fa eco alle parole di Rodari. Nell’immagine, nata da un racconto scritto dall’artista nel 2018 durante un viaggio in Giappone, si vedono molte persone che guardano in alto, stupite dalla presenza e dalla vicinanza del corpo celeste, incerte sul senso da dare a quell’enorme sfera. Insomma una confusione tra realtà e immaginazione, come in un sogno ad occhi aperti, quando i confini tendono a dissolversi. Eppure, ciò che più si ricorda di questo festival non sono tanto le immagini legate in maniera più o meno evidente all’idea di sogno, quelle di David Jiménez (Aura), l’installazione...

Un'intervista / David Grossman: la paura e la pace

David Grossman ha ricevuto il 19 giugno a Taormina il "Taobuk award 2021", un premio riservato ai grandi della letteratura mondiale, impegnati nella battaglia per i diritti umani e la democrazia e che, nel passato, è stato assegnato, tra gli altri, a Mario Vargas Llosa, Tahar Ben Jelloun, Luis Sepulveda. Lo incontro la mattina del giorno prima, a Bassano del Grappa, dove è in programma una conversazione con Mario Calabresi, organizzata dal Festival "Resistere" della Libreria di Palazzo Roberti. Non c'è nessuno scrittore che, come David Grossman, dedichi così tanto tempo a parlare della pace tra Israele e Palestina, nessuno come lui che prenda così sul serio il ruolo dell'intellettuale che crede nelle possibilità della parola e del dialogo per avvicinare gli uomini, anche quando sembrano separati da distanze siderali. Mondadori ha pubblicato, qualche mese fa, Sparare a una colomba (2021), una raccolta di saggi e discorsi (dal 2015 al 2020) che Grossman ha tenuto in giro per il mondo.   Ha ricevuto premi per la pace, lauree honoris causa da Università prestigiose, parlato in occasioni come la Conferenza sulla Sicurezza a Monaco o l'Anniversario della liberazione dell'Olanda:...

Diario (9) / The Sky over Kibera

Nel 2017 sono stato a Kibera, il più grande slum di Nairobi, e forse del Kenia, per mettere in scena la Divina Commedia con 150 bambini e adolescenti, che non solo Dante Alighieri non lo avevano mai sentito nominare, ma dell’Italia stessa non avevano (i più grandicelli) che una vaga conoscenza, legata esclusivamente ad aspetti di carattere calcistico. Football. A invitarmi là erano stati Riccardo Bonacina, direttore della rivista “Vita”, e Sandro Cappello di AVSI, una Ong che lavora in tutto il mondo, dopo aver letto Aristofane a Scampia, il libro pubblicato da Ponte alle Grazie in cui racconto le avventure della non-scuola, da Ravenna a Dakar, da Mons a New York, passando appunto per la periferia napoletana. Immaginatevi Kibera come uno dei tanti slum del mondo: una distesa infinita di baracche di lamiera, mancanza di fogne e acqua potabile, elettricità fuori legge, disoccupazione e aids, e la piaga più disumana, quella degli street children, bambini rapiti e stuprati, statuine di polvere costrette a chiedere l’elemosina nelle strade del centro di Nairobi. Un inferno.   Forse perché stavamo proprio in quei mesi allestendo il “Cantiere Dante” a Ravenna, decisi insieme a...

L’Italia tra fragilità e bellezza / Ho fatto un Giro

Nonostante il sottotitolo reciti Diario di una corsa fuori stagione, fin dalle prime pagine di Ho fatto un giro, libro scritto da Gino Cervi ed edito dal Touring Club Italiano (2021), il lettore non ha l’impressione di trovarsi di fronte solo alla cronaca del Giro d’Italia 2020.  Nella scorsa edizione, causa pandemia da coronavirus, la corsa a tappe si è infatti svolta a ottobre e non nella tradizionale collocazione primaverile, a maggio. Nel libro c’è la cronaca, tappa per tappa della “seconda corsa ciclistica più famosa al mondo”; una cronaca fatta di fughe, di vittorie e di fatiche, cronaca di scalatori, passisti e sprinter secondo la tradizionale classificazione dei corridori, ma tutto un po’ lontano, come uno sfondo sfuocato. Una cronaca fatta di partenze e traguardi, con i giornalisti al seguito ma in realtà sempre ad anticipare i ciclisti lungo il percorso per cercare storie e personaggi, per raccontare meglio, dopo, la corsa. Eppure. fin dalle prime pagine, si capisce che c’è dell’altro. Per la scrittura innanzitutto, che ha ben poco della cronaca sportiva ma ben più della letteratura da viaggio, quella colta e misurata di una volta, come nello stile di Bruno Barilli...

