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Arte

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Che il coito "fan vivace" / Capperi!

Se ne intende di capperi, la mia amica Toni. Lavora all’ortomercato e mi porta in dono quelli “super occhiellino”, i più piccoli e pregiati. Con leggiadra metafora sono chiamati anche “lacrimedde”, e i francesi li catalogano come nonpareilles, senza eguali, insomma. Perché anche i capperi, come le noci o le mele, hanno varie pezzature che ne determinano valore e prezzo. Vanno dal calibro minimo di sei-sette millimetri di diametro – i “super occhiellino”, appunto – ai mezzanelli o mezzani di 13 millimetri. Poi ci sono i cucunci, più grandi (fino a 20 millimetri), conservati con il picciolo e dal sapore meno intenso, che accompagnano i nostri aperitivi, ma questi non sono i boccioli del fiore bensì i frutti. I picciriddi che mi regala Toni vengono da Lipari, isola delle Eolie che, con Pantelleria e Salina, è vocata alla coltivazione della Capparis spinosa, pianta tanto buona quanto bella.     Si mostra con ciò accessoria la moda, lanciata da gourmets e chef stellati, di portare nel piatto fiori di piante più o meno note. Moda, come spesso accade, divenuta nel costume culinario dei comuni mortali così popolare, imitata e abusata, da risultare stucchevole. Inutile con...

Metafotografia. Imagomorfosi e altre ricerche

Il progetto triennale denominato “Metafotografia” è una ricognizione dentro la scena contemporanea italiana – diventata anche una pubblicazione in tre volumi, una trilogia per dare voce a una estensione corale –, che racconta come stia cambiando oggi il modo di fare e pensare le immagini, dentro e oltre i mezzi che le producono. La definizione è un punto di partenza, qualcosa che verrà modificato o sostituito nel corso degli anni a venire, dentro un processo aperto, entro una ricerca iniziata nell’ambito della fotografia italiana a cavallo tra il primo e il secondo decennio del Duemila. Gli approcci metafotografici presi in esame sono articolati e declinati attraverso legami, contingenze o allontanamenti rispetto al medium fotografico. Già vent’anni fa, Rosalind Krauss aveva preso in esame la “condizione post-mediatica” e la necessità di “reinventare la fotografia” ogni volta che si materializza la sua obsolescenza. In ogni epoca si è sempre cercato di reinventare il medium, di spostare ulteriormente nuove questioni, di dare spazio ad altre potenzialità espressive e concettuali, soprattutto dal Novecento in avanti con una velocità sempre più incalzante. In ogni momento...

Scarabocchi / Come è difficile disegnare un albero

Si disegna sul foglio come gli alberi spogli tracciano il cielo lanoso di alcune mattine d’inverno. Ogni volta che dalla finestra osservo le linee dei rami, quelle linee si fanno memoria. Ogni volta che lascio la penna nera scorrere sul foglio, scarabocchiando senza senso, non mi accorgo di ripetere le linee dei rami guardati da molte finestre durante la mia vita.   Nell'inverno del 1961, al MIT di Boston, Edward Lorenz, matematico e studioso di meteorologia, si accorse che una perturbazione impercettibile poteva far evolvere in modo imprevedibile un sistema complesso, creando degli effetti a catena, capaci di cambiare il sistema stesso. Non c’era sistema deterministico che potesse sfuggire a questa legge, creando un alone di indeterminatezza che rendeva ogni previsione incerta.  Quel fenomeno, che confermava la Teoria della Complessità, già ben intuita da Henrì Poincaré, fu battezzato “Butterfly Effect” (effetto farfalla), coniando una delle metafore più potenti e utilizzate degli ultimi cinquant’anni. La forma della farfalla compariva in un diagramma dello studioso statunitense, che mostrava come le traiettorie di due orbite ellittiche vicine potessero deviare a causa...

