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Arte

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Una mostra di Luca Barcellona / A perdita d'occhio. Scrittura e immagine

«Teneva i buoi davanti a sé, arava bianchi prati, e aveva un bianco aratro, e un nero seme seminava»: alcune delle prime righe scritte all’origine del volgare italiano (il cosiddetto «indovinello veronese») parlano proprio dell’atto di scrivere, sotto mentite spoglie.  Come in ogni buona similitudine, molti sono gli elementi che si intrecciano per suscitare, in modo ingegnoso, un’immagine viva della scrittura: le mani avanzano sulle pagine bianche come buoi sul campo da arare, e il nero seme che è l’inchiostro si deposita in lettere e in parole. La forza di questa scena ci restituisce una mano nell’atto di compiere un movimento lineare, da sinistra a destra, retta e salda come un aratro ben condotto, e lo stupore di vedere depositarsi su una superficie, prima indifferente e ora ben regolata, grumi ordinati di segni.   Luca Barcellona, Skyline, 2021. Non ci sarebbe scrittura, in altre parole, senza la disciplina che organizza, riga per riga, le gocce di inchiostro in parole, e senza l’attività creatrice della mano – ed è forse in questa descrizione della scrittura come atto di produzione prima ancora che come risultato che risiede il fascino dell’indovinello veronese....

Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi al MAXXI / Immagini che cadono avvinghiate a Lucifero

Concentrare   Recensendo il diario di Michihiko Hachiya, direttore dell’Ospedale di Hiroshima durante il bombardamento atomico, Canetti scrisse (in Potere e sopravvivenza. Saggi) che ogni sua pagina era preziosa: la distruzione della città era stata la catastrofe “più concentrata” sofferta dall’uomo in tutti i tempi. A sua volta, ogni riga del suo testo conserva un’inestimabile concentrazione creativa: Canetti infatti ha pubblicato pochissimi scritti, meno che mai recensioni. Intenzionalmente, solo capolavori. Questa è un’adeguata premessa anche per le opere di cui vogliamo parlare. I lavori di Gianikian e Ricci Lucchi, presentati in quattro eventi al MAXXI durante il 2021, non sono composti da scritti ma da fotogrammi. La fotografia proiettata in sequenza diviene cinema, l’arte che meglio regala sensazioni di muoversi nello spazio e nel tempo.   Un risultato espressivo simile a quello della vera letteratura: “prende con sé” chi vi si immerge. In teoria, questo dovrebbe esser sempre possibile con lo spettacolo cinematografico. Il pubblico, del resto, paga il biglietto soprattutto per “evadere” dalla quotidianità, lasciandosi trasportare altrove. La proiezione...

Una rivista tra sperimentazione, arte e industria / Imago: uno scrigno di creatività

Prendendo a prestito un termine dal campo informatico, si potrebbe dire che Imago è stata una pubblicazione multitasking. E di fatto, al significato originario di tasca da cui la parola trae origine, si lega il suo essere stata una rivista ch'era al tempo stesso contenitore e contenuto degli esiti di ricerche e di sperimentazioni culturali e artistiche nella Milano del boom economico, dove si provava anche ad attuare un fattivo rapporto di collaborazione tra quei fermenti e la realtà industriale. Imago, insomma, è stata uno scrigno di creatività, concepito da quel genio che fu Michele Provinciali (1923 – 2009), insieme a Raffaele Bassoli, titolare dell'azienda milanese che l'ha stampata, finanziata e sostenuta. Nata nel maggio 1960 come house organ della Bassoli Fotoincisioni, uscì senza una periodicità stabilita per 15 numeri (l'ultimo nel 1971) e fino al numero 5 ne fu art director il suo ideatore.    La sua straordinaria eccezionalità, che la distingue da qualsiasi altra rivista aziendale e di grafica mai pubblicata al mondo, consiste nel fatto che il suo involucro-copertina (un cartoncino in tinta unita, col titolo stampato in Clarendon maiuscolo, inserito, a sua...

