Il tuo due per mille a doppiozero

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Modi del sentire / La democrazia è una virtù?

Dopo tanto parlare e scrivere di vizi, l’attenzione sembra tornata a posarsi sulle virtù, a guardare il panorama culturale ed editoriale. Un po’ lo dobbiamo al fatto che ci illudiamo di essere tutti buoni e virtuosi (nel senso cristiano del termine), di nascita o di vocazione; un po’ ci attrae l’idea dell’autorealizzazione e del compimento delle nostre possibilità che caratterizza la virtù del mondo classico greco e romano. E così ci si occupa per esempio delle virtù cristiane, le tre virtù teologali più le quattro cardinali, con qualche aggiunta: povertà, mansuetudine, castità, religione, obbedienza (che non doveva essere più una virtù e invece lo è ridiventata eccome!).    Sono le virtù rappresentate da altrettante statue, dodici, tra le novantacinque del monumento marmoreo in cui riposano le spoglie di Sant’Agostino nella chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia, e per le quali è in programma un volumetto collettaneo per ognuna di quelle dodici virtù: dopo quelli su speranza e carità, l’attenzione è caduta su mansuetudine, una virtù alquanto desueta e un po’ fuori mano anche se con le mani ha molto a che fare, giacché mansueto è l’animale che è stato abituato alla...

Lessico metropolitano / Gianni Biondillo: l’arte di raccontare la città

La scrittura di e per l’architettura ha subito in questo ultimo decennio un lento tramonto. Non mancano le cronache mondane sui pochi architetti noti (quelli che i giornalisti si ostinano a chiamare ancora star architects), qualche intervista di rito in occasione di eventi eccezionali o della Biennale di turno, pezzi che si concentrano su situazioni curiose o inattese (il grattacielo più alto, verde, sottile; le classiche riserve indiane di genere o età anagrafica; le architetture più cool da visitare durante le vacanze; i progetti per i bambini, gli animali, le piante; le raccolte di ristoranti, librerie, negozi, appartamenti da non perdere...) ma, in fondo, convivo con la sensazione che alla maggior parte della gente non interessi l’architettura o, semplicemente, non la veda come un argomento su cui concentrare la propria attenzione. Sono scomparse da tempo le pagine sui grandi quotidiani dedicate ad approfondimenti o a particolari questioni legate a questo mondo come invece capita ancora d’incontrare sul Pais, il New York Times o il Financial Times Weekend come se l’architettura non fosse quella cosa che condiziona la nostra vita dal primo all’ultimo giorno della nostra...

Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

Fact checking di Laterza / Anche i partigiani però...

Primo e fortunato è stato forse Mussolini ha fatto anche cose buone di Francesco Filippi (Bollati Boringhieri 2019), poi E allora le foibe? (Eric Gobetti) e Anche i partigiani però... di Chiara Colombini, oggetto del presente articolo, che escono nella collana Fact checking di Laterza, curata da Carlo Greppi, uscito a sua volta di recente con Si stava meglio quando si stava peggio per Chiarelettere. Si direbbe un quasi genere saggistico che con un piccolo cambio di vocabolo diventa fake checking. Più che di sole, singole bufale, si tratta di un deposito, melmoso e aggrovigliato, di luoghi comuni storici propriamente nazionali. Tale “magma fatto di rimandi interni”, per usare le parole di Colombini, che vengono spesso da lontano, di provenienza diversa ma tenacissima forza aumentata dal proliferare incontrollato della Rete, dimostra la necessità di libri-mappa o di istruzioni per ricomporre il puzzle. Tanto più che queste abitudini, spesso convenienti alla politica contemporanea, stanno dentro, specie nei riguardi della delegittimazione della Resistenza, a un quadro di pigrizia e indifferenza diffuse.   Il libro di Colombini che, detto per inciso, attraverso la chiave della...