Come bisogna vivere / Charlotte Perriand e il fotomontaggio

Il supermercato Monoprix si trova appena fuori dal centro di Arles, in una periferia uguale a molte altre. Passando fra scaffali di detersivi e di quaderni (saremo nel posto giusto?), si sale al primo piano. Qui, in un enorme spazio vuoto illuminato da neon industriali, è allestita la mostra dedicata ai fotomontaggi monumentali progettati dall’architetta e designer francese Charlotte Perriand (1903-99).  Fra i visitatori dei Rencontres de la Photographie di Arles non siamo in molti a spingerci fin qui: confortati dalla prossimità delle mostre nelle vie del centro storico, o ipnotizzati dal neonato edificio della Fondation Luma progettato da Frank Gehry, i più si arrendono alla fatica e al caldo. Ma è un peccato: la mostra mette in luce una pagina breve ma folgorante della produzione di Perriand e, in filigrana della riflessione sull’uso politico della fotografia alla vigilia della seconda guerra mondiale. È una mostra bellissima, sia per i materiali esposti che per l’allestimento, sia per la domanda da cui muove che per lo stile con cui cerca le risposte; splendido è anche il catalogo, con contributi brevi e accessibili, ma sempre profondi. I tre fotomontaggi monumentali che...

Oggi a Novara! / Scarabocchi. L’arte dei bambini

A Oslo in Norvegia c’è il Museo internazionale per l’arte dei bambini che raccoglie una ricca collezione di arte di giovanissimi da 180 paesi (Det internasjonale barnekunstmuseet); fu fondato nel 1986 grazie a una coppia di origine sovietica Rafael e Alla Goldin Venne. La scheda del museo, che si può trovare in rete, dice che nell’“Al Lille Frøens vei di Oslo puoi vedere il mondo attraverso gli occhi dei bambini e capire come l’arte dei bambini sia portatrice di valori estetici. Il museo riguarda l’arte dei bambini come parte viva dell’arte popolare e anche come un elemento importante nella nostra cultura nazionale e universale”. Che le opere dei bambini trasmettano valori estetici e siano parte di un patrimonio culturale popolare universale non è sempre stato scontato. Ma oggi, in alcuni musei, si possono ammirare anche i fanciulleschi tentativi di artisti del passato. Al Carnevalet di Parigi, per esempio, Gustave Courbet è rappresentato anche quindicenne da un minuscolo olio su carta incollata su tavola (Portrait de jeune garçon, 1834). In questo caso non si può parlare di “capolavoro”, se non nel senso letterale di “prima opera”.    Al Carnevalet, però, il pubblico...

Altre visioni a Coltano / Animali Celesti per un canto alla follia nei boschi

Prima di tutto il canto dei grilli. Sotto i pini, “nell’utero della notte”. Poi immagini di primavere seccate, di orchi che offrono la pancia al gioco dei bambini, donne violate dal nostro guardare voyeuristico, dal nostro desiderare, e da un’altra parte la luna in ciel del pastore errante di Leopardi, e un cercarsi, dirsi, mangiarsi, ansimarsi degno del Cantico dei cantici, “io capriolo e tu cerbiatta”. E cavalli nella notte, placidi, grandi, come apparizioni, come calmanti delle ansie notturne generate da Pandemia, e cani illuminati da lucine di fiera, sempre sotto i pini, i lecci, tra i cespugli, con canti d’uccelli notturni. Figure immobili, di re regine profeti e profetesse, in trono o spodestate, di martiri, splendenti solitarie misteriose icone, attori e persone decretate “matte” da qualche dolore della vita, rifulgenti come presenze àncora in spettacoli caleidoscopici.   Oracoli in/versi, ph. Michele Lischi. Provo a sintetizzare così due giorni vissuti a Coltano, presso una villa medicea da dove – si dice – Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio fino in America, ai margini della tenuta presidenziale di San Rossore, Pisa, già immersi nella meravigliosa...

Una mostra a Camera / I paesaggi sovraesposti Walter Niedermayr

Il percorso proposto sui lavori di Walter Niedermayr – in mostra a Camera fino al 17 ottobre  è uno sguardo vastissimo e al tempo stesso chirurgico sul paesaggio, in particolar modo sul paesaggio alpino. Il punto principale della ricerca del fotografo altoatesino classe '52 - che ha partecipato a mostre al MAXXI di Roma come al White Cube di Londra e al Centre Pompidou de Paris - è proprio lo spazio e la sua percezione, sia in ambienti aperti sia chiusi, e il contrasto tra il paesaggio naturale e l’intervento umano su di esso finalizzato al progresso dell’industria del turismo e degli sport alpini. In mostra viene proposto un excursus di gran parte della produzione dell’autore, allestito in modo non cronologico, inclusi due video.    Tutti i progetti dell’artista sono “in progress”, senza una conclusione definitiva, bensì aperti all’evoluzione del percorso di ricerca.  L’operazione sottilissima di Niedermayr, nonché il primo elemento da cui si è attratti guardando i suoi lavori, è la frammentazione della scena rappresentata in due o tre parti, a formare dei dittici o dei trittici. Le sue opere sono per la maggior parte di grande formato e a colori. L’altra...