L’opera completa / Bassani poeta

A colpire il lettore quando legge, anche a distanza di anni, i libri di Giorgio Bassani, è l’apparente trasparenza della narrazione e delle intenzioni; tutto è racchiuso lì, nell’angusta cornice delle mura di Ferrara, negli anni compresi tra le leggi razziali e la fine della seconda guerra mondiale, e tutto è apparentemente in chiaro, esplicito, eppure niente lo è. Tutto è espresso, eppure resta misterioso, ambiguo, come il mezzo sorriso sornione di Bassani nelle foto. Cosa sappiamo veramente dei Finzi Contini? E cosa sappiamo veramente del narratore senza nome che attraversa in bicicletta una città che improvvisamente non lo vuole più, in cerca di solidarietà nei reietti come il medico omosessuale Fadigati?   Non è un caso che una nebbia improvvisa venga spesso a coprire la città, come non è un caso che spesso una finestra, un vetro o uno schermo si frapponga tra il personaggio rinchiuso all’interno e un esterno che non è mai davvero raggiungibile, a significare una pienezza esistenziale mai davvero toccata. Bassani si ferma sempre al di qua delle cose che non conosce, in primo luogo per un fortissimo pudore nei confronti dei morti nei campi di sterminio, e poi perché il...

Palazzo Strozzi / Il brillante desiderio di Jeff Koons

Qualcuno forse si chiederà: Dove l’ho già visto questo sorriso sempre stampato in faccia? A sua difesa devo dire che Jeff Koons ce l’ha spontaneo fin da giovanissimo ai primi successi. Me lo ricordo ancora in occasione della lunga intervista nella sede di “Flash Art”, era il dicembre 1986, per l’occasione con la redazione al completo schierata intorno a lui, con quell’aria da ragazzino timido che aveva, ma già tanto noto da avere gli onori della copertina dell’edizione internazionale della rivista. C’era anche Corrado Levi, che esponeva in quell’occasione una sua opera per la prima volta in Italia, nella epocale mostra Il cangiante da lui curata al Padiglione d’arte contemporanea.   Si parlava molto di America e di Duchamp, io, non masticando granché l’inglese, riuscii timidamente, io sì, a infilare a un certo punto solo: “Ti senti più vicino a Duchamp o a Brancusi?”, mentre si parlava delle sue opere metalliche riflettenti della serie “Luxury & Degradation”, con quel coniglio con carota che già allora era la sua opera più riprodotta, tanto da guadagnare la copertina del catalogo della prestigiosissima collezione Satchi & Satchi e ad essere ancora oggi nella mostra di...

Auguri per un nuovo anno / Visione del teatro futuro

Su un’alta duna in mezzo al deserto un uomo cammina –  Si vedono le sue tracce – ma il vento presto le cancella.   Ed ecco che arriva la barca carro del Sole – coi quattro cavalli e le vele bianche immense a perdita di cielo.   L’uomo sale sul carro, prende le redini e guida su e giù per le dune.   Quando viene la notte ed è il momento di tornare in volo l’uomo dice:   Il teatro del futuro sarà (è) andare su e giù nelle anime –  barche teatri a cui stando al timone (alle vele) si va a illuminare l’oscuro capire le voci ascoltare la metamorfosi – il sorgere, il tramontare: le barche sono l’orecchio di Dioniso – e riderne.   Entrano nella notte, luminosi.   [Giuliano Scabia è scomparso nel maggio del 2021, lasciando visioni sfolgoranti e un grande archivio di materiali editi e inediti. Dal Ciclo del Teatro vagante, copioni, schemi vuoti, commedie, lampi poetici, composto da 102 titoli, ultimo dei quali Canto del monaco Silvano, pubblicato su doppiozero il 31 dicembre 2020, estraiamo come augurio per il teatro del 2022 questo breve testo, il numero 80 del 2007, scena unica.]   Nella fotografia di Maurizio Conca: Giuliano Scabia legge...