Un libro di Stefano Siviero / Porta Pia: l’Italia a Roma

Narrare, raccontar di storia per mezzo di luoghi e paesaggi è genere letterario nobilmente praticato: penso ad esempio, tanto per rimanere in Italia, a libri recenti come Danubio di Magris, Pianura di Belpoliti, Annibale, un viaggio di Rumiz. Ma l’incrocio di storia e luoghi è lo strumento psicologico utilizzato in molte altre opere, ad esempio nelle pietre d’inciampo poste nelle città europee davanti alle abitazioni degli ebrei deportati dai nazisti con cui si lascia il compito a chi le scorge di immaginare la loro vita e il loro destino. Oppure nelle guide, sia quelle più tradizionali in cui si riporta la storia di un monumento sia di quelle in cui si racconta il passato usando come chiave emotiva un luogo per come ci si presenta oggi, come ad esempio il recentissimo Andare per l’Italia di Napoleone di Bianchi e Merlotti. A questa ultima categoria dell’andar per luoghi appartiene anche il prezioso, accuratissimo, volumetto di Stefano Siviero, economista ed eclettico dirigente della Banca d’Italia: Porta Pia, 20 settembre 1870, l’Italia a Roma, pubblicato da Mattioli 1885 nel marzo di quest’anno.      Vi si compie un tour d’horizon di 1600 anni di storia – dalla...

Pynchon e Kesey / Come gli hippy hanno salvato la letteratura

Gli anni sessanta sembrano non finire mai. Ritornano. E a cicli sempre più brevi. Di quegli anni ritornano i miti. Mai superati, sorpassati, surclassati. E anche se non c’era niente di eroico nell’essere giovani allora, i Baby Boomers si struggono ancora di nostalgia per averli vissuti in prima persona, mentre i Millennials e le generazioni seguenti (X, Y, Z, Alpha), ne scoprono e, sotto sotto, ne invidiano l’irripetibile stagione di creatività.  E se in musica sembra proprio che the times they are [NOT] a-changin’ – lo hanno dimostrato i recenti festeggiamenti per gli ottant’anni di Bob Dylan, sessanta dei quali li abbiamo passati in compagnia della colonna sonora delle sue ballate – nel campo delle arti visive, a Firenze, a Palazzo Strozzi, si festeggia un quarantennio di American Art 1961-2001, dove a farla da divo, già dal manifesto, sono l’imperituro Andy Warhol e la Pop Art nelle sue caleidoscopiche varianti. Questo mentre in letteratura atterrano sui banchi delle nostre librerie due titoli freschissimi di stampa, vanti della controcultura: il primo, un inedito (per l’Italia) di Ken Kesey, A volte una bella pensata, che le edizioni Black Coffee pubblicano in occasione...

Il libro di Alessandro Carrera / Bob Dylan: uno scrigno senza fondo

Negli anni Sessanta del secolo scorso, quando l’ho ascoltato per la prima volta, Bob Dylan era una mosca bianca nella scena musicale: già la sua faccia sulla copertina del 45 giri di The Times They Are A-Changin’, grigia, piatta, senza sorriso, sembrava rinviare a un mondo del tutto diverso da quello di moda in quegli anni. La voce, poi, era davvero sconcertante (“ma come fate ad ascoltare questo ubriaco?” chiedeva la nonna di un mio amico). Come tanti, diventai un suo fan. Conoscevo a memoria le sue canzoni, le cantavo e le suonavo con tanto di armonica a bocca a tracolla, sforzandomi vanamente di imitare quella voce inconfondibile.  Negli anni Settanta l’ho mollato. Avevo seguito il suo percorso anche dopo la svolta “elettrica”, avevo digerito perfino i manierismi di Self Portrait e New Morning (1970), avevo anche scritto un libro su di lui (Joe Hill, Woody Guthrie, Bob Dylan, 1978), ma da un certo momento in avanti non mi diceva più niente, mi sembrava finito.    Altro che finito! Dylan non finisce mai. Ancora oggi tiene decine di concerti ogni anno, in tutto il mondo. Non ci sono mai andato: avevo sentito dire che i pezzi erano irriconoscibili, selvaggiamente...

