Quentin Blake, istruzioni per l’uso

1 Dicembre 2022

Sir Quentin Blake nel Regno Unito è un monumento nazionale, come solo capita ad alcuni di diventare nei paesi anglosassoni, per esempio, ai Beatles, Mary Quant, Beatrix Potter o Tolkien, i primi che mi sono venuti in mente. Da cosa dipende? Un sistema di valori che, oltre le convenzioni, le ideologie e gli interessi di parte, sa affermare con sicurezza il valore dei fuoriclasse e dichiararne l’importanza per tutti. La capacità di grandi artisti, scrittori, ma anche registi e musicisti, di superare le frontiere dell’alto e basso e costruire opere di immensa popolarità e di livello eccelso.

Un apparato di scuole a disposizione della creatività, fucine di studio e sperimentazione che danno sviluppo al talento, lo nutrono di tecniche, conoscenze e competenze, trasformandolo in strumento di precisione. Per la cronaca, dopo aver seguito i corsi di letteratura inglese presso il Downing College di Cambridge, Quentin Blake si laureò in pedagogia alla London University; frequentò prima la Chelsea School of Art, e quindi, in qualità di tutor, il Royal College of Art, nel tempo arrivando a presiedere il Dipartimento di Illustrazione: “Tutto quello che ho imparato”, ha affermato a proposito della sua formazione, “l’ho imparato a scuola.”

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Quentin e le sue opere, 2007.

Quello di Blake è un tipo di successo che in Italia non esiste o quasi, perché, nonostante tutto, rimane ben marcata la distinzione fra il mainstream e i piani alti della cultura. Le ragioni sono diverse: un pubblico ancora poco disposto e poco preparato, sia in alto sia in basso, a dismettere abitudini e pregiudizi; un’idea identitaria di cultura, più strumento di appartenenza che territorio di conoscenza.

Blake in Italia è un autore apprezzato da una nicchia di lettori: il suo segno imprevedibile e irregolare, poco affine a quella che viene identificata come illustrazione adatta all’infanzia, è percepito come raffinato: si stenta a riconoscerne la qualità popolare che invece possiede. In Italia la lettura, l’abitudine a leggere, la capacità di apprezzare e valutare testi e illustrazioni, è un fatto ancora legato alla classe di appartenenza, e questo fin dall’infanzia.  

Nonostante il classismo dichiarato delle società anglosassoni, l’Italia è, infatti, il paese europeo con la mobilità sociale più bassa, quello in cui la nascita, e quindi il tipo di scuola frequentata, determinano in maniera decisa il futuro delle persone, non solo professionale. Ed è anche il Paese europeo in cui la ricchezza e la cultura si tramandano dai genitori ai figli in modo sempre più circoscritto.

Questo fatto, parlando di Quentin Blake, risulta abbastanza paradossale, perché, insieme a Tomi Ungerer, è probabilmente fra gli illustratori che più si sono esposti su temi sociali e politici e, davvero, di elitario ha pochissimo, a cominciare dalla decisione di fondare, nel 2014, la House of Illustration oggi Quentin Blake Centre for Illustration, primo centro nazionale dedicato all’illustrazione, che svolge una intensa attività di ricerca, organizzando mostre, corsi, eventi e workshop, e che ha come obiettivo l’esplorazione e la conoscenza delle immagini che ci circondano e dell’illustrazione come strumento per analizzare e rappresentare il modo in cui viviamo.

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Ritratto di un compagno di scuola, 1949.
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Incisioni per la rivista scolastica, 1949.

Nella sua sterminata produzione editoriale e artistica, perché si tratta di un autore instancabile e, a tutt’oggi all’alba dei novant’anni, prolificissimo, che si tratti di libri per l’infanzia, classici, interventi site specific, esposizioni grandi e piccole, i temi che più gli sono cari hanno sempre a che fare con un’unica grande questione che in sintesi può essere riassunta così: la resistenza e la rivolta dell’umano contro l’inumano, della vita contro la sua negazione.