Ritratti d’artista ad alta voce / Francisco de Zurbarán (1598-1664)

È stato sette anni fa, alla Galleria Nazionale di Stoccolma, che ho cominciato a interessarmi veramente a Zurbarán. Zurbarán, che in vita, nel corso del xvii secolo, era famoso, ha ripreso a parlarci alla fine del nostro secolo, il xx. Vorrei cercare di spiegarmi perché sia successo. Il dipinto di Stoccolma che mi ha fatto tornare sui miei passi è stato Il velo della Veronica. (Ne dipinse varie versioni.) Il fazzoletto bianco è affisso a una parete scura. Il suo realismo è tale da rasentare il trompe l’œil. Sul lino bianco (o è cotone?) sono rimaste le tracce del viso macilento e tirato di Cristo, che porta la croce sul Golgota. L’impronta del viso è color ocra e monocroma, come si addice a un’immagine disegnata dal sudore.     La tela di Stoccolma mi ha permesso di capire qualcosa che vale, io credo, per qualsiasi opera visiva capace di impressionarci. La pittura deve innanzitutto convincerci – all’interno dell’uso particolare del linguaggio pittorico scelto – di cosa c’è lì, della realtà di quanto rappresenta. Nel caso di Zurbarán, del fazzoletto appeso alla parete. Qualsiasi dipinto che abbia una sua forza offre prima di tutto...

1+1= G / Grazia Toderi e Gilberto Zorio a Vigone

A circa 30 km da Torino si trova Vigone, un piccolo comune di circa 5.000 abitanti, che, dal 2011 è promotore di “Panchine d’Artista”, un originale progetto culturale per la promozione dell’arte contemporanea. A cadenza annuale, il Comune di Vigone e l’Associazione Panchine d’Artista selezionano un artista per realizzare un’opera presso l’area verde dei Viali di Piazza Clemente Corte e per allestire una sua mostra personale nella Ex Chiesa del Gesù in Piazza Michele Baretta.  La panchina è il luogo principe di ritrovo cittadino, è il simbolo di una socialità quotidiana che oggi è quasi scomparsa. La panchina è soprattutto il luogo del possibile, dove tutto può accadere: un incontro inaspettato, un dialogo, una discussione, una riappacificazione, un momento di riflessione, di rivelazione, di condivisione. Ed è proprio il concetto di condivisione a caratterizzare l’edizione del 2021 di “Panchine d'Artista” dove, per la prima volta, sono due gli artisti ad essere stati invitati a partecipare: Grazia Toderi e Gilberto Zorio.      Sebbene le loro ricerche siano totalmente autonome e mai prima d’ora fossero state presentate insieme, per l’occasione i due artisti...

Ravenna, 21/25 dicembre / La piccola fuggitiva

martedì   In questi giorni sono chiusa in casa, in quarantena, come un milione e mezzo di italiani. Per ora negativa, ma chissà. Intanto Him, questa sera, va in scena e io non lo vedrò.  Sono le nove e un quarto, Marco Cavalcoli a quest’ora è appena salito sul palco, al buio, agile come una pantera e si inginocchia davanti al pubblico. È identico a Him, la scultura di Cattelan, mi pare di vederlo anche qui, nel mio salotto: stessi baffetti, stesso vestito. Avrà da poco iniziato il suo doppiaggio forsennato. Ora sarà Dorothy, mentre canta al di là dell’arcobaleno. Adesso starà ridendo, sguaiatamente e orrendamente, come la Strega dell’Ovest. Tra poco sarà un maiale che grufola. Presto sarà soltanto il vento.   C’è un passo bellissimo nei Libri di Oz sulla metamorfosi del Mago. È un dialogo tra Dorothy e il guardiano dei cancelli. La bambina chiede come sia fatto Oz e il guardiano le risponde che non lo sa, nessun vivente può saperlo. Quando la bambina e i suoi amici strampalati vanno a incontrare il Mago, ciascuno per conto suo, ognuno vede quel che è capace di vedere: sono tutte immagini diverse. Ripenso al momento in cui Luigi e io abbiamo parlato di Him per la...