Diario (1) / Verso Paradiso

Dopo che varcando il Teatro Rasi si era precipitati nella città dolente, dopo che si era imparato il “noi” nella cantica dell’ascendere insieme per le strade di Ravenna, e di Matera, ci sarebbe stata una nuova chiamata pubblica e, insieme, si sarebbe dovuti arrivare al Paradiso nel 2021. Come fare, costretti alla distanza? Come celebrare Dante nell’anno del settimo centenario della morte del poeta? Teatro delle Albe e doppiozero hanno immaginato lo spazio della scrittura come spazio di un’attesa condivisa, un racconto-diario scritto da Marco Martinelli e racconti-sapere di studiosi e amici del Sommo, fili differenti per “dialogare con l’ago” e tessere visioni. Il Cantiere Dante di Marco Martinelli e Ermanna Montanari è una produzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro.   Ci abbiamo creduto, abbiamo sperato, fino all’inizio di marzo. Poi l’esplodere delle varianti, la lentezza dei vaccini, l’arrossarsi implacabile, giorno dopo giorno, delle Regioni, ci hanno fatto alzare bandiera bianca: il Paradiso dantesco, debutto previsto 25 giugno 2021, non si farà. Ma prima di continuare, occorre raccontare l’antefatto al...

Giardino di primavera / Scille, gli occhi azzurri del sottobosco

Le selvatiche Scilla bifolia sono gli occhi azzurri del sottobosco. S’aprono al primo sole di marzo, gracili, minute, hanno il privilegio di sfoggiare uno dei blu naturali più invidiabili e ammalianti, toccante al punto da far illanguidire. Due, appunto, le foglie: lucide, lunghe e strette che avvolgono il rossiccio gambo florale e, giuntevi al mezzo, opposte, si ricurvano. Leggiadre, le piccole corolle a stella – sei tepali, sei stami con antere altrettanto blu, pistillo capitato sorgente dall’ovario supero – si schiudono una via l’altra sul racemo. Tra aprile e maggio, invece, danno il cambio ai narcisi le Scilla non-scripta (o Hyacinthoides non-scripta), pur esse spontanee d’origine: indimenticabili, quali specchi lacustri, le distese dei boschi inglesi.  Sono facili da naturalizzare nel prato di casa, meglio se collocate al piede di alberi e arbusti, ve ne sono anche di rosate e bianche, certo di minor effetto. Si propagano con generosità e ve le ritrovate sparpagliate in giardino in men che non si dica. Più alte e vistose delle S. bifolia, su dritti, carnosi steli recano dapprima boccioli stretti in spiga che poi, in sequenza, rivelano campanelle reclinate con i vezzosi...

Giorgio Agamben / Hölderlin nella torre

La torre di Hölderlin è il vero tema del libro di Agamben. Si entra attraverso un saggio iniziale, c’è quindi una corposa parte centrale, cronologica, fitta di lettere e testimonianze. È una struttura interna, biografica, che è quasi una scala dove saliamo con Hölderlin nella torre. Alla fine, o piuttosto in cima, ci si affaccia attraverso un saggio finale su orizzonti molto ampi. Com’è finito nella torre Hölderlin  e perché ci rimane per trentasei anni? Forse perché l’amico Sinclair viene arrestato e il poeta inizia a ripetere Non sono un giacobino. Nato nel 1770 ha 19 anni quando scoppia la rivoluzione francese, la politica nella sua generazione è uno snodo di tante questioni diverse e forse in seguito vuole ritrarsi, sottrarsi da quello che la politica dice. Forse ci sono tracce di una delusione amorosa, o semplicemente le difficoltà con gli altri umani e il mondo di tutti, in ogni tempo.    Di fatto alla fine ci si ritrova all’interno di una torre che è come un pensiero, come la poesia. Qualcosa di verticale così intrinseco alla persona che è difficile parlarne senza tradirne le difese e quindi la sua funzione principale, proprio perché parlare e interloquire è...

Un libro di Carmen Pellegrino / La felicità degli altri

Se, come scrive Paul Celan, “dice il vero, chi parla di ombre”, potremmo definire l'ultimo lavoro di Carmen Pellegrino – La felicità degli altri, edito da La nave di Teseo – un libro sulla verità, o meglio, sulla costruzione della verità. Un libro raffinato, che tiene insieme la delicatezza di un dire sensibile e la capacità di conferire nuove forme e nuova vita a concetti apparentemente immobili. L'autrice stessa definisce la storia che racconta un'anastilosi, una ricostruzione dell'antico attraverso la ricomposizione dei suoi frammenti; è la possibilità di un divenire nuovo del vecchio, che dismette i panni dell'immobilità monolitica della Verità con la lettera maiuscola, alla volta di una riscrittura del già saputo che, passando attraverso le ombre, si trasforma in un sapere inedito.   Cloe è la protagonista del libro. Ma Cloe è anche Clotilde, Anais, Esoluna, nomi di passaggio, indossati come panni da abitare finché non diventano stretti, ma anche nomi che permettono una transizione, una ricostruzione che comincia dalle rovine – quelle rovine presenti anche nei libri precedenti di Pellegrino, tanto da averle conferito l'appellativo di abbandonologa. Come in Cade la Terra...

