La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni

Negli ultimi anni è emersa in modo impressionante una cultura di destra che, mescolando riferimenti ai fascismi e visioni reazionarie, razziste e sessiste della società con un accentuato complottismo, si è caratterizzata per un tratto spirituale ed esoterico con paradossali aspetti pop di massa. Tale “conspiritualità” mostra carattere mutante ed endemico nel mondo digitale, rielabora subculture new age e si manifesta con un uso ipertrofico del segreto e del simbolico fino a dare luogo a sintesi irrazionaliste di cospirazionismo paranoide che hanno matrici di lungo periodo.

Wu Ming 1 nel nuovo libro La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni racconta la difficile, disturbante e contorta storia di QAnon, forse il paradigma più recente, inquietante ed estremo di questa galassia onlife. Il libro è un reportage di inchiesta frutto di un imponente lavoro di ricerca ma è anche molto di più: in continuità con lo stile dell'autore è un “oggetto narrativo non identificato” (un genere a cui l'editore Alegre ha dedicato una collana) per le diverse tipologie di scrittura che lo compongono.

 

Con le sue quasi seicento pagine La Q di Qomplotto compie innanzitutto un'operazione di ridefinizione semantica e linguistica dei termini usati per descrivere il fenomeno vago delle “teorie del complotto” e offre una fenomenologia del funzionamento mitico delle fantasie di complotto, categoria distinta dalle cospirazioni reali, attestate e documentabili. La storia dei complotti immaginati si articola dunque con numerose diramazioni, inserendosi in una genealogia di cui vengono presentati numerosi casi, e si affianca a un'analisi del presente che si muove tra la teoria della comunicazione digitale e la critica della gestione pubblica della pandemia, evento acceleratore di dinamiche in corso da tempo e gravido di conseguenze. Per uscire dall'intricato labirinto di presunte coincidenze tipiche delle retoriche complottiste, laddove l'inchiesta si ferma per i limiti oggettivi di conoscibilità il reportage narrativo cede il passo al vissuto del ricercatore-scrittore che si serve di tecniche come il flusso di coscienza e il romanzo per gestire una massa di informazioni faticose da comprendere e di connessioni esorbitanti per complessità.

 

QAnon è in estrema sintesi una fantasia distopica diffusa in rete (in particolare modo negli Stati Uniti e in Germania) nei network della destra radicale: un complotto immaginario secondo cui il mondo sarebbe segretamente governato da una setta di miliardari “di sinistra” e depravati, dediti a terribili misfatti (satanismo, pedofilia e torture ai danni di bambini) che avrebbero la funzione di dare sfogo alla loro avidità energetica, sessuale ed economica e di garantire loro privilegio e dissolutezza. Al netto delle diverse varianti, alcuni “veri patrioti” guidati da Donald Trump starebbero conducendo una guerra segreta contro i malvagi potenti della cosiddetta Cabal (di cui farebbero parte Hillary Clinton, Barack e Michelle Obama, George Soros, Bill Gates, Tom Hanks, etc) animando così una crociata dai tratti apocalittici che chiede adesione e coinvolgimento per porre fine all'atroce situazione.

 

Nonostante l'insensatezza, l'inverosimiglianza e l'assurdità del suo dettato (che contraddice ogni evidenza e logica) questo racconto improbabile si è diffuso in modo preoccupante, con diversi livelli di adesione, credenza e partecipazione. Le “informazioni” su cui è costruito – le cosiddette “QDrops” – sono pulviscolari, granulari, disseminate e frammentate e sono diventate una narrazione grazie a soggetti che traggono vantaggio dalla disinformazione sistematica. Alimentate in modo strumentale dai canali dall'alt-right e poi proliferate in ambienti generalisti attraverso la condivisione virale dal basso, tali idee sono sfociate anche in fenomeni di violenza da parte di persone che, “risvegliate” e animate da spirito di missione, hanno commesso attentati contro i presunti responsabili di crimini inesistenti; senza dimenticare come, legittimato dall'ex-presidente degli Usa e diffuso tra i suoi sostenitori, l'affaire QAnon abbia influenzato la campagna elettorale americana fino al tragico epilogo di Capitol Hill nel gennaio 2021.