Ritratti d’artista ad alta voce / Maggi Hambling (1945)

Eccomi all’inizio, dove ho convenuto di essere, e non so cosa fare. I disegni che seguono raccontano la propria storia e parlano da sé in maniera così diretta e nuda da lasciare senza fiato. Aggiungere parole equivarrebbe a ve-stirli, e a distrarre dalla loro nudità. Direi di più: aggiungere parole – qualunque parola – rischia di essere una forma di censura. La persona amata non può essere descritta a terzi. Non perché l’amore sia cieco, ma perché l’amante ha scoperto e ha avuto modo di vedere qualcosa che di solito si cela. Gli amanti si spogliano vicendevolmente con passione, e parte della promessa racchiusa nella passione fisica è la possibilità di mettere a nudo anche un’anima: una promessa talvolta soddisfatta, spesso no. Eppure, quando lo è, gli amanti si rivelano reciprocamente qualcosa che al resto del mondo è nascosto.   La rivelazione può essere fugace o quasi istantaneamente celata o negata, ma di rivelazione si è trattato, e per loro natu- ra le rivelazioni non sono comunicabili in nessun linguaggio quotidiano in uso nel mondo. Da qui la solitudine dell’amore. Essere amati è essere smascherati. Il verbo «smascherare», nell’uso...

Intervista a Maria D. Rapicavoli / Surface Tension

Dal 6 novembre al 13 marzo, l'UB Art Galleries dell'università di Buffalo ospita Maria D. Rapicavoli: Surface Tension. Questa è la prima retrospettiva dell'artista catanese, da tempo residente a New York. Le dieci opere esposte, infatti, ripercorrono all'incirca l'ultimo decennio dell’eterogenea produzione di Rapicavoli, affrontando tematiche complesse quali neo e post colonialismo, la sorveglianza militare dello spazio aereo, razzismo, violenza domestica e di genere.  Ne abbiamo parlato con l'artista.   La tensione superficiale è una caratteristica propria dei liquidi e si tratta di un fenomeno fisico che porta alcuni oggetti o creature a galleggiare, a “camminare” sull’acqua. Perché hai deciso di intitolare così la mostra? In questo caso, credi che siano le opere, l’artista o gli spettatori a mantenersi a galla? La capacità di un liquido di resistere a una forza esterna grazie alla natura coesiva delle sue molecole viene definita tensione superficiale.  Questo fenomeno rimane invisibile fino a quando non avviene un’interazione tra oggetto e liquido. Ed è proprio questo gioco di forze a catturare il mio interesse: da un lato l’oggetto che sfrutta la tensione ma...

Saggi, conferenze, frammenti / Aby Warburg fra antropologia e storia dell'arte

C’è sempre bisogno di leggere lentamente e in profondità, come ammoniva Nietzsche, ma con certi libri è l’unica strada possibile, ad esempio per la raccolta di saggi di Aby Warburg (1866-1929) appena uscita da Einaudi a cura di Maurizio Ghelardi (Aby Warburg, Fra antropologia e storia dell’arte. Saggi, conferenze, frammenti, 725 pp.). Il volume fa séguito a quello, sempre tra i Millenni, dedicato ai saggi dello studioso amburghese su temi astrologici. Ghelardi propone una ricca serie di testi di Warburg, alcuni inediti in Italia, altri già pubblicati – a cominciare dalla prima edizione degli scritti dello studioso (La rinascita del paganesimo antico, 1966) – ma proposti ora in una nuova traduzione; si tratta di articoli, tracce di conferenze, appunti, un frammento di autobiografia, le carte sulla Ninfa fiorentina, e altri materiali ancora. Il tutto è commentato da una ricca sequenza di fotografie in bianco e nero (straordinarie quelle che Warburg stesso scattò in occasione del suo viaggio americano “nel territorio degli indiani Pueblo”) e da tavole a colori fuori testo (gli affreschi di Piero della Francesca in San Francesco ad Arezzo).   L’introduzione di Ghelardi è un...