Milo Rau: Vangelo a una dimensione / Anche in Palestina nevica

Sul set di Matera, Milo Rau ha riunito le condizioni ideali per produrre lo spettacolo più rappresentativo della sua poetica cine-teatrale: un cast formato da professionisti e da non professionisti della scena, in cui spicca la presenza di un certo numero di braccianti immigrati di origine africana; uno dei più grandi “testi-sorgente” a cui un artista occidentale possa aspirare; un luogo che nell’immaginario collettivo ha rimpiazzato il teatro originario degli eventi biblici fin da quando Pier Paolo Pasolini lo preferì alla Palestina dove pure aveva condotto dei sopralluoghi prima di girare, nel 1964, il suo Vangelo secondo Matteo.   Tutto  questo fa di The New Gospel un inestricabile continuum di realtà e di rappresentazione, di cerimoniale artistico e di processo politico, un’opera in azione che produce da sé il proprio discorso – messa in scacco, la critica non può che naufragare nella ripetizione o assestarsi nella neutralità della descrizione ecfrastica – articolandolo su due piani distinti che si compenetrano senza mai alterarsi, in una sorta di sovrimpressione: il Vangelo delle origini, che risuona nella sua purezza sulle labbra di Yvan Sagnet, l’attivista e...

Ancona, 10 febbraio 1951 – Ancona, 21 aprile 2021 / A Francesco Scarabicchi

PORTE CHIUSE, INCONTRI, CANCELLI       Chiusa per sempre una porta di tormento e speranza, quasi senza dolore: era tempo. Mi allontano dalla parte di me laggiù rimasta ammutolita. Cammino.     *     Un altro varco conduce ora nel verde di un parco cittadino, un assedio diverso in cui mi guida qualcuno che ancora non parla ma osserva fronde, riflessi e a tratti lancia grida stridule, di gabbiano che picchia nella luce. Non parla, e sembra invece animato da una foga di dire, dal vento della vita che si fa o presto si farà parola, gioia forse aspra e per ora inesplosa. Non è poco, mi ripeto, è moltissimo, è tutto. Incontro gente ignota, donne che fanno yoga, una ragazza seduta che disegna quel che crede di vedere, poi un amico col cane: la felicità, dice guardandoci, è dalla vita che viene non dalla poesia.     *     Mai pensato il contrario. Ma quelle antiche vampe di festa osservate da lontano, lo stare sempre ai margini… Inutile crucciarsi a questo punto: la parola voleva forse planare in quel vortice, ambiva a farsi luce, segnavia. Intanto svariano nei prati gli ultimi fiori di settembre, dietro un canneto si indovina il...

Aspettando gli Oscar 3 / Nomadland. Sopravvivere all’America

Le due presenze che più vediamo esistere, come fatti cinematografici, in Nomadland, sono lo spazio e il volto della protagonista. Entrambi si affrontano, anche formalmente, per tutto l’arco della visione, componendo un’esperienza continua di apertura e sconfinamento.  Così da una parte c’è lo spazio: la superficie interminabile della strada, raccontata da campi lunghissimi. Ci sono i paesaggi naturali, i paesaggi umani, e i mondi costruiti dalle merci: i parcheggi, o le enormi officine di manodopera a tempo determinato, i negozi-magazzino dove si compra di tutto, le città fabbriche abbandonate, e poi ancora, secondo una linea narrativa costruita e montata per scivolare sempre avanti, senza inversioni, lo spazio delle migliaia e migliaia di chilometri della terra americana percorsi da un furgone.      Dall’altra parte, assieme allo spazio o in controcampo, un volto, quello di Fern (Frances McDormand), che la regia fissa a lungo e di continuo, come ritraendolo, in tempi lenti di inquadratura spesso affiancati dal silenzio eloquente di scenari e effetti naturali. L’aria, la neve, la notte, il buio, il freddo ci chiedono di fermare lo sguardo, di scrutare quel...