In questo senso Quentin Blake è davvero un autore e illustratore di romanzi, racconti e storie il cui pubblico elettivo è quello dei più piccoli, estremamente sensibili alla questione della giustizia e dell’ingiustizia, della distinzione fra bene e male, della sopraffazione dei deboli da parte dei prepotenti, dello scandalo delle disugualianze e della povertà, e di quello, inaccettabile, della ricchezza. Forse in nessuna letteratura, più che in quella dedicata a bambini e ragazzi, il riscatto dei deboli, il trionfo del bene contro il male, la ribellione contro i potenti e la loro figlia prediletta, l’ingiustizia, trova casa, a cominciare dalle fiabe in cui i cattivi, i violenti, gli ipocriti, i mentitori vengono ridicolizzati, sbugiardati e puniti senza troppi complimenti. Sì, proprio ‘i cattivi’, espressione ingenua che non dovrebbe, tuttavia, autorizzarci a minimizzarne la presenza, e ad abbassare la guardia nei loro confronti, sebbene la lucidità nel riconoscerli spesso ci faccia difetto. 

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Tavola per la rivista “Punch”, anni Sessanta.
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Copertina per “Spectator”, 1965.

Non per questo bisogna immaginare i libri di Blake, o la letteratura per ragazzi, come tetri tribunali di sommaria giustizia e di risapute e inutilizzabili banalità moraleggianti. Al contrario, poche letterature sono tanto vivaci, sorprendenti, garbate, geniali, e pochi autori, come Blake, hanno la grazia dell’umorismo e della leggerezza, due virtù portate in dote da un uso del segno che coniuga alla perfezione libertà e disciplina. La disciplina necessaria alla ricerca della lingua esatta e la libertà che dell’esattezza fa una terra sconfinata di scoperta. 

Il libro di Quentin Blake di Jenny Uglow (Ippocampo 2022), storica, biografa e critica che molto si è occupata di illustrazione (con studi, fra gli altri, su Edward Lear, Walter Crane e Thomas Bewick) uscito nel 2022 per celebrare il novantesimo compleanno dell’artista, dà conto in modo esauriente di questo talento e della sua sistematica applicazione. Nelle trecento illustrazioni organizzate in undici capitoli che ripercorrono la carriera dell’artista, l’autrice allestisce una galleria in grado di condurre il lettore attraverso una carriera variegata e ricchissima. 

Si comincia con l’infanzia e gli esordi, quando, appena sedicenne, Blake cominciò a disegnare per quel monumento di inglesità che è il “Punch”, la rivista satirica più celebre della storia, edita dal 1841 al 1992, che ha svolto un ruolo centrale nella formazione dell'identità britannica e della sua immagine. Sono documentate anche le splendide copertine che Blake disegnò per “The Spectator”, il settimanale di politica, cultura e attualità più antico del mondo, nato nel 1828 e tutt’ora in vita. 

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Clown, 1995.
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Zagazoo, 1998.

Ampio spazio è dato alle collaborazioni con gli autori più celebri del panorama della letteratura per ragazzi come John Yeoman, Michel Rosen, Russell Hoban e, ovviamente, Roald Dahl, con il quale stabilì un vero e proprio sodalizio, tanto che il GGG, l’indomita Matilde, la sadica signorina Spezzindue, gli efferati Sporcelli e il mirabolante Willy Wonka non si possono pensare altro che con i volti, i gesti, gli abbigliamenti e le chiome che Blake attribuì loro. Fra parentesi Blake ha illustrato molti romanzi di Bianca Pitzorno di cui, tuttavia, nel volume di Uglow non c’è traccia. Vi sono, invece, citati tutti i libri di maggior successo di cui Blake è stato, insieme, autore e illustratore, come La nave d’erba, Clown, Zagazoo, Lavandaie scatenate, per citarne solo alcuni, nei quali emerge la sua vocazione per i personaggi eccentrici, le vite sottosopra, le fisionomie inquietanti, la dimensione fiabesca e surreale. Libri in cui, al centro di quel gran teatro che per Blake sono le storie (“considero la pagina come il palcoscenico su cui si svolge la storia”, ha scritto, un aspetto che fa pensare a Luzzati), vi sono esseri umani strampalati, spesso vecchi e bambini, artisti e irregolari, spesso impegnati a recitare la propria parte insieme ad animali e piante, custodi effervescenti della forza e della magia del vivente.

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Su nel cielo con gli uccelli, 1995.
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L’erbaccia, 2020.