La mostra alle Scuderie del Quirinale / Nel corpo dell’“Inferno”

  Dopo aver superato i tre controlli all’ingresso (temperatura, green pass e ticket) e aver lasciato gli “ingombri terreni” nel guardaroba, si accede all’Inferno salendo le scale – ovviamente elicoidali, seppure ascendenti. Su, al primo piano dell’Inferno, avvolti dal buio spezzato dalle “disperate strida” degli allarmi fatti scattare dai visitatori vinti dalla seduzione del colore, inizia il percorso ideato da Jean Clair e Laura Bossi per commemorare i settecento anni dalla morte di Dante. Ospitata dalle Scuderie del Quirinale dal 15 ottobre al 9 gennaio 2022, la mostra raccoglie le rappresentazioni dell’Inferno dantesco – da cui il titolo Inferno – succedutesi nei secoli. Lo spettatore, trasformato in un novello abitante degli inferi, percorre passo a passo le dieci sale tematiche fino a «usci[r]», letteralmente, «a riveder le stelle» (Riveder le stelle è appunto il titolo dell’ultima sala che raccoglie, tra le altre, le “stellari” opere di Anselm Kiefer e Gherard Richter), in un crescendo tanto emotivo quanto cronologico che, nella parte finale, lo costringe a un faccia a faccia con il proprio inferno: ovvero con l’ormai umano – troppo umano – inferno contemporaneo che,...

Genius Loci di Stefano Chiodi / La vita segreta degli esseri stanziali

In che misura è ammissibile parlare di legami di correlazione tra pensieri e territori, saper-fare creativi e incarnazioni di significati, opere d’arte e memoria della specie, l’assetto ecosistemico della Terra e l’avvicendarsi di diverse civiltà nel tempo? Cos’è la stanzialità? Siamo certi di aver compreso la sua natura o ci resta ancora molto da apprendere? Anche senza pretendere di rispondere in maniera esaustiva, è utile interrogarsi a riguardo. Lo è in quanto, essendo entrati nell’era dell’antropocene, si è chiamati a riconsiderare le facoltà umane, se non a ridefinire radicalmente alcune di esse. Per farlo, però, occorrerà innanzitutto districarsi da un nodo: decidere se credere, come perlopiù è accaduto in epoca moderna, negli effetti di strutture, sistemi e dispositivi impersonali che determinerebbero chi siamo, cosa facciamo e dove andiamo, oppure azzardare l’ipotesi che individui e comunità, pur nelle distinzioni delle culture e delle storie particolari, possano condividere in più luoghi e momenti una precisa attitudine antropologica a (ri)disegnare la propria esistenza planetaria.    Oggi sappiamo con sufficiente chiarezza che l’homo sapiens è di per sé una...

Romanzi a fumetti / Paco Roca, Ritorno all’Eden

In un mercato dei graphic novel dominato dalle narrazioni autobiografiche, l’uscita di Ritorno all’Eden, ultimo lavoro di Paco Roca, sembra a prima vista una conferma di questa inarrestabile tendenza. Al centro del libro – dall’intrigante formato orizzontale, già sperimentato dal disegnatore spagnolo in La casa – è Antonia, personaggio ispirato alla madre dell’autore (come La casa, specularmente, aveva al centro la figura del padre).  Cresciuta durante la guerra in una modesta famiglia di Valencia, Antonia attraversa in punta di piedi la storia della Spagna franchista: la fame e la povertà, le gabbie inscalfibili della gerarchia sociale e della chiusa mentalità ecclesiastica, la paura dei “rossi”, il mitico ritorno dell’impero spagnolo, la rigida segmentazione dei rapporti di genere. Come un ramoscello, nello scorrere delle tavole Antonia è trascinata da una corrente più grande di lei, che non la travolge ma che non le lascia neanche scampo.     Chi già conosce l’autore di Rughe, il dolce racconto sulla vecchiaia e la malattia che nel 2008 lo ha consacrato tra i più importanti fumettisti contemporanei, sa però che Paco Roca si muove in territori narrativi lontani...