Lezioni di letteratura russa / Nabokov: Tolstoj sì, Dostoevskij no

Stati Uniti, 1940: Nabokov è da poco arrivato in America e si trova a fare lezione a studenti americani. Cosa sanno della letteratura russa i suoi studenti? Su quali traduzioni possono contare? Quali difficoltà dovranno affrontare? Nell’ultimo breve saggio delle Lezioni di letteratura russa, dopo averli condotti «attraverso il paese delle meraviglie di un secolo di letteratura», Nabokov tira le fila del suo corso ed elenca alcune difficoltà che gli studenti si troveranno di fronte: non sanno leggere il russo, hanno a disposizione traduzioni «abominevoli» e devono districarsi in una massa «amorfa e mostruosa di cose mediocri il cui unico scopo è politico». A guidarli in questa selva c’è il professor Nabokov, tra i più popolari della Cornell University, dove dal 1948 insegna come professore associato nel corso sui Maestri della narrativa europea e in quello di Letteratura russa in traduzione. Visto il successo delle lezioni, e forse anche per facilitare lo studio dei suoi studenti, Nabokov mette in cantiere la pubblicazione delle sue lectures, progetto che viene però abbandonato e ripreso, dopo la sua morte, da Fredson Bowers, curatore sia delle Lezioni di letteratura del 1980 (la...

Canicola, Diabolo, Eris / Fumetto e piccoli editori nella pandemia

Sono solo cinque, in tutto il mondo, i Paesi in cui “si fanno” i fumetti. Gli Stati Uniti (e un po’ il Canada), dove i comics sono nati; l’area francofona (Francia e Belgio), dove la bande dessinée è al pari dei libri “normali”; il Giappone, dove i manga vendono milioni di copie; L’Argentina, la terra delle historietas e di L’eternauta (in questi giorni di nuovo in edicola). E poi c’è l’Italia. Per tradizione, produzione, mercato, queste sono le cinque aree dove esiste un’editoria a fumetti. Eppure solo di recente le istituzioni italiane sembrano essersi accorte che il fumetto è una realtà importante (vogliamo chiamarla “un’eccellenza”?). Da circa un anno è attivo al ministero dei Beni culturali un Tavolo tecnico sul fumetto italiano, il cui primo esito è Promozione Fumetto 2021, un bando che mette a disposizione 644 mila euro per iniziative nel settore. Al tavolo siedono rappresentanti della Direzione generale biblioteche e istituti culturali, oltre a autori, esperti e rappresentanti di fiere.   Proprio le fiere sono il tasto più dolente di questo ultimo anno di pandemia, che per il mondo del fumetto ha significato la cancellazione di tutte le manifestazioni: niente Lucca...

Due libri sulla periferia milanese / La città degli orti

Milano appare una città a più dimensioni tra loro incongruenti: decentemente integrata nel suo ristretto territorio comunale, lacerata nella cintura metropolitana denominata oggi Grande Milano. La diversità amministrativa che distingue Milano da altri grandi centri urbani, e in primo luogo da Roma, potrebbe mascherare, a uno sguardo disattento, la sostanziale analogia che invece la accomuna al resto delle cosiddette città globali: la progressiva dualizzazione del territorio urbano. Fenomeno ancor più controverso se relazionato a un contesto metropolitano soggetto ad un prolungato periodo di crescita economica, sostenuta oltretutto da una narrazione pubblica volta a magnificarne le sorti. Milano, insomma, non è solamente in controtendenza rispetto al resto del paese: è divenuta a sua volta un brand. Il lato oscuro di questo brand si è incaricato di mostrarlo la pandemia, travolgendo un servizio sanitario nel frattempo privatizzato nelle strutture e soprattutto nelle logiche aziendali. Per cogliere gli elementi di continuità e di distinzione che alimentano la morfologia urbana del capoluogo lombardo, occorre allora più che altrove un approccio transcalare, capace di muoversi e di...