Il segno di Blake, riconoscibilissimo e al tempo stesso flessibile, in grado di adattarsi a testi di epoche e stili molto lontani fra loro, sperimenta anche il territorio della letteratura ‘alta’ in una lunga collaborazione con la Folio Society, editrice di una elegante e raffinatissima collana di classici. Il primo volume illustrato, nel 1976, è Caccia allo Snark, a cui seguono molti altri titoli. Dopo Lewis Carroll, Blake affronta senza timidezze colossi come Candido, Notre Dame de Paris, Aspettando Godot, Don Chisciotte, le Favole di La Fontaine, L’asino d’oro, per citarne alcuni, mostrando di saper padroneggiare con sicurezza personaggi e atmosfere, e di dare forma a registri narrativi di grande complessità fra ironia e cupezze, crudezza e seduzione, ambiguità e limpidezza.

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Versi perversi, 1982.
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Quentin pensa a Don Chisciotte, copertina per Royal Society of Literature Review, 2015.

Aspetti meno conosciuti, ma molto interessanti dell’opera di Blake documentati dal volume sono i numerosi interventi di pittura murale eseguiti in spazi pubblici, come Università, musei di fama internazionale, per esempio la National Gallery o il Petit Palais, in occasione di esposizioni in cui la grande pittura è stata commentata e resa è più avvicinabile a un pubblico di famiglie e bambini dai meravigliosi personaggi dell’artista. O come il grande murale dipinto per la Hastings Contemporary, The Taxi Driver, dedicato al tema dei migranti e dei rifugiati. Numerosi e commoventi anche gli interventi progettati per ospedali, in particolare reparti pediatrici e maternità, case di cura per anziani, centri per la salute mentale e i disturbi alimentari, nei quali la qualità immaginativa di Blake si rivela anzitutto nella scelta dei soggetti e nella delicatezza della rappresentazione: una galleria di figure umanissime di tutte le età che suggeriscono a chi le osservi sentimenti di affetto, solidarietà, rispetto e, al contempo, il desiderio di essere, per chi soffre, fonte di diletto e fiducia, meraviglia e speranza. 

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The Taxi Driver, 2020.
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Biro Head, 2022.

La parte finale del saggio è interamente dedicata al lavoro artistico di Blake, al suo impegno quotidiano nello studio inesauribile di tecniche, forme, figure, al servizio di un immaginario che ha al centro la figura umana e le storie che la raccontano. Straordinari, a questo proposito, i bozzetti dedicati ai soggetti femminili e a quelli infantili, nei quali si legge in trasparenza la parentela con i personaggi più noti della sua opera di illustratore. 

Le ultime pagine del libro sono dedicate ai ritratti, in particolare quelli realizzati a biro, strumento recentemente scoperto dall’artista (che ha lavorato per tutta la vita sostanzialmente con pennino, inchiostri e acquerelli). Attraverso un segno sempre più rapido, incisivo e sintetico, Blake realizza disegni di grande bellezza nei quali la capacità di rivelare stati d’animo e caratteri, scaturita nell’atto stesso del disegno, ha davvero qualcosa di prodigioso.

«Mi affascinano i ritratti» ha affermato in proposito. «Ad esempio amo il modo in cui ti mettono in contatto con i pensieri e perfino le emozioni degli altri, così puoi confrontarti con quell’emozione o con quel volto, e passare al prossimo… non so mai in anticipo che cosa sto per creare, ma di certo da un volto grassottello potrei passare a uno smunto e da uno innocente a uno soddisfatto o altezzoso.» E ancora: «Quando creo questi disegni non penso a qualcuno in particolare: quel che più mi colpisce è infatti la possibilità di scoprire un personaggio disegnandolo. Lui – o lei – nasce sulla pagina.» 

Raccontare le forme della realtà e dell’immaginazione, dar loro vita grazie a un foglio e a un pennino è quello che Blake ha fatto fin dall’inizio della sua precocissima carriera, grazie a una travolgente passione per il disegno che lo ha portato ha toccare le vette dell’illustrazione per l’infanzia, dimensione esistenziale da lui prediletta. E dalla quale è stato ampiamente ricambiato. Come ha scritto di lui Melanie McDonagh, giornalista del “Daily Telegraph”: “Non ho mai incontrato un bambino che non amasse Quentin Blake”.

Nell'immagine di copertina, I personaggi più famosi.

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