25 anni di Arte all’Arte / La Galleria continua

Nel piccolo feudo incantato di Continua – formato dalla Galleria, con le quattro sedi nel centro della graziosa cittadina toscana di San Gimignano, e dall’Associazione Arte Continua –, si sono recentemente svolte le celebrazioni dei 25 anni di Arte all’Arte. Oramai operativa a livello internazionale (e i suoi avamposti sparsi per il globo lo confermano), la Galleria, sin dal suo esordio, rese immediatamente manifesta un’attività sensibile, attenta a cogliere, captare, individuare, le diverse espressioni artistiche sviluppate nei diversi angoli del mondo, rispondendo, al contempo, ai desiderata di un pubblico eterogeneo e diversificato. Già nel lontano 1990, intraprese un percorso dicotomico: da una parte quello della Galleria vera e propria, dall’altro quello avviato con la costituzione ad hoc dell’Associazione, per seguire e affrontare, con vesti diverse e dedicate, i progetti di volta in volta sostenuti e sviluppati, ora dalla Galleria, ora da Arte all’Arte.      Un anniversario, quello recentemente festeggiato, che ha visto la chiamata a raccolta dei curatori che, agli albori dell’avventura avviata nel 1996 e conclusasi nel 2005, si sono imbarcati nell’impresa,...

A che punto è la scena? / Premi Ubu, politiche e mondi possibili

Fine dell’anno. Tempo di bilanci. Anche nel periodo che stiamo vivendo, stretto fra l’impossibilità della rimozione di quanto accaduto e l’altrettanto comprensibile esigenza di andare avanti; nel permanere di uno schiacciamento sul presente che impedisce di affrontare un passato ancora in fase di elaborazione e però, perciò, pure di costruire un domani possibile.  Sarà rischioso, tendenzioso, vano, ma è un esercizio di analisi dell’accaduto – e, perciò, anche un po’ di immaginazione del futuro – quanto mai necessario. Anche perché a fine anno si affastellano occasioni di questo tipo, fuori e dentro casa, in teatro come altrove: dall’orizzonte imminente della domanda ministeriale per il nuovo triennio Fus, all’ormai fittissima moltiplicazione di premi che in Italia costella la chiusura dell’anno solare. Fra questi, il più storico e forse celebre: il Premio Ubu voluto da Franco Quadri, la cui 43a edizione, doppia stagione 2020-21, si è svolta il 13 dicembre al Cocoricò di Riccione e in diretta su Radio3.    La squadra di Politico poetico del Teatro dell’Argine di S. Lazzaro di Savena (BO). Che senso ha, dopo anni come questi – trafitti da difficoltà...

Ritratti d’artista ad alta voce / Marisa Camino (1962)

Seduto sull’automobile ferma, penso alla strana mostra di Marisa Camino che ha avuto luogo all’inizio del mese nella foresta di Söhrewald, nei pressi di Kassel, in Germania. Pur lavorando da quindici anni in Spagna, soprattutto in Galizia, l’artista espone di rado. A dir la verità mette di rado in un qualsiasi tipo di cornice quel che disegna e dipinge. Questa reticenza, secondo me, non ha niente a che fare con la modestia personale; sembra venire piuttosto da una sicurezza rara ed è una parte essenziale della sua strategia di artista. Non potrebbe creare le immagini che crea senza una simile reticenza. Mentre ci penso, da un’infiorescenza di un castagno cade un singolo petalo che una lieve brezza fa volare sul parabrezza dell’auto, dove si incolla. Lo fisso.   Marisa Camino, Sin titulo, 1995. I disegni e i dipinti di Camino sono più simili a quel petalo che alla maggior parte delle opere attualmente in mostra alla Biennale di Venezia. Danno l’impressione di essere venute da altrove, anziché prodotte per essere esposte. Non portano traccia delle vanità che oggi accompagnano il concetto di Creazione artistica – modernista o postmodernista che sia. Le sue opere...