Un libro di Carlo Boccadoro / Bach e Prince: vite parallele

  Il libro inizia con un’avvertenza che mette in guardia il lettore dai dualismi, dalle consorterie, dalle fazioni, ossia da quel sistema di contrapposizioni attraverso cui spesso il mercato alimenta se stesso. Il cuore di un dualismo è l’opposizione: l’uno dev’essere il contrario dell’altro, meglio ancora se l’uno è una reazione all’altro. La semiologia ha mutuato dal latino il termine versus (abbreviato in vs) per indicare i due principi di un’opposizione.   Se questo libro rispondesse a tali logiche si intitolerebbe Bach vs Prince, e il sottotitolo sarebbe Vite contro. Ma il libro di Carlo Boccadoro – musicologo, compositore e direttore d’orchestra – pubblicato da Einaudi Stile Libero nella collana di saggistica battezzata, appunto, VS, risponde invece a un’altra logica, e il suo titolo è Bach e Prince, Vite parallele, laddove la congiunzione “e” e l’aggettivo “parallele” ne tracciano subito il senso incipiente. D’altra parte come fare, anche volendo, a mettere contro due vite così distanti, per geografia, tempo, e contesto, come quelle di Johann Sebastian Bach e di Prince Rogers Nelson, più noto semplicemente come Prince? Sarebbe un’impresa difficile. Non...

Due libri / Tano D’Amico: compagna fotografia

Nelle pagine iniziali del suo libro Fotografia e destino (Mimesis, 2020), Tano D’Amico pone la domanda: “mentre viene fatta, l’immagine può fondersi con la realtà e cambiarne il percorso? Anche per poco, intendo, anche solo negli attimi in cui l’immagine trova la sua forma, negli attimi in cui occhio e obiettivo sono puntati sulla realtà. Può l’immagine mischiarsi con la vita? (…) L’immagine può amare così tanto la vita da cambiarne il destino?”. È molto difficile rispondere. Si può dire che il momento in cui si decide di scattare una foto, a un determinato soggetto e in un determinato modo, si è già deciso da che parte stare. E su questo, né Tano D’Amico, né le sue immagini scendono a compromessi, è fotografia di parte, è partigiana. Chi la osserva comprende che il fotografo è dentro l’istante, legato al destino di coloro che stanno per entrare nell’immagine. In questo modo la foto si anima e ci anima, perché l’immagine, per Tano D’Amico, vuol dire relazione.  Si capisce che nei cortei il fotografo è davanti agli striscioni, faccia a faccia con i manifestanti, che non esprimono generiche opinioni, ma sono i suoi compagni, quelli che stanno dalla sua parte, e si capisce che...

Diario di un'insegnante / Scuola: un aprile che sembra giugno

L’atmosfera è più o meno quella degli ultimi giorni di maggio di un anno ordinario: la luce della primavera; le finestre aperte e i rumori dall’esterno; le aule deserte a metà, o al 75%, con il loro senso di precarietà.   È difficile restare concentrati, è difficile “fare sul serio”. Per loro come per noi.  Ma che cosa è "fare sul serio"?  Insegno da più di dieci anni, dalla filosofia al sostegno, frequento gli adolescenti come psicologa nel lavoro di ascolto, e non sono mai stata così in difficoltà come in questo anno che mi sembra finito anche se finito non è.     Ada, l’ultima volta che l’ho vista, ha avuto tre attacchi di panico in una settimana. Era un mese fa. Poi la Dad. Ada non ha mancato nemmeno una lezione on line; interveniva; i miei tentativi di mostrare lo spazio di apertura – se mai ne avesse sentito il bisogno – sono stati lasciati cadere. Così, adesso che Ada e il suo corpo magrolino sono ritornati in classe, ho pensato: sarà questione di giorni? Ne avrà ancora? Ne ha avuti? Ada, come diavolo stai?  Ma la relazione tra insegnante e studente non è una relazione che passa per “Ada, come diavolo stai?”. C’è...