 

Il libro mostra come QAnon sia incontrollabile, diretta dall'alto ma diffusa e mutata dal basso in una rete intricata di relazioni. Contro ogni ragionevolezza e con salti logici inaccettabili, ogni volta che i fatti smentivano le “profezie” rivolte agli adepti, la narrazione ha saputo mutare forma rendendosi compatibile con nuovi scenari e aggiungendo elementi alla finzione in modo tale da confermare biases e schemi di partenza. Con meticolosa attenzione Wu Ming 1 ha ricostruito le tracce della diffusione di QAnon e la storia dei suoi effetti fino a darne una definizione ampia e convincente: «un gioco di realtà alternativa divenuto mostruoso», «un modello di business», «una setta che pratica forme di condizionamento mentale», «un movimento reazionario di massa che cerca di entrare nelle istituzioni», «una rete terroristica in potenza»; QAnon è dunque una realtà politica creata e prosperante nel mondo digitale come vettore di disinformazione, azione e mobilitazione politica, ma è anche «un prodotto della cultura di massa del ventunesimo secolo», «una sottocultura fissata con Hollywood e il mondo dello spettacolo», «una comunità di fan e di hater al tempo stesso, gente che venera un personaggio da reality show come Trump e odia a tempo pieno attori e cantanti»: dunque un prodotto della società dello spettacolo intrecciato con la cultura pop mainstream e dotato di impatto grazie alla struttura partecipativa e alla dimensione dell'allusività, dell'opacità e del segreto, capace di diffondersi oltremodo in un momento storico caratterizzato da vulnerabilità, solitudine, esaurimento e sofferenza psichica.

 

La vicenda è esemplare di come on line si generino patologie informative teratomorfe: le prime tracce di QAnon risalgono a un non meglio identificato “patriota Q” che ha fornito informazioni “riservate” e cifrate ai suoi anon. È qui il caso di sottolineare come Wu Ming sia stato uno dei primi a occuparsi del caso, anche per un involontario coinvolgimento: come riportato da svariate fonti (tra cui Buzzfeed, Spin, Motherboard, Süddeutchezeitung, L'Humanité) è probabile che tutto sia cominciato tra il 2017 e il 2018 come una “beffa di sinistra” con cui qualche ignoto cyberattivista che si è ispirato a Q (e qui si intende il personaggio che dà il nome al romanzo di Luther Blissett del 1999) ha inteso “trollare” da sinistra gli ambienti dell'alt-right in alcuni forum e siti altamente frequentati, fornendo indizi e brandelli di una storia complottista inverosimile e contorta per vedere chi e come ci sarebbe cascato. In altri termini, chiunque sia stato, all'inizio avrebbe voluto mettere in atto una sofisticata forma di ironia polemica contro la destra e la sua visione paranoide del mondo, in base a una strategia di guerriglia semiologico-informativa tale da mostrare l'ambiguità intrinseca dei fenomeni mediatici: si tratta di una dinamica tipica degli anni Novanta in cui il Luther Blissett Project era particolarmente attivo e di cui proprio per questo vengono ripercorse con lucidità intenzioni e azioni, con la conclusione che tali strategie risultino oggi inutilizzabili e disfunzionali nella misura in cui satira, parodia e spiazzamento sono diventati predominanti e sono stati assorbiti dai media.

 

Con un «imprevisto ritorno di fiamma» la cosa – uno «scherzo preso sul serio» – sarebbe stata raccolta, cambiata di segno, creduta e cresciuta a dismisura fino a diventare «un gioco di ruolo fascista che scatenava pazzoidi armati», una “chiamata alle armi” nella guerra contro i democratici, la sinistra e i loro simboli e volti più famosi. Nella prima fase di diffusione di QAnon, scrive Wu Ming 1, «nelle comunità c'erano molti true believers che prendevano le QDrops alla lettera, ma altri […] stavano trollando, provocando, portando avanti il racconto in tipica modalità alt-right. Lo facevano per fomentare i creduloni, far girare materiale oltraggioso, provocare i liberal, gettare esche ai giornalisti, far cadere in trappola i media. Chi giocava con QAnon […] si divertiva a manipolare la gente, spargeva odio e coglieva alla sprovvista cronisti e avversari politici». In questo processo di degradazione e trasformazione dei messaggi di partenza, insieme alla manipolazione e alla provocazione sistematica, sembra giocare un ruolo decisivo l'incapacità da parte di molti utenti della rete di decifrare un contesto e cogliere i livelli di senso, interpretando letteralmente e come informazione vera una messa in scena comica e surreale volutamente estrema e provocatoria (e proprio per questo tendenzialmente riconoscibile).