Galleria Anna Maria Consadori, Milano / Gli occhi di Steinberg

I ritratti di Steinberg non mi vengono molto bene. Gliene ho fatto più di uno, frugando tra le sue foto, ma nessuno mi ha mai soddisfatto pienamente. Il punto è che in un suo ritratto, perché sia proprio vero, non si può non cogliere, insieme ai lineamenti del volto, il carattere della sua mano, delle sue dita, della punta dei suoi polpastrelli. Perfino delle unghie. Del suo corpo intero, insomma. Quindi non è sufficiente guardare le foto e scavare nei segni della sua faccia.  Steinberg inoltre, davanti al fotografo, normalmente recita. Finge. Come fingono e recitano i suoi disegni. Steinberg ha disegnato e impresso in modo indelebile nella nostra mente il ritratto dell’America. In particolare di Manhattan, del suo aspetto e della storia. Come nessuno aveva fatto prima li ha tradotti in linee, ce li ha fatti vedere e scoprire. I suoi disegni si sono sovrapposti alle immagini reali, di persone e di cose, facendole diventare in questo modo un prodotto della sua mano. Per fare questo ha catturato un segno e, da grande domatore, la penna in mano come una frusta, l’ha messo ai suoi ordini.    Saul Steinberg, 2018, matita, carboncino e olio su carta, cm 33x23,8. Le...

Museo del Novecento, Milano / Anna Valeria Borsari: da qualche punto incerto

Con la mostra di Anna Valeria Borsari (fino al 13 febbraio 2021) il Museo del Novecento di Milano apre un nuovo capitolo del racconto e studio dedicato agli artisti italiani più significativi e pioneristici che hanno iniziato il loro percorso a partire dalla seconda metà del secolo scorso e che hanno spesso stimolato, con il loro esempio, autori più giovani. Curata da Giorgio Zanchetti e Iolanda Ratti con Giulia Kimberly Colombo, questa mostra, dal significativo titolo Da qualche punto incerto, più che una vera e propria antologica, è una sorta di sintesi ragionata capace di offrire un preciso spaccato del percorso artistico (iniziato a partire dalla fine degli anni Sessanta) di un’artista “anomala”, capace di declinare le sue molteplici riflessioni attraverso linguaggi a loro volta molteplici: dalla scultura alla fotografia, dalla pittura all’installazione, e pure attraverso facebook (ricordo il suo recente lavoro e libro: Anna Valeria Borsari, Anna Battistini è su Facebook, Postmedia, Milano, 2019).    “Anomala” anche perché ogni lavoro di questa autrice, sempre guidata da un bisogno di introspezione e fuga dalle regole, sfugge a ogni classificazione precisa: alcune...

15 dicembre 2020 - 15 dicembre 2021 / Corrado Ambrogio. Il malinconico ilare genio gentile

“Materiali, pelli, superfici. Abrasioni, scottature, graffi: urti, strappi, corrosioni. Gli acidi sui metalli, la spinta rovente della lava che rotola in mare fumigante e si rapprende spezzandosi e sobbollendo, e si incrosta di sale, di frutti di mare, di cose portate a valle dal fiume. Colline franate, montagne spaccate, molecole asportate da fibre tessute, da pelli conciate, grumi, sassetti, prodotti sintetici premuti, compressi, laminati, attorcigliati. Materie secche che rapprese si sgretolano, plastici materiali elastici che si deformano e avvolgono materiali flaccidi che cedono e si spargono su squame e scaglie e lamine di zinco, punte dure strisciano sul rame, lame fanno saltare croste di scoria dai metalli, veli ruvidi lentamente elettroliticamente si sovrappongono e cortecce disseccate saltano in un attimo via dal tronco. Ci sono compresenze di contrari, albumi vetrificati in polvere, sabbiatura inerte mentre evolve, residuati organici saltuari. I bitumi, le terre, i basalti, le plastiche soffiate calde e poi abbandonate svirgolate in qualunque posto, il cuoio sollecitato e le vernici, gli adesivi industriali, i solventi sulle superfici, sulle pelli, sui materiali.”...