Scarabocchi / Tito Faraci: raccontare l’invisibile

Negli anni Novanta, Tito Faraci è stato fra quelli che più hanno contribuito a riportare in primo piano la figura dello sceneggiatore in ambito disneyano. Figura poliedrica (è anche musicista, scrittore e autore radiofonico), Faraci annovera nel proprio curriculum sceneggiature per “Diabolik” e per varie testate bonelliane, “Tex” e “Dylan Dog” su tutte. Ma i risultati più riconoscibili e duraturi – tant’è vero che hanno fatto scuola – li ha ottenuti in casa Disney, innervando l’universo di topi e paperi di uno humour demenziale e di insolite atmosfere hard boiled. Chi scrive ha potuto cogliere “in presa diretta”, a cavallo del millennio, la portata innovativa delle sue trovate sulle pagine di “Ridi Topolino”, “Pk- Paperinik New Adventures” e “Mickey Mouse Mystery Magazine” (esperimento bello e sfortunato, di cui Faraci è stato uno degli artefici insieme a Francesco Artibani). Albi che hanno costituito – accanto alla “serie bianca” di “Zio Paperone”, alle “Grandi Parodie” cartonate e ai numeri monografici dei “Maestri Disney” – una vera e propria palestra di lettura.   Il “Faraci Touch” non aveva però fatto breccia soltanto nei lettori giovani o giovanissimi. Giusto per dirne...

San Lorenzo / Tre navi per la Venere di Milo

Quella che da duecento anni esatti è un’icona pop paragonabile solo alla Gioconda ha iniziato la propria carriera ufficiale nel luogo più paludato possibile, l’Académie Royale des Beaux-Arts di Francia. Immaginatevi tanti signori eleganti con un’aria molto dotta, tra loro illustri esperti e rinomati artisti: davanti a essi, il 21 aprile 1821, l’anziano Quatremère de Quincy – un protagonista della vita politica e culturale dalla Rivoluzione in poi – lesse una memoria “sulla statua antica di Venere scoperta nell’isola di Milo nel 1820”. Era passato solo un anno dalla scoperta, e già la statua vantava un illustre riconoscimento da parte del mondo degli studiosi. Eppure l’alone mitico che circonderà la statua fino ai nostri giorni era apparso ben prima della dissertazione di Quatremère de Quincy, a poche settimane dal rinvenimento.  Il mito della Venere di Milo sorge infatti dalla speciale conformazione di quel corpo femminile: l’assenza delle braccia e l’impossibilità di determinarne con certezza il gesto (rompicapo per gli studiosi da due secoli) fa sì che lo sguardo si concentri solo sulla bellezza delle forme, senza che sia necessario chiedersi che cosa stia facendo, e...

Intervista a Narciso Silvestrini / L'ordine dei colori

Narciso Silvestrini è un maestro del colore: è stato docente all’Istituto Statale d’arte di Monza (ora Liceo Artistico Nanni Valentini), una scuola sperimentale nella quale ha insegnato per oltre 20 anni, alla Scuola del Libro all’Umanitaria di Milano, al Politecnico di Milano e alla Scuola Politecnica di Design di Milano. Nel 1986 ha curato per la Biennale di Venezia il tema Colour Order Systems e possiamo trovare le tavole esposte, accanto ad altre che ne ampliano il complesso quadro, nel volume inglese Color Systems in Art and Science (Regenbogen Verlag, Konstanz 1996) oppure nel testo Farbsysteme in Kunst und Wissenschaft (DuMont, Köln 1998), pubblicati in collaborazione con Ernst Peter Fisher. Le tavole originali, raccolte in volume, si trovano al Bauhaus-Archiv di Berlino.   Credo che mettere ordine nel mondo dei colori derivi da una curiosità che tutti abbiamo avuto fin da bambini quando abbiamo dovuto sistemare le matite in un astuccio e non sapevamo dove mettere il rosa e l’arancione. Questa sistemazione lineare non assomiglia ai primi criteri di ordinamento? Si pongono agli estremi il bianco e il nero, dalla giustapposizione dei quali si fanno scaturire tutti...