Dall'autore al lettore / Come funziona l'editoria

Nelle 266 pagine fitte fitte di I meccanismi dell'editoria. Il mondo dei libri dall'autore al lettore (Il Mulino, 2021), Roberto Cicala racconta le meraviglie e le trappole dell'editoria libraria, guidandoci alla scoperta delle regole e delle eccezioni nel processo che porta alla produzione di quell'oggetto che chiamiamo libro.  La regola è la struttura industriale della filiera del libro, nelle varie fasi della ricerca, della produzione, della promozione, della distribuzione, della commercializzazione. Sono le tecniche, le norme, gli standard affinati nei secoli che ci separano dalla Bibbia di Gutenberg e dalle rivoluzionarie intuizioni di Aldo Manuzio (le racconta Alessandro Marzo Magno, L'inventore di libri. Aldo Manuzio, Venezia e il suo tempo, Laterza, 2020).  Cicala fotografa il fordismo applicato alla cultura, fondato sulla separazione tra i diversi segmenti della filiera editoriale e sulla specializzazione delle funzioni, per le quali le case editrici utilizzano competenze elevate e raffinate. Ma l'editoria si fonda anche (e forse prima di tutto) sulla collaborazione e sulla dialettica creativa tra le varie anime culturali e commerciali, tra le diverse...

20 aprile 1970 - 20 aprile 2021 / Paul Celan: parla anche tu

Dopo Hölderlin c’è tutta una linea della lirica tedesca che percorre l’area più fertile del pensiero tragico in poesia. Si potrebbe anche dire del pensiero “esistenzialista” in poesia. O, addirittura, del pensiero in sé. Del pensiero senza aggettivi. Del pensiero poetante che parla, in poesia, di ciò che pensa “linguisticamente”, e perciò poeticamente. Per Ernst Meister, che è forse il più intransigente fra questi poeti di pensiero, la poesia è identica al pensiero che si pensa («Dichten ist identisch mit Denken»). Hölderlin ha avuto due grandissimi eredi, molto diversi tra di loro: Rilke e Celan. Celan cioè Paul Antschel (1920-1970), nato nel 1920 da famiglia ebraica a Czernowicz, allora in Romania, studente di medicina in Francia e poi di anglistica a Bucarest, quindi viennese e infine parigino, traduttore da inglese, francese, russo, italiano, ebraico, portoghese e rumeno, poeta di lingua tedesca, la lingua parlata da sua madre (suo padre si esprimeva in ebraico), ma anche dai nazisti, i “maestri di morte” che, grazie alle SS e ai loro collaborazionisti rumeni, lo resero orfano a poco più di vent’anni.     Come Novalis, come Hölderlin, Celan ha teso se stesso e...

Modi del sentire / Che ne sarà della solitudine?

E ora che ne sarà della solitudine? Dopo più di un anno di distanziamenti sociali e clausure, oltre centomila morti (ad oggi quasi tre milioni nel mondo), e tanta angoscia perché non è ancora finita, che ne sarà del sentimento costitutivo della solitudine? Vorremo continuare a scegliere di stare da soli, accetteremo ancora una società che ci spinge a vivere tra gli altri ma non con gli altri? L’individualismo, figlio malato della solitudine, sarà di nuovo una categoria fondante dei nostri comportamenti? Nell’epoca in cui stiamo vivendo la solitudine è un problema sociale prioritario. In certi Paesi si è ormai da tempo pensato di istituzionalizzarlo facendone il contenuto esclusivo dell’impegno di Ministeri dedicati. La soglia d’allarme è evidentemente stata superata nel momento in cui si è affermata una sorta di “solitudine a una dimensione”, tutta euforica. Costruendo una “comunità” fatta di individui “profilati” per un’esistenza di prestazioni-che-producono-guadagno-che-porta-felicità (vedi qui gli articoli Il sale della solitudine e Happycracy. Socrate contento o maiale soddisfatto), abbiamo trasformato i nostri Sé in qualcosa da poter persino mettere in vendita, sotto forma di...

Uomini e robot / Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun

Nell'ultimo, commovente romanzo di Kazuo Ishiguro, Klara and the Sun (Faber & Faber, 2021) un AF, cioè un robot, un androide di nome Klara, condivide pensieri e sentimenti con una ragazzina, Josie, che lo sceglie come "Artificial Friend". La bellezza e la perfezione di questa storia non stanno solo nelle descrizioni dei cieli arancioni dei tramonti o neri di nuvole, come quello di una mattina cruciale; nell'erba verde o gialla di un campo che Klara attraversa due volte per compiere l'eroica missione della sua vita artificiale; nella luce o nelle tenebre che lo illuminano, facendone un romanzo "a colori", come se fosse già un film. Stanno anche, in questa vicenda senza Dio, nella spiritualità che lo pervade, nell'attività di pensiero di un robot alla ricerca del nutrimento del Sole; nella preghiera "di scambio" che, verso la fine del libro, accoratamente gli rivolge; nell'imperativo, forse shintoista, che lo guida: essere caritatevole con chiunque perché l'amore è la prima caratteristica in cui si manifesta il divino.   Niente distopie tecnologiche alla moda in questo Ishiguro, ma universi domestici (la cameriera che si chiama Melania Housekeeper, come se la sua...