Speciale Sciascia / L’onorevole disgregato di Sciascia

Quando nell’estate del 1964 ricevette da Mario Giusti, suo amico e direttore dello Stabile di Catania, l’incarico di scrivere sul tema della mafia una pièce teatrale per la stagione 64-65, dopo il felice esito l’anno prima sulla stessa ribalta del Giorno della civetta, Leonardo Sciascia batté in una settimana una specie di commedia amara intitolata L’onorevole nella quale la mafia figura nel tipo di un nuovo don Mariano Arena mellifluo e caricaturale, don Giovannino Scimeni, colluso con un parlamentare pescato dalla società civile: sortendo però una sotie pirandelliana per non essere riuscito a sostenere fino in fondo il tono naturalistico di una rappresentazione fin troppo ricalcata dal vero.  In sostanza, proprio quando Sciascia è avviato a imprimere al suo teorema sulla mafia un salto in avanti più scoperto e audace rispetto alle incertezze del Giorno della civetta, quel che con L’onorevole fa è di ripiegare, ancora per prudenza, su una trovata da metateatro: l’attore interprete di monsignor Barbarino, spogliandosi dei paramenti, si rivolge infatti del tutto inopinatamente al pubblico e rivela che è tutto uno scherzo – lo scherzo consistendo nei “moralistici deliri” di...

Discussioni e polemiche in Giappone / Olimpiadi a Tokyo: sorvegliato speciale

  Giappone anti-olimpico    Mancano meno di due mesi all’inaugurazione delle Olimpiadi di Tokyo, prevista il 23 luglio, posticipata per la pandemia di un anno. Anche i mass media italiani finalmente iniziano a trattare la notizia. Molti atleti e squadre in varie discipline si sono già qualificati e le aspettative per le possibili medaglie cominciano a gonfiarsi di speranze.  Tuttavia, l’umore del paese ospitante, il Giappone, la nazione forse più fanatica dei giochi olimpici che esista sul pianeta, è tutt’altro che sereno. In questo momento, secondo vari sondaggi, più del 70% dei giapponesi sembra non voler ospitare le Olimpiadi a casa loro. Non le vogliono. Il Giappone anti-olimpico? Sembrerebbe un puro ossimoro, qualcosa di impossibile, eppure è così. Cosa sta succedendo? Il motivo è serio ma semplice: il governo giapponese, da più di un anno, non è stato sufficientemente attivo (anzi, diciamo mai stato serio) per risolvere a fondo il problema della pandemia: innanzitutto si sono fatti pochi tamponi, forse per non far risultare troppi casi in modo da non rovinare l’opportunità olimpica, e sono state adottate misure spesso giudicate incoerenti, lanciate di...

Kübra Gümüsay, Lingua e essere / Parlare sempre e non comunicare mai

Ultimamente di parole si è parlato parecchio: si è detto che sono importanti e si è detto che valgono una risata. Si è detto che sono libere e si è detto che si prendono troppe libertà. Si è soprattutto discusso su chi può dirle, e chi deve sentirsele dire.   È stato un caso fortuito, perché solitamente non pensiamo mai alle parole, le usiamo e basta, e questa contraddizione intrinseca – non pensare alle parole, che di fatto compongono il nostro pensiero – è in realtà coerente con il modo in cui le trattiamo. Scriviamo continuamente, ossessivamente, più che in qualsiasi altra epoca: messaggi, mail, tweets, captions, commenti. Parliamo in modo compulsivo, vorace, spesso del tutto egocentrico, e ci ingozziamo delle parole altrui, bulimicamente, decontestualizzandone il senso, interagendo attraverso uno schermo, disabituati a empatizzare gli uni con gli altri. Le parole sono oggetto del nostro consumo quotidiano. Le appiattiamo, le mangiamo, le buttiamo via. Le indossiamo sulle t–shirt nella speranza che ci definiscano agli occhi degli altri. Le mettiamo in fila su una caption per accompagnare una foto il cui scatto abbiamo orchestrato attentamente. Le affidiamo a un vocale...