Tocatì / Arte in gioco

Nelle opere della Storia dell'Arte sono sempre stati raffigurati i giocatori e le giocatrici, mentre il tema del gioco si ritrova in un unico, famosissimo quadro. Tuttavia, se si escludono le sculture che rappresentano atleti, piuttosto ricorrenti nell'arte greca (che avevano un fine religioso, d’altra parte, come ha sostenuto Johan Huizinga in Homo Ludens, il mondo del gioco e quello del sacro appartengono al medesimo universo), e alcune pitture tombali etrusche (di carattere invece più evocativo e celebrativo della vita, a dispetto dei luoghi in cui furono eseguite), le immagini di giocatori e di giocatrici non sono moltissime (a meno che non se ne voglia estendere il concetto  - alla Roger Callois, cfr. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine - allo sport, al circo, al luna park e ai parchi dei divertimenti in generale, al carnevale, al casinò, alle lotterie, eccetera, eccetera). Del gioco in quanto tale tratta il quadro Giochi di bambini di Pieter Bruegel, firmato e datato 1560, che oggi si conserva al Kunsthistorisches Museum di Vienna, in cui sono 'censiti' addirittura un’ottantina di giochi infantili tra quelli in auge a quel tempo. Molti di essi sono diffusi...

Claudia Losi, Voce a vento / Tessere il canto, tessere i luoghi

Esiste nella pratica artistica delle donne una frequentazione con le pratiche relazionali, con l’immateriale del canto, con gli spazi umili e lungamente non visti del quotidiano e con il recupero di un sapere manuale parzialmente dimenticato, un sapere troppo spesso relegato al folklore e alla sottocategoria dell’artigianato, con tutti i malintesi che la divisione tra arte alta e bassa ha lungamente comportato.  Claudia Losi esplora da sempre questi ambiti e il verbo esplorare descrive con accuratezza il suo andare alla ricerca di ciò che non si conosce – un andare metaforico e fisico, perché il suo lavoro si compone anche di cammini –, la sua relazione profonda con il paesaggio e il suo farsi addentro ai luoghi. Losi declina la geografia attraverso l’arte, la trasforma e ne restituisce il senso lungamente smarrito, frainteso dalla didattica scolastica e dalla frattura che ha pericolosamente separato natura e cultura.  Come un ecosistema, il lavoro dell’artista piacentina si sviluppa seguendo tempi che contraddicono le regole del mercato dell’arte: si dedica a progetti decennali, riprende ciclicamente l’indagine verso nuclei tematici già approcciati, procede seguendo un...

Giochi / Trampoli: volo e vertigine

Che cosa perde la Gatta Cenerentola fuggendo dal terzo ballo di gala? E cosa indossa il Gatto che percorre a passo di corsa le terre di Francia? E chi sono quelli «ncappa a le mazze» che strappano il riso a Zoza, figlia del re di Vallepelosa, in Lo cunto de li cunti? E perché al tempo di Caino, dopo una gran mangiata di nespole cresciute col sangue di Abele, come racconta Rabelais, crebbero ventri, spalle, coglioni, nasi, orecchie e gambe, tanto che «a vederli li avreste detti aironi o gru o gente che va sui trampoli»? La risposta a questi strani interrogativi si trova in Trampoli (Titivillus, 1997), libro scritto anni fa da un giovane uomo di teatro, Tommaso Correale Santacroce, oggi insegnante di teatro d’animazione e di marionette a Fiando di Milano.   Se più di venti anni fa non fossi andato a trovare Giuliano Scabia, teatrante, scrittore, poeta, nonché allora docente al DAMS di Bologna, grande amico da poco scomparso, non lo avrei mai letto. Il laboratorio di Scabia, allora conservato sulle colline fiorentine, a Colle Ramole , era (e ancora è a Firenze) come la grotta di Alì Babà: oltre agli indispensabili strumenti di lavoro, ci trovi libri di cui non hai mai sentito...