Ravenna, 6/11 dicembre / I nomi della rosa

lunedì   Ravenna. 6 dicembre. Lunedì, martedì e mercoledì: mancano tre giorni. Giovedì c’è la riunione finale del Campiello junior. Il compito di noi giurati è selezionare una rosa finale di tre titoli italiani dell’ultimo anno, destinati a ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni.  «Rosa finale». Mi è subito sembrata un’espressione bellissima. Scegliere è forse anche questo? Imparare, come l’elfo invisibile di Andersen, a distinguere tra loro i petali di un fiore?  Purtroppo, però, io non sono un elfo invisibile e oggi mi si pone un problema di ordine pratico: devo partire, questa sera sarò a Parma, dove ho spettacolo. Da lì andrò a Firenze e poi direttamente a Milano, alla riunione. Ho in testa sette libri preferiti. Da dove mi viene allora l’insana tentazione di infilarmeli tutti in valigia? Sono ottantadue!!! «Chiara, non fare la pazza», mi ha appena detto Rodolfo. Sa bene che la mia valigia rischia di portarla lui. «Non preoccuparti» gli dico, «davvero, ho le idee piuttosto chiare».  Ma poi penso: e se mi fosse sfuggito qualcosa? Se per caso volessi risfogliarne qualcuno all’ultimo momento, in questi giorni? Alla fine decido, ne prenderò solo dieci: i sette...

Museo d’arte di Gallarate / Il muro tra noi

Un po’ di follia e insieme la vita e la storia reale, un po’ di concettualità ma insieme intimità e collaborazione... Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini lavorano in coppia ormai da trent’anni, coppia anche nella vita, come si suol dire; realizzano e firmano le opere insieme, hanno adottato due figli, Rosa Dao e Tito Vinh Phuc, di origine vietnamita. Nel progetto ora esposto al Maga, Museo d’arte di Gallarate, la relazione opere-figli è il nucleo da cui partono tutte le sue diramazioni e stratificazioni. L’esposizione si intitola The wall between us, il muro tra noi. Ognuno dei tre termini è carico di senso. La famiglia Pellegrin vive a Berlino da anni, lì c’era un muro dal significato epocale sia per la sua erezione sia per la sua caduta, diventato il muro per antonomasia e il simbolo di ogni muro. L’idea surreale, in questo senso un po’ folle, che il duo ha concepito è stata quella di navigare nelle strade della città. Al centro dell’esposizione sta infatti una multiproiezione, su tutte e quattro le pareti della stanza, che mostra questo viaggio duplice, forse anche triplice. La famiglia sta su una piccola barca a vela trainata da un’automobile esattamente lungo il percorso...

Un libro di Andrea Pinotti / Tuffarsi nel visivo

In un capitolo di Infanzia berlinese Walter Benjamin parla della leggenda del famoso pittore cinese Wu Tao-tzu, incaricato di realizzare un dipinto di paesaggio per una parete del palazzo imperiale. Una volta conclusa la sua opera e invitato il sovrano Xuan Zong ad ammirarla da vicino, con un battito di mani il pittore fece spalancare una porta ai piedi della montagna dipinta, vi entrò dentro e scomparve lasciando stupefatto il sovrano. Ripresa in seguito anche in L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, la storia ci parla della trasgressione di una soglia, del rapporto di compenetrazione tra rappresentazione e realtà. Questa vicenda del pittore che scompare nel proprio quadro, non ha interessato solo Benjamin ma anche teorici del cinema come Béla Balázs e Siegfried Kracauer che hanno riflettuto sul rapporto tra il dentro e il fuori dallo schermo.   L’ultimo libro di Andrea Pinotti, Alla soglia dell’immagine (Einaudi), nasce dall’incontro con questa leggenda ma si spinge oltre. Se l’ingresso nell’immagine è un desiderio rintracciabile fin dagli albori della mitologia, non possiamo non interrogarci sul suo contrappunto, ovvero l’emersione dell’immagine nel...