Originali e straordinari / La società delle singolarità

28 Settembre 2018

Trionfa in Europa e negli USA il populismo di destra. In Francia votano per il Rassemblement National, come si chiama ora il Front National, vecchi e nuovi operai e contadini, mentre diplomati e laureati sostengono Macron. Che cosa è cambiato nella nuova struttura sociale e politica? 

 

La società dei tre terzi

Ha avuto luogo a partire dall'ultimo terzo del Novecento, dagli anni '70 a oggi – risponde il sociologo tedesco Andreas Reckwitz in questo corposo e interessante, se non originalissimo, studio (Andreas Reckwitz, «Die Gesellschaft der Singularitäten», [La società delle singolarità] Suhrkamp, Berlin 2017, pp. 480) – una trasformazione della struttura di classe della quale oggi più che mai si percepisce chiaramente la portata. I cambiamenti economici, digitali, culturali della tarda modernità permettono di parlare nuovamente di classi; emerge nelle società postindustriali una tripartizione che vede al suo interno una nuova classe media e acculturata; una vecchia classe media, una nuova classe bassa. La sottile fetta superiore, quella dei ricconi contro la quale si indirizzano gli strali del collega Christian Neuhäuser in Reichtum als moralisches Problem, Suhrkamp, Berlin 2017, (La ricchezza come problema morale) è una presenza scandalosamente ingiusta ma conta poco. Siamo di fronte, nei paesi che vivono la tarda modernità postindustriale, a una società dei tre terzi insomma, con il suo peculiare spettro di preferenze politiche: scelte di voto dirette a visioni aperte e liberali per la nuova classe media à la Macron; predilezione per i movimenti e i partiti populisti e di destra per la classe inferiore; un orientamento, da parte della vecchia classe media, verso proposte politiche di minor apertura o addirittura di appoggio al populismo. 

 

Logica del particolare e singolarità

Questo lo sfondo della nuova struttura di classe sul quale spicca la singolarità, unica vera e nuova cifra della società postindustriale tardo moderna. Quest'ultima succede al trionfo della modernità iniziato alla fine del Settecento e conclusosi con le «trente glorieuses», gli anni tra il 1945 e il 1975 nei quali si assistette al dispiegarsi di un sistema sociale fondato sulla ricerca di standard e di uguaglianza della più o meno ben temperata società industriale coi suoi rapporti di lavoro regolari e regolati e nella quale regnava un consenso culturale di massima cui corrispondeva uno stile di vita relativamente omogeneo – tutti la stessa lavatrice la stessa automobile gli stessi luoghi di vacanza – . La società tardo moderna è caratterizzata piuttosto – ecco la tesi dell'autore – da un grande cambiamento che ha portato dalla logica del generale alla logica del particolare, qui chiamata singolarità. Il termine singolarità è lo stesso con il quale, nel linguaggio della ricerca sull'Intelligenza Artificiale o post/transumanesimo, derivato a sua volta dalla accezione fisico-matematica, si designa il momento ipotetico nel quale l'intelligenza della macchina supererà quella dell'uomo. 

 

La singolarità di Reckwitz è la tendenza della cultura tardo-moderna alla originalità e alla straordinarietà. Qui l'unicità del soggetto è percepita e valutata positivamente; qui la categoria della differenza, già emersa in decenni precedenti con i movimenti dei neri, delle donne, degli omosessuali etc. e le loro richieste di non discriminazione ma di riconoscimento, si esaspera in mille forme di singolarizzazione: la biodiversità dei prodotti naturali come la specificità temporale degli «events», la performatività sui luoghi di lavoro come la ricerca dei profili singoli degli utenti Internet fino alle analisi individuali del genoma; l'offerta formativa differenziata delle scuole di ogni ordine e grado fino all'emergere delle «singolarità negative» di serial killer, di terroristi e assassini scolastici. Si tratta inoltre di una singolarità che nell'estensione dei fenomeni nei quali è riscontrabile – concetti, soggetti individuali e collettivi, oggetti, persino affetti, eventi, luoghi – è più ampia sia della «diversity» aziendale (quale capacità di miscelare identità personali e culturali nelle aziende) sia dell'individualismo, che nell'uso corrente si riferisce soltanto agli esseri umani.

 

Singolarizzazione e digitalizzazione

Di grande portata per il processo di singolarizzazione è la digitalizzazione del mondo con l'ascesa della nuova macchina culturale che questa comporta. Anche qui la tesi di fondo di Reckwitz è che il complesso tecnologico a base di computer, digitalità e internet renda possibile e imponga la fabbricazione continua di soggetti, oggetti e collettivi unici, dotati di profili singolari. Si pensi al movimento del Quantified Self (QS), che stimola ad annotare tutte le esperienze della persona, dai movimenti del corpo (quanti passi e quanti gradini al dì), le abitudini alimentari e di sonno, l'umore... Si raccolgono dati che rendono la vita quantificata sia condivisibile con altri sia caratterizzata da personalità propria, unica, singolare. Si chiede alla tecnologia di non produrre soltanto beni funzionali, macchine etc., ma anche testi e immagini, video e film, giochi e «atti linguistici» che non rispondono a razionalizzazione e standardizzazione ma a singolarizzazione. Siamo presenti in rete di persona, con nome e cognome, non come fattori medi o individui tipizzati ma come singolarità modulari e composite, come insiemi di preferenze eterogenee dotati di autenticità performative. Internet permette infine la creazione di comunità o collettivi singolarizzati intorno a un interesse. Paradossalmente, la rete globale favorisce la nascita di comunità particololari, singolari.

 

Lo stile di vita singolaristico

Ricombinando ora questi aspetti con la nuova struttura di classe della postmodernità, si nota che lo spirito di singolarità investe soprattutto la nuova classe media, dedita alla propria autorealizzazione in virtù della specificità individuale, della poliedricità personale, dell'autenticità di vita. Lo stile di vita singolaristico prevede l'accostamento ad arte di elementi diversi che compongano, esaltandola, l'eterogeneità del tutto. Cibo, abitazione, viaggi, cura del corpo, educazione, istruzione, ognuno di questi elementi ha da essere particolare, speciale, singolo, sorprendente e straordinario esattamente come l'opera d'arte contemporanea. Lo stile di vita della nuova classe media incorpora a detta di Reckwitz la logica del singolare prendendosi cura del dispiegamento dell'autenticità e dell'autorealizzazione di ognuno. Meritocratismo, qualità della vita e cosmopolitismo sono le sue parole d'ordine. 

Si pensi all'impegno che le famiglie della nuova classe media accademica pongono nella scuola e nell'educazione. Se nella modernità l'istruzione di massa è uguale e procede con lo stesso ritmo e le stesse modalità per tutti, nella tarda modernità il bambino è un unicum da stimolare della sua peculiarità: per lui si cercano scuole eccellenti e creative, con pretese di singolarità e di adattamento alle esigenze individuali.

 

Si potrebbe partire proprio dal paradigma dell'istruzione per chiedersi se immaginare mondi di ordine razionale, di società egualitarie, di strutture bilanciate di personalità sulla scia di quelle della modernità industriale sia «pura nostalgia» – lo affermano le righe conclusive del volume – oppure se si possa immaginare, rischiando l'accusa di dietrologia, di impegnarsi non soltanto per la competizione tra le migliori strutture formative, performative e produttive, ma per lo standard di una qualità generale valida per tutti, al di sopra della quale zampillino quei getti di particolarismo e singolarità che paiono necessari e inevitabili per il nuovo stile singolare di vita e di lavoro.

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