Novara 19-21 settembre / Mi disegni un albero e forse ti dirò chi sei

Solo il disegno di un albero abbozzato sembrava sufficiente per imprigionare l’alunno/a, già dai primi giorni di scuola in una categoria precisa: introverso, estroverso, triste, allegro, forse generoso e/o probabilmente egoista. Anche se il giudizio non era assoluto, il sospetto nell’educatore “vecchia maniera”, rischiava di protrarsi oltre la terza classe elementare. Con l’aumento delle informazioni visive, qualcosa è cambiato; pare che il disegno di un albero non dipenda solo dal carattere di chi lo ritrae ma anche da influenze esterne, questo lo hanno compreso gli insegnanti e forse anche gli psicologi.  Bimbi in età prescolare, vecchi pittori, grafici affermati, illustratori professionisti, tutti hanno il potere di far vivere un albero sulla carta, a modo loro. L’ultima categoria, gli illustratori appunto, è quella che non solo per motivi professionali conosco e frequento di più. Lavorando con autori contemporanei, i paesaggi più frequenti in cui mi sono imbattuta sono quelli urbani dove gli alberi, generalmente, prendono poco spazio, comunque ci sono delle eccezioni, o meglio, eccezionali disegnatori che si lasciano prendere lo spazio dagli stessi alberi.    Un...

Visite guidate (8) / Francesco Furini, Ila e le ninfe

La prima cosa che ho pensato davanti a questo quadro magnifico e conturbante, è stata: “a me non è mai capitata un’avventura del genere”. La seconda è stata chiedermi perché il giovanotto sembra così renitente. La terza perché porta quel cappello. Ma poi, vedendo come il giovane cerca di sfuggire, preso più da spavento che da semplice timore, ho anche pensato che chi l’aveva dipinto, dopo aver covato un desiderio simile al mio, si è messo invece nei panni del ragazzo, che prova in ogni modo di divincolarsi dall’abbraccio e dal desiderio di quei giovani corpi meravigliosi, e che è questa sua attrazione e paura che il pittore ha dipinto e che fa la bellezza dell’opera.   __title__   Il quadro, di cospicue misure (230 x 261 cm) che favoriscono un forte impatto di presenza, si intitola Ila e le ninfe e il suo autore è Francesco Furini (1603-1646), che l’ha dipinto agli inizi degli anni ‘30. Molto apprezzato alla sua epoca, la sua fama ha in seguito subito una certa eclisse, ben esemplificata dal giudizio di Argan, che a p. 357 del terzo volume della sua Storia dell’arte italiana (Sansoni, 1968) lo liquida così: “Francesco Furini cerca una troppo facile armonia nello...

Collezioni Capitoline / Freud e i mosaici

Nel mosaico a tessere bianche e nere trovato all'ingresso della Casa del Poeta Tragico, un cane alla catena digrigna i denti. Lo scintillio degli occhi è rappresentato da tessere bianche, ma cosa rappresentano quelle che formano delle macchie chiare sul corpo dell’animale? La difficoltà interpretativa svela la convenzionalità della comunicazione: le macchie sono un codice visivo utilizzato per rappresentare la lucentezza del pelo nero (Ernst Hans Josef Gombrich, L'immagine visiva, in Le Scienze, numero 61, settembre 1973). A questa convenzione non siamo stati educati e per questa ragione, invece di un cane da guardia dal pelo nero lucente, vediamo un cane dal pelo nero macchiato di bianco, che digrigna i denti.   Mosaico raffigurante un cane con inserita la scritta CAVE CANEM (attenti al cane). I secolo d.C. Pompei, Casa del Poeta Tragico (Regio VI, Insula 8, nº 5) / Rilievo funerario del mosaicista. Fine del III/inizio del IV secolo d.C. Parco Archeologico di Ostia Antica, Antiquarium, inv. 132.   Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline, ingresso della mostra.   Cosa vedevano gli antichi romani attraverso i codici visivi dell...

Coleotteri ipogei / La vita sottoterra (II)

MILIEU SOUTERRAIN SUPERFICIEL – Io sto creando tutto ciò, questa che è sul punto di diventare una lotta tra me e fantasmi e proiezioni di me, in una sovrapposizione di piani percettivi, mentre leggo sullo schermo illuminato la descrizione che del Catopide trovo su Wikipedia, e contemporaneamente ascolto le parole del mio mentore il quale intanto mi volta le spalle e s’affanna cercando qualcosa nella sua libreria. Afferma, lievemente ansimando, che la principale ripartizione delle tipologie di ambiente – e se trova il libro, accidenti, che è proprio divulgativo e farebbe al caso nostro, me lo presta volentieri – si è usi farla tra epigeo (ossia superficiale), ipogeo (delle profondità più recondite) ed endogeo (o genericamente “sotterraneo”, una via di mezzo tra i due) e … può anche sembrar strano ma sotto terra abitano più specie di quelle che vivono in superficie.   Prudenzialmente circoscrivendo però il campo, precisa che ciò vale almeno per alcune famiglie; e che in definitiva noi quotidianamente vediamo qua e là su un fiore o un tronco gli epigei, alla luce del sole, ma che sotto, nei primi strati del terreno, abitano gli eserciti degli endogei, come una moltitudine di...