 

Un esempio molto chiaro è il (presunto) “adrenocromo” di cui i malvagi miliardari demoniaci avrebbero bisogno (traendolo dai loro riti disumani e cannibalici) la cui invenzione può essere rintracciata nel romanzo satirico Fear and loathing in Las Vegas (di Hunter S. Thompson, 1971, da cui è tratto l'omonimo film di Terry Gilliam del 1998): qui un personaggio di nome “Dr. Gonzo” straparla di un famigerato composto chimico estratto dalla ghiandola surrenale di corpi umani da perversi “freaks satanisti”. In questo caso, un riferimento ironico al mondo hippie degli anni Settanta e alle sue derive violente, psicotiche e criminali (che aveva generato inquietudine e panico insieme a leggende urbane e a un'ondata censoria e criminalizzante nella cultura puritana statunitense) si perde completamente e, «quasi mezzo secolo dopo, uno dei più diffusi video di QAnon aveva preso quel brano alla lettera, citandolo come se fosse non-fiction».

 

 

Ora, non è facile districarsi e comprendere fenomeni dai simili contorni, la cui struttura stessa si sottrae alla logica e alla razionalità. Le fantasie di complotto appaiono come metastasi comunicative dalla rapidissima trasformazione ed è comprensibile essere disturbati e risultare disarmati di fronte alla proliferazione di visioni così irrazionali del mondo; ma rubricare il fenomeno a una colossale serie di stupidaggini per imbecilli creduloni manipolati da scaltri disinformatori di professione (il che è sostanzialmente vero) è una risposta insufficiente che non coglie pienamente il punto e non risolve il problema, una liquidazione che ne sottovaluta la gravità e la riproducibilità. Uno dei grandi pregi del libro di Wu Ming 1 è dunque mostrare di quale malattia QAnon sia il sintomo: le fantasie di complotto infatti rispondono ad alcuni bisogni di ordine psicologico dei “credenti”, come la riduzione dell'angoscia e il bisogno di spiegazioni (qualunque esse siano); per questo possono essere lette come la mappa sfigurata di un territorio devastato da un incendio in corso.

 

Con i suoi diversi livelli, a livello politico QAnon si può interpretare come una fantasia di vittimismo demagogico di una comunità di destra, populista e confusamente anticapitalista che fornisce una autorappresentazione di sé come maggioranza oppressa e minacciata da élites voraci, demoniache e crudeli (la presunta Cabal) le quali governano in modo iniquo e malvagio perché colpiscono orribilmente indifesi e innocenti (i bambini rapiti). Preso nei suoi elementi simbolici, lo schema narrativo sembra essere la proiezione di un disagio di altra natura, un'allegoria sfigurata e demonizzante delle ingiustizie sociali globali in cui mancano però aderenza alla esperienza verificabile, visione politica e analisi fattuale e in cui la critica della disuguaglianza economico-sociale e dei diversi interessi che minano le democrazie contemporanee scompare, per lasciare il posto a immagini semplificate di grande impatto emotivo e socialmediatico che parlano di una malvagità insopportabile e ripugnante.

È difficilmente spiegabile perché un miliardario monopolista e al limite della legalità come l'ex presidente degli Usa possa diventare l'eroe positivo di un piano di riscossa politica e morale. L'adesione a QAnon viene letta come il tentativo di ridurre la dissonanza cognitiva tra il Trump immaginario dei suoi sostenitori e la realtà fallimentare del suo mandato, nei termini di una «narrazione compensativa ed eroicizzante», una «storia esoterica» in cui la propria parte «sta segretamente vincendo». La fantasia di complotto svolge dunque la funzione di produrre una “verità alternativa” alla realtà in cui il “popolo” continua a essere escluso quando al potere ci sono i suoi presunti paladini.