Arte contemporanea e tradizione / Salvatore Settis: Incursioni

Se si vuole sapere che cosa è la storia della cultura (e si vuole anzi ripassare il concetto stesso di cultura), si deve leggere l’ultimo libro di Salvatore Settis: Incursioni. Arte contemporanea e tradizione (Feltrinelli) parla appunto di arte, ma si apre continuamente verso aree ora adiacenti, ora lontane da essa. C’è la fotografia, il cinema, c’è l’archeologia, c’è il teatro, c’è anche – come vedremo – la politica. Settis ha raccolto in questo libro una serie di saggi già apparsi in altre sedi negli ultimi anni, ma ha ripreso anche lavori inediti. Li ha rivisti e arricchiti, infine vi ha premesso una lunga introduzione che ha un impegnativo taglio teorico, e un assunto quanto mai chiaro: “il filo della tradizione non si è spezzato ma si è consolidato, travestendosi in nuove forme e modalità che chiedono di essere riconosciute e chiamate per nome”. In altre parole, siamo abituati all’idea che l’arte contemporanea abbia spazzato via il passato, abbia reciso ogni legame con la storia e con la storia dell’arte ma – secondo Settis – non è così: il “paradigma della frattura” va insomma rimesso in discussione. L’irrompere delle avanguardie nel primo Novecento, le sperimentazioni della...

Riflessioni di un formatore / Tempo presente: dormirci su

Qualche anno fa Maria Cristina Koch, psicoterapeuta, epistemologa, adorabile maestra, nel suo saggio Dentro una locanda. La terapia come sosta, parlava della psicoterapia, appunto, in questi termini. Oggi, in piena emergenza, ben al di là della contingenza virale, come approccio positivo a prescindere, ma spesso disatteso, dovremmo poter immaginare una sosta alla locanda come parte integrante del nostro tempo operativo. Per ricaricarsi, riposare, dare tempo al nostro cervello di ossigenarsi, elaborare, produrre adeguatamente. Oggi le locande sono chiuse, aperte solo per asporto, ma potremmo portare altrove il loro spirito, perché sosta non significa stare fermi; semmai significa non percorrere sempre gli stessi sentieri, provare a infilarsi in qualche stradello laterale dove trovare diversità e conseguente stupore.    Il periodo che stiamo attraversando in realtà ci attraversa.  Come il virus, ci contagiano e ci attraversano la paura, la solitudine, l’incertezza, la preoccupazione, la fatica che si autoalimenta perché difficilmente possiamo dichiararla a cuor leggero, se non tra persone amiche, sommessamente. Un po’ forse perché “il nostro piangere fa male al re”; e...

Forza e pietas / Eneidi

Un classico, come ebbe a dire una volta George Steiner, ci legge; si potrebbe dire che nel corso del tempo offre un'immagine di noi sempre diversa mutando se stesso. L'Eneide pare in questo senso, nel Novecento e in questi ultimi anni, particolarmente soggetta a tale regola. Nel 1930 il bimillenario della nascita di Virgilio fu preso dal fascismo per la definitiva canonizzazione del poeta: le Georgiche erano utili per l'affermazione della sua vena ruralista, Enea diveniva una volta per tutte il fondatore dell'impero romano e il protagonista della colonizzazione. Così, come scrive Luciano Canfora in Ideologie del classicismo (Einaudi 1980), si afferma “il mito di una sorta di predestinazione teleologica dell'Italia a un ruolo direttivo, imperiale”. Non a caso la grande pensatrice politica e antifascista Simone Weil, in Il libro della forza (Farina 2019) diceva l'Eneide, oltre che “guastata dal tono declamatorio”, il poema dei “Romani esentati dalla comune missione umana, in quanto nazione prescelta dal destino”.   Fino ad arrivare ad affermazioni discutibili ma certo inquietanti: “L'analogia fra il sistema hitleriano e la Roma antica è così sconcertante che si potrebbe credere...