La breve vita felice di Giovanni Cenacchi / Guida alle Dolomiti per escursionisti fuori rotta

Il libro Dolomiti cuore d’Europa. Guida letteraria per escursionisti fuori rotta, da poco pubblicato nelle edizioni Hoepli, raccoglie scritti editi e inediti di Giovanni Cenacchi, scrittore, giornalista, alpinista e fotografo, scomparso a quarantatré anni, il 17 agosto del 2006. Originale figura di intellettuale e di alpinista, riuniva finezza di letture e di scrittura a inconsuete abilità nell’arte della scalata e dell’esplorazione.  Le Dolomiti erano le montagne più amate da Cenacchi. Lui, bolognese nato quasi per caso a Cortina d’Ampezzo, aveva cercato per tutta la vita di scoprire e conoscere quelle montagne. Trascorreva le vacanze, da bambino e poi da adolescente, in un’antica casa nella frazione di Gilardon, ai margini della conca ampezzana, dove la sua famiglia e quella del cugino e amico Pier Paolo prendevano in affitto un appartamento. Avevano undici anni quando, in gita al rifugio Scoiattoli, Giovanni e Pier Paolo fecero la loro prima scalata sulle Cinque Torri. «Dove possiamo trovare una guida per questi ragazzi?» chiesero i genitori all’uomo taciturno dietro al bancone. Lui si tolse il grembiule. prese un paio di corde e guidò i due incerti e timorosi ragazzini...

Oscar al miglior film internazionale / Vinterberg. Bere per non dimenticare

A Thomas Vinterberg i quarantacinque secondi concessi ai vincitori per il loro discorso di ringraziamento non sarebbero bastati. Per sua fortuna, ha vinto il Premio Oscar al miglior film internazionale in un anno molto particolare. Quanti hanno deciso di partecipare di persona alla cerimonia nonostante le difficoltà logistiche e sanitarie sono stati premiati con una maggiore libertà di gestire il tempo a disposizione sul palco, senza temere l'implacabile aumento di volume della musica a coprire le loro voci. Il regista danese si è trattenuto per ben quattro minuti: un'eternità per i rigidi tempi televisivi e il peggiore degli incubi per i produttori dello spettacolo. Ma aveva un ottimo motivo per farlo.    Il suo ultimo film Un altro giro ha ottenuto il premio più prestigioso al termine di un lungo percorso che lo aveva visto selezionato per l'edizione di Cannes del maggio 2020 cancellata a causa della pandemia, partecipare a tutti i principali festival dell'autunno scorso (era anche nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma) e vincere altri importanti premi, tra cui risalta il trionfo agli European Film Awards. Vinterberg, nelle varie occasioni in...

Quarant’anni dopo / García Márquez: i segreti dietro la morte annunciata

La mattina del 22 gennaio di settant'anni fa, nel 1951, gli abitanti di un paesino remoto dei Caraibi colombiani, chiamato Sucre, furono svegliati dal trambusto di un crimine fratricida. Víctor e Joaquín Chica Salas avevano appena accoltellato il loro amico Cayetano Gentile Chimento, per vendicare il disonore della sorella Margarita, restituita alla famiglia dallo sposo, Miguel Reyes Palencia, dopo che aveva scoperto che lei non era vergine durante la prima notte di nozze. Terrorizzata dalle percosse dello sposo e dalla furia dei fratelli, Margarita aveva confermato la voce che girava in paese fin dai tempi del suo fidanzamento con Cayetano, cinque anni prima: i due avevano avuto rapporti sessuali. Margarita stava ancora piangendo nella casa di famiglia, quando le diedero l'inconcepibile notizia che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.   Fu considerato delitto d'onore, come previsto dal codice feudale che vigeva nella regione e quindi dalla Giustiza, che dichiarò infine innocenti i fratelli Chica Salas, perché avevano agito “mossi da intensa ira e dolore”. L'omicidio, inoltre, era all'ordine del giorno in quella sanguinosa metà del secolo che è tuttora ricordata con l'...