 

Se si allarga il discorso, il crescente successo di teorie simili va dunque cercato nell'urto con la realtà, nello scontento per la devastante crisi economica (aggravata dalla pandemia) e nella sfiducia generalizzata verso le classi dirigenti e la democrazia parlamentare: un sentire diffuso a partire dal quale il populismo ha spostato verso la destra più impresentabile le pulsioni politiche delle classi subalterne e della classe media impoverita e spaventata. A livello psicologico la credenza nelle fantasie di complotto si basa su una concezione iniziatica, che può essere anche di massa, e su un'esperienza partecipativa di “illuminazione” che usa il linguaggio religioso del cristianesimo evangelico e affonda le radici nella cultura anti-razionalistica alternativa, spirituale e “olistica”, in cui si mescolano individualismo narcisistico e malintesa critica dell'establishment

Inoltre, il fenomeno sembra inserirsi nel processo in base al quale le destre tardo-moderne sono state in grado di raccogliere alcuni temi prodotti dalla sinistra antagonista facendoli propri, mitizzandone alcuni nuclei ed espropriandoli del contenuto emancipativo per mantenerne solo l'impalcatura più esteriore, il che spiega anche la trasversalità del complottismo, diffuso anche tra persone che si ritengono di sinistra o che se ne sono allontanate perché deluse.

 

Il sottotitolo del libro – Come le fantasie di complotto difendono il sistema – fornisce poi una importante chiave di lettura politica che investe il più ampio tema della possibilità dell'azione in un'epoca post-ideologica caratterizzata dall'indignazione di massa e dal commento polemico infinito: infatti dando l'illusione di essere impegnati in un'epica battaglia escatologica che si combatte sulle tastiere dei computer, il cospirazionismo è diventato una narrazione diversiva che finisce per rafforzare lo stato di cose esistenti. Credere che esistano cattivi assoluti a cui imputare crimini orribili e nefandi ha la funzione, simile a quelle dei tanti racconti improbabili diffusi in rete, di distogliere l'attenzione dai difetti reali ed evidenti intrinseci ai sistemi sociali contemporanei. Crimini, delitti, cospirazioni e congiure sono esistite storicamente e continuano a esistere; il traffico e gli abusi sui minori, la persistenza di potentati economici e gruppi di interesse, le azioni di servizi segreti deviati e le operazioni di destabilizzazione internazionale sono drammaticamente esistenti (e se lo sappiamo è perché sono al centro di importanti e difficili indagini che hanno fatto la storia dell'opinione pubblica).

 

Il cospirazionismo, al contrario, vive di illazioni e vede indizi ovunque, non adduce prove, ignora i contesti, mescola i piani, confonde sistematicamente fatti con supposizioni e rende iperboliche le accuse facendo leva sulla proliferazione di voci incontrollate. In questo modo, il complottismo diventa «la messa a terra» del sistema ideologico, economico e sociale strutturalmente iniquo, problematico e contraddittorio in cui viviamo da secoli: “scaricando in basso” la tensione e incanalandola su fantasie tortuose (e narcisisticamente più remunerative) di salvezza del mondo, le fantasie di complotto ostacolano la consapevolezza, impediscono ogni critica del capitalismo e finiscono per rendere impossibile qualsiasi azione politica realistica.

Tra i moltissimi esempi di cui Wu Ming 1 decostruisce genesi ed effetti, tra tutti il più semplice ed esemplare di questa funzione conservatrice è forse il caso delle cosiddette “scie chimiche”: invece di prendere atto della crisi climatica in atto nell'antropocene, di stili di vita sempre più alienanti e di riconoscere quale sia l'impatto del traffico aereo sulla produzione di CO2, molte persone preferiscono credere che esista un complotto internazionale per avvelenare gli umani e/o controllare le menti dei cittadini irrorando l'atmosfera di sostanze psicotrope e “neuroconduttive” emesse dagli aerei: «ogni giorno, in giro per l'Italia, si smaltivano metalli pesanti e rifiuti tossici, illegalmente e in modi ben più diretti, senza arzigogolii né fanasmagorie celesti. Ogni minuto dedicato alle scie chimiche era sottratto a vere battaglie ambientali».