Galleria Borghese / Damien Hirst, Archelogy now

Fendo l’aria torrida e appiccicosa di una Roma sfinita di fine luglio e arrivo, quasi nuotando nell’aria, alla biglietteria della galleria Borghese. Il mio biglietto, acquistato diversi giorni prima, è quello del turno 17:00-19:00 con la dicitura “Galleria Borghese + Damien Hirts - Archeology Now”. In attesa che diano il via libera alla mia batteria, uno dei turnisti mi domanda: «ma lei è qui per vedere la galleria o la mostra di Hirst?». «Hirts!», rispondo con una sicurezza che non dura nemmeno il tempo della monosillabica risposta, perché, proprio quel “più” frapposto tra i due nomi, è segno che indica contemporaneamente sia una separazione/disgiunzione che una congiunzione additiva. Una prima ambiguità, o aporia, a cui si aggiunge subitanea quella del titolo ossimorico della mostra, Archeology now.    L’esposizione (ovvero il secondo termine dell’addizione), curata da Anna Coliva e Mario Codognato con il patrocinio di Prada (aperta dall’8 giugno fino al 7 novembre), raccoglie più di ottanta opere provenienti dalla serie Color Space e da Tresaures from the Wreck of the Unbelivable. Quest’ultimo era il titolo della monumentale mostra svoltasi nel 2017 a Palazzo Grassi e...

Visite guidate (7) / Albrecht Dürer, “Nemesi” e “La Morte e il lanzichenecco”

Non ci sono solo i musei, i palazzi, le chiese o le mostre, che è indispensabile visitare di persona se si vuole vedere veramente le opere dei grandi e meno grandi pittori. Per una parte della loro produzione a volte bastano i libri, o, ai nostri giorni, internet. Questo vale per i disegni (non tutti: basta andare al Museo ambrosiano di Milano per avere una clamorosa smentita davanti ai cartoni preparatori di Raffaello per l’affresco La scuola di Atene, dei Palazzi Vaticani: una esperienza da togliere il fiato) e ancor più per le incisioni e le stampe in bianco e nero genere. Esse pure con varie eccezioni, come quelle dell’Arco trionfale composto di 192 xilografie, per una grandezza complessiva di 341×292 cm, eseguite sotto la direzione di Albrecht Dürer tra il 1512 e il 1515 per l’imperatore Massimiliano I, le cui copie meglio conservate sono visibili al Germanisches Nationalmuseum, di Norimberga o ancora al British Museum di Londra, o quella magnifica di Tiziano, La sommersione dell’esercito del faraone nel Mar Rosso, visibile al British Museum di Londra oppure a Ca’ Rezzonico a Venezia.   Dürer, con Rembrandt e Goya, è uno dei più grandi autori di incisioni, tra cui...

In mostra a Senigallia / Giacomelli e Burri: affinità elettive

La storia dell’arte è spesso una storia di rapporti e di confronti. Relazioni professionali, legami tra individui che comprendono e superano nello stesso tempo il concetto di collaborazione, per sfociare in quello di incontro e di scambio umano. Dialoghi tra discipline diverse, che conducono a risultati inattesi e straordinari. È sul filo di queste riflessioni che si colloca la mostra itinerante Giacomelli / Burri Fotografia e immaginario materico, attualmente in visione al Palazzo del Duca di Senigallia per la curatela di Marco Pierini e il coordinamento scientifico di Alessandro Sarteanesi, e visitabile fino al 26 settembre 2021. Dopo quella data, la mostra sarà ospitata al Museo MAXXI di Roma, per la cura di Bartolomeo Pietromarchi, per terminare poi il suo percorso nel 2022 presso la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri di Città di Castello, dove sarà curata da Bruno Corà.    Mario Giacomelli, Storie di terra, 1984 (fotografia donata a Nemo Sarteanesi), Courtesy Archivio Sarteanesi- Archivio Mario Giacomelli ©Rita e Simone Giacomelli. L’idea alla base dell’esposizione è quella di ripercorrere il rapporto tra Mario Giacomelli e Alberto Burri attraverso il...

Sean Shanahan e Chiara Dynys / I misteri del colore

Il mio vicino della porta accanto è un prestanome della ‘ndrangheta calabrese. Lo scopro alle 05:02 del 1 luglio 2010 quando l’ordine “aprite, Carabinieri!”, accompagnato da una serie di colpi alla porta, mi sveglia di soprassalto. Con il cuore in gola apro, ma uno dei militari mi fa cenno di rientrare immediatamente: stanno bussando alla porta del vicino. Perché le forze dell’ordine irrompono nelle abitazioni private poco prima dell’alba? Per sorprendere i fuorilegge nel sonno e svegliare i vicini nell’ora del crepuscolo mattutino, quando la luce solare riflessa dagli strati superiori dell'atmosfera si spande sulla Terra. È il magico, misterioso e formidabile momento in cui l’occhio passa dalla visione scotopica o notturna a quella fotopica o diurna e la vita inizia a pulsare a un ritmo diverso: gli uccelli si risvegliano, i carabinieri fanno irruzione e Costantino esce dal suo palazzo (la cerimonia bizantina è attestata dalla Vita Constantini, composta da Eusebio di Cesarea nel 337).   Andrea Sorini, Bajkonur, Terra, 2018. Fotogramma tratto dal film. È un momento solenne, che Andrea Sorini comunica nel film-documentario Bajkonur, Terra girato nel 2018, un viaggio...

Visite guidate (6) / Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente

Sono tornato a Brera dopo l’anno e mezzo di Covid per rivedere Il trafugamento del corpo di San Marco del Tintoretto su cui avevo intenzione di scrivere qualcosa per questa rubrica estiva, ma nella sala adiacente sono stato colpito già entrando, al primo uno sguardo panoramico, da un altro quadro a cui non avevo prestato molta attenzione durante le numerose visite precedenti. Una spiegazione c’è: il quadro non è stato esposto per un po’ e solo di recente, nel 2019, è stato restaurato recuperando i suoi magnifici colori. E sono stati appunto quelli ad attirarmi ancor prima di aver decifrato il soggetto.    Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, 1525 circa, Pinacoteca di Brera, Milano. Si tratta di una Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, opera di Paris Bordon (o Bordone) del 1525 circa, dipinta quando l’autore aveva 25 anni e, lasciata la bottega di Tiziano in cui era stato fino ai diciott’anni, aveva già raggiunto una certa notorietà che sarebbe durata tutta la vita, assicurandogli molte commesse ufficiali e private a Venezia (in particolare il prestigioso Consegna dell’anello al doge per la Scuola Grande di San Marco, ora alle...

Dal Festival di Salisburgo / Castellucci: Don Giovanni, ovvero il principio di divisione

Riportiamo, per gentile concessione degli autori, la conversazione tra la dramaturg Piersandra Di Matteo e Romeo Castellucci, regista del Don Giovanni di Mozart presentato come spettacolo di punta del Festival di Salisburgo. Doveva essere realizzato nel 2020 per festeggiare i cento anni della manifestazione, ma la pandemia ha fatto sì che fosse rimandato. Il debutto dello spettacolo con la direzione musicale di Teodor Currentzis è avvenuto il 26 luglio 2021, salutato da una lunghissima, infinita standing ovation del pubblico. Le recite continuano fino al 20 agosto. L’intervista che segue è stata pubblicata sul libro programma del festival. Qui potete leggere il cast completo.   Ph. di Monika Ritterhaus. PIERSANDRA DI MATTEO: Tra fine ‘800 e inizio ‘900 l'opera di Mozart è sottoposta a una profonda revisione critica. È il momento in cui si apre una disputa sul Don Giovanni: c’è chi sostiene la sua appartenenza all’ambito dell’opera comica e chi, al contrario, ne ribadisce l’ispirazione tragica. Il dibattito nato intorno al "dramma giocoso" mozartiano è il riflesso della complessità straordinaria di quest’opera. Come interpreti l’ambiguità intrinseca al linguaggio musicale...