 

Come già detto La Q di Qomplotto è un'opera dall'architettura testuale complessa che, grazie a differenti stili di scrittura, contiene altri libri e rinvia a molteplici fonti e sottotemi; un'opera che restituisce al lettore molte più cose di quelle che si aspetta e offre risorse culturali di grande profondità per provare a sciogliere alcuni nodi problematici del presente, per questo capace di andare oltre i limiti dell'indagine giornalistica o dell'operazione di debunking (un tema a cui è dedicata grande attenzione). Con sensibilità da storico delle idee Wu Ming 1 ha rintracciato nella lunga durata motivi e matrici delle fantasie di complotto: alla luce dei lavori ormai classici di Carlo Ginzburg, Umberto Eco e Furio Jesi e di studi recenti sulla “conspirituality” nel libro si mostra come la rete discorsiva complottista “funzioni”, da un lato perché sembra rispondere seppure in modo semplificato, distorto e contorto a domande in parte legittime e dall'altro perché si innerva in rappresentazioni sociali preesistenti stereotipiche e pregiudiziali che la rete ha reso più efficaci, penentranti e pervasive.

 

Facendo leva sul “panico morale” diffuso dai media, le inverosimili farneticazioni mutanti di QAnon riformulano in versione horror modelli archetipici fittizi di lunghissimo periodo: veri e propri pattern che si legittimano in forza della loro ripetizione e che hanno il loro modello negli stereotipi dell'antisemitismo e dell'idiosincrasia verso minoranze e nemici dell'ordine pubblico. Le presunte nefandezze dell'élite cosmopolita-pluto-democratica-di sinistra si possono leggere dunque come versioni contemporanee dell'“accusa del sangue” rivolta nei secoli agli ebrei e del rapimento di bambini da parte di “zingari”; rinviano alla Rivoluzione francese vista come complotto demoniaco, ai falsi Protocolli dei savi di Sion e alle retoriche della propaganda razzista e nazista, si ibridano con le accuse di stregoneria e satanismo, tanto nelle versioni storiche quanto nelle loro riprese contemporanee. Inoltre, guardando al presente QAnon sembra essere la variante finzionale e fantascientifica degli scenari populisti secondo i quali dietro le dinamiche della globalizzazione ci sarebbero, a seconda delle fonti, un piano di “sostituzione etnica” controllato dalla èlite, deliberate strategie di impoverimento delle popolazioni, piani di diffusione di virus o finti virus che servirebbero comunque alla messa in atto della “dittatura sanitaria” etc etc... Come sintetizza Wu Ming 1, in potenza tutti gli elementi della narrazione di QAnon gli sono pre-esistenti: «QAnon è un fenomeno del ventunesimo secolo, e si sviluppa dopo quarant'anni di liberismo e globalizzazione, e non è immaginabile senza i social network. […] A essere innovative sono le dinamiche. I significanti, potremmo dire. Ma i significati c'erano già tutti. I tòpoi sono antichi».

 

Proprio per questa capacità di leggere il passato e la sopravvivenza delle retoriche irrazionaliste e anti-illuministe Il pendolo di Foucault diventa nella mani di Wu Ming 1 uno strumento di presa concettuale per affrontare, per dirla con Walter Benjamin, “con l'ascia affilata della ragione un sottobosco in cui è cresciuta la follia”: il romanzo di Eco è infatti un'importante riflessione sulla storia della menzogna, sulla fame di mito e di verità assolute, che fa da palinsesto per la componente romanzesca che conclude il libro. In Il pendolo di Foucault appare chiaro come ogni fantasia di complotto riproduca nelle sue logiche un piano segreto costruito sull'analogia, sui linguaggi esoterici e su allusioni tali da creare l'attesa di una diversa e più attraente “Verità”, metastorica, nascosta ai più e in cui tutto si tiene e tutto è interconnesso. Questa promessa di un senso ultimo delle cose coincide con quello che Jesi definiva “fame di mito”, «un dispositivo che operava nella nostra cultura da tempo» nei termini di una “macchina mitologica” che produce incessantemente immagini mitiche ed “effetti di mistero” e che continua a funzionare per il bisogno che soddisfa. Già trent'anni fa Il pendolo di Foucalt è stato il romanzo capace di raccontare le ossessioni fantastoriche del presente e di mostrare come il finalismo impazzito delle fantasie di complotto sia uno dei volti della reazione al nichilismo contemporaneo; La Q di Qomplotto ne raccoglie l'eredità e la fa diventare una cornice narrativa irresistibile, a confermare l'idea che la peculiare verità della letteratura sia un antidoto per chi vorrà usare la ragione contro le forme di alienazione del